EditorialeTempo ciclico ed Ere del Mondo. Miti. Tradizioni. | Emanuele Scialpi

Emanuele Scialpi Emanuele ScialpiMaggio 11, 202031312 min
Serpente-infinito[1]

Il paradigma ufficiale afferma che la storia debba aver avuto necessariamente uno sviluppo, un’evoluzione graduale, ma tutte le antiche culture e tradizioni ci hanno trasmesso un’idea ben diversa in merito al trascorrere del tempo, e, ormai, se ci voltiamo e analizziamo il passato, ci possiamo facilmente accorgere di come la storia dell’umanità sia stata caratterizzata da un’alternanza di epoche di fioritura culturale, di splendore e di magnificenza, ad epoche di grande smarrimento, ignoranza diffusa e crisi collettiva. Basti pensare alla Grecia del V e del IV secolo avanti Cristo, che spicca per le figure di Socrate, Pericle, Platone, Sofocle, Euripide, Fidia e molti altri, che hanno plasmato le fondamenta di quello che sarebbe stato il mondo occidentale. E’ mia intenzione esporvi un concetto superiore di tempo, così com’è stato inteso dalle suddette civiltà del passato, rappresentato dal simbolo esoterico dell’uroboro, il serpente che si morde la coda, incarnante anche il ciclo di vita e morte, creazione e distruzione, anabolismo e catabolismo. Gli stessi Greci sostenevano che, molto tempo prima, durante quella che chiamavano Età dell’Oro, o Età di Crono, gli esseri umani vivessero in armonia, la terra donasse spontaneamente i suoi frutti e le persone possedessero un collegamento molto più forte e diretto con il divino.

Uroboro: il serpente che si morde
la coda; simbolo incarnante il ciclo di
vita e morte di creazione e distruzione,
di anabolismo e catabolismo.

Era un’epoca di splendore, di cui si cantava solo nelle leggende, antecedente alle vicende narrate nei poemi omerici, un’età in cui le divinità si intrattenevano con l’essere umano ed erano ben disposte ad insegnargli a vivere, traendo dall’esistenza il massimo profitto, cominciando dall’agricoltura, l’allevamento e l’organizzazione sociale. Tale epoca di splendore sembra essere terminata a causa di un grande cataclisma che si abbatté sul mondo intero, il quale recise in modo traumatico il legame con il divino. Una delle più antiche religioni e culture del mondo, quella persiana, lo zoroastrismo, raccontava di come esistano due divinità, due principi contrapposti, uno del Bene e l’altro del Male, rappresentati da Ormazd e Ahriman, che si alternano nella gestione e nella conduzione delle Ere del Mondo; ciò venne ereditato anche dal manicheismo, e, successivamente dai bogomili orientali e dai catari stessi. Quando era Ormazd a reggere il tutto, l’universo e gli uomini potevano vivere nell’armonia e nel rispetto reciproco, quando era Ahriman, invece, l’opposto. L’induismo, altrettanto antico, dal canto suo, descrive l’esistenza e l’alternarsi dei cosiddetti Yuga, ciclicamente: il Satya Yuga rappresenta la vera e propria età dell’oro, che terminò quando Krishna, secondo la tradizione, venne assassinato sul finire del quarto millennio avanti Cristo; poi ci sono gli altri Yuga, corrispondenti alle età dell’argento, del bronzo e del ferro. Quest’ultima, chiamata Kali Yuga, sarebbe quella in cui ci troviamo ora, caratterizzata da egoismo, ignoranza e catastrofi di molti tipi, sia belliche che naturali. Anche la tradizione norrena possedeva un concetto circolare di tempo: gli dèi, gli uomini e l’universo devono attraversare periodicamente il celeberrimo Ragnarok, l’apocalisse nordica, quando il dio Loki, con le sue oscure trame, liberando il Serpente del Mondo, riesce a distruggere Asgard, il regno degli dèi, e il mondo intero; al termine di questa colossale catastrofe, tuttavia, tutto viene rigenerato a nuova vita e può ripartire per un nuovo inizio.

Quando era Ormazd a reggere il tutto,
l’universo e gli uomini potevano vivere
nell’armonia e nel rispetto reciproco,
quando era Ahriman, invece, l’opposto.
L’induismo, altrettanto antico, dal canto suo,
descrive l’esistenza e l’alternarsi dei cosiddetti Yuga…

Tutti questi miti e tradizioni sono da ricondurre all’ormai famoso fenomeno della Precessione degli Equinozi, che tiene conto del sorgere del Sole all’alba dell’equinozio di primavera, il quale si leverebbe davanti ad una precisa costellazione dello Zodiaco per un tempo di circa 2130 anni, per poi passare a quella successiva, anzi, sarebbe meglio dire a quella precedente, dal momento che la precessione procede al contrario rispetto allo scorrere canonico dei segni zodiacali. Ogniqualvolta nella storia si sia passato da un Eone all’altro (così le ere vengono anche chiamate) si sono verificati dei grandi mutamenti. Nel corso dei secoli vi è stata una particolare venerazione per la costellazione e il segno che dominavano l’era in cui ci si trovava: durante l’Era del Leone, fu costruita la Sfinge, in realtà molto più antica di quanto gli egittologi tutt’ora sostengano, la quale inizialmente, infatti, possedeva una testa leonina e si rivolgeva esattamente nel punto in cui il Sole sorgeva all’alba dell’equinozio di primavera, “davanti” alla costellazione del Leone, appunto. Durante l’Era del Cancro vi fu una particolare attenzione ed esaltazione dell’aspetto matriarcale e del culto della fertilità, rappresentato dalla figura della Grande Madre, e le culture erano matrifocali. L’Era del Toro, invece, vide la fioritura della civiltà minoica, che venerava questo animale; il mito del Minotauro, si rifà proprio alla costellazione del Toro: la leggenda afferma che al mostro bisognasse sacrificare periodicamente sette fanciulli e sette fanciulle, che in realtà incarnavano rispettivamente le Iadi e le Pleiadi, queste ultime chiamate anche, infatti, “le sette sorelle”. Inoltre non è un caso che Omero, o chi per lui, abbia scritto che tale costellazione si trovasse dipinta sullo scudo del valoroso Achille. L’apertura dell’Era dell’Ariete è rappresentata dall’episodio veterotestamentario dell’adorazione del vitello d’oro: Mosè si infuria per il fatto che quell’età era ormai passata e, infatti, l’animale che gli Ebrei sacrificano il giorno della loro Pasqua, è un montone. La parola ebraica per definire questa festività, pensate, significa proprio “passaggio”, e non indica solo l’esodo di Mosè e degli ebrei, ma anche e soprattutto lo slittamento da un’era all’altra. L’Era dei Pesci, invece, fu aperta proprio dalla figura del Cristo, il pescatore di uomini, colui che compì la moltiplicazione dei pani e dei pesci e il cui nome greco stesso, appunto, significa pesce. 

Ora ci stiamo avvicinando all’inizio della celebre Era dell’Acquario, che dovrebbe essere caratterizzata da solidarietà, spiritualismo e rispetto reciproco, tutti valori posseduti dall’omonimo segno zodiacale. La storia e i miti, tuttavia, come spiega molto bene anche “il Mulino di Amleto” di Santillana e von Dechend, ci insegnano che ogniqualvolta si debba passare da un eone all’altro, deve avvenire uno sconvolgimento del precedente paradigma e di tutto ciò che si conosceva fino ad allora: la cultura induista definisce questo processo “Amrtamanthana”, la frullatura dall’incredibile possanza, o la frullatura dell’oceano di latte, che, anche nelle raffigurazioni, vede fronteggiarsi Deva ed Asura, ovvero gli esseri di luce e quelli dell’oscurità, che nella tradizione norrena trovano i loro corrispettivi negli Aesir e nei Vanir, e, nell’antico Egitto, in Horus e Seth. Ciò che stiamo vivendo e i prossimi anni, infatti, serviranno a produrre quella crisi del sistema e dei falsi valori/idoli della società, che avrà lo scopo di plasmare un’umanità molto più unita, solidale e spiritu

Emanuele Scialpi

Emanuele Scialpi

Dottore in lettere antiche e moderne, attualmente sto frequentando un master in scienze storiche e filosofiche, mi interesso della tematica umanistica, simbolica e filosofica, attraverso il linguaggio esoterico. Autore di Summa esoterica.

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