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Plutone e il decesso: una scelta di rinascita | Rossana Strika

In questo periodo, grazie all’attuale transito di Plutone in trigono al mio Sole di nascita (già plutonianizzato da una congiunzione radix con Plutone stesso), mi trovo a portare attenzione interiore alle dinamiche che caratterizzano il decesso.

La trattazione dell’argomento morte rappresenta sempre un territorio delicato, dove muoversi con estrema lucidità e prudenza, eppure è intimamente legato alla vita stessa e alla capacità di rigenerazione insita nell’Essere Umano. Morti e rinascite si ripetono ciclicamente nelle nostre vite e  parte fondamentale del nostro percorso è anche saper accettare l’inizio e la fine delle cose. Senza attaccarsi all’idea di ciò che ancora poteva essere o che avrebbe potuto essere, ma che in realtà è solo frutto di un’immagine idealizzata. Senza voler trattenere ciò che vuole andarsene, aprendosi al nuovo inizio cui ogni fine prelude.

Il tema della morte, nel nostro mondo occidentale, rappresenta quasi un tabù, eppure è proprio dalle apparenti morti che già si concepiscono nuove cose. Possiamo considerare la morte in maniera più espansa, disidentificandola dalla pura morte fisica che comunque rappresenta un portale di rinascita interdimensionale.

Consideriamo qualsiasi conclusione come una morte che automaticamente già contiene il seme di una nuova nascita. In questi termini, mentre la carta natale è la fotografia del primo respiro di qualcuno o qualcosa, il tema di decesso ne rappresenta l’istantanea celeste dell’ultimo respiro: la conclusione di una relazione sentimentale o amicale, un licenziamento, la vendita di una casa.

 

Qualsiasi chiusura di un cerchio che prelude ad un nuovo inizio.

Si comprenderà come la vibrazione muta istantaneamente se ci fermiamo al senso di perdita e di rimpianto di una fine o se riusciamo a fare quel consapevole gradino che ci porta al comprendere che quella fine è preludio di un nuovo inizio. Inizio che è in nuce nell’apparente fine, ma che rappresenta un concepimento che ha bisogno di un tempo di gravidanza per nascere alla manifestazione fisica. In un tempo fisico necessario a quella manifestazione e non necessariamente legato al tempo della gravidanza umana.

Quindi il nostro limite è semplicemente quello di non riuscire a vedere ancora il nuovo in preparazione. Nel tempo che intercorre tra concepimento e nascita l’ignoto nuovo prende forma nella totalità delle possibilità delle forme e noi non riusciamo a comprendere l’intero disegno.

Ci rifugiamo allora nel dolore di ciò che abbiamo perso, mentre Plutone ci sottopone a perdite solo finché non comprendiamo che le molteplici morti che viviamo nell’incarnazione come perdite altro non sono che ponti di passaggio da attraversare. Nulla perdiamo, tutto possiamo trasformare e Plutone ci insegna un ardito lavoro sui temi dell’attaccamento, ben sapendo che un giorno, al momento dell’ultimo passaggio in questa dimensione, lasceremo andare tutto.

E’ un lavoro sulla trasformazione dell’Essere, slegato dall’Avere. E, incredibilmente, abbondanza arriva nelle nostre vite quando decidiamo di Essere, senza compromesso alcuno, in allineamento alla nostra autentica natura. Abbiamo quando siamo.

Guardiamo allora sulle Effemeridi i pianeti al momento di questa chiusura o redigiamo una carta astrologica di decesso, sovrapponendola al nostro tema radix. Ogni apparente morte rappresenta un momento specifico nella nostra vita e racchiude determinati insegnamenti. Non è quindi niente altro che un transito sul nostro tema. Guardiamo quindi i due temi assieme.

E se siamo giunti alla fine di un’esperienza, è inutile tentare di volerla riportare in vita per com’era. La si può allora trasformare consapevolmente e, ove ciò non fosse possibile, la chiudiamo dandoci il permesso di vivere anche un momento di elaborazione della chiusura stessa, senza bloccare le emozioni, dandoci anche il permesso di piangere.

 

E’ di importanza fondamentale riuscire a enucleare ed assimilare per bene l’insegnamento di quella fine allo scopo di procedere liberamente verso il nuovo inizio e non cocreare altre fini/morti similari solo al fine di comprendere ciò che ancora non abbiamo integrato esperienzialmente.

Rispondiamo insieme alla domanda: Cosa ho imparato da tutto ciò?

La fine apparente lascia uno spazio libero, necessario al nuovo per manifestarsi. Senza giudizio alcuno, ogni fine lascia spazio a qualcosa di successivo che sarebbe incompatibile energeticamente con l’esperienza che si chiude. Ad altri livelli, si tratta di esperienze che abbiamo necessità di vivere a livello personale e poi da fertilizzare mettendole a disposizione del Collettivo.

La chiusura pone le basi del cambiamento, qualcosa di molto ricco inizia a muoversi in quell’intervallo di assenza di forma che racchiude immense e sconfinate possibilità, proprio come abbiamo recentemente vissuto in tempo di quarantena.

Spesso, solo a posteriori, riconosciamo il significato di un transito di Plutone che agisce per vie traverse. Vuole arrivare ad energie molto arcaiche che non necessariamente sono solo legate solo al pianeta su cui Plutone transita. Vuole che abbandoniamo il senso di abbandono, elevandone l’insegnamento più puro, imparando a lasciare andare, imparando cosa lasciare e cosa coltivare.

Tempo fa feci un’indagine su uno dei momenti più delicati della mia vita, in cui feci esperienza precoce di cosa significa la morte: il momento del decesso della mia mamma, avvenuto in giovane età a 45 anni e desidero condividere con voi le consapevolezze tratte da questa delicata e personale ricerca, per essere utile a qualcuno e proporre una visione alternativa delle cose.

Parliamo quindi qui di morte fisica ma, come ho detto prima, possiamo applicare il medesimo criterio anche a tutto ciò che nella nostra esperienza incarnata rappresenta una fine.

Innanzitutto, ripeto, così come il tema natale rappresenta l’istantanea del Cielo al momento del nostro primo respiro autonomo, così pure il tema del decesso rappresenta l’istantanea del Cielo al momento del nostro ultimo respiro. In buona sostanza sono i due momenti fondamentali che scandiscono il Viaggio dell’incarnazione: l’arrivo e la partenza. E, se il tema natale o radix rappresenta l’inizio del Viaggio, il tema del decesso ne rappresenta la fine, anche se in realtà lo potremmo anche considerare come il portale d’ingresso interdimensionale ad una nuova nascita, nelle dimensioni dello spirito.

Entrambi i momenti rappresentano scelte di percorso dell’anima, anche il momento del decesso è infatti una scelta ben precisa di un’anima che ritorna a Casa perché sa che ciò che può apprendere attraverso quel veicolo fisico si è esaurito. Nella nostra cultura il decesso è visto e celebrato come qualcosa di doloroso perché associato alla perdita che vivono i familiari e perché l’Inconscio Collettivo occidentale ha memorizzato il decesso come la fine di tutte le cose. 

Io stessa, avendo vissuto il lutto per la perdita dei miei genitori ad un’età giovanissima, non ero assolutamente pronta a vivere e cavarmela da sola e, inconsapevolmente, avrei voluto seguirli nutrendo contemporaneamente nel mio cuore ambivalenti sentimenti di stizza per la loro partenza, che al tempo vissi come un rinnovato abbandono. Per molti anni sono rimasta agganciata a questo dolore come unica forma di contatto tra me, figlia incarnata, e loro, amati genitori trapassati. Ero costantemente rivolta a loro e contemporaneamente reprimevo il mio amore per non sentirne la mancanza fisica, mi sentivo vittima di un fato avverso e, da quella prospettiva, non riuscivo a creare relazioni armoniose nel mondo degli Esseri Umani: l’elaborazione di questi lutti ha preso molti anni della mia vita e la conoscenza con questa sensazione di morte interiore è stata la base di cocreazione con altre persone di relazioni dolorose, seguite da altrettanto dolorose morti relazionali.

Erano infatti relazioni basate sul dolore e sull’inconscia volontà di morte interiore come memoria di appartenenza alla famiglia; ciò aveva anche creato in me la convinzione che le relazioni nel mondo degli uomini dovessero essere destinate a morte certa e il solo pensiero di espormi nuovamente a cotanta sofferenza mi ha portato a circondare la mia Luna in Capricorno di mura ben resistenti, ma si sa che prima o dopo i muri crollano.

Tornando quindi al discorso astrologico, potremmo leggere il tema del decesso come un qualunque tema di transito e sovrapporlo al tema radix del deceduto per scoprire cosa ha rappresentato l’uscita dal corpo fisico per questa persona. Altresì, ad esempio per un figlio, andare a confrontarsi col tema del decesso del genitore significa esaminare l’esperienza che quel momento ha rappresentato per lui a livello di evoluzione, considerando il tema del decesso come l’istantanea del transito di quel preciso momento.

Che cosa impariamo dal decesso di un nostro caro? 

Tanto più precocemente veniamo esposti durante l’incarnazione alla perdita determinata da un decesso, fosse anche quello del nostro animaletto domestico del cuore, oppure quella di un nonno o di un genitore, tanto più è importante per quell’anima il lavoro sull’attaccamento e sull’imparare a lasciar andare.

Ho studiato a fondo il tema natale della mia mamma, sia il radix che il tema di decesso. Il transito che per me è stato più forte da osservare rispetto al momento della sua dipartita era la perfetta congiunzione di Plutone alla sua Luna radix in Bilancia e al suo Fondo Cielo.

A mia volta, anch’io, proprio all’età del decesso di mia madre, a 45 anni, ho vissuto il transito di Plutone in congiunzione alla mia Luna radix, a 5° del Capricorno, ed è stata l’occasione per me di avviare un profondo lavoro interiore di consapevolezza, trasformazione ed elaborazione definitiva degli antichi lutti

La Psicogenealogia ci rimanda agli studi onorevoli di Anne Ancelin Schutzenberger (sull’onda di quelli di Josephine Hilgard) sulla Sindrome di Anniversario, cioè di quelle misteriose ripetizioni di avvenimenti o decessi che si ripetono alle medesime età rispetto ai nostri Predecessori portando agli stessi fotocopiati esiti, riferite a lutti non elaborati all’interno della memoria sistemica.

Per mia esperienza personale mi sento di poter contribuire ad aggiornare questi studi, non è più tempo di restare fermi alle sterili ripetizioni, è il tempo dell’aggiornamento energetico, parola di Urano in prima casa. Ho vissuto il medesimo transito di Plutone (in questo articolo mi sono concentrata su questo aspetto) in congiunzione alla Luna che mia madre aveva vissuto come portale del decesso e anche alla medesima età. Una morte e rigenerazione interiore, scegliendo di rimanere nella fisicità e sentendomi smarrita tra le Ombre che emergevano, temendo di non riuscire a superare quella dolorosa ma necessaria purificazione.

Da questa angolazione è più che possibile e auspicabile liberarsi dal meccanismo delle Sindromi di Anniversario, se entriamo nella consapevolezza che non viviamo un destino ineluttabile di ripetizione fotocopiata rispetto ai nostri Antenati. Attraverso questa consapevolezza è possibile liberarsi dagli irretimenti del passato familiare e dalle inconsapevoli ripetizioni, condite da proiezioni di responsabilità rispetto agli Antenati.

La morte interiore veicolata dal transito di Plutone sulla mia Luna radix ha rappresentato il portale di apertura ad una nuova vita al pari di come il medesimo transito era stato scelto dalla mia mamma per iniziare una nuova vita sul piano invisibile.

Non vi è alcuna differenza, sono scelte determinate dal Libero Arbitrio d’anima di cui ogni Essere Umano dispone e per cui assolutamente da rispettare. Si può morire e rinascere più volte sul piano fisico senza necessità di lasciare il corpo fisico, farlo è per l’appunto una scelta al pari di quella di rimanere. Io ho scelto di rimanere, mamma ha scelto di tornare a Casa e papà l’ha seguita pochissimi anni dopo; entrambi con la loro dipartita mi hanno lasciata libera di portare avanti ciò che avevo deciso a livello di anima e sento che parte integrante del mio compito terreno è aiutare le persone a destrutturare a livello individuale il vittimismo che deriva dall’essere nati in una famiglia piuttosto che in un’altra.

Solo comprendendo che ognuno di noi può rendersi responsabile rispetto alla propria vita e solo rispetto a quella, possiamo un po’ alla volta sganciare gli insani attaccamenti attraverso cui ci si sacrifica per gli altri e in tal modo si evita di vivere appieno e consapevolmente. Finte disistime, inadeguatezze per le quali si responsabilizza la famiglia d’origine, i genitori in primis, possono lasciare spazio al desiderio di miglioramento personale costante e della piena realizzazione di sé, in onore alla vita che gli Antenati stessi ci hanno tramandato.

C’è la possibilità di ribaltare il concetto di Lealtà, onorando gli Antenati attraverso il lavoro su noi stessi per fare della nostra vita un successo quotidiano.

Cerco quindi di accompagnare le persone a uscire dall’impotenza e dal vittimismo che agganciano, costringono e non consentono di raggiungere la libertà personale. Se ognuno diventa individualmente un anello trasformatore delle dinamiche del proprio Albero Genealogico, lavorando nel profondo per non stazionare nella ripetizione pedissequa di antichi schemi, allora si potrà creare davvero un paradigma sociale nuovo.

Perché il Collettivo è formato di tante individualità ed è a partire dall’elevazione delle Coscienze individuali che può nascere un Collettivo rinnovato.

Come ricercatrice amo contribuire ad aprire le menti trovando attraverso l’Astrologia, nuovi strumenti per estrapolare le esperienze e gli insegnamenti che derivano da chiusure per porre basi più consapevoli di riapertura.

La chiusura come trampolino verso il cambiamento.

Plutone congiunto al mio Sole radix, casa prima.

Un abbraccio

Ross