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ASTROLOGIAFrancesco FaraoniIndagine Astrologica

Maria Antonietta: la sua morte alla luce dell’Astrologia

Il 16 ottobre 1793, la vedova del re di Francia Luigi XVI venne portata su un carro scoperto per le vie di Parigi. Era malata e magra, perché da settimane rifiutava di mangiare. La notte prima le avevano tagliato i capelli e quel giorno al posto dei vestiti sgargianti per cui era famosa in tutta Europa, indossava una cuffia bianca e una semplice veste grigia. Proprio i suoi presunti vizi ed esagerazioni hanno portato il lungo logorio della sua fama e amabilità tra il popolo, lo stesso che ha voluto la sua morte. Dopo aver sfilato in mezzo alla folla che le gridava ingiurie, venne fatta scendere a Place de la Révolution, oggi Place de la Conocorde, e intorno a mezzogiorno venne ghigliottinata. (Fonte incipit ILPOST.it)
Ho così fatto una piccola ricerca soffermandomi sulla carta di nascita della regina, con particolare osservazione della Casa Otto luogo della morte, per capire se il suo grafico in qualche modo potesse “presagire” una morte così violenta, triste e brutta.
Intanto osserviamo che il timoniere è la LUNA nel segno bilancia, ci sono due aspetti evidenti da parte del governatore dell’oroscopo, gli unici: un aspetto di quadratura a Marte (in ascendente e in caduta) e un aspetto di quadratura a Saturno ( in casa otto e nel suo domicilio). La Luna è assediata dai due malefici. Soffermandomi solo sulla casa otto Saturno qui posto non conferisce grandi possibilità intepretative: anche perché in aspetto a Marte e al governatore dell’ascendente rende la vita fragile e la morte è vissuta con dolore, sofferenza, privazione.
Dice Ermete Trismegisto “Se Saturno è signore dell’ottavo luogo e l’osserva uccide a causa dell’acqua o in terra straniera, segnatamente se è afflitto in segno umido o non proprio; se è in segno terrestre, uccide sui monti. Si deve in generale osservare in quale segno è posto l’astro che signoreggia l’ottavo luogo, poiché la qualità della morte ha simiglianza con esso” specialmente l’ultima parte “ha somiglianza con esso”….
… osservo che il Capricorno è considerato un segno mutilato, metà capra e metà pesce: questa “mutilazione” fa inevitabilmente pensare alla modalità della sua morte, la decapitazione. Sempre Ermete Trismegisto dice su Saturno in casa otto in una nascita notturna: “… in questo luogo, fa i decaduti, coloro che soffrono di malattie consuntive, che hanno cattiva morte…” la Regina è letteralmente “consunta” nella sue ultime giornate di vita, si lascia andare alla fame e non mangia più, ha avuto una morte cattiva (indiscutibile) inoltre è decaduta…. in questo caso nel senso della sua regalità un tempo temuta e venerata, poi tristemente svanita. Saturno in casa otto è anche nei termini di Marte, il che rafforza il ruolo di Marte in Ascendente, forte nella casa angolare e dunque rafforzato è il valore di caduta di Marte… direi sibillino quel Marte: occupa la casa uno vista da molti autori in analogia alla Testa, un Marte in caduta, come a richiamare idealmente “la caduta della testa” per decapitazione.
Significativo il fatto che Marte-Saturno sono accentuati nella loro funzione dalla Luna in Bilancia in aspetto ad essi, proprio nella casa cinque luogo delle attività ludiche ed edonistiche come a dire, quasi profeticamente “i tuoi piaceri e le tue fortune saranno il motivo della tua morte”: il segno della Luna, in aspetto a Marte e a Saturno, è l’esilio di Marte e l’esaltazione di Saturno. Una figura chiusa veramente brutta!
Le grandi fortune almeno nella prima parte di vita di Maria Antonietta sono ben suffragate da Giove e Venere in casa cinque, qui ci troviamo nella casa di gioia di venere e la presenza anche di Giove rafforza la possibilità di una vita caratterizzata da tanti vantaggi e possibilità: in linea generale Trismegisto dice
“Quando Giove o Venere sono qui presenti e hanno signoria o sulla sorte di fortuna o sull’oroscopo, chi nasce ha un comando sul popolo, segnatamente se Venere”
ma ci sono delle condizioni da rispettare. Qui Giove e Venere hanno sicuramente conferito grandi fortune… ma che sono poi state la disgrazia di Maria Antonietta: notiamo infatti che Venere è in esilio, governa la V ed è praticamente bruciata eccessivamente dal Sole! Fortuna si… ma che si pagherà a gran prezzo.
Il diritto alla regalità e ad una vita di agi e ricchezza è conferito dalla Luna che quando è in casa cinque “fa nascere persone piene di grazia e favori. Fa coloro che hanno autorità, che sono prosperi, illustri, che hanno una presidenza, che hanno vantaggi e beni dai genitori” (in nascita notturna) dice Trismegisto ma aggiunge “a condizione che non sia testimoniata da Saturno o da Marte”. In questo caso è evidente che Maria Antonietta è nata nell’atmosfera che la Luna in casa cinque in una nascita notturna conferisce notoriamente, tuttavia poiché la Luna è “afflitta” da aspetti difficili di Marte e Saturno, e si trova in un segno disposto da Venere (in esilio e bruciata) e in un segno che rappresenta l’esaltazione di Saturno (in casa otto e in domicilio) e l’esilio di Marte (in casa uno e in caduta e disposto dalla Luna governatore dell’oroscopo) intende anche rappresentare la frugalità del benessere e la sua transitorietà…. grandi ricchezza, grande nobiltà che saranno tuttavia motivo della propria condanna a morte!
E se questo non dovesse bastare.. osserviamo che la casa otto è in un grado di esaltazione, il suo Almuten è Marte che ci riporta al punto di partenza: alla sua caduta, in una casa in analogia alla testa, un Marte avvilente e intriso di lento logorio, la testa che cade a segnar la fine di una vita inizialmente regale, pregiata, fortunata, e che si è poi conclusa in modo così triste e violento.

Processo e morte
TRATTO DA WIKIPEDIA

Maria Antonietta condotta alla ghigliottina, dipinto di William Hamilton (Museo della Rivoluzione francese).

Nonostante non avesse ancora trentotto anni, Maria Antonietta apparve in tribunale notevolmente invecchiata e irriconoscibile; evidenti erano: il fisico esile, capelli bianchi e viso emaciato. Il 14 ottobre, portata davanti al Tribunale rivoluzionario, venne paragonata alle malvagie regine dell’antichità e del Medioevo: l’accusa la volle presentare come la responsabile di tutti i mali della Francia, sin dal suo arrivo nel paese. Le vennero mosse fondamentalmente tre accuse: «esaurimento del tesoro nazionale», «intrattenimento di rapporti e corrispondenza segreti» con il nemico (l’Austria e i filomonarchici) e «cospirazioni contro la sicurezza nazionale ed estera dello Stato». Era evidente che la donna veniva processata per alto tradimento.

I testimoni erano quarantuno ed erano stati tutti prodotti dall’accusa perché denigrassero Maria Antonietta, che venne accusata di complotti d’assassinio, falsificazioni di assegnati, proditoria rivelazione di segreti ai nemici francesi.

Maria Antonietta condotta al patibolo. Schizzo di Jacques-Louis David.

Il principale avvocato difensore di Maria Antonietta fu Claude François Chauveau-Lagarde (1756-1841), ex legale dell’assassina di Jean-Paul Marat, Charlotte Corday, e in seguito di altre due donne celebri accusate, Manon Roland e la sorella del re, Madame Elisabeth, nonché altre vittime dei giacobini. Chaveau-Lagarde era un ex membro riformatore degli Stati Generali, divenuto ferocemente avverso ai giacobini ma che riuscirà a scampare al Terrore, nonostante fosse entrato nel mirino dello stesso Marat.

La regina stessa si difese con vigore e non venne mai sorpresa a mentire o contraddirsi. Il deputato Jacques-René Hébert presentò alla corte un’accusa di incesto contro Maria Antonietta, che le sarebbe stata intentata da suo figlio, che aveva allora appena otto anni. La regina rimase impassibile, sino a quando non le fu nuovamente domandato di rispondere. Visibilmente agitata, alzandosi in piedi, esclamò: «Se non ho risposto, è perché la Natura stessa si rifiuta di rispondere a una simile accusa lanciata contro una madre! Mi appello a tutte le madri che sono presenti!». La regina ebbe l’appoggio delle popolane presenti in sala e il processo si fermò per dieci minuti; fu chiaro che in quell’istante l’accusa si era spinta decisamente oltre. Quando Maximilien de Robespierre seppe di questo episodio, maledisse Hébert per aver concesso alla regina il suo “ultimo trionfo pubblico”.

Charles-Henri Sanson brandisce la testa di Maria Antonietta alla folla (Museo della Rivoluzione francese).

Alla fine del processo l’ex-regina sperava di essere estradata nella sua natia Austria, ma la successiva lettura di sentenza di morte infranse ogni sua speranza. Era sicura di non aver commesso i crimini dei quali era stata accusata, poiché aveva solo cercato di salvare la monarchia come l’aveva sempre concepita, ma ciò era considerato alto tradimento per la repubblica francese. Tuttavia, il suo era chiaramente un processo farsa, visto che il verdetto era già stato deciso in precedenza e la giuria la condannò all’unanimità alla pena di morte. Maria Antonietta ascoltò la sentenza senza proferire parola. Nella cella le vennero date le cose necessarie per scrivere il proprio testamento, una lettera rivolta a Madame Elisabetta, ai suoi figli e a tutti coloro che ha amato: «È a voi cara sorella che scrivo per l’ultima volta, sono stata condannata a una morte terribile destinata solo ai criminali, andrò a raggiungere vostro fratello, come lui innocente. La cosa che mi rattrista è quella di lasciare i miei figli, sapevate che vivevo solo per loro, che mio figlio non dimentichi le ultime parole di suo padre e che non cerchi di vendicare la nostra morte. Avevo degli amici; il solo pensiero di separarmi da loro mi spezza il cuore conserverò il vostro ricordo fino all’ultimo. Vi abbraccio con tutto il cuore così come abbraccio i miei cari adorati figli; mio Dio quanto è straziante doverli lasciare per sempre. Addio, addio».

La mattina del 16 ottobre, Maria Antonietta, alla quale era stato vietato di vestirsi di nero, indossò un abito bianco: nessuno ricordava che, un tempo, il bianco era il colore del lutto per le regine di Francia. Successivamente Charles-Henri Sanson, il boia, dopo averle tagliato i capelli fino alla nuca, le legò le mani dietro la schiena. L’ex-regina fu portata fuori dalla prigione e fatta salire sulla carretta dei condannati a morte; ella sperava di poter godere dello stesso trattamento del marito, ovvero quello di essere condotta sul patibolo in una carrozza coperta, ma purtroppo non fu così e la folla si accanì su di lei ricoprendola d’insulti e minacce. Ridotta ormai all’ombra di se stessa, seduta impettita con le mani legate dietro la schiena, i capelli tagliati rozzamente e uno sguardo immobile e iniettato di sangue: così Jacques-Louis David, a quei tempi giacobino e in seguito pittore di corte di Napoleone Bonaparte, ritrasse la regina in uno schizzo.

Arrivata in Place de la Révolution, salì rapidamente i gradini del patibolo. Si racconta che involontariamente pestò un piede del boia, al quale disse: «Pardon, Monsieur. Non l’ho fatto apposta», e il boia la perdonò. Alle 12.15 la lama cadeva sul suo collo. Il boia prese la testa sanguinante e la mostrò al popolo parigino, che gridò «Viva la Repubblica!».