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L’oltretomba tra mito e astrologia | Elena Londero

Elena Londero è laureata in lettere moderne nell’indirizzo storico-artistico, presso l’Ateneo di Trieste.  Dal 2000 al 2005 ha lavorato nella redazione del settimanale “Il Friuli”, scrivendo principalmente per le pagine culturali del giornale, negli stessi anni è stata caporedattrice per il Friuli Venezia Giulia del sito nazionale di Arte contemporanea www.exibart.com. Dal 2006 dirige una piccola casa di produzione, la Casetta di Marzapane, specializzata in attività cinematografiche nelle scuole dell’infanzia, realizzando con i bambini piccoli film in rima, basati sulle fiabe. Dal 2001 è  iscritta all’Ordine nazionale dei giornalisti italiani, in qualità di pubblicista. Dal 2008 si occupa di astrologia, dopo aver seguito tre anni di corsi organizzati dal Cida a Trieste. Attualmente ha il suo studio di consulenze nella cittadina in cui abita a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Elena ci propone in questo articolo un interessante approfondimento simbolico e mitologico, sul tema dell’oltretomba, sapientemente affrontato in chiave astrologica. Buona lettera!

 

L’oltretomba tra mito e astrologia
di Elena Londero

Il concetto di oltretomba è universale e presente in tutte le epoche e culture. Nella mitologia greca esso prende il nome di Ade o Tartaro, in quella egizia Aaru, Duat o Neterkhertet, Ade anche in quella romana, Inferno, Limbo e Paradiso in quella Cristiana ma, ovviamente, potremmo continuare con le culture sudamericane, aborigene, orientali. Nessuna cultura ne è, infatti, priva. Esso, quindi, è necessario alla stessa struttura psichica della mente umana, un archetipo universale, collocabile in quell’inconscio collettivo teorizzato da Jung e comune a tutti noi, al di là delle epoche storiche e della cultura cui apparteniamo.

In tutte le religioni e società l’oltretomba ha una descrizione fisica precisa ed accurata. Esso può essere collocato su un’isola, nelle profondità del sottosuolo, in una precisa porzione di cielo e firmamento. Di solito, queste differenze sono in stretta correlazione con le conoscenze geografiche e cosmologiche del popolo che lo ha concepito. All’oltretomba si contrappone sempre e nettamente il mondo dei vivi, a cui esso è inaccessibile, severamente vietato, chiuso. Frequente è la presenza di uno o più guardiani che controllano che questa rigida regola non sia infranta, così come la presenza di un fiume spesso segna il limite tra il mondo dei vivi e quello degli inferi, limite che non può essere mai superato (pensiamo all’Archeonte dell’Eneide di Virgilio, poi presente anche nella Divina Commedia di Dante, ma citato pure nell’Interpretazione dei sogni di Freud). Solo dopo la propria morte, infatti, sarà possibile accedere oltre quella soglia, per recarsi nell’oltretomba.

Eppure, in ogni epoca e cultura vi sono state delle straordinarie eccezioni a questa rigida regola d’inviolabilità, miti in cui qualcuno ha potuto avere accesso oltre la soglia della vita e, in chiave psicoanalitica, della coscienza e della necessità di confrontarsi con il proprio lato più oscuro ed inconscio. Spesso a compiere tale passaggio è una figura femminile, sulla quale la discesa agli inferi avrà sempre un’azione trasformatrice profonda e definitiva. Fra i più lontani miti di questo tipo abbiamo quello di Inanna, antichissima dea sumera della fertilità e dell’amore, la cui storia è narrata in alcune tavolette ritrovate alla fine dell’Ottocento in un sito archeologico di Nippur, nell’odierno Iraq. È il racconto mitico più antico che possediamo e indica chiaramente come le più lontane civiltà mediorientali fossero governate da donne, in un’epoca quindi ancora matriarcale, precedente alla fase patriarcale che le avrebbe poi cancellate per sempre. In epoche ancor più lontane ed antiche, la Grande Madre era una madre fallica, una divinità autofertile che, da sola, alimentava l’eterno ciclo biologico e simbolico della morte e della rinascita. Il mito sumero di Inanna narra di come essa scese nell’oltretomba accompagnata dalla fedele ancella Ninshubur, incontrando come primo filtro a tale discesa il custode Neti, a cui dovette spiegare il motivo del suo viaggio, ovvero l’andare in visita alla sorella Ereshkigal – signora del regno dell’oltretomba – per porgerle le condoglianze dopo la morte del marito. Il passaggio le venne concesso ma, per giungere dalla sorella, dovette prima spogliarsi di tutti i suoi abiti e, simbolicamente nuda, superare ben sette porte prima di accedere agli inferi. Ugualmente, per questo oltraggioso accesso nel regno inviolabile ai vivi Inanna fu  condannata a morte dai giudici degli inferi. La sua fedele ancella, però, convinse il dio Enki ad aiutare la sua padrona. Per farla tornare indietro, i giudici però pretesero che Inanna scegliesse un vivente da sacrificare, che prendesse il suo posto nel regno dell’oltretomba. Ella sceglierà il proprio sposo Dumuzi che, in modo irrispettoso, era salito al trono senza portare il lutto convenuto. Le vicende continuano, il mito è lungo e avvincente, alla fine comunque la soluzione sarà che Dumuzi vivrà per sei mesi con la sposa Inanna nel regno dei vivi e per i restanti sei con Ereshkigal, la sorella di Inanna, in quello dell’oltretomba, di cui ella era, come visto, la regnante. Il mito è interpretabile come una raffigurazione dell’eterno ciclo vegetativo della Terra, in cui Dumuzi, dio della fertilità, alterna ad un periodo vegetativo attivo, i sei mesi con Inanna tra i vivi, il lungo letargo invernale (i sei mesi vissuti nell’oltretomba).

Un mito assai simile, sempre rappresentante la ciclicità della morte e della successiva rinascita vegetativa, è quello d Iside ed Osiride, sposi e fratelli, come era consuetudine nella cultura egizia. Iside, abbinabile alla costellazione della Vergine, era la dea della fertilità e della maternità, Osiride il re dell’oltretomba. Essi erano nati dall’unione tra il cielo (Nut) e la Terra (Geb). Anche in una parte di questo mito vi è la discesa agli inferi di Iside, seppur essa non sia una mortale. II mito, oltre ad essere leggibile nei geroglifici presenti nei templi egizi, ci è giunto anche da uno scritto di Plutarco. Infine, una simile alternanza è presente anche nel mito greco di Persefone che, dopo il suo rapimento per opera di Ade, non potrà più tornare alla sua vita precedente, ma otterrà di trascorrere sei mesi nell’oltretomba con il suo sposo e sei mesi accanto alla madre Demetra, nel mondo dei vivi. Persefone farà rifiorire e rinascere ogni anno il suolo proprio nel suo passaggio primaverile sulla Terra. Persefone, nell’oltretomba, dopo il rapimento di Ade, aveva assaggiato un melograno, colpa grave, in quanto la legge degli inferi impone che, chiunque mangi un frutto di questo regno, non possa poi mai più tornare in vita. Persefone, però, ne aveva mangiato solamente una parte, quindi gli dei furono indulgenti e benevoli con lei, lasciandola negli inferi solamente per i mesi corrispondenti al numero dei semi del frutto che ella aveva inghiottito, appunto sei. Il mito di Persefone, in particolare, ci aiuta anche a compiere una lettura astrologica più consapevole del pianeta Plutone (Ade, appunto per i greci). Ade/Plutone prese Persefone con la forza e questo stupro rappresenta simbolicamente una sessualità intensa e irrefrenabile, violenta, che mostra i nostri istinti più profondi e potenti. Essi, anche se censurati e relegati nel nostro inconscio, esistono e Plutone nel nostro tema natale indica come li affrontiamo (segno), dove li esprimiamo (casa) e in che modi essi si manifestano (aspetti del pianeta). Persefone, dea virginale e primaverile sulla Terra, nel mondo dei morti vive la sua sessualità più adulta, realizzando nel contempo anche quel taglio del cordone ombelicale con la madre che è a tutti noi necessario. Quello stesso cordone ombelicale che dà vita e ossigeno ma che, in alcuni casi, può anche strangolare. Persefone vive un’esperienza crudele, il suo rapimento e la propria profanazione, ma tale atto è in qualche modo necessario e segretamente anche desiderato.

Queste intense pulsioni che emergono dal profondo e dall’inconscio sono presenti in tutti noi. Esse non sono mai gestibili dalla nostra coscienza, tantomeno sono cancellabili dalle  regole morali e religiose della nostra epoca. Seppur inconsce, esse esistono, che questo ci piaccia o meno. Per questo i transiti e le progressioni di Plutone sui punti del nostro tema natale operano sempre trasformazioni definitive e per questa loro ineluttabilità possiamo facilmente affiancare a Plutone il concetto di destino (ma anche quello di destinazione, ovviamente).

Come nel mito di Persefone, quando entriamo in contatto con Plutone abbiamo la necessità di trasformarci, di perdere parti di noi stessi per guadagnarne altre, morire per rinascere, trasformandoci profondamente. Ciò che muore di noi dopo un passaggio, un transito di Plutone, sarà simbolicamente morto per sempre. A differenza delle crisi di Saturno o di Urano, in cui pur maturando o rinnovandoci, possiamo poi raccogliere, almeno in parte, i cocci di quanto è andato perduto, dopo un passaggio di Plutone non sarà possibile farlo. Esso nel suo lentissimo movimento (il pianeta ha bisogno di 248 anni per compiere l’intero percorso dei dodici segni) è come una sorta di tritasassi, dal passo quasi invisibile per la sua lentezza, ma il cui passaggio è inesorabile. Tutto questo, spesso si esprime in senso sia simbolico, sia psichico, soprattutto se i suoi transiti partono da case quali l’ottava o la dodicesima. Ricordiamo comunque che Ade è il signore degli inferi, ma anche delle ricchezze e, quindi, spesso la trasformazione e il dolore che ci impone saranno ricompensati da importanti doni.

Nella lettura di un tema natale è particolarmente importante se la Luna entra in aspetto con Plutone. Il nostro archetipo materno, in questo caso, si colorerà di una netta valenza plutoniana. Se gli aspetti sono disarmonici (quadratura, opposizione, ma in questo caso spesso anche congiunzione) ci sarà bisogno di accettare e imparare ad elaborare nel corso della vita la nostra rabbia, in modo da viverla nel modo corretto, senza proiettarla sugli altri e senza renderla distruttiva nelle nostre relazioni più strette. Ricordo che la Luna in un tema natale descrive l’infanzia e la figura materna, non in senso biografico, ma come noi l’abbiamo percepita (appunto, l’archetipo materno). Luna/Plutone descrivono, nello specifico, un archetipo complesso e spesso violento e distruttivo. La madre potrebbe essere stata percepita, da chi ha questi aspetti, come soffocante e dominante. L’aspetto descrive anche madri che legano a sé i propri figli in maniera sottile, ma efficace e manipolatrice. Spesso, più è cupo il nostro archetipo materno più temiamo il destino. Potremmo compiere analisi simili per ogni punto del nostro tema natale in cui Plutone incontra per aspetto un nostro pianeta personale. In sintesi, possiamo dire che il pianeta coinvolto sarà sempre colorato di valenze plutoniane che, come visto, parlano di forze inconsce su cui non abbiamo alcun potere di controllo.

Nelle sinastrie di coppia con un Plutone importante, così come nel caso in cui il pianeta si collochi in settima casa nel nostro tema natale, vivremo relazioni estremamente intense ed appassionate, anche sul piano sessuale, in cui però prima o poi faranno il loro ingresso temi plutoniani quali giochi di potere, manipolazione, tradimento, crisi. Ogni tema ha la sua vita e la sua storia, qualcuno saprà conviverci, magari venendone anche stimolato, per qualcun’altro, invece, sarà difficilissimo farlo. Come sempre, infatti, il singolo aspetto astrologico ha un ruolo relativo, in quanto esso va sempre collocato ed interpretato nell’insieme, sempre unico, del tema natale.

Per concludere, il concetto di oltretomba appare ricchissimo, direi inesauribile, capace di aprire innumerevoli vie di studio in chiave antropologica, astrologica e mitologica. Essendoci occupati molto dell’aspetto femminile nei viaggi nell’oltretomba vorrei ricordare almeno due figure maschili, la prima, ovviamente, è quella di Dante che, nella Divina commedia, discende all’inferno con Virgilio, compiendo un viaggio profondissimo nella mente e nella psiche umana, secoli prima che essa venisse teorizzata ed analizzata dalla psicanalisi. Di Virgilio stesso citiamo poi il suo ultimo poema, che vuole cantare le grandezze di Roma attraverso quelle di Enea, in cui descrive proprio la discesa agli Inferi dell’eroe romano. Enea, con l’aiuto di Sibilla, quando è proprio all’ingresso dell’oltretomba scorge alcune tane, buie e paurose. Esse ospitano le personificazioni mostruose dei mali che terrorizzano da sempre l’essere umano, popolandone gli incubi notturni. Infine, un piccolo gioiello artistico, Il tuffatore di Paestum (480-470 a. C.), la cui bellissima ed elegante figura è colta nel momento in cui, superate le colonne d’Ercole, limite simbolico della conoscenza umana e della coscienza, egli si getta con sicurezza nel mare dell’aldilà, verso uno stato di coscienza inaccessibile ai viventi.

Elena Londero
studio.elenalondero@gmail.com
Cell. 371 4280639

 

Bibliografia
Liz Greene, Astrologia e destino, Armenia editore, 2004.
Vicki Noble, Il risveglio della dea, tea edizioni, 2006.
Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni, Oscar Mondadori edizioni, 2016.
Enciclopedia online Treccani, www.treccani.it.