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LectioMagistralis | Brevi note sulla nascita dell’Astrologia | Lucia Bellizia

La redazione di The Sun Astrology ha contattato Lucia Bellizia: cominciamo con l’esperta un percorso molto particolare, quello che riguarderà la ricerca in ambito astrologico, al fine di testimoniare il valore culturale, storico e umanistico dell’Astrologia. La dr.ssa Lucia Bellizia è laureata in Discipline dell’Antichità, Letteratura e Filologia presso l’Università di Genova. E’ socia fondatrice e presidente di Apotélesma, Associazione culturale che ha sede in Genova e che si pone come obiettivo lo studio della storia e dei metodi dell’astrologia antica e del comune passato di questa ars con l’astronomia.  Ha partecipato e partecipa a conferenze, convegni e seminari nazionali ed internazionali ed è spesso invitata da organismi istituzionali (Biblioteche, Università, Musei) per interventi divulgativi.  E’ autrice della traduzione e del commento delle Fasi o Apparizioni delle stelle inerranti di Claudio Tolemeo (Collana storia e filosofia della scienza diretta da Paolo Aldo Rossi e Ida Li Vigni – Casa Editrice InSedicesimo, 2017). Alcuni dei suoi saggi sono presenti in libri pubblicati dalla Casa Editrice Virtuosamente nella Collana Storia delle idee, altri sono leggibili alla voce Articoli del sito www.apotelesma.it.

Le abbiamo chiesto di scrivere qualche breve nota sull’origine dell’Astrologia, è il primo passo necessario per orientarci in questa materia veramente complessa e articolata, dotata di grande valore culturale e storico. Segue il documento che Lucia Bellizia ha gentilmente concesso alla redazione di The Sun Astrology.  Buona lettura.

BREVI NOTE SULLA NASCITA DELL’ASTROLOGIA
Lucia Bellizia
www.apotelesma.it

 

La contemplazione della notte, della natura che dorme e del cielo stellato appaiono da sempre come uno spettacolo affascinante all’essere umano e lo lasciano preda di uno stupore quasi attonito: bellezza e sacralità si combinano, come leggiamo in questi delicati accenni di Saffo:[1]

 

Ἄστερες μὲν ἀμφὶ˘ κάλαν σελάνναν

ἂψ ἀπυκρύπτοισι φάεννον εἶδος,

ὄπποτα πλήθοισα  μάλιστα  λάμπῃˉ

γᾶν ‹ἐπὶ παῖσαν›.

***

ἀργυρία

Le stelle attorno alla bella luna

nascondono nuovamente lo splendente aspetto

ogni volta che essa, piena, più che mai risplende

‹sulla› terra ‹tutta›

***

argentea

Gli occhi furono volti al cielo anche per trarne presagi e i pianeti, attraverso i loro moti furono visti come autentici interpreti della volontà divina, strumenti di cui gli dei si servivano per comunicare agli uomini i loro disegni. Dall’osservazione delle stelle, motivata all’inizio da finalità innanzitutto sociali, nacque l’astrologia. Le fonti letterarie classiche (Flavio Giuseppe,[2] Vitruvio,[3] Plinio il Vecchio[4]) non sono in grado di precisare quando ciò accadde: la sua origine anzi si perderebbe nella notte dei tempi; sono invece concordi nel testimoniare che essa fu caldea. Della stessa opinione è Diodoro Siculo:[5]

  1. 1. I Caldei dicono dunque che la natura dell’universo è eterna, e né ha avuto un’origine prima né avrà in seguito una fine, e la disposizione e l’ordinamento dell’universo hanno avuto luogo per volontà divina, e ora tutto quel che avviene nel cielo non si produce né per caso né per qualche spontanea azione, bensì per una qualche decisione degli Dei, ben determinata e saldamente stabilita. 2. Essi che hanno fatto osservazioni lunghe anni delle stelle ed hanno compreso i movimenti e le influenze di ciascuna in modo assai più preciso di tutti gli uomini, predicono agli uomini l’accadere di molte delle cose future. 3. Dicono che della massima importanza sia lo studio dell’influenza delle cinque stelle chiamate pianeti, che essi chiamano nel loro insieme “interpreti”, singolarmente Crono, quello così chiamato dai Greci, Sole invece quello che è maggiormente visibile e che annuncia il più gran numero di cose e le più importanti. Chiamano gli altri quattro così come i nostri astrologi, Ares, Afrodite, Ermes, Zeus. 4. Li chiamano “interpreti” per questo motivo, perché essendo le altre stelle inerranti ed avendo un solo moto con percorso regolare, questi soltanto,[6] che fanno un loro proprio percorso, mostrano quale sarà il futuro, svelando agli uomini il pensiero degli Dei. Dicono che essi preannuncino a coloro, che decidono di osservarli dettagliatamente, alcune cose sorgendo, altre tramontando, alcune attraverso il colore; 5. Rivelano talora le forti tempeste dei venti, talora gli eccessi delle piogge e delle calure, qualche volta le apparizioni di comete, inoltre le eclissi del Sole e della Luna, e i terremoti, e in generale tutte le condizioni meteorologiche che hanno origine dall’aria circostante, sia favorevoli sia nocive, non solo ai popoli o ai luoghi, ma anche ai re e ai semplici cittadini.

Il termine che Diodoro usa per indicare i pianeti è ἑρμηνεύς, interprete, colui cioè che spiega il pensiero altrui, l’intermediario: gli Dei dunque, nella concezione babilonese, si servono dei pianeti per far conoscere agli uomini i loro voleri, ciò che li attende. Nasce dunque nella Mezzaluna Fertile l’astrologia, che più corretto è, in quest’ottica chiamare ars ἀποτελεσματική e cioè concernente l’influsso degli astri.  Landsberger e Falkenstein[7] hanno provato che essa era praticata già nella seconda metà del XXII sec. a. C., ai tempi di Gudea, principe sumerico, che governò Lagash (oggi Tell al-Hiba, Iraq) dal 2144 al 2124 circa.

Fig. 1: Cilindro A di Gudea

Autore ignoto – terracotta

Parigi – Museo del Louvre

Questi vide infatti in sogno un gigante con le ali, una corona e due leoni: egli gli ordinò di costruirgli un tempio, l’Eninnu; gli apparvero anche altre due figure, una femminile, che teneva in mano uno stilo ed aveva in grembo una tavola delle stelle e una maschile, che aveva invece una tavoletta di lapislazzuli, sulla quale era disegnato il piano di una costruzione. Non comprendendo il significato del proprio sogno, Gudea decise di mettersi in viaggio per interrogare la dea Nanshe. Apprese così da lei che il gigante era suo fratello, Ningirsu e che la donna con lo stilo era Nisaba, la dea della scrittura, che gli chiedeva di disporre il tempio in modo che fosse astronomicamente allineato con le “stelle sacre”. La seconda figura era invece Nindub, il dio-architetto. Gudea seguì i consigli della dea e si dedicò con gran fervore all’edificazione del tempio: un cilindro di terracotta (Fig. 1), attualmente al Museo del Louvre, conserva la storia di questa vicenda. I due studiosi tedeschi argomentarono che la menzione della tavoletta con le stelle del cielo implicasse una divinazione su base astrologica, il che parrebbe confermato dalla circostanza che più avanti nel sogno, lo stesso Ningirsu promette a Gudea di chiamare a raccolta le stelle del cielo per i suoi riti e di dargli un presagio, un segno favorevole.[8]

Fig. 2 – Tavoletta di Venere di Ammisaduqa (metà del XVII secolo a.C. circa)

N° 63 dell’Enuma Anu Enlil 

British Museum, stanza 55, segnatura K 160.

La maggior parte dei testi astrologici cuneiformi finora conosciuti provengono dalla Biblioteca del re assiro Assurbanipal (668-631 a. C.), scoperta tra le rovine dell’antica Ninive, a metà del XIX secolo dall’archeologo inglese Henry Layard: si tratta di circa 70 tavole di età e autore ignoti, che hanno ricevuto il titolo complessivo di Enuma-Anu-Enlil ovvero “Quando (gli Dei) Anu ed Enlil...” dalle parole di apertura della prima frase. Esse riportano fenomeni naturali, osservati allo scopo di ricavarne presagi: aspetto della Luna in vari giorni del mese, la sua relazione con i pianeti e le stelle e fenomeni come aloni lunari e corone; eclissi lunari; aspetto del Sole, colore, segni; eclissi solari; terremoti e tuoni; stelle e pianeti (Fig. 2).  I testi più antichi risalgono alla Dinastia Amorrita o Prima dinastia babilonese (che ebbe inizio nel 1894 a. C.). Altre modifiche seguirono durante la conquista di Babilonia da parte dei Cassiti nel periodo che va dal 1670 al 1154 a. C, prima che essi venissero copiati nuovamente intorno al 1000 a.

E’ però nell’Enûma Eliš (“Quando in alto”), il più importante poema babilonese, risalente forse al periodo di Hammurabi (1792-1750 a. C) ed a noi pervenuto in versioni più tarde, che si può ritrovare la spiegazione più verosimile dell’attenzione che i Babilonesi hanno sempre dedicato allo studio del mondo astrale: parlando della creazione, ad opera del dio Marduk, del Sole, della Luna, dei pianeti, delle stelle e delle costellazioni, lo scriba definisce queste ultime “immagini degli dei”. Ma se così è – come abbiamo visto – qualsiasi loro manifestazione diviene rivelatrice per gli uomini delle intenzioni divine nei loro confronti.[9] Fortune e sfortune di ogni creatura sono già scritte e i fenomeni celesti costituiscono segnali ben precisi, che una volta interpretati si rivelano veri e propri presagi di quanto accadrà sulla terra. Macrocosmo e microcosmo, alto e basso sono strettamente connessi, come è scritto anche su uno dei frammenti provenienti da Kuyunjik, che vanno sotto il nome di Manuale dell’Astrologo:

I segni della terra, assieme al cielo contengono dei messaggi, cielo e terra ambedue mandano messaggi univoci, ognuno per proprio conto, ma non indipendentemente, (ché) cielo e terra sono interconnessi, un segno cattivo in cielo è anche cattivo in terra, un segno cattivo in terra è anche cattivo in cielo.[10]

Secondo questo testo, importante era per l’astrologo riconoscere la natura del singolo omen e soprattutto, laddove essa fosse negativa, porre in campo le opportune contromisure per stornare l’evento annunciato. Il suo compito non si esauriva infatti con la corretta interpretazione del presagio, ma comprendeva anche la conoscenza delle diverse tecniche in grado di annullarlo.

Possiamo dunque ragionevolmente dire che astronomia ed astrologia ebbero inizio nell’infuocata pianura tra il Tigri e l’Eufrate, attorno al 2000 a. c., anche se esse raggiunsero la loro maturità in epoca successiva. E’ forse alla seconda fase del periodo neoassiro che si riferiscono Berosso nella Storia di Babilonia (Βαβυλωνιακá) e Claudio Tolemeo nel cosiddetto Canone, quando dichiarano che le osservazioni astronomiche ebbero inizio in Mesopotamia con il re Nabonassar, nel 745 a.C.[11]  Esse fanno infatti, proprio in quel periodo, registrare un significativo incremento in frequenza e qualità e vengono annotate in almanacchi: la sistematica registrazione di eventi infausti portò ad esempio alla misurazione del ciclo delle eclissi lunari in ragione di 18 anni.

Risale al VI secolo a.C. la prima raffigurazione dello Zodiaco a noi conosciuta: nel 1985-86 un team dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Baghdad – come riporta in un articolo[12] l’archeologo iracheno Walid Al-Jadir – condusse la sua ottava campagna di scavi nell’antica Sippar[13] e pervenne alla scoperta nella sala (la camera 355) di un tempio, di una biblioteca conservata nella propria integrità: essa era piena di tavolette cuneiformi accuratamente disposte in scaffali fatti di scomparti divisi verticalmente (56 in tutto). Le tavolette decifrate parlano di matematica, storia, astronomia: una di esse, la 2175/12, di formato rotondo – che era o è conservata nel Museo Nazionale Iracheno[14] – porta sul recto il disegno dello Zodiaco in 12 sezioni con i nomi delle 12 costellazioni a noi note (dall’Ariete ai Pesci), mentre nel verso sono indicate le distanze tra le costellazioni stesse. Nell’articolo ricordato se ne può vedere una foto.

Corretta è d’altronde la rappresentazione dello Zodiaco come corona circolare, se si considera che esso fu immaginato come fascia che si estende al di sopra ed al di sotto dell’eclittica, e cioè la linea sulla quale il Sole si muove nel suo cammino apparente attorno alla Terra. In Fig. 3 è rappresentata la Sfera Celeste, e cioè la sfera immaginaria che è proiezione di quella terrestre e che ha raggio così infinitamente grande da comprendere tutti gli oggetti dell’Universo. Sulla sua superficie i corpi celesti possono essere univocamente identificati mediante le coordinate ortogonali: equatore celeste ed eclittica si incrociano nel punto γ o punto vernale e divengono misura della loro posizione mediante l’ascensione retta e la declinazione o la longitudine e la latitudine, valori che non cambiano mai, a parità di tempo, quale che sia il luogo di osservazione. L’eclittica sta dunque nel centro della fascia zodiacale: essa misura 360° in lunghezza e 20° in altezza, in modo da ricomprendere anche i ventri dei pianeti, ed è convenzionalmente divisa in settori da 30° ognuna, i segni appunto.

Fig. 3 – La fascia zodiacale

Lo Zodiaco, detto anche circolo obliquo in quanto così appare rispetto all’equatore, prende il proprio nome dai dodici settori in cui è diviso, che erano chiamati zôdia, animalia. Immateriale è questa fascia, che fa da sfondo alle stelle, ai pianeti, al Sole ed alla Luna ed immateriali sono i 12 segni che la compongono. Le costellazioni sullo sfondo delle quali il Sole compie il suo spostamento apparente nel corso dell’anno hanno lo stesso nome, ma non coincidono con esse. Questo accadeva nel I sec. a. C. ma oggi non più, per effetto della precessione degli equinozi, che ha fatto arretrare il punto γ da 0° di Ariete fino all’inizio della costellazione dei Pesci. E quindi ai nostri giorni, quando il Sole si trova nel segno dell’Ariete, è anche è tra le stelle della costellazione dei Pesci. I segni tuttavia non hanno mutato il loro significato rispetto all’antichità poiché il centro e il fondamento dell’intera teoria astrologica è costituito dal Sole, ed oggi, come nel I sec. a. C., la suddivisione del circolo in 12 segni ha inizio nel punto in cui il Sole è causa della primavera (punto γ), anche se vicino a quel punto oggi vi sono stelle diverse da quelle dell’antichità. E’ il Sole a creare l’oblico cerchio.

Lo studio degli astri a fini previsionali migrò dalla Caldea in Egitto e in Grecia: penetrò, secondo Festugière,[15] in Egitto ai tempi della dominazione persiana;[16] ed è probabile che quest’arte divinatoria fu subito praticata dai sacerdoti all’interno dei templi: Erodoto riferisce infatti[17] che essi si applicavano a predire a ciascuno, in base al giorno di nascita, quali sarebbero stati gli avvenimenti futuri e la loro vita e la loro fine; si diffuse in Grecia a partire dal III° sec. a.C.: verso il 280 a.C. Berosso di Babilonia dedicò ad Antioco I un’opera in greco, le Storie Babilonesi (Βαβυλωνιακἀ). Con essa l’astromantica orientale iniziò il suo cammino nella cultura ellenistica, fino ad essere legittimata dagli Stoici, ed in particolare da Posidonio d’Apamea (135-50 a.C. ca.).

Il frutto della fusione di elementi greci, quali il sapere astronomico e la filosofia della natura, con quelli babilonesi e cioé gli omina, e con il misticismo egiziano ed orientale, sarà proprio – in epoca ellenistica – la nascita dell’apotelesmatica, lo studio cioè dei movimenti del cielo e degli effetti che essi producono nel mondo sublunare.

Ars millenaria, ha accompagnato nel tempo l’essere umano nel suo cammino: e probabilmente lo farà ancora, perché risponde – come altre forme di divinazione, che si basano sull’esame di simboli o segni esterni e che richiedono la conoscenza di strumenti interpretativi codificati[18]– ad una delle esigenze psicologiche, che da sempre sono a lui proprie: dissipare la paura che un evento accada o dar corpo, al contrario, alla speranza che esso abbia luogo.

Genova, 8 giugno 2020
Lucia Bellizia
lucia.bellizia@tin.it   

 

[1]     Saffo, fr. 34 V.

[2]     Flavio Giuseppe, Contra Apionem, I, 129.

[3]     Vitruvio, IX, 4.

[4]     Plinio il Vecchio, VII, 37.

[5]     Diodoro, II, 30, 1-5.

[6]     I pianeti.

[7]     B. Landsberger, Einige unerkannt gebliebene oder verkannte Nomina der Akkadischen, Die Welt des Orients, 3 (1964) p. 73; A. Falkenstein, Wahrsagung in der sumerischen Überlieferung in La divination en Mésopotamie Ancienne (XIV Rencontre Assyriologique Internationale) Strasbourgh, 1966, p. 65 ss; G. Pettinato, La mezzaluna fertile e le stelle, in Demaria, Gianferrari, Pettinato, Rossini, Sermonti, La scrittura  delle stelle, Astrologia e presagi, Rimini, Il Cerchio iniziative editoriali, 2002, pp.. 57-58.

[8]     G. Pettinato, op. cit., pag. 57.

[9]     G. Pettinato, op. cit., p. 66

[10]   A. L. Oppenheim, A Babylonian Diviner’s Manual, Journal of Near Eastern Studies
Vol. 33, No. 2 (Apr. 1974), p. 200 e p. 204.

[11]    G. Pettinato, La scrittura celeste, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1998, p. 131.

[12]    Walid Al-Jadir, Une bibliothèque et ses tablettes, 1987, Archeologia, no 224, pp. 18-27.

[13]    Città a circa 30 Km a sud-ovest di Baghdad.

[14]    Il Museo Nazionale di Baghdad fu oggetto dal 10 al 12 aprile 2003, durante la seconda Guerra del Golfo, di ampio saccheggio da parte di razziatori, che asportarono circa 16.000 pezzi, solo in parte poi recuperati

[15]    A.-J. Festugière, La révélation d’Hermès Trismégiste, Paris, Libraire Lecoffre, 1950, I, p. 102.

[16]    L’antico Impero persiano achemenide fece dell’Egitto una provincia fra il 525 e il 404 a. C (periodo detto Prima satrapia d’Egitto), a seguito della conquista del paese ad opera di Cambise II.

[17]    Erodoto, II, 82.

[18]    In quanto forma di mantica induttiva, μαντική ἔντεχνος o τεχνική, lat. divinatio artificiosa.