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Andrea OttavianiASTROLOGIAIndagine Astrologica

Sole, come immagine archetipica di luce e identità individuale e collettiva | Andrea Ottaviani

Parlare del principio solare e della sua vastissima simbologia sarebbe un’impresa ambiziosa e quanto mai difficile da riassumere in un articolo.  Quindi questa vuole essere semplicemente una riflessione per condividere alcuni pensieri su questo archetipo centrale nella storia dell’umanità, oltre che propriamente nel linguaggio astrologico. Qualcosa in questi giorni ha mosso il mio interesse su alcune considerazioni.

Stiamo attraversando un tempo in cui ogni individualità è chiamata ad interrogarsi sul senso della propria vita. Ogni cosa sembra essere diventata una messa in scena di contraddizioni continue e sempre più evidenti. Riconoscersi e riconoscere ciò che è vero da ciò che è falso è uno dei grandi interrogativi di tutti i giorni. Lo smascheramento delle false identità di cui spesso ci vestiamo o che ci vengono indossate è diventato un lavoro faticoso e spesso insostenibile.

Le anime più sensibili avvertono il bisogno di ritrovare se stesse, la propria essenza, e sentono forte la pressione di un mondo che cerca di contenere la loro vera natura. Tutto è diventato meno naturale e più artificiale. Sempre più spesso la frammentazione ha scomposto la verità al punto da non riuscire più a ricomporla. Chi siamo? Chi possiamo essere realmente? Quali guide o maestri seguire?

I grandi poteri e le autorità mondiali vedono ombre sempre più dense a raffigurarli.  Le forse sociali sono energie controverse e confuse che non trovano coesione sufficiente. Quale è allora il Sole a cui fare riferimento?  Possiamo ancora sentire bruciare in noi il nostro Sole interiore?  Oppure è prigioniero di troppe false immagini di sé? Come è possibile ricontattare quella luce vitale che ci incoraggi nel percorso? L’ombra ultimamente sembra avere più potere della luce.

A differenza della Luna, di cui apprezziamo tutte le sue fasi sapendo che la notte e il buio sono il suo costante e vitale sottofondo, quando pensiamo al Sole sappiamo solo immaginarlo nella sua immagine luminosa. Al suo tramonto noi associamo una sorta di rimozione del Sole stesso, un suo venir meno. In qualche modo non riusciamo a cogliere e a declinare il suo lato oscuro, o forse non ci è stato insegnato. Il Sole separa il giorno dalla notte. Non ha mezze misure, non ha troppe sfumature al contrario della Luna. Il Sole deve brillare per antonomasia, diversamente è il buio. Forse anche per questo ci è più facile guardare al Sole fuori di noi. Perché brilla, ci illumina, ne sentiamo il calore e possiamo vederlo nella sua manifestazione. Al contrario come riuscire a guardare, sentire e dare piena manifestazione al nostro Sole interiore, che è avvolto in noi, a volte segretamente custodito, se non addirittura negato?

Il mondo fuori, illuminato dalla Stella del nostro Sistema Solare, corrisponde sempre meno a quel mondo che dentro di noi a fatica riesce a risplendere. Forse proprio per questo la realtà fuori di noi è piena di disarmonie.  Ebbene, siamo nella piena stagione estiva, prossimi al segno del Leone, di cui il Sole è il pianeta governatore. Il suo brillare ora è pieno, e ne percepiamo maggiormente la luce e il suo calore.

È indiscutibile, dopo ogni notte, quando apriamo gli occhi e vediamo il Sole splendere in cielo, sappiamo di essere vivi e con lui il mondo che tutti abitiamo. Fin dai tempi più antichi è stato il riferimento più splendente nel cielo. La luce che anima le cose.  Fonte di energia vitale che ha permesso sulla Terra l’origine della vita, ma anche temuto per il suo calore bruciante. Insieme alla Luna, prima di tutte le altre stelle e pianeti che non erano ancora noti o visibili, ha guidato il nostro sguardo verso la volta celeste.

La sua forma circolare e sferica ci ha insegnato, prima ancora che ne fossimo consapevoli, che noi stessi abitavamo su di un corpo sferico, non immobili, ma costantemente in movimento.  Mi domando sempre quanto potesse essere grande la meraviglia e il mistero dei primi uomini mentre osservavano il disco dorato del cielo, cercando di comprenderne i segreti e gli immensi poteri. È da quei tempi immemori che abbiamo cominciato a proiettare su di Lui l’immagine del divino.

Energia capace di illuminare ogni cosa, forza bruciante che ogni cosa può annientare.  Neppure la vista può sostenerlo completamente senza il rischio di esserne accecata. Tutte le grandi civiltà e le diverse tradizioni religiose hanno rappresentato il Sole attraverso innumerevoli divinità, tra cui Mitra, Rah, Horus, Apollo, Helios.

Principio attivo Yang, archetipo paterno, Dio Padre, Re e Sacerdote. Il Sole rappresenta psicologicamente l’Io e il Super-Io, l’autorità e l’archetipo del maschile. Il Sole è fuoco che brucia, energia e calore che emana attraverso i suoi raggi. Questi ultimi sono la raffigurazione delle influenze celesti e spirituali che giungono fino alla Terra e a noi. Stare alla luce dei raggi solari ci mette in contatto con le informazioni e le frequenze che la stella del nostro sistema solare irradia su tutte le cose viventi e non. Ogni cosa nel nostro universo, in funzione della distanza dal Sole, è stato in grado di trovare la sua specifica natura e ha creato nel tempo la sua esistenza. In astrologia il Sole è colui che qualifica il nostro segno zodiacale, l’essenza e la centralità della nostra identità.

Il suo glifo è una semplice circonferenza con un punto nel centro.  Il Sé e la sua manifestazione che si irradia a partire da quel centro.  La sua immagine è immanente, eppure la sua energia è radiante.  Quel piccolo punto nero nel mezzo del cerchio è di una potenza così inafferrabile e compiuta in sé che ne esprime tutto il suo potere. In un Tema Natale è il centro della vitalità pulsante attraverso cui si costruisce e si manifesta la nostra natura. È il principio maschile che pervade la nostra coscienza. È l’archetipo del maschile che abbiamo introiettato attraverso le figure maschili con cui siamo cresciuti e con i quali ci formiamo nella nostra esperienza.

Allo stesso modo è l’energia maschile, attiva, volitiva che irradiamo e agiamo nella vita. È la proiezione di questo stesso principio sulle figure maschili e di autorità che incontriamo durante il nostro percorso. Se è vero che ogni Tema Natale non è il risultato della sola natura del Sole di nascita, è vero però che Lui è l’unico astro che brilla di luce propria e quindi, il modo in cui questa luce si irradia, avrà un valore determinante su tutto il resto della carta del cielo di nascita e su quello che illumina o meno. E qui entrano in gioco molti fattori oltre al segno zodiacale che ne qualifica la natura primaria. È fondamentale la posizione del proprio Sole natale all’interno del cerchio zodiacale e quindi la specifica casa astrologica in cui viene a posizionarsi al momento della nostra nascita.

Ancora più determinanti saranno le relazioni che il Sole forma con gli altri pianeti e i punti angolari della carta natale. Insomma, noto il Sole in un segno, la sua storia è le sue possibilità espressive sono tutte da indagare. Quando si lavora all’interpretazione di un Tema Natale, o si analizzano i transiti, non bisognerebbe mai perdere il focus sul Sole di nascita. In qualche modo tutte le altre funzioni psicologiche e simboliche che gli altri pianeti mettono in gioco devono trovare il modo di confluire nel Sole.

Passiamo un’intera esistenza a comprende quale sia il lavoro giusto per noi, quali i compagni migliori, quali gli errori in cui incappiamo più spesso, in che modo e misura la sessualità contribuisca al nostro benessere o alla nostre distorsioni. Ci interroghiamo sui misteri della vita e sulla nostra spiritualità. Scandagliamo il valore e le influenze che hanno su di noi la famiglia, i genitori, i figli, il denaro e così via.

Tutto questo ha più senso se impariamo a riconoscere le qualità, i bisogni e le necessità del nostro Sole. Allinearsi e riconoscere la natura vitale e luminosa del proprio Sole interiore ha il valore di riconoscere la propria parte divina. Alimentare quell’energia e imparare a canalizzarla è come avere a disposizione l’energia della Stella del nostro universo.  Così in alto così in basso. Fuori di noi e dentro di noi, dal macrocosmo al microcosmo, si può cominciare ad osservare quella luce e quel calore speciale che ognuno di noi porta con sé.

In alcuni casi il Sole personale è più immediato, luminoso e ben posizionato rispetto al sistema del microcosmo rappresentato dal nostro Tema Natale. Quello che si manifesta in questi casi può tendenzialmente risultare più chiaro e funzionale all’auto-espressione. Ma non è detto che la sua forte luce sia magari troppo intensa a scapito degli altri o di alcuni dei pianeti del sistema di riferimento.

Altre volte incontreremo un Sole che non brilla come altri, oppure che risulta addirittura ostacolato dall’interferenza degli altri pianeti. Perché ricordiamolo, come nei multi-universo che esistono oltre al nostro, che sicuramente non funzioneranno esattamente come quello a noi noto, così i microuniversi che ci corrispondono hanno infinite possibilità di combinazioni possibili.

In questi casi non c’è da sorprenderci che molte di queste persone trovino forme differenti e anche originali di manifestarsi. Nella relatività del cosmo e delle sue possibili forme non dovremmo cercare l’uniformità delle soluzioni, ma arrivare a garantire l’espressione più autentica di quella unica e personale espressione solare insieme al sistema di cui è la Stella centrale.

A questo proposito prendo uno spunto ulteriore, che su due piedi può sembrare totalmente fuorviante. Mi riferisco alla rappresentazione del Sole nei Tarocchi di Marsiglia.

L’arcano XVIIII vede un grande Sole che domina la carta con il suo volto che ci osserva. I suoi raggi si muovono dal centro conquistando lo spazio circostante, e delle gocce colorate scendono verso la scena sottostante. Due gemelli si incontrano sopra le acque, e uno dei due sembra accoglierlo sopra una piccola isola bianca. Alle loro spalle c’è un muro di mattoni dal colore oro e rosso. Perché chiamo in gioco questa carta dei Tarocchi? Il Sole rappresenta un concetto di unicità, di centralità e di grande vitalità. Eppure sotto di lui la scena non è statica, è in evoluzione. C’è il racconto di un incontro e di una costruzione. In qualche modo quel Sole, che brilla nel macrocosmo, illumina la scena e la vivifica. Le due figure umane incarnano insieme la nostra dualità e la possibilità di ricongiungimento sotto la luce del Sole. La lama dei Tarocchi non ci parla di verità assoluta o di immobile completezza.

Piuttosto ci rappresenta una vitale ricerca del ricongiungimento delle parti di sé, i due gemelli, e della costruzione di un percorso che deve essere proporzionato alla propria volontà. Non abbiamo una torre che svetta o un paesaggio da favola alle spalle delle due figure umane, ma vediamo un muro fatto di singoli mattoni ad un’altezza ragionevole e a portata di mano dei due protagonisti.

Forse il Sole come astro ci permette di essere vivi e riconoscere noi stessi e ciò che ci circonda, ma sul piano umano è interessante che le figure inserite siano due e non una. Se da un lato è la dualità che si ricongiunge, non escluderei del tutto anche il fatto che l’altro da noi sia uno degli strumenti che ci aiutano a costruire la visione del nostro percorso. Come nel sistema solare, ogni parte è compartecipe di un organismo vivente articolato e complesso, così il nostro Sole interiore è insieme fonte di vita, scintilla dell’unicità personale, ma anche luce che permette di riconoscersi anche attraverso il confronto e l’incontro con l’altro.

Essere visibili permette di entrare in una relazione più chiara, in cui si vede e si è visti insieme. In questo modo si ha modo di lavorare su un progressivo riconoscimento di sé e delle parti di noi che incontriamo anche negli altri. Infondo non è quello che facciamo da migliaia di anni guardano il Sole e le altre stelle?

È un gioco di proiezioni continue che ci aiutano a mettere a fuoco e a comprendere la realtà che viviamo e ciò che ci è oscuro. Scelgo quindi di interrogarmi su questo simbolo, comincio a coglierne una maggiore complessità oltre la sua potente immanenza. È divino certamente, ma è anche umano come ci suggerisce l’Arcano dei Tarocchi che lo rappresenta. Forse si tratta di lavorare costantemente su questi due livelli per liberarlo da costrizioni puramente egoiche e insieme dalla paura di non essere all’altezza di un ruolo così vitale e determinante. È come se si potesse chiedere al Sole : “Ma quando finirai di bruciare e di garantire luce ed energia all’Universo, pensi che tutto finisca con te?”

Lui potrebbe risponderci tracotante che certo, dopo la sua fine tutto sarebbe irrimediabilmente sommerso nell’ombra, senza vita. Se invece il Sole non fosse così pieno di sé potrebbe entrare nel panico all’idea di tanta responsabilità e potrebbe decidere di conservare le sue energie o addirittura non usarle per paura di non essere in grado di utilizzarle nel modo migliore.

Invece forse c’è una terza via. Al Sole va insegnato che la vita si esprime e si plasma secondo principi più misteriosi e possibili di quelli a noi probabilmente noti. Ma di certo, fin tanto che Lui è in grado di donare la sua luce e il suo calore al mondo intorno a sé la vita avrà modo di fiorire. Per questa ragione gli altri si avvicineranno, per trovare conforto e accoglienza. A quel punto la vita vedrà costruirsi di nuove possibilità e nella condivisione si incontrerà più facilmente se stessi insieme alla ricchezza di ogni Sole che porta con sé la sua unicità e il suo singolare progetto di vita.

Il Sole è unico nel cielo che noi possiamo osservare, ma in qualche modo è il Padre di innumerevoli Soli che vivono in noi e in tutte le cose viventi. Ognuno di loro è forse parte del Tutto, di quell’unico Sole Celeste, che sia la Stella del nostro universo, o Dio che ci illumina attraverso il suo occhio solare, poco importa. Non bisogna perdere il dialogo con il Sole nel cielo, ma tanto meno con il Sole divino che è in noi. Ogni volta che lo riconosceremo, anche solo per qualche istante, ci illumineremo e saremo in grado di vederci e di vedere.

E se il nostro Sole è vivo, sarà capace di illuminare tutto quello che è intorno, sarà in grado di portare vita e calore, e sarà pronto anche ad incontrare l’altro. Perché saremo “visibili”, accoglienti e più generosi. Non smettere mai di splendere della tua luce Oh Sole!  Continua a illuminare ogni cosa della tua unica e personale luce. Renditi visibile agli altri, perché possano riconoscerti. Ogni luce alimenti le altre e insieme rafforzino una luce più grande.

ASTROLOGIAFrancesco FaraoniKarma Olismo Benessere

Da Maggio 2020 è moria di Elefanti. La morte della saggezza a vantaggio della stupidità.

Nello Stato di Botswania dell’Africa meridionale sta avvenendo secondo Niail McCann (responsabile del National Park Rescue) un fenomeno senza precedenti, mai avvenuto prima se non per cause legate alla siccità, una moria generalizzata di elefanti, attualmente si contano oltre 300 specie di elefanti decimati da qualcosa di non ancora spiegato e si suppone, dichiarano le autorità sanitarie, essere una causa di origine neurologica ma la cui eziologia rimane sconosciuta. Partendo dal presupposto che in qualità di astrologo spiritualista tutto ciò che accade sulla terra è un riflesso del cielo e porta dunque con sé un messaggio profondo e complesso, vorrei analizzare il simbolo totemico dell’Elefante e capire se questo animale si incastri in qualche modo al tempo che stiamo vivendo.

L’Elefante è un simbolo potente dell’Africa ma anche dell’Asia. In Africa va a costellare tante tradizioni religiose minori e folcloristiche verso cui è proiettata la Forza della Saggezza, ovvero una forma di forza non violenta, ma protettiva, quasi materna. Ma è in Asia che l’Elefante ha la più complessa simbologia religiosa: in particolare è rievocato come animale nel Dio Ganesha, incarna quindi la forza tranquilla dell’intelligenza mite. Appare come maestoso, massiccio, imponente, eppure non aggressivo nei confronti degli altri, non è un predatore e raramente diventa preda di altri animali. L’Elefante è erbivoro quindi un animale pacifico che non mangia carne ne entra in contatto con sangue di altri animali, questo allarga profondamente il senso di mitezza e benevolenza. In India il Dio-Elefante Ganesh è oggetto di un culto molto sentito, è visto come dio della prosperità, della ricchezza e della felicità. Tuttavia l’elefante può assumere anche una valenza negativa, in India rintracciamo il demone elefante che viene sconfitto e dominato da Shiva che arriva ad ucciderlo, un demone terribile, che distrugge tutte le opere dell’uomo, con violenza cieca.

Allegoria medievale un Elefante combatte con un Drago.
Manoscritto del XIII secolo.

 

Astrologicamente la sua energia mite e temperata, e il suo andamento lento e pigro, richiamano le energie gioviali che sono pacifiche, buone, protese alla soddisfazione dei vizi e ai piaceri della vita in genere, a prendere le cose con tranquillità e lentezza. Nella simbologia medievale ha assunto il significato di forza, saggezza, fortuna, troviamo nel Bestiario di Leonardo da Vinci una descrizione dell’Elefante anche nel suo principio sacro e mistico dove si osserva in questo animale la tranquillità e la mitezza spirituale che conduce verso l’equilibrio e la saggezza, per Leonardo è dunque un animale che rappresenta l’equilibrio del Sacro e la Spiritualità più elevata, non a caso è un animale messo in correlazione al Buddismo come religione.

L’elefante è visto come animale dal temperamento flemmatico, connesso quindi all’Elemento Acqua a cui sono connessi i segni Cancro Scorpione Pesci: in questo temperamento abbiamo un umore lento, silenzioso a volte impacciato, poiché l’animale è l’analogia della saggezza essa può essere raggiunta solo con un cammino lento di conoscenza, facendo silenzio e quindi rispettando uno dei principi base della sapienza iniziatica, e inciampando o sbagliando perché attraverso il dubbio e l’errore sarà possibile la crescita e la consapevolezza. Quindi è associato a GIOVE nel suo domicilio in Pesci, che di conseguenza rievoca anche le forze ancestrali di Nettuno. Ha inoltre caratteri Cancro, quindi connessi alla Luna, e caratteri audaci e forti di Marte, ma di un domicilio notturno, ovvero un Marte più possibilista, più mite.

 

LA MORIA DELL’ELEFANTE
analogia della morte della saggezza

Questa notizia mi ha fatto pensare al periodo storico in cui ci troviamo. Il Coronavirus ha diviso fortemente gli animi: chi lo ritiene un problema serio e pericoloso per tutti, chi invece una manovra di qualche governo ombra o potere forte che vuole sottometterci tutti, chi una emerita esagerazione. Prima del coronavirus le battaglie erano sui vaccini si vaccini no, sul movimento ambientalista si movimento ambientalista no, sulla terra piatta si terra piatta no. Negli ultimi anni siamo stati veramente invasi e travolti da un relativismo ignorante, basso e rozzo, dove la Fonte attraverso cui conoscere e imparare è ormai diventata Facebook e Wikipedia, non più le enciclopedie del sapere, le biblioteche e lo studio degli esperti e ricercatori attuali o che ci hanno preceduto. Molti formano la loro consapevolezza attraverso internet, una consapevolezza da bignami, non profonda, che intanto ha il vizio non della approssimazione (nessuno obbliga ad approfondire certi concetti possiamo anche decidere di rimanere fermi sulle definizioni generali) ma che hanno il vizio della “settorialità”. Il sapere sta diventando settario, e sta portando alla contrapposizione, alla nascita di fazioni e tifoserie che hanno il sapore di medioevo. Tutto ciò che ci convince per istinto lo definiamo VERO annullando totalmente il dubbio socratico che dovrebbe essere l’humus su cui verificare le nostre conoscenze, sempre e comunque. Così la Saggezza sta morendo.

La morte della Saggezza è la fine del senno, dell’assennatezza, della sapienza, è la fine del buonsenso razionale, del giudizio con criterio, dell’equilibrio del sapere, dell’attenzione intellettuale prudente, dell’accortezza, del discernimento. Tutto ciò a favore dell’Ombra della Saggezza: ovvero stupidaggine, ottusità, assenza di giudizio dunque pregiudizio, fanatismo, fondamentalismo, violenza intellettuale, arroganza di sapere e incapacità di mettere in dubbio il proprio sapere.

ASTROLOGIAAstrologia TradizionaleFrancesco Faraoni

Qual è il pianeta del’Astrologia? Mercurio: che discende dal sangue di Osiride?

Sono molti i modi attraverso cui possiamo osservare le cose del cielo; gli autori antichi non sono affatto obsoleti, anzi alcune fonti andrebbero rispolverate e riconsiderate. Da Astrologo sincretico – è quel che sono – noto che negli ultimi mesi si sta risvegliando in me – ma anche in molti miei colleghi contemporanei – un interesse particolare per la nozioni antiche. Il che non significa cambiare sponda, piuttosto a mio giudizio significa ri-esplorare le radici iniziali dello scibile astrologico, riscoprendo la natura originaria pur mantenendo la mente e l’approccio interpretativo in una modalità contemporanea e moderna. Perché sta accadendo questo? Per esempio: le stelle fisse sono una cosa che studiai come primo approccio all’astrologia… ma fu uno studio veloce, non ho mai dato importanza a questi corpi ritenendoli “troppo lontani” da me, quindi una volta appresi i rudimenti, sono andato oltre preferendo l’approccio più simbolico e psicologico. Man mano che ci avviciniamo ai Tempi Aquariani, la mente torna a guardare le Stelle. L’Aquario è il segno dell’Astrologia? Potrebbe essere: intanto è un segno d’aria e il signore della triplicità notturna dei segni d’aria è Mercurio. Tuttavia l’Astrologia non è a mio giudizio sotto la simbologia di Urano, un pianeta scoperto solo nel 1781, per gli antichi infatti era governata da Mercurio.

Urano=Urania, questo ha portato alla connessione del pianeta Urano all’astrologia. A mio parere in modo improprio. Urania è la musa dell’astronomia e della geometria: ma il collegamento tra Urania e Urano è stato in un certo senso “molto veloce” e a mio giudizio poco ragionato dal punto di vista simbolico. Se dobbiamo associare una simbologia planetaria all’Astrologia, ritengo che dobbiamo associarla nel sistema più antico possibile, quando i pianeti considerati, inclusi i luminari, erano addirittura solo cinque! Bene, Mercurio è considerato da molte tradizioni antiche il Simbolo per Eccellenza dell’Astrologia: è un intermediario tra uomo e divinità, è infatti dal punto di vista mitologico uno psicopompo, inoltre ha domicilio in Gemelli (ricerca intellettiva e comunicazione) che a sua volta è il segno dell’esaltazione del Nodo Nord; ha anche domicilio in Vergine (tecnica, calcolo, geometria) segno messo anche come esaltazione di Mercurio, come a dire che Mercurio si trova proprio bene in Vergine. Il segno della Vergine è spesso in analogia alla rappresentazione della Madre Terra, della Dea delle Dee, è in un certo senso il Materno Utero della Dea che ha partorito l’umanità.

Mercurio nella cultura egizia era considerato in analogia ai sacerdoti e ai maghi, era un simbolo messo in associazione anche a coloro che conoscevano l’arte astrologica. Molti autori antichi affermano che la predisposizione all’Astrologia si evincerebbe dagli aspetti tra Mercurio-Saturno: quando sono attivi (a prescindere dall’aspetto) ci indica una predisposizione alla materia; poi la buona posizione di Mercurio e Saturno, e qualità armoniche dei due pianeti, favoriscono una predisposizione. Una relazione stretta di Mercurio con alcune stelle fisse, in aspetti forti tipo congiunzione, quadratura, trigono, opposto (in riferimento alle stelle della natura di Venere-Saturno tipo Zosma, Denebola, Alfard) attiverebbero le predisposizioni all’astrologia: [orbite da considerare massimo 5° secondo alcuni autori].

 

Figura 1 – Testo Epitome Cosmografica
da cui è tratta la citazione che seguirà.

 

Nel testo “Epitome cosmografica o Compendiosa…” di Coronelli e Malavista (figura 1) – testo di fine seicento – nel paragrafo dedicato a Mercurio leggiamo quanto segue: Gli Astrologi che hanno studiato le qualità naturali dei raggi di Mercurio, dicono che rende artificioso, furbo, curioso ed eloquente, ispira forza nell’immaginazione, fecondità nello spirito, elevazione nei pensieri. Fa gli uomini ingannatori, infedeli, amatori di ricchezze, ma con fortuna incostante. È di natura versatile, cioè buono con i buoni e cattivo con i cattivi, è secco per la vicinanza che ha col Sole.

In questo passaggio notiamo che Mercurio è altamente versatile, plastico, lo definirei un “adattogeno” e le sue qualità dipendono dai legami che ha con gli altri pianeti. Altri autori antichi (vedi Cardano) indicano che Mercurio è malefico quando congiunto o in aspetto a pianeti malefici (Marte Saturno ma anche i nodi lunari); è benefico al contrario quando congiunto o in aspetto a pianeti benefici (Venere Giove). Se è in aspetto ad entrambi abbiamo un Mercurio altamente variabili e versatile. È quindi un pianeta “plastico” che si forma e si deforma in base alle circostanze, questo se ci ragioniamo è ciò che fa il nostro cervello durante le attività di apprendimento: scarta fonti e ne acquisisce altre, scarta informazioni per preferirne altre, si adatta ai nuovi saperi e alle esperienze che compie, cresce, evolve, o involve nell’ignoranza, o nell’erudizione, dipende dai casi e da noi! Lo studio dell’astrologia è uno studio mercuriale. C’è poi un passaggio di questo testo che trovo molto interessante, dice: Gli egizi lo fanno (mercurio) discendere dal sangue Reale di Osiride. La divinità egizia rappresenta sul piano simbolico l’aspetto ciclico della natura, ovvero rappresenta la creazione e i suoi cicli di divenire e ritornare. Osiride può rappresentare l’Eclittica dove il Sole compie il suo moto apparente, nelle diverse stazioni/stagioni, che intendono rappresentare le varie stagioni della vita dalla nascita (primavera) alla morte (inverno). Osiride porta con sé anche un elemento di rinascita ciclica, quindi di reincarnazione. Insomma non mi stupisce che Lisa Morpurgo abbia associato al segno Scorpione l’esaltazione di Mercurio, perché in questa correlazione Mercurio-Scorpione c’è molto l’aspetto di morte e resurrezione di Osiride.

Insomma, per concludere e in grande sintesi, Mercurio rappresenta l’incessante comunicazione tra alto e basso, ovvero tra cielo e terra, una comunicazione profonda, che vista in un contesto più amplificato significa anche “studio” delle connessioni tra cielo e terra, e delle influenze del cielo sulla terra, e della terra sul cielo, Mercurio è dunque connesso alle indicazioni della Tavola di Smeraldo, è il sic mundus creatus est ovvero è il ragionamento, il pensiero, lo studio, attraverso cui cerchiamo di comprendere e studiare la creazione. L’astrologo compie dunque una attività mercuriale, di ricerca delle connessioni tra cielo e terra e viceversa.