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Difendere i confini e la memoria: il sacro compito del Cancro | Francesca De Luca

Il Solstizio d’estate segna il culmine del fulgore del Sole e, da questo momento in poi, la luce dei giorni andrà sempre più decrescendo, man mano che l’astro procederà nel suo lento ritiro nell’ombra, compiendo così simbolicamente un movimento retrogrado analogo a quello del granchio, il crostaceo che incarna l’archetipo del quarto segno dello zodiaco. Il segno del Cancro, infatti, è latore di un messaggio che invita al ritiro nelle acque delle emozioni, nel passato, nella dimensione dell’immaginazione e dell’inconscio, lontano dalle sollecitudini del mondo esterno che potrebbero intaccare il grande progetto di questa fase evolutiva dello Zodiaco: la costruzione e la difesa del proprio nucleo interiore e della prima base a carattere sociale che è la famiglia.

Domicilio della Luna – ed esaltazione di Venere secondo la scuola astrologica di Lisa Morpurgo – in Cancro si afferma il dominio di quelle energie planetarie femminili che rendono il segno potentemente ricettivo, sensibile, immaginativo ma anche tendente alla lentezza, alla pigrizia e all’edonismo che consentono maggiore spazio al fervido mondo interiore, prodigo di immagini, di ricordi ed emozioni profonde.

Spesso i nativi del segno sono portati all’accudimento altrui, alla vita domestica, all’amore e alla cura della famiglia: atteggiamenti e caratteristiche a lungo attribuiti esclusivamente al genere femminile da molte tradizioni culturali e religiose, laddove i vizi e le virtù di Marte – pianeta maschile per eccellenza che nel Cancro si trova in caduta – quali aggressività, iniziativa, azione diretta e assertività, sono state considerate appannaggio del genere maschile.

Che le qualità lunari non fossero ascrivibili esclusivamente al genere femminile, sarebbe avvalorato dal fatto che, presso molti popoli , la Luna era spesso identificata con divinità maschili – si pensi al dio Sin a Babilonia – ed è interessante che in molte lingue il sostantivo “luna” sia di genere maschile, come nell’arabo qamar قمر (femminile è invece shams شمس il sole). Così come in Europa (contrariamente a quanto si pensi) è possibile trovare il maschile per la “luna” e il femminile per il “sole”, come nella lingua tedesca (Der Mond, Die Sonne).

Ad aprire uno squarcio sulla complessità della dialettica maschile/femminile, interverrebbe la stessa simbologia iconografica che ruota intorno al segno del Cancro, evidenziando alcuni caratteri e attributi di natura sorprendentemente marziale e guerriera – apparentemente in contrasto con un segno femminile – a cominciare dallo stesso carapace del granchio che richiama l’oggetto dell’armatura e, di conseguenza, il concetto cardine della protezione e della difesa, mentre il tipico movimento a ritroso del crostaceo, così improntato alla cautela e che non tradisce paura, sembra riprodurre la tattica militare della ritirata.

Inoltre, l’immagine simbolica dell’armatura viene significativamente riproposta nei Tarocchi, in particolare nell’immagine dell’Arcano VII del Carro – associato proprio al segno del Cancro – che nel mazzo di Rider Waite (i cui disegni sono opera di Pamela Colman Smith) raffigura in primo piano un guerriero ben corazzato alla guida di un carro trainato da una coppia di sfingi (una bianca e una nera) orientate in direzioni diverse. Esse rappresentano le emozioni che, piuttosto che essere soffocate o lasciate libere di esprimersi caoticamente, devono essere controllate e raffinate perché esse stesse – e in particolar modo per il Cancro – rappresentano la spinta per portare avanti progetti e realizzare sogni.

Se rivediamo il mito da cui deriva la costellazione del segno, ancora una volta troviamo il Cancro agire in un contesto bellico nei panni di Carcino, il gigantesco granchio autore di un attacco inaspettato a Eracle nella seconda fatica che vede impegnato l’eroe a combattere contro l’Idra di Lerna, un mostro leggendario figlio di Era, signora dell’Olimpo e moglie di Zeus. In difesa della divinità, e forse di tutto ciò a cui ella presiede – il matrimonio, il parto e la famiglia – interviene il granchio da lei evocato per mettere ancora più in difficoltà Eracle – eroe solare per eccellenza – il quale, durante il combattimento con il Mostro, viene pizzicato ai piedi dalle chele del grosso granchio, forse al fine di destabilizzarlo.

Schiacciato a morte dall’eroe, al nostro artropode Era riserverà l’onore di avere un posto tra le costellazioni del cielo, una delle meno luminose, a dire il vero, forse per affermare il legame del segno col mondo della notte.

Quel che emerge dal racconto mitologico, in particolare, è una strategia di attacco/difesa che spesso viene messa in atto dal segno e, benché non sia orientata all’attacco veloce e diretto a viso aperto, non risulta meno letale. La leva su cui agisce il Cancro, infatti, è, ancora una volta, quella delle emozioni – modalità tutt’altro che ignota anche agli altri segni d’acqua – perché esse rappresentano quel terreno conosciuto e familiare che i nati del segno sono in grado di gestire e manipolare.

Tuttavia, trattandosi di un segno più reattivo che attivo, l’azione è spesso frutto di una sollecitazione esterna, spesso di una provocazione: per esempio, se si sentono sfidati o se la dimensione dell’intimità viene minacciata, potrebbero reagire erigendo mura di silenzio inespugnabili, impedendo di fatto ogni azione dell’avversario e costringendo la lotta a una situazione di stallo forzato.

Questa proverbiale tenacia nel circoscrivere confini impenetrabili permette ai nati del segno di rivestire il ruolo di protettori e di difensori di ciò che ruota al concetto di intimità: la propria privacy e quella della propria famiglia o di coloro i quali sono considerati parte del proprio clan, anche in assenza di legami di sangue.

Per estensione, la loro azione protettiva e conservatrice è volta a tutto ciò che si riallaccia al mondo delle origini: può essere il proprio passato individuale e il proprio l’inconscio – che possono indagare in attività di meditazione e ricerca interiore oppure nelle vesti di professionisti della psicologia o delle relazioni di aiuto; il passato familiare – il genealogista è un’altra professione tipica del Cancro; il passato di una nazione, di un popolo, di una civiltà – non a caso, tra i nativi del segno, troviamo molti storici, archeologi, collezionisti.

La volontà del Cancro di fare affidamento su una base sicura, sia essa rappresentata da una casa o da una famiglia, rimanda all’idea di delimitare, recingere, porre confini tra interno ed esterno: concetto che ci riporta a quel recinto sacro che nell’antichità rappresentava nei templi l’area rituale ben delimitata e che, nell’ambito della magia cerimoniale, richiama l’azione del tracciare il cerchio al fine di proteggere l’incolumità del mago da malevole interferenze esterne. Lo stesso concetto di casa – luogo sacro del Cancro – come spazio delimitato da confini tracciati da un cerchio che chiude e delimita lo possiamo ritrovare nell’arabo dār دار uno dei termini che indica la “casa”, la cui radice da-wa-ra دور significa letteralmente “muoversi in circolo”.

Il compito del Cancro dunque non è soltanto quello di recingere in senso fisico ma anche quello più concettuale di preservare la sicurezza, l’incolumità e la purezza originaria dalle intrusioni esterne, attraverso il potente mezzo della memoria e degli strumenti di registrazione come la scrittura, la narrazione, la collezione.

È grazie alla cura del Cancro, alla sua tenacia e al suo marziale senso di difesa e protezione che il passato, coi suoi ricordi, le sue vestigia, i suoi segni e le sue creazioni, possono essere tramandati ai posteri ed essere così consegnati all’immortalità.