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Anna Elisa AlbaneseASTROLOGIAIndagine Astrologica

Energie vitali ed energie mortifere | Anna Elisa Albanese

Ci sono persone che si muovono andando verso energie vitali e altre dense, a tinte più torbide e attratte da energie mortifere; e questo è un fatto che comincio ad avvertire in maniera sempre più tangibile sulla pelle. Lo so è una frase pesante, ma cercherò di spiegarmi meglio. Noi siamo lunione e lalternarsi sempre in movimento, tra questi due istinti, così chiaramente definiti dalla psicologia del profondo, come istinto di morte e istinto di vita – Eros e Thanatos. Davvero il solo scopo delluomo è trarre un piacere personale da ciò che fa? La vita delluomo tende al soddisfacimento del piacere, come supposto dalla Teoria della Libido, o tende alla distruzione del suo essere, allannullamento del Sé?(Sabina Spierlein, studio sulla pulsione di morte).

Noi viviamo percorrendo il crinale di questi due estremi al confine tra il perderci, il ritrovarci e il dissolverci … soprattutto in quei meccanismi profondi che sono gli attaccamenti primari – madre è uguale a vita e quindi ha anche potere di morte – e da adulti nellintimità affettiva ed erotica. Tutti noi abbiamo momenti più impulsivi di istintualità, cieco bisogno e paura regressiva e altri invece più sani e costruttivi, orientati alla costruzione del futuro e alla fiducia. Sappiamo bene quali sono i “luoghi oscuri” in cui sappiamo esattamente che non stiamo alimentando la nostra parte più bella, sana e pura perché abbiamo bisogno di stare lì nel nostro fanghetto rigoglioso e dissolverci.

Le energie mortifere a cui faccio riferimento è quando siamo dominati, in maniera costante e non alternata, dallatteggiamento del tipo distruttivo implosivo, ma senza che ne siamo direttamente consapevoli. Una spinta a distruggere invece di costruire, una spinta alla dissoluzione invece che all’essere.

Mi ritrovo a volte come per chi smette di fumare o per un ex alcolista che non può sentire più odore di alcol o sigarette, ad annusare questa energia – sia in me quando mi ritrovo mio malgrado immersa – sia negli altri. A sentirla proprio come alone nellaria, ma solo perché la conosco bene. La mia parte auto sabotante non ha mai ecceduto visibilmente in scelte estreme di autodistruzione (tipo droga alcol psicofarmaci o eccessi), semplicemente era unenergia sotterranea rivolta allinterno di me stessa invece che nel mondo. La mia energia vitale per tutta ladolescenza e ancora molti periodi della piena gioventù, non esisteva del tutto. Possiamo chiamarla depressione, blocco energetico, stanchezza esistenziale, apatia, malessere, ma tant’è che è stato come camminare nelle sabbie mobili o nella nebbia fitta per anni. Era come vedere delle braci nere, spente. La vita forse vi ardeva sotto, non si era spenta del tutto, ma quello che ricordo era solo terra bruciata e incolta. Solo a posteriori posso vederlo, a quel tempo, per me, quella non-vita, era la normalità.

Ho notato che persone con Temi Natali con congiunzioni molto strette di Sole Plutone o Luna Plutone, (ma anche aspetti dissonanti di opposizioni e quadrature di Plutone soprattutto ai due Luminari), attivano la spinta verso il nero della vita, anche se a lungo inconsapevole, forte e insistente, ma sorda alla coscienza. Si deve passare di lì come una strettoia obbligata come attraverso le desolate Terre di Smaug nel Signore degli Anelli. Questa disperazione va attraversata fino in fondo, per andare scoprire ciò che vi si annida al di sotto. In genere una potentissima energia di vita rimasta compressa e inesplorata, un potenziale creativo immenso: il tesoro luminoso.

Plutone che tocca i due luminari Sole e Luna-  è paragonabile a un ombra nera che non ha illuminato ma coperto, e non ci ha permesso di sapere e poter vedere quella luce in noi – le luce del valore dell’esistere solamente. Una specie di coltre spessa, che noi indossiamo come un vestito senza vederla ma ne siamo intrisi, spesso con emozioni forti di colpa, risentimento e rabbia, che non riusciamo a comprendere. Plutone, archetipo per eccellenza di ciò che è occulto o occultato alla coscienza, simbolo del regno di Ade e dellinconscio, non ci può dare vita da subito, almeno non prima di farci conoscere un altro aspetto complementare e legato a doppio filo ad essa: la morte”.

 

Le persone con un forte Plutone nel Tema, tanti elementi Scorpione, o Casa VIII affollata, è come se dovessero ripartorirsi nel corso della loro vita, fare proprio un atto di nascita volontario, scoprire con un sacro rito, il loro fondamentale e spesso negato, diritto alla vita! Per rendere questo consapevole è stato necessario il passaggio nel rischio di perdere questultima – la vita! – Come il sentirsi al limite del baratro, improvvisamente ci mette in contatto con la terra sotto i piedi, l’emozione forte è l’unica che permette di sentire.

Quando si è venuti al mondo forse non ci è stata poi restituita quella stessa vita, che abbiamo cercato a lungo negli occhi di ciò che rappresentava la vita per noi i nostri genitori ed è come se la stessimo ancora attendendo. Come i vampiri che tanto affascinano la letteratura, si è stati tra la vita e la morte. Così sono spesso gli individui fortemente Plutonici, che si portano al limite di sopravvivenza psichica, a volte anche fisica, delle loro esistenze, (che per molto tempo imputeranno a cause esterne sfigate e dolorose), e saranno costretti a compiere una catarsi e una totale trasformazione interiore, per andare a ripulire innanzitutto energie che non sono le proprie, ma in cui si è confusi e sostati a lungo.

 

Ci vuole molto tempo prima essere in grado di vedere, accettare e riconoscere da quali delle due figure di riferimento provenisse questa ombra trattasi di depressione, violenza psichica, manipolazione o perdita e a volte anche decesso prematuro di padre (Sole) o madre (Luna), dovremo imparare che non rappresenta la realtà ultima. Noi abbiamo cercato la luce della vita negli occhi di chi ci ha generato, ma allora non labbiamo potuta contattare, perché al suo posto abbiamo riconosciuto Ade/Plutone. Anche da adulti cercheremo negli occhi di chi amiamo quello stesso Plutone mortifero, manipolatorio e anche tanto affascinante, tramite cui abbiamo sperimentato noi stessi la prima volta. Avremo esperienze che ricalcano questa atmosfera, guerre di potere con il partner, amore e odio, sentimenti ambivalenti, scontri emotivi in cui testarci ogni volta e attirare o provocare sfide e giochi al rialzo. Fino a quando? Forse fino quasi a lasciarci la pelle del nostro cuore.. o fino alla comprensione del vedere con chi ancora ci stiamo misurando, noi stessi? Per testare il nostro valore non riconosciuto?

Quando inizia quanto processo di comprensione, non dovremo prendercela con chi ci ha generato, o con la persona della nostra vita attuale che abbiamo trasformato in nostro aguzzino. Diviene in verità rilascio di fatiche, un lutto liberatorio e un lasciare andare ciò che non è stato né più sarà, anche se continuiamo a ricrearlo nel nostro presente, sperando di cambiarne le sorti e il finale. Ne usciremo a pezzi anche da adulti, perché è noi stessi che dovremo mutare.

Se abbiamo respirato l’energia di Plutone da nostro madre o padre, non è stata colpa loro, lastrologia ha limmensa magia di mostrarsi ciò che cera e che abbiamo avuto a disposizione, che andrà trasformato e reso consapevole. Plutone, non è solo morte, anzi, diventa potere personale attivo nella nostra vita adulta, Daimon (come ci racconta Hillman), immensa profondità e capacità di sopravvivenza e rigenerazione. Andare a rielaborare con onestà le verità i fatti della nostra storia personale, porta a non sentirci più in balia e impotenti rispetto alla vita. Spesso Plutone nelle sue manifestazioni ancora non riconosciute ci fa sentire totalmente impotenti e sotto schiaffo dalla vita. Invece, il processo di risoluzione inizia quando iniziamo a vedere semplicemente i nostri genitori come esseri umani, senza più rabbie del bambino ferito. Genitori, che in quel tempo lontano, quando eravamo al massimo del nostro furore vitale nello scoprire il mondo, erano in uno stato plutonico, quindi di depressione a loro volta, o non risolto, e non hanno potuto riconoscere in noi la vita.

Non hanno potuto rispecchiarci in modo costruttivo. Non ne erano in grado. Erano loro stessi in balia della loro esistenza o di problemi e dolori più grandi di loro.

L’energia di Plutone si manifesta nascosta nelle piccole cose (nelle grandi e nel male manifesto siamo tutti bravi a vederci chiaro), si annida negli atti mancati, nelle scelte di andare in una strada piuttosto che nellaltra, nella chiusura negativa rispetto a una proposta luminosa e creativa, non perché si ha davvero scelto che non ci interessa, ma perché sotto si muove una forza sotterranea che teme di perdere il controllo di ciò che conosce da sempre. Spesso Plutone, truffaldino è difficile da acciuffare, l’ombra si annida dove più forte è la luce.

Il Plutone distruttivo e fuorviante che agiamo su noi stessi è quello che dovremo andare a vedere, prima di sentirci ogni volta in balia di cattivi o manipolatori o narcisisti là fuori nella vita. Perché non abbiamo visto chiaro? perché abbiamo a che fare con qualcosa che tocca quelle corde lì?

Chi c’è dietro quella figura che abbiamo attirato? Un genitore da cui non siamo stati visti, qualcuno che non siamo riusciti a cambiare? Evidentemente qualcosa nel nostro presente ha potuto attecchire perché l’abbiamo ancora fatto entrare noi, altrimenti saremmo stati noi in grado di proteggerci. Saremmo stati noi a scegliere la luce piuttosto che Dracula.

Dracula di Bram Stoker

 

Conosco il fascino di quellombra, di cui ci sentiamo prede innocenti e ingenue, senza nessuna responsabilità in merito. Sento tanti racconti di storie distruttive in cui si è dentro fino al collo, ma di cui la persona allinizio non si era accorta. Non ci siamo accorti perché eravamo distanti da noi stessi e la nostra anima. Eravamo attratti da qualcosa di noi che dovevamo scoprire. “Io ce la farò. Io sono più forte di lui. Io non cederò mai. Io non lo chiamo dovrà farlo lui e a quel punto lo lascerò io.  Sono le frasi dette spesso sotto lincantesimo di  un transito di Plutone, in cui in genere si gioca una battaglia allultimo sangue.

Una battaglia di potere non di amore.

Una battaglia in cui stiamo giocando ancora con il nostro genitore mancante che ci ha fatto sentire impotenti nello stesso modo, di cui riconosciamo le ombre ed è per questo che lamore è così familiare, forte e seduttivo. Non ce labbiamo fatta nellinfanzia con nostro padre o madre, in cui siamo usciti con le ossa rotte (e labbiamo scordato), e così ci riproviamo da adulti per vincere la battaglia persa allora.

In genere ne usciamo allo stesso modo, distrutti, ancora più cinici e arrabbiati con il mondo, perché ci siamo messi in una battaglia già persa in partenza. Un rapporto morto prima di nascere, e se ci interroghiamo onestamente, vedremo che lo sapevamo fin dallinizio.

E ne parlo ora, io che sono stata tanto e più volte nella ia vita, in queste battaglie tra vita e morte; ho una Luna Plutone da manuale, unAscendente Scorpione e una Venere in VIII Casa che mi hanno traghettato per bene laggiù, e a posteriori ricordo ad uno ad uno i miei amori ostinati e i miei alibi sabotanti, le mie implosioni emotive nella rabbia e nel risentimento, nella colpa e nellarresto di ogni eventuale possibilità di prendermi cura di me stessa.

Per questo ora lo vedo così spesso negli altri, e anche in me ancora a tratti esce perché non cambiamo mica tutta la nostra pelle in una vita sola, ma quello che mi fa male, è vedere che spesso ci possono volere anni e anni.. e possono tutti dirti qualsiasi cosa per aiutarti, ma se tu vuoi essere la sposa e sposo di Plutone e consacrarti a lui invece che alla vita, nulla potrà farti cambiare idea se non forse toccare il fondo, rischiare di morire psichicamente – e a volte non solo – e ripartire da capo. Dopo lennesima morte.

Il non accorgersi di essere partecipi attivi a questo sodalizio, anzi strettissimo matrimonio con loscurità della vita, è una dei dolori più sordi e duraturi che possiamo perpetuare. Occorre andare fino in fondo nelle zone remote del nostro essere e interrogarci: a cosa stiamo dando da mangiare dei nostri due poli interiori? AllAngelo o al Demone? Quale energia stiamo alimentando? 

La rabbia verso il passato (purtroppo spesso inconscia), la vendetta, lautocommiserazione passiva, oppure lo sforzo di andare dove ci è più difficile, lontani da ciò che conosciamo, le sicurezze, la zona di confort è la strada più ardua ma anche il bagliore forte e saldo dellautostima dellessersi rispettati forse per la prima volta.

Fa gola sfidare sempre la vita, ci si abitua alle emozioni forti e le tenue non le si sente nemmeno più, abituati al sangue e alla ferite, non sappiamo dire banalmente No graziee ritirarci dalla battaglia. Crediamo sia una sconfitta, invece è qui nascosta tutta la saggezza, ma ognuno ci deve arrivare con i suoi tempi, e forse si chiama anche passione di gioventù ed è necessaria, come in tutti i romanzi di formazione.

Come le storie di disintossicazione dalle dipendenze, anche soffrire è una dipendenza, ed è un percorso lento distaccarsene, occorre iniziare a compiere il primo passo di guarigione e poter accorgersi che si può dire di No. Che possiamo mollare il colpo e lasciar perdere, e uscire dalla fanghiglia dellimpotenza o del sentirci schiacciati. Non è facile distinguere il confine e il crinale di quando ci tradiamo o di quando diamo carburante alle nostre parti ombra che si cibano di ossessioni irrisolte invece di creare armonia e volerci solo più bene. Invece di vedere la bellezza e cercarla anche per noi.

Plutone è così attratto dalle ombre che conosce, che alla fine ci si affeziona. Occorre lasciarle indietro, non coltivarle. Occorre un abbandono consapevole verso persone, relazioni malate, pensieri neri e sarà come staccare un pezzo della nostra carne. Ci eravamo così allenati alla fine a dare carburante alla distruzione, che il resto non lo conosciamo neanche. ll resto pare insulso e insapore.

Per anni ho camminato con il viso serio e gli occhi tristemente rivolti verso il basso, come se là fuori nel mondo e nel mio futuro, non ci fosse niente ad aspettarmi. Niente che potessi stupirmi o scuotermi. E così è stato per anni. Non vedevo oltre il mio naso. Ho dovuto cambiare sguardo per accorgermi della vastità della vita ed è per questo che quando ho accanto qualcuno con gli occhi ciechi che vede solo il suo girone dellinferno, allinizio mi arrabbio ancora molto. Poi mollo. Poi smetto di arrabbiarmi perché chi sono io per tirarlo via da lì? Nessuno può aprirti gli occhi se tu non vuoi. Non c’è verso. Sono stata ripiegata nelle ombre per tanto tempo e sicuramente ancora i veli dagli occhi dovranno ancora progressivamente cadere, ma una cosa so, che quando si inizia a farlo il processo è irreversibile. Più respiri aria respirabile più ne vuoi ancora, più semini dentro di te bellezza più ti accorgi da subito se qualcosa o qualcuno tenta di macchiarti e ributtarti di sotto dallinferno dal quale sue uscito.

Per questo quando inizi ad amare il cammino insegnato da Plutone, vorresti che anche altri guardassero verso il cielo e iniziassero a sentire che è vero, la vita c’è, è poco più in là da dove si è partiti inizialmente e bisogna consapevolmente andarsela a prendere, ma c’è ed è tutta intorno. In piena scelta ad ogni minuto della nostra giornata possiamo percorrerla.

Noi soli possiamo scegliere se dare ascolto a energie vitali o energie mortifere.

Io ormai personalmente mi accorgo e fiuto come un segugio chi è totalmente immerso in questultime. Cerco di accorgermi se per caso questa cosa viene riconosciuta o se la persona vuole rendersi responsabile di questo, però poi se non lo vede, non vuole farlo o non sente necessario il cambiamento per la sua vita, non importa, non insisto, semplicemente lascio perdere e mi avvio da unaltra parte.

E il non voler più cambiare laltro a tutti i costi, ma saper di poter cambiare la nostra relazione o non-relazione con esso, è uno dei più grossi insegnamenti che Plutone possa fare a un essere umano.

Immagine di Galleria | Credit | Egon SchieleMorte e ragazza, 1915-16

ASTROLOGIAFrancesco FaraoniIndagine Astrologica

Questione Plutone: bistrattato e troppo inflazionato. Un mio ragionamento.

Plutone è stato scoperto nel 1930. Arrivo subito alla questione, non è considerato un pianeta attendibile nel linguaggio astrologico, perché la sua orbita è troppo amplificata, il pianeta è troppo lontano, è definito sasssolino da alcuni astrologi mentre altri lo enfatizzano per qualsiasi situazione, ogni disastro è ricondotto a Plutone. Nel video spiego il mio punto di vista, che qui ora riporterò anche in un breve ragionamento scritto.

PLUTONE se lo riconduciamo ad una energia divina richiama l’aspetto più oscuro di Dio, un aspetto di nascondimento e di mistero. Il culto di Plutone è poco documentato, le rare fonti che troviamo ci raccontano di templi isolatissimi e inaccessibili, la venerazione alla divinità si faceva di schiena, ovvero evitando di guardare l’effige e l’icona della divinità direttamente, perché si riteneva fosse una energia potente, oscura e devastante, nel bene o nel male la sua oscurità incuteva paura, quindi la venerazione a Plutone-Ade era molto particolare. Dal punto di vista astronomico, l’orbita di Plutone lo porta a interagire con la nostra eclittica solamente per una trentina d’anni. Poi ci sono lunghissimi periodi in cui il pianeta è lontano dall’eclittica. E’ accettato da tutti il fatto che l’astrologia si basa sull’osservazione e lo studio dei fenomeni che avvengono lungo l’eclittica, quello spazio di cielo in cui si compie il movimento (apparente) del Sole. Tutto ciò che avviene in questa fascia celeste è rilevante dal punto di vista astrologico.

Considero personalmente rilevanti tutti quei corpi che interagiscono con l’Eclittica quindi gli elementi del cielo dentro l’eclittica hanno un valore simbolico e di influenza energetica e simbolica. Plutone ciclicamente interagisce con l’eclittica terrestre, ma ci sono anche lunghi periodi in cui non lo fa. Rispetta in un certo senso il comportamento mitologico della divinità: Plutone Ade è confinanto nel suo regno, lontano dai mortali, è assente, una divinità non presente nelle faccende dell’uomo. Tuttavia sporadicamente riemerge dal suo regno e appare nel mondo quando lo fa è per rapire, distruggere, rompere, sovvertire, quindi la sua energia è sempre potente e sferzante.

Come ho dimnostrato nel video, tutte le volte che Plutone ha interagito con l’eclittica terrestre, nel mondo eravamo in momenti storici delicati, che segnavano cambiamenti di paradigmi culturali e sociali delicatissimi: anche se Plutone è stato scoperto solo nel 1930, possiamo condurre lo studio dei sui transiti anche prima del 1930 come hanno fatto molti astrologi noti come Andrè Barbault che per studiare l’energia di Plutone lo ha osservato anche in periodi storici in cui non era stato ancora scoperto come pianta.

Riporto le più recenti cicliche di Plutone, cicliche eclittiche che significano Plutone che interagisce con l’etlittica terrestre, ovvero Plutone che “entra e attraversa” l’eclittica terrestre. Cominciamo sicuramente da FINE 1700: verso il 1750 Plutone comincia ad avvicinarsi all’eclittica terrestre, dal 1750 al 1780 circa attraversa l’eclittica, è il periodo più forte di quei secoli perché comincia la Guerra dei Sette Anni nel 1756, la Rivoluzione Americana nel 1775 la Rivoluzione Francese 1785. la Costituzione Americana 1789. Insomma Plutone ha interagito con l’eclittica terrestre nel pasasggio tra fin 1700 e inizio 1800.

Poi un lungo silenzio di Plutone di circa 1 Secolo, riemerge dal suo regno verso il 1910 fino al 1950 arco di tempo in cui abbiamo le due grandi guerre mondiali. Di nuovo in un momento storico delicatissimo, per poi ritornare nel silenzio…. si riaffaccia verso il 2000, diventando sempre più intenso, e ci caratterizzerà all’interno dell’eclittica terrestre almeno fino al 2035. Plutone coincide con il crollo delle Torri Gemelle che apre lo scenario al crollo del capitalismo, le guerre in Iraq e le tensioni medio oriente e USa, le Primavere Arabe, la questione multipopolare, la crisi del sistema capitalista ed economica, la crisi industriale, insomma dal 2000 ad oggi come ho spiegato nel video tanti sono gli eventi coincisi con l’interazione di Pltuone all’eclittica terrestre.

Verso il 2035 Plutone comincia ad allontanarsi dall’eclittica e sarà sempre più “nascosto e assente”, fino a quando nel 2130 circa lo rivedremo vicino all’eclittica in un nuovo suo attraversamento.

Questi passaggi che ho spiegato nel video di presentazione a questo articolo, intendono sottolineare che Plutone in effetti non sempre interagisce con l’eclittica, ma quando lo fa ciò che emerge è molto netto e forte. Sono arrivato quindi a comprendere quanto questo corpo celeste debba intanto essere studiato ulteriormente, e di quanto gli venga data troppa enfasi sul piano genetliaco, e poca importanza su quello mondiale. Invece i pianeti generazionali andrebbero studiati proprio per questioni mondiali piuttosto come d’altronde osservava anche Barbault. Sicuramente per i casi individuali Plutone è importante quando è forte  ovvero angolare, e ovviamente deve esserci la condizione di un Plutone “presente” sull’eclittica terrestre.

Nell’immagine che segue potete osservare il mio Plutone in Bilancia, che è lontano dall’eclittica. Nessuno vieta di considerarlo, ma oggettivamente e se dobbiamo essere coerenti con il linguaggio astrologico, il pianeta non interagisce con l’eclittica, è troppo distante dal luogo in cui avviene il moto apparente del sole, luogo che è matrice solare e vivente di estrema importanza per l’astrologia. Gli approcci odierni per le stelle fisse, per esempio, danno molta importanza alle stelle fisse in relazione all’eclittica. Se una stella fissa non si trova dentro l’eclittica il suo rapporto con gli altri pianeti non viene considerato “forte”. Così anche per i corpi celesti, Plutone per essere rilevante deve trovarsi all’interno dell’area dell’eclittica terrestre.

 

Sul piano invece interpretativo, a Plutone è stato dato il domicilio dello Scorpione quindi ha la natura di Marte. Per deduzione, la natura scorpionica come primo domicilio rende il pianeta umido e freddo, la sua ricorrente assenza rispetto all’eclittica lo rende un pianeta nascosto, subdolo, sotterraneo, imprevedibile e quindi quando emerge sull’eclittica è da considerare come molto potente e destrutturante. Nel video di presentazione, troverete ulteriori approfondimenti.

 

ASTROLOGIAElena LonderoIndagine Astrologica

L’oltretomba tra mito e astrologia | Elena Londero

Elena Londero è laureata in lettere moderne nell’indirizzo storico-artistico, presso l’Ateneo di Trieste.  Dal 2000 al 2005 ha lavorato nella redazione del settimanale “Il Friuli”, scrivendo principalmente per le pagine culturali del giornale, negli stessi anni è stata caporedattrice per il Friuli Venezia Giulia del sito nazionale di Arte contemporanea www.exibart.com. Dal 2006 dirige una piccola casa di produzione, la Casetta di Marzapane, specializzata in attività cinematografiche nelle scuole dell’infanzia, realizzando con i bambini piccoli film in rima, basati sulle fiabe. Dal 2001 è  iscritta all’Ordine nazionale dei giornalisti italiani, in qualità di pubblicista. Dal 2008 si occupa di astrologia, dopo aver seguito tre anni di corsi organizzati dal Cida a Trieste. Attualmente ha il suo studio di consulenze nella cittadina in cui abita a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Elena ci propone in questo articolo un interessante approfondimento simbolico e mitologico, sul tema dell’oltretomba, sapientemente affrontato in chiave astrologica. Buona lettera!

 

L’oltretomba tra mito e astrologia
di Elena Londero

Il concetto di oltretomba è universale e presente in tutte le epoche e culture. Nella mitologia greca esso prende il nome di Ade o Tartaro, in quella egizia Aaru, Duat o Neterkhertet, Ade anche in quella romana, Inferno, Limbo e Paradiso in quella Cristiana ma, ovviamente, potremmo continuare con le culture sudamericane, aborigene, orientali. Nessuna cultura ne è, infatti, priva. Esso, quindi, è necessario alla stessa struttura psichica della mente umana, un archetipo universale, collocabile in quell’inconscio collettivo teorizzato da Jung e comune a tutti noi, al di là delle epoche storiche e della cultura cui apparteniamo.

In tutte le religioni e società l’oltretomba ha una descrizione fisica precisa ed accurata. Esso può essere collocato su un’isola, nelle profondità del sottosuolo, in una precisa porzione di cielo e firmamento. Di solito, queste differenze sono in stretta correlazione con le conoscenze geografiche e cosmologiche del popolo che lo ha concepito. All’oltretomba si contrappone sempre e nettamente il mondo dei vivi, a cui esso è inaccessibile, severamente vietato, chiuso. Frequente è la presenza di uno o più guardiani che controllano che questa rigida regola non sia infranta, così come la presenza di un fiume spesso segna il limite tra il mondo dei vivi e quello degli inferi, limite che non può essere mai superato (pensiamo all’Archeonte dell’Eneide di Virgilio, poi presente anche nella Divina Commedia di Dante, ma citato pure nell’Interpretazione dei sogni di Freud). Solo dopo la propria morte, infatti, sarà possibile accedere oltre quella soglia, per recarsi nell’oltretomba.

Eppure, in ogni epoca e cultura vi sono state delle straordinarie eccezioni a questa rigida regola d’inviolabilità, miti in cui qualcuno ha potuto avere accesso oltre la soglia della vita e, in chiave psicoanalitica, della coscienza e della necessità di confrontarsi con il proprio lato più oscuro ed inconscio. Spesso a compiere tale passaggio è una figura femminile, sulla quale la discesa agli inferi avrà sempre un’azione trasformatrice profonda e definitiva. Fra i più lontani miti di questo tipo abbiamo quello di Inanna, antichissima dea sumera della fertilità e dell’amore, la cui storia è narrata in alcune tavolette ritrovate alla fine dell’Ottocento in un sito archeologico di Nippur, nell’odierno Iraq. È il racconto mitico più antico che possediamo e indica chiaramente come le più lontane civiltà mediorientali fossero governate da donne, in un’epoca quindi ancora matriarcale, precedente alla fase patriarcale che le avrebbe poi cancellate per sempre. In epoche ancor più lontane ed antiche, la Grande Madre era una madre fallica, una divinità autofertile che, da sola, alimentava l’eterno ciclo biologico e simbolico della morte e della rinascita. Il mito sumero di Inanna narra di come essa scese nell’oltretomba accompagnata dalla fedele ancella Ninshubur, incontrando come primo filtro a tale discesa il custode Neti, a cui dovette spiegare il motivo del suo viaggio, ovvero l’andare in visita alla sorella Ereshkigal – signora del regno dell’oltretomba – per porgerle le condoglianze dopo la morte del marito. Il passaggio le venne concesso ma, per giungere dalla sorella, dovette prima spogliarsi di tutti i suoi abiti e, simbolicamente nuda, superare ben sette porte prima di accedere agli inferi. Ugualmente, per questo oltraggioso accesso nel regno inviolabile ai vivi Inanna fu  condannata a morte dai giudici degli inferi. La sua fedele ancella, però, convinse il dio Enki ad aiutare la sua padrona. Per farla tornare indietro, i giudici però pretesero che Inanna scegliesse un vivente da sacrificare, che prendesse il suo posto nel regno dell’oltretomba. Ella sceglierà il proprio sposo Dumuzi che, in modo irrispettoso, era salito al trono senza portare il lutto convenuto. Le vicende continuano, il mito è lungo e avvincente, alla fine comunque la soluzione sarà che Dumuzi vivrà per sei mesi con la sposa Inanna nel regno dei vivi e per i restanti sei con Ereshkigal, la sorella di Inanna, in quello dell’oltretomba, di cui ella era, come visto, la regnante. Il mito è interpretabile come una raffigurazione dell’eterno ciclo vegetativo della Terra, in cui Dumuzi, dio della fertilità, alterna ad un periodo vegetativo attivo, i sei mesi con Inanna tra i vivi, il lungo letargo invernale (i sei mesi vissuti nell’oltretomba).

Un mito assai simile, sempre rappresentante la ciclicità della morte e della successiva rinascita vegetativa, è quello d Iside ed Osiride, sposi e fratelli, come era consuetudine nella cultura egizia. Iside, abbinabile alla costellazione della Vergine, era la dea della fertilità e della maternità, Osiride il re dell’oltretomba. Essi erano nati dall’unione tra il cielo (Nut) e la Terra (Geb). Anche in una parte di questo mito vi è la discesa agli inferi di Iside, seppur essa non sia una mortale. II mito, oltre ad essere leggibile nei geroglifici presenti nei templi egizi, ci è giunto anche da uno scritto di Plutarco. Infine, una simile alternanza è presente anche nel mito greco di Persefone che, dopo il suo rapimento per opera di Ade, non potrà più tornare alla sua vita precedente, ma otterrà di trascorrere sei mesi nell’oltretomba con il suo sposo e sei mesi accanto alla madre Demetra, nel mondo dei vivi. Persefone farà rifiorire e rinascere ogni anno il suolo proprio nel suo passaggio primaverile sulla Terra. Persefone, nell’oltretomba, dopo il rapimento di Ade, aveva assaggiato un melograno, colpa grave, in quanto la legge degli inferi impone che, chiunque mangi un frutto di questo regno, non possa poi mai più tornare in vita. Persefone, però, ne aveva mangiato solamente una parte, quindi gli dei furono indulgenti e benevoli con lei, lasciandola negli inferi solamente per i mesi corrispondenti al numero dei semi del frutto che ella aveva inghiottito, appunto sei. Il mito di Persefone, in particolare, ci aiuta anche a compiere una lettura astrologica più consapevole del pianeta Plutone (Ade, appunto per i greci). Ade/Plutone prese Persefone con la forza e questo stupro rappresenta simbolicamente una sessualità intensa e irrefrenabile, violenta, che mostra i nostri istinti più profondi e potenti. Essi, anche se censurati e relegati nel nostro inconscio, esistono e Plutone nel nostro tema natale indica come li affrontiamo (segno), dove li esprimiamo (casa) e in che modi essi si manifestano (aspetti del pianeta). Persefone, dea virginale e primaverile sulla Terra, nel mondo dei morti vive la sua sessualità più adulta, realizzando nel contempo anche quel taglio del cordone ombelicale con la madre che è a tutti noi necessario. Quello stesso cordone ombelicale che dà vita e ossigeno ma che, in alcuni casi, può anche strangolare. Persefone vive un’esperienza crudele, il suo rapimento e la propria profanazione, ma tale atto è in qualche modo necessario e segretamente anche desiderato.

Queste intense pulsioni che emergono dal profondo e dall’inconscio sono presenti in tutti noi. Esse non sono mai gestibili dalla nostra coscienza, tantomeno sono cancellabili dalle  regole morali e religiose della nostra epoca. Seppur inconsce, esse esistono, che questo ci piaccia o meno. Per questo i transiti e le progressioni di Plutone sui punti del nostro tema natale operano sempre trasformazioni definitive e per questa loro ineluttabilità possiamo facilmente affiancare a Plutone il concetto di destino (ma anche quello di destinazione, ovviamente).

Come nel mito di Persefone, quando entriamo in contatto con Plutone abbiamo la necessità di trasformarci, di perdere parti di noi stessi per guadagnarne altre, morire per rinascere, trasformandoci profondamente. Ciò che muore di noi dopo un passaggio, un transito di Plutone, sarà simbolicamente morto per sempre. A differenza delle crisi di Saturno o di Urano, in cui pur maturando o rinnovandoci, possiamo poi raccogliere, almeno in parte, i cocci di quanto è andato perduto, dopo un passaggio di Plutone non sarà possibile farlo. Esso nel suo lentissimo movimento (il pianeta ha bisogno di 248 anni per compiere l’intero percorso dei dodici segni) è come una sorta di tritasassi, dal passo quasi invisibile per la sua lentezza, ma il cui passaggio è inesorabile. Tutto questo, spesso si esprime in senso sia simbolico, sia psichico, soprattutto se i suoi transiti partono da case quali l’ottava o la dodicesima. Ricordiamo comunque che Ade è il signore degli inferi, ma anche delle ricchezze e, quindi, spesso la trasformazione e il dolore che ci impone saranno ricompensati da importanti doni.

Nella lettura di un tema natale è particolarmente importante se la Luna entra in aspetto con Plutone. Il nostro archetipo materno, in questo caso, si colorerà di una netta valenza plutoniana. Se gli aspetti sono disarmonici (quadratura, opposizione, ma in questo caso spesso anche congiunzione) ci sarà bisogno di accettare e imparare ad elaborare nel corso della vita la nostra rabbia, in modo da viverla nel modo corretto, senza proiettarla sugli altri e senza renderla distruttiva nelle nostre relazioni più strette. Ricordo che la Luna in un tema natale descrive l’infanzia e la figura materna, non in senso biografico, ma come noi l’abbiamo percepita (appunto, l’archetipo materno). Luna/Plutone descrivono, nello specifico, un archetipo complesso e spesso violento e distruttivo. La madre potrebbe essere stata percepita, da chi ha questi aspetti, come soffocante e dominante. L’aspetto descrive anche madri che legano a sé i propri figli in maniera sottile, ma efficace e manipolatrice. Spesso, più è cupo il nostro archetipo materno più temiamo il destino. Potremmo compiere analisi simili per ogni punto del nostro tema natale in cui Plutone incontra per aspetto un nostro pianeta personale. In sintesi, possiamo dire che il pianeta coinvolto sarà sempre colorato di valenze plutoniane che, come visto, parlano di forze inconsce su cui non abbiamo alcun potere di controllo.

Nelle sinastrie di coppia con un Plutone importante, così come nel caso in cui il pianeta si collochi in settima casa nel nostro tema natale, vivremo relazioni estremamente intense ed appassionate, anche sul piano sessuale, in cui però prima o poi faranno il loro ingresso temi plutoniani quali giochi di potere, manipolazione, tradimento, crisi. Ogni tema ha la sua vita e la sua storia, qualcuno saprà conviverci, magari venendone anche stimolato, per qualcun’altro, invece, sarà difficilissimo farlo. Come sempre, infatti, il singolo aspetto astrologico ha un ruolo relativo, in quanto esso va sempre collocato ed interpretato nell’insieme, sempre unico, del tema natale.

Per concludere, il concetto di oltretomba appare ricchissimo, direi inesauribile, capace di aprire innumerevoli vie di studio in chiave antropologica, astrologica e mitologica. Essendoci occupati molto dell’aspetto femminile nei viaggi nell’oltretomba vorrei ricordare almeno due figure maschili, la prima, ovviamente, è quella di Dante che, nella Divina commedia, discende all’inferno con Virgilio, compiendo un viaggio profondissimo nella mente e nella psiche umana, secoli prima che essa venisse teorizzata ed analizzata dalla psicanalisi. Di Virgilio stesso citiamo poi il suo ultimo poema, che vuole cantare le grandezze di Roma attraverso quelle di Enea, in cui descrive proprio la discesa agli Inferi dell’eroe romano. Enea, con l’aiuto di Sibilla, quando è proprio all’ingresso dell’oltretomba scorge alcune tane, buie e paurose. Esse ospitano le personificazioni mostruose dei mali che terrorizzano da sempre l’essere umano, popolandone gli incubi notturni. Infine, un piccolo gioiello artistico, Il tuffatore di Paestum (480-470 a. C.), la cui bellissima ed elegante figura è colta nel momento in cui, superate le colonne d’Ercole, limite simbolico della conoscenza umana e della coscienza, egli si getta con sicurezza nel mare dell’aldilà, verso uno stato di coscienza inaccessibile ai viventi.

Elena Londero
studio.elenalondero@gmail.com
Cell. 371 4280639

 

Bibliografia
Liz Greene, Astrologia e destino, Armenia editore, 2004.
Vicki Noble, Il risveglio della dea, tea edizioni, 2006.
Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni, Oscar Mondadori edizioni, 2016.
Enciclopedia online Treccani, www.treccani.it.

AstrogenealogiaASTROLOGIARossana Strika

Plutone e il decesso: una scelta di rinascita | Rossana Strika

In questo periodo, grazie all’attuale transito di Plutone in trigono al mio Sole di nascita (già plutonianizzato da una congiunzione radix con Plutone stesso), mi trovo a portare attenzione interiore alle dinamiche che caratterizzano il decesso.

La trattazione dell’argomento morte rappresenta sempre un territorio delicato, dove muoversi con estrema lucidità e prudenza, eppure è intimamente legato alla vita stessa e alla capacità di rigenerazione insita nell’Essere Umano. Morti e rinascite si ripetono ciclicamente nelle nostre vite e  parte fondamentale del nostro percorso è anche saper accettare l’inizio e la fine delle cose. Senza attaccarsi all’idea di ciò che ancora poteva essere o che avrebbe potuto essere, ma che in realtà è solo frutto di un’immagine idealizzata. Senza voler trattenere ciò che vuole andarsene, aprendosi al nuovo inizio cui ogni fine prelude.

Il tema della morte, nel nostro mondo occidentale, rappresenta quasi un tabù, eppure è proprio dalle apparenti morti che già si concepiscono nuove cose. Possiamo considerare la morte in maniera più espansa, disidentificandola dalla pura morte fisica che comunque rappresenta un portale di rinascita interdimensionale.

Consideriamo qualsiasi conclusione come una morte che automaticamente già contiene il seme di una nuova nascita. In questi termini, mentre la carta natale è la fotografia del primo respiro di qualcuno o qualcosa, il tema di decesso ne rappresenta l’istantanea celeste dell’ultimo respiro: la conclusione di una relazione sentimentale o amicale, un licenziamento, la vendita di una casa.

 

Qualsiasi chiusura di un cerchio che prelude ad un nuovo inizio.

Si comprenderà come la vibrazione muta istantaneamente se ci fermiamo al senso di perdita e di rimpianto di una fine o se riusciamo a fare quel consapevole gradino che ci porta al comprendere che quella fine è preludio di un nuovo inizio. Inizio che è in nuce nell’apparente fine, ma che rappresenta un concepimento che ha bisogno di un tempo di gravidanza per nascere alla manifestazione fisica. In un tempo fisico necessario a quella manifestazione e non necessariamente legato al tempo della gravidanza umana.

Quindi il nostro limite è semplicemente quello di non riuscire a vedere ancora il nuovo in preparazione. Nel tempo che intercorre tra concepimento e nascita l’ignoto nuovo prende forma nella totalità delle possibilità delle forme e noi non riusciamo a comprendere l’intero disegno.

Ci rifugiamo allora nel dolore di ciò che abbiamo perso, mentre Plutone ci sottopone a perdite solo finché non comprendiamo che le molteplici morti che viviamo nell’incarnazione come perdite altro non sono che ponti di passaggio da attraversare. Nulla perdiamo, tutto possiamo trasformare e Plutone ci insegna un ardito lavoro sui temi dell’attaccamento, ben sapendo che un giorno, al momento dell’ultimo passaggio in questa dimensione, lasceremo andare tutto.

E’ un lavoro sulla trasformazione dell’Essere, slegato dall’Avere. E, incredibilmente, abbondanza arriva nelle nostre vite quando decidiamo di Essere, senza compromesso alcuno, in allineamento alla nostra autentica natura. Abbiamo quando siamo.

Guardiamo allora sulle Effemeridi i pianeti al momento di questa chiusura o redigiamo una carta astrologica di decesso, sovrapponendola al nostro tema radix. Ogni apparente morte rappresenta un momento specifico nella nostra vita e racchiude determinati insegnamenti. Non è quindi niente altro che un transito sul nostro tema. Guardiamo quindi i due temi assieme.

E se siamo giunti alla fine di un’esperienza, è inutile tentare di volerla riportare in vita per com’era. La si può allora trasformare consapevolmente e, ove ciò non fosse possibile, la chiudiamo dandoci il permesso di vivere anche un momento di elaborazione della chiusura stessa, senza bloccare le emozioni, dandoci anche il permesso di piangere.

 

E’ di importanza fondamentale riuscire a enucleare ed assimilare per bene l’insegnamento di quella fine allo scopo di procedere liberamente verso il nuovo inizio e non cocreare altre fini/morti similari solo al fine di comprendere ciò che ancora non abbiamo integrato esperienzialmente.

Rispondiamo insieme alla domanda: Cosa ho imparato da tutto ciò?

La fine apparente lascia uno spazio libero, necessario al nuovo per manifestarsi. Senza giudizio alcuno, ogni fine lascia spazio a qualcosa di successivo che sarebbe incompatibile energeticamente con l’esperienza che si chiude. Ad altri livelli, si tratta di esperienze che abbiamo necessità di vivere a livello personale e poi da fertilizzare mettendole a disposizione del Collettivo.

La chiusura pone le basi del cambiamento, qualcosa di molto ricco inizia a muoversi in quell’intervallo di assenza di forma che racchiude immense e sconfinate possibilità, proprio come abbiamo recentemente vissuto in tempo di quarantena.

Spesso, solo a posteriori, riconosciamo il significato di un transito di Plutone che agisce per vie traverse. Vuole arrivare ad energie molto arcaiche che non necessariamente sono solo legate solo al pianeta su cui Plutone transita. Vuole che abbandoniamo il senso di abbandono, elevandone l’insegnamento più puro, imparando a lasciare andare, imparando cosa lasciare e cosa coltivare.

Tempo fa feci un’indagine su uno dei momenti più delicati della mia vita, in cui feci esperienza precoce di cosa significa la morte: il momento del decesso della mia mamma, avvenuto in giovane età a 45 anni e desidero condividere con voi le consapevolezze tratte da questa delicata e personale ricerca, per essere utile a qualcuno e proporre una visione alternativa delle cose.

Parliamo quindi qui di morte fisica ma, come ho detto prima, possiamo applicare il medesimo criterio anche a tutto ciò che nella nostra esperienza incarnata rappresenta una fine.

Innanzitutto, ripeto, così come il tema natale rappresenta l’istantanea del Cielo al momento del nostro primo respiro autonomo, così pure il tema del decesso rappresenta l’istantanea del Cielo al momento del nostro ultimo respiro. In buona sostanza sono i due momenti fondamentali che scandiscono il Viaggio dell’incarnazione: l’arrivo e la partenza. E, se il tema natale o radix rappresenta l’inizio del Viaggio, il tema del decesso ne rappresenta la fine, anche se in realtà lo potremmo anche considerare come il portale d’ingresso interdimensionale ad una nuova nascita, nelle dimensioni dello spirito.

Entrambi i momenti rappresentano scelte di percorso dell’anima, anche il momento del decesso è infatti una scelta ben precisa di un’anima che ritorna a Casa perché sa che ciò che può apprendere attraverso quel veicolo fisico si è esaurito. Nella nostra cultura il decesso è visto e celebrato come qualcosa di doloroso perché associato alla perdita che vivono i familiari e perché l’Inconscio Collettivo occidentale ha memorizzato il decesso come la fine di tutte le cose. 

Io stessa, avendo vissuto il lutto per la perdita dei miei genitori ad un’età giovanissima, non ero assolutamente pronta a vivere e cavarmela da sola e, inconsapevolmente, avrei voluto seguirli nutrendo contemporaneamente nel mio cuore ambivalenti sentimenti di stizza per la loro partenza, che al tempo vissi come un rinnovato abbandono. Per molti anni sono rimasta agganciata a questo dolore come unica forma di contatto tra me, figlia incarnata, e loro, amati genitori trapassati. Ero costantemente rivolta a loro e contemporaneamente reprimevo il mio amore per non sentirne la mancanza fisica, mi sentivo vittima di un fato avverso e, da quella prospettiva, non riuscivo a creare relazioni armoniose nel mondo degli Esseri Umani: l’elaborazione di questi lutti ha preso molti anni della mia vita e la conoscenza con questa sensazione di morte interiore è stata la base di cocreazione con altre persone di relazioni dolorose, seguite da altrettanto dolorose morti relazionali.

Erano infatti relazioni basate sul dolore e sull’inconscia volontà di morte interiore come memoria di appartenenza alla famiglia; ciò aveva anche creato in me la convinzione che le relazioni nel mondo degli uomini dovessero essere destinate a morte certa e il solo pensiero di espormi nuovamente a cotanta sofferenza mi ha portato a circondare la mia Luna in Capricorno di mura ben resistenti, ma si sa che prima o dopo i muri crollano.

Tornando quindi al discorso astrologico, potremmo leggere il tema del decesso come un qualunque tema di transito e sovrapporlo al tema radix del deceduto per scoprire cosa ha rappresentato l’uscita dal corpo fisico per questa persona. Altresì, ad esempio per un figlio, andare a confrontarsi col tema del decesso del genitore significa esaminare l’esperienza che quel momento ha rappresentato per lui a livello di evoluzione, considerando il tema del decesso come l’istantanea del transito di quel preciso momento.

Che cosa impariamo dal decesso di un nostro caro? 

Tanto più precocemente veniamo esposti durante l’incarnazione alla perdita determinata da un decesso, fosse anche quello del nostro animaletto domestico del cuore, oppure quella di un nonno o di un genitore, tanto più è importante per quell’anima il lavoro sull’attaccamento e sull’imparare a lasciar andare.

Ho studiato a fondo il tema natale della mia mamma, sia il radix che il tema di decesso. Il transito che per me è stato più forte da osservare rispetto al momento della sua dipartita era la perfetta congiunzione di Plutone alla sua Luna radix in Bilancia e al suo Fondo Cielo.

A mia volta, anch’io, proprio all’età del decesso di mia madre, a 45 anni, ho vissuto il transito di Plutone in congiunzione alla mia Luna radix, a 5° del Capricorno, ed è stata l’occasione per me di avviare un profondo lavoro interiore di consapevolezza, trasformazione ed elaborazione definitiva degli antichi lutti

La Psicogenealogia ci rimanda agli studi onorevoli di Anne Ancelin Schutzenberger (sull’onda di quelli di Josephine Hilgard) sulla Sindrome di Anniversario, cioè di quelle misteriose ripetizioni di avvenimenti o decessi che si ripetono alle medesime età rispetto ai nostri Predecessori portando agli stessi fotocopiati esiti, riferite a lutti non elaborati all’interno della memoria sistemica.

Per mia esperienza personale mi sento di poter contribuire ad aggiornare questi studi, non è più tempo di restare fermi alle sterili ripetizioni, è il tempo dell’aggiornamento energetico, parola di Urano in prima casa. Ho vissuto il medesimo transito di Plutone (in questo articolo mi sono concentrata su questo aspetto) in congiunzione alla Luna che mia madre aveva vissuto come portale del decesso e anche alla medesima età. Una morte e rigenerazione interiore, scegliendo di rimanere nella fisicità e sentendomi smarrita tra le Ombre che emergevano, temendo di non riuscire a superare quella dolorosa ma necessaria purificazione.

Da questa angolazione è più che possibile e auspicabile liberarsi dal meccanismo delle Sindromi di Anniversario, se entriamo nella consapevolezza che non viviamo un destino ineluttabile di ripetizione fotocopiata rispetto ai nostri Antenati. Attraverso questa consapevolezza è possibile liberarsi dagli irretimenti del passato familiare e dalle inconsapevoli ripetizioni, condite da proiezioni di responsabilità rispetto agli Antenati.

La morte interiore veicolata dal transito di Plutone sulla mia Luna radix ha rappresentato il portale di apertura ad una nuova vita al pari di come il medesimo transito era stato scelto dalla mia mamma per iniziare una nuova vita sul piano invisibile.

Non vi è alcuna differenza, sono scelte determinate dal Libero Arbitrio d’anima di cui ogni Essere Umano dispone e per cui assolutamente da rispettare. Si può morire e rinascere più volte sul piano fisico senza necessità di lasciare il corpo fisico, farlo è per l’appunto una scelta al pari di quella di rimanere. Io ho scelto di rimanere, mamma ha scelto di tornare a Casa e papà l’ha seguita pochissimi anni dopo; entrambi con la loro dipartita mi hanno lasciata libera di portare avanti ciò che avevo deciso a livello di anima e sento che parte integrante del mio compito terreno è aiutare le persone a destrutturare a livello individuale il vittimismo che deriva dall’essere nati in una famiglia piuttosto che in un’altra.

Solo comprendendo che ognuno di noi può rendersi responsabile rispetto alla propria vita e solo rispetto a quella, possiamo un po’ alla volta sganciare gli insani attaccamenti attraverso cui ci si sacrifica per gli altri e in tal modo si evita di vivere appieno e consapevolmente. Finte disistime, inadeguatezze per le quali si responsabilizza la famiglia d’origine, i genitori in primis, possono lasciare spazio al desiderio di miglioramento personale costante e della piena realizzazione di sé, in onore alla vita che gli Antenati stessi ci hanno tramandato.

C’è la possibilità di ribaltare il concetto di Lealtà, onorando gli Antenati attraverso il lavoro su noi stessi per fare della nostra vita un successo quotidiano.

Cerco quindi di accompagnare le persone a uscire dall’impotenza e dal vittimismo che agganciano, costringono e non consentono di raggiungere la libertà personale. Se ognuno diventa individualmente un anello trasformatore delle dinamiche del proprio Albero Genealogico, lavorando nel profondo per non stazionare nella ripetizione pedissequa di antichi schemi, allora si potrà creare davvero un paradigma sociale nuovo.

Perché il Collettivo è formato di tante individualità ed è a partire dall’elevazione delle Coscienze individuali che può nascere un Collettivo rinnovato.

Come ricercatrice amo contribuire ad aprire le menti trovando attraverso l’Astrologia, nuovi strumenti per estrapolare le esperienze e gli insegnamenti che derivano da chiusure per porre basi più consapevoli di riapertura.

La chiusura come trampolino verso il cambiamento.

Plutone congiunto al mio Sole radix, casa prima.

Un abbraccio

Ross