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ASTROLOGIAPsicologia del profondo

Eros e Logos: energia senza genere

Ci ho messo parecchio a decidermi a scrivere su questo argomento e ad espormi pubblicamente perché c’era qualcosa, in ciò che leggevo o ascoltavo da grandi autori e specialisti della mente, che mi lasciava perplessa; inizialmente ho pensato che il problema fosse mio nella comprensione di qualcosa che evidentemente non afferravo. E invece… non è proprio così.

Partiamo da qui.

La questione dei generi

Parliamo di “genere”, di “maschio” e “femmina”, e di quanto siamo abituati a leggere questi due termini come derivanti da fattori biologici e sociali.
Fin qui niente da eccepire.
Facciamo un passo ulteriore. Ormai si sente parlare di Anima e Animus ogni giorn
o, inseriti quasi a forza nel linguaggio comune come se fossero un nuovo linguaggio di coloro che “conoscono i profondi segreti della psiche.”
Anche qui, tutto legittimo.

C’è però un “ma” ed è l’utilizzo di “maschile” e femminile” come attributi immodificabili di Animus e Anima, declinando quindi gli stessi ad un genere o all’altro. 

I concetti di maschile e femminile sono banalmente specificati, nominati, classificati, e vengono spacciati per archetipi fissi e immutabili che ci segnano in modo netto e importante a più livelli, dal biologico al culturale. Le numerose discussioni su quanto l’uomo abbia in sé il femminile e necessiti di integrarlo piuttosto che negarlo e di quanto la donna altrettanto possegga e debba riconoscere il proprio maschile in realtà sembrano nascondere convinzioni celate, ma pericolosamente fuorvianti.

Il punto è che maschile e femminile, quando parliamo di archetipi ed energie, non hanno nulla a che vedere con ciò che sono l’uomo e la donna in senso biologico. Nè tantomeno uomo e donna sono necessariamente portatori principalmente di uno o dell’altra. Nonostante ognuno di noi abbia un sesso anatomico, l’esperienza che ognuno vive nell’avere un determinato organo può discostarsi dall’esperienza psicologica che si può avere delle energie in gioco e che per brevità tendiamo a considerare maschili o femminili.

Ed è qui che nasce il contraddittorio, facile, e lo smarrimento in cui cadono in moltissimi, uomini e donne.

Le parole e la realtà dell’anima

Non pretendo certo di dare una definizione, mi rifiuto di fornirne una, ma ciò che mi permetto di dire è che le parole sono specchio dei movimenti della psiche.

Le parole creano il pensiero e formano la realtà. La direzione e la forma che esse prendono, in base a ciò che vorrebbero esprimere, è ciò che noi chiamiamo Logos che altro non è che l’energia che dà traiettoria, mette in ordine, taglia, struttura.

Esso è stato visto come caratteristica “maschile” proprio perché il linguaggio,  produzione umana, si lega in modo imprescindibile all’aspetto culturale. E tra le varie immagini disponibili, presenti nel mito e nelle narrazioni, chi abbiamo incaricato di portare ordine e aprire varchi, spesso a cavallo con spada o lancia?
Il maschio, l’uomo,
che quindi diviene simbolo del logico e del razionale.

È non è quindi sorprendente osservare la posizione di alcuni che vedono il percorso di individuazione solo come prerogativa del maschile.

Ecco che allora se una donna apre i varchi, utilizza magari parole taglienti, sguaina sapientemente il proprio Logos, viene descritta come “mascolina”, “fallica” e tacciata, ovviamente, di aver problemi col proprio femminile.

No no no….troppa confusione.

È necessaria una riflessione sui termini in modo da arrivare, tutti assieme, ad una modifica del modo in cui utilizziamo le parole.

Maschile, Femminile, Animus, Anima, Madre, Padre, Logos ed Eros, sono immagini.

La nostra Psiche si muove attraverso immagini, si nutre di esse, crea il mondo attraverso le immagini. E la psiche è psiche, non c’entra nulla che a produrre quelle immagini sia un portatore di pene/testicoli o di vulva/vagina se non nell’aspetto culturale, come ho affermato più sopra, a causa dell’esperienza psicologica di possedere quell’organo. Non voglio sostenere che uomini e donne siano interscambiabili, annullando così ogni differenza. Le differenze ci sono, quello che cambia (ed è culturale) è il valore e il senso dato a quelle differenze. Quello che voglio sostenere è che il collegamento tra quei determinati organi e l’utilizzo di specifiche energie non sia così biologicamente determinato.

E aggiungo.

Animus e Anima non sono altro che il nostro alter ego interiore con cui è necessario dialogare. Non sono rappresentanti di Logos ed Eros, sono entrambe. Sono il rapporto che NOI abbiamo con quelle energie, insieme. Siamo NOI attraverso il linguaggio che scegliamo per descrivere noi stessi e il mondo che ci circonda e che, a causa di una certa superficialità, abbiamo finito per con-fondere distorcendo nettamente ciò che Carl Gustav Jung voleva esprimere. Essi sono anche il nostro lato Ombra legato all’essere donna o uomo nel contesto relazionale con l’Altro.

Vedete… la cultura impregna pesantemente le nostre menti e l’associazione semplicistica è facile e immediata, e a portata di mano. È una scorciatoia diciamo. Ed è così che alla fine si arriva a fondere Logos con Animus e con le energie maschili ed Eros con Anima ed energia femminile.

Invece una donna assertiva, che non soccombe a dettami sociali o culturali di genere, ha semplicemente imparato ad utilizzare in modo funzionale il proprio Logos ed ha così sviluppato un rapporto sano con il proprio Animus. Questo non la rende più maschile perché l’assertività non è prerogativa maschile

Un uomo affettivo ed accogliente è un uomo che ha fatto pace con Eros, con Anima e con il Sentimento, e non necessita di sguainare la spada alla prima minaccia di attacco alle sue convinzioni di potere. Questo non lo rende meno maschio. L’accoglienza e l’affettività non sono prerogativa del femminile. 

Tutte queste asserzioni (da cui derivano i vari “femminuccia” e “maschiaccio” usati come offese) provengono dal fatto che culturalmente fino a non molto tempo fa alla donna non era permesso utilizzare il proprio Logos per affermarsi in modo dichiarato ed autonomo. Il rischio nell’utilizzare quella facoltà, in una società retrograda e che ci stiamo lasciando faticosamente alle spalle, era per la donna quello di non essere apprezzata e magari anche marginalizzata se osava dedicarsi a materie riservate per diritto divino al mondo dei maschi (mi viene in mente una certa archeologa e linguista lituana che, a distanza di decenni, non cessa di essere bersagliata a causa dei suoi studi rivoluzionari.).

Quello che sto affermando è che nonostante ci siano delle resistenze, come avviene sempre quando abbiamo a che fare con un cambio di paradigma, anche le donne hanno bisogno di far pace con se stesse, con le proprie energie cercando di viverle al di fuori della paura della sopraffazione e quindi senza necessità di dover distruggere il maschio. Perché ricordiamoci che la questione è come una medaglia dalla doppia faccia: se da un lato abbiamo la sfida del femminile con il paradigma della sopraffazione, dall’altro lato abbiamo un mondo maschile a cui non è stato consentito di esprimere e vivere i propri sentimenti di vulnerabilità e abbandono del controllo, senza per questo passare per meno valoroso o, quando la cosa assume i toni dell’offesa, effemminato/omosessuale/debole.

Ma mentre noi rimaniamo così legati ad alcune convinzioni, da cui fatichiamo a scollarci, l’inconscio crea trame (per usare una immagine di Rafael Lopez-Pedreza) e va ben oltre il nostro piccolo intuire egoico presentandoci continuamente, dall’inizio dei tempi, immagini ambigue che ci obbligano a riflettere e, dall’Ombra, iniziano a venire allo scoperto sempre più donne che sanno tener testa a uomini alla ricerca di adorazione.

Non è più il tempo di tacere, come non è più il tempo di difendere vecchi troni patriarcali.

Stefania Bonaldo


Stefania Bonaldo è psicologa e specializzanda in psicoterapia analitica.

Giunta quasi al termine dei suoi studi in ingegneria civile, decide di cambiare completamente la sua vita affascinata dal mondo della psichiatria e inizia gli studi in Psicologia all’Università di Padova dove si laurea in Psicologia clinico-dinamica.
Si trasferisce in Brasile e inizia il suo percorso spirituale
tra gli Indios Pataxò e i terreiros del Candomblé.

Grazie a numerose sincronicità accadute in quel periodo, incontra il pensiero di Carl Gustav Jung e, dopo un master in antropologia sociale di genere presso la Universida de Federal Fluminense di Rio de Janeiro, torna in Italia e decide di completare la sua formazione post laurea in una scuola di specializzazione in Psicologia Analitica.

La convivenza degli opposti e il suo porsi a cavallo tra razionalismo scientifico e vissuti personali la animano tutt’oggi nella comprensione umana di quello che Jung denomina “inconscio collettivo” e la sua enorme potenzialità di trasformazione nella relazione terapeutica.

La sua pagina Facebook è “La Psicologa dei naufraghi

 

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