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AstrologyEditoriale Speciale

1683, Vera e Falsa astrologia: stralci e commenti tratti da Giovanni Battista Grassetti | DI FRANCESCO FARAONI

PREMESSA – Dal 1600 inoltrato in poi (fino ad arrivare all’avvento della teosofia del periodo XIX-XX secolo che scardinò completamente l’intero sistema astrologico proponendone una visione eso-ed-essoterica come anticipazione ad un approccio più simbolico e pseudo-psicologico dello scibile) era solito partorirsi, con una certa enfasi, elaborati dal titolo minaccioso e perentorio: “Della vera astrologia”, “Della falsa astrologia”; è il momento storico in cui comincia a rompersi in modo più netto l’autorità predittiva dell’astrologia, influenzata dalle culture di quei tempi anche di ordine religioso che intendevano valorizzare le proprie idee settarie, piuttosto che proporre vere e proprie confutazioni. Infatti questi libricini distinguono l’Astronomia come scienza degli astri dalla Astrologia, spesso definita come astromanzia e astrolatria, ovvero scienza delle predizioni. Tuttavia fu già Claudio Tolomeo a fare questa distinzione nel Libro I – Capitolo I del Tetrabiblos:

Due sono le principali dottrine su cui sono fondate le predizioni astronomiche. Una (l’Astronomia) prima in ordine ed in certezza attraverso cui conosciamo ad ogni istante il moto del Sole, della Luna e degli altri astri come pure i rapporti che questi hanno tra loro o nei confronti della Terra. L’altra (l’Astrologia) attraverso cui, seguendo le qualità naturali di questi astri, noi consideriamo i cambiamenti che essi, a seconda della loro reciproca posizione, producono negli organismi. Di queste dottrine, la prima (Astronomia) possiede rigore scientifico, mentre la seconda (Astrologia) non giunge alla stessa certezza (…).

Il determinismo è una faccenda spinosa: di per sé esiste a rigor di logica e di evidenza un’azione deterministica del cielo sulle cose create. La Terra è rigogliosa di vita perché gli Astri, disposti in un certo modo, hanno permesso a livello fisico la possibilità che la vita germogliasse: questo è un determinismo astrale perché la precisa disposizione del Sole rispetto alla Terra, la disposizione degli altri Astri nelle loro orbite, la presenza del nostro satellite naturale, la Luna, hanno nel loro concerto concesso vita sulla Terra. Bastava avere Giove al posto di Venere che gli stessi scienziati dicono non sarebbe stata possibile la vita sulla Terra per ovvi cambiamenti che i corpi attorno avrebbero subito dal gigante gassoso. Se ci pensiamo, questa è una forma di determinismo. Come è deterministico il fatto che il Sole produca frutti sulla Terra in virtù delle sue manifestazioni fisiche che noi viviamo attraverso le stagioni. Come è conosciuto il fatto che la Luna, grazie al suo potere attrattivo, agisce sulle masse di acqua negli ecosistemi terrestri in modo specifico e che il clima sia legato anche alla sua potestà, che se non ci fosse causerebbe secondo gli scienziati sconvolgimenti climatici e naturali sulla Terra. Gli astri concorrono all’equilibrio sofisticato e complesso della vita sul nostro pianeta, che si esplica nei vari regni naturali, ognuno dei quali rigorosamente sottoposto alla sua Legge naturale e quindi sistemica.

Questo per dire che delegittimare l’Astrologia a mera superstizione è un tentativo polemico per dire “il nulla”. L’astrologia se osservata come fenomeno attraverso cui osservare il comportamento degli astri nella ruota stagionale, può e come essere coincidente certe esperienze precise e per nulla simboliche, ma pienamente deterministiche. Il Sole e la Luna sono i due astri verso cui, oggi, possiamo osservare un evidente ruolo deterministico; indirettamente anche gli altri astri possiedono questa sottile caratteristica, come si evince da alcune fonti scientifiche (1,2): Giove è chiamato nel gergo astronomico Buon Giove o Gigante Gassoso di massa gioviana protettiva, ovvero nello studio dell’abitabilità dei sistemi planetari gli scienziati studiando il nostro sistema solare hanno stabilito che un sistema per presentare la possibilità di avere un pianeta roccioso abitabile e con vita complessa, deve per forza avere un gigante gassoso nel suo sistema che funzionerà da protettore contro cataclismi (Giove infatti ci protegge da numerosi impatti di meteoriti o asteroidi, che finiscono il più delle volte nella sua atmosfera, se non ci fosse aumenterebbe enormemente la possibilità di impatti di corpi erranti sul nostro pianeta); inoltre si è stabilito che nella formazione del nostro sistema e quindi nella formazione anche della nostra Terra, Giove in qualità di Gigante Buono ha permesso l’apporto di materia indispensabile all’adattabilità, avrebbe cioè deviato numerosi corpi dotati di ghiaccio, e materiale organico, verso il nostro pianeta agli albori della creazione del sistema solare. Il ruolo di “Giove Defensor” fu compreso completamente nel 1994 quando la cometa Shoemaker-Levy 9 vi si schiantò sulla sua superficie: se la gravità gioviana non fosse intervenuta catturando la cometa, essa si sarebbe schiantata nella zona abitabile del sistema solare, con un’elevata probabilità di causare un disastro simile a quello che portò alla fine dell’Era dei Dinosauri. Mi sorprende constatare che Giove sia ritenuto dal linguaggio astrologico come Grande Benefico, colui che con magnanimità preserva la vita dell’uomo. Lo è a tutti gli effetti anche astronomicamente. Questi brevi pensieri introducono alcuni stralci del manoscritto La vera e la falsa astrologia (3) (figura 1) di Giovanni Battista Grassetti, rielaborati in un italiano più comprensibile, come testimonianza dei nostri predecessori Astronomi-Astrologi che tentarono di confutare l’Astrologia tuttavia non riuscendoci; un modo, spero gradito, per rievocare autori minori e meno noti su cui riflettere insieme. Tra parentesi tonda troverete in alcuni punti alcune mie personali considerazioni. Buona lettura.

Figura 1

Sulla natura delle dodici case celesti […] la prima casa è casa della vita e vien significata per la parola Natus. Ella è la prima casa, anzi l’oroscopo istesso, in essa si forma il giudizio della vita naturale e dello spirito. La seconda casa, dalla quale si conosce la speranza del possedimento delle facoltà, del vitto dei ministri e dell’accrescimento dei servitori, è luogo pigro e alieno dall’oroscopo, porta dell’inferno. La terza casa è quella che dà indizio di quel che accade coi fratelli, sorelle, propinqui, e il minor viaggio. La quarta dimostra i parenti, i patrimoni, l’eredità, tesori, e tutto quello che appartiene alle riposte e nascoste facoltà del patrimonio. La quinta casa è la casa dei figlioli, della benevolenza, dell’ambasceria, delle donazioni e di quelle cose che dopo la morte accresceranno di lode o di vituperio, anche di beni, di fortuna e somiglianti. La sesta casa dà luce per conoscere quelle cose che devono succedere di tristezza o di malattia, scopre i ladri, gli insidiatori, gli omicidi e per questo è chiamata casa di mala fortuna e gaudio di Marte, quasi che egli di tali mali si rallegri e goda. La settima accenna la quantità e qualità dei maritaggi e nuovi parentati. L’ottava fa mostra del timore e della paura e dà indizio della qualità della morte. La nona ha virtù di significare le sétte, la sapienza, la religione, i pellegrinaggi. La decima è casa del Regno e da questa scopronsi le magistrature, le dittature e altre dignità. L’Undicesima è casa di Giove perché è casa di lode, di maggior fortuna, d’aiutanti e di ministri. La dodicesima casa è di tutte le altre la più infelice e pestilenziale.

Amici e nemici, nonché prime virtù dei pianeti […] Amici sono Saturno Giove Sole e la Luna. Inimici sono Marte e Venere. Amici di Giove sono tutti gli altri tranne che Marte. Amici di Marte sono Venere e Sole. Inimici dell’istesso tutti gli altri quattro. Amici del Sole sono Giove e Venere, inimici Marte, Mercurio e la Luna. Amici di Mercurio sono Saturno, Giove e Venere, inimici gli altri. Amici della Luna sono Saturno, Giove e Venere e gli altri inimici sono dell’istessa. Giove e Venere sono benigni. Il primo maggiore del secondo. Saturno e Marte sono maligni, il primo maggiore del secondo. I benigni nella casa del maligno, maligni diventano. Mentre i maligni nella casa del benigno, benigni diventano. Mascolini son quelli che caldi e secchi sono, e quelli che son freddi e umidi, saranno femminili.

Della disposizione degli Astri […] Inoltre è da sapersi che i pianeti sono Orientali e altri Occidentali. Orientali sono quelli che sorgono la mattina sopra l’orizzonte avanti la levata del Sole. Gli Occidentali quei che tramontano la sera prima del tramontare di quello (del Sole). Altri di più sono Settentrionali &altri Meridionali. Settentrionali son quelli che nel suo Eccentrico dalla Eclittica verso Settentrione declinano, & i Meridionali al contrario, che verso il Meriggio piegano.

Sulla figura della natività […] Fatta dunque la figura della natività, notano (gli astrologi) il sito e il luogo particolare di ciascun Pianeta e osservano qual di essi pianeti sia nella prima casa del cielo e chi nella seconda; qual di essi nella propria casa si ritrova; se il Sole nel Leone, Saturno nel Capricorno, e così per gli altri astri (ovvero l’autore vuole dire che si osserverà se i vari astri sono nelle loro dignità, o eventualmente debilità). Confideranno di più chi di quelli abbia più dignità maggiori, cioè la propria casa, l’esaltazione, gli aspetti più benigni (ovvero, l’autore fa presente che si tengono in buona considerazione quegli astri che si ritrovano nella casa della loro gioia e quelli che sono nella loro dignità; il Sole gioisce in IX casa, la Luna in III casa, Marte e Saturno rispettivamente gioiscono il primo in VI e il secondo in XII casa, Venere e Giove gioiscono rispettivamente in V e in XI casa; per quanto riguarda le dignità maggiori l’autore cita solamente l’esaltazione e considera la posizione di un astro nella casa della sua gioia, considerata come una dignità importante). [Guardano poi] i quattro angoli dell’Oriente e dell’Occidente, del Mezzo del Cielo e del Fondo del Cielo, poi vedono quali siano i Signori e i dominatori della genitura, formando così il giudizio e presagio delle cose future.

Obiezione dell’Autore sulla data da considerare nella realizzazione della carta di nascita […] Queste sono le Dottrine e la pratica degli Astrologi. Or vediamo se fondate siano nella vera scienza, o in speculazione false e favolose (per favolose vuole intendere fantasiose, ovvero alienate). Primieramente militano contro questi insegnamenti tutte le ragioni […] in particolare la ragione presa dalla Dottrina di Tolomeo apophthegmatum (dal greco apòphthegma derivato di apophthéngomai “parlare consciamente”, ovvero detto memorabile proveniente dall’aneddotica classica) che principalmente dice doversi considerare il principio della concezione e generazione del bambino, e non della nascita: Cum principium temporale homninis flatuatur, scrive egli (Tolomeo), natura quidem illud est principium, cum sementi utero genitali admittitur, potentia autem, & secundum accidens, cum hora partus infans egreditur. E se bene poco dopo egli soggiunge qut horam ignorant principi seminalìs, illos necessarium est, sequi principium nativitatis; con tutto quello che si è mostrato tra l’ora della concezione e l’ora del parto non vi è alcuna determinata corrispondenza, e anche se vi fosse è moralmente impossibile il rintracciare quel punto e quel minimo momento, in cui tutto l’oroscopo da essi è fondato. (L’autore in effetti solleva una questione ancora oggi combattuta, cita Tolomeo che in Libro III, Capitolo II del Tetrabiblos realmente indica come la comprensione dell’animo e del corpo di un nascituro, si dovrebbe stabilire non dal giorno, ora e luogo di nascita – che è un fatto accidentale, ovvero non è detto che il concepito nasca per forza – ma si dovrebbe stabilire dal momento in cui avviene il concepimento, ovvero nel momento in cui il seme maschile penetra nell’ovocita e si avvia la reazione germinativa della vita di, in potenza, un nuovo individuo. Dice Tolomeo: Visto che l’inizio temporale dell’uomo è costituito naturalmente dal momento stesso della concezione, e poi, accidentalmente, da quello della nascita, nel caso in cui fortuitamente o per deliberata osservazione, sia conosciuta l’ora stessa della concezione, potremo ben a proposito considerare la posizione in cui si trovavano gli astri in quel momento, per giudicare delle particolari caratteristiche del corpo e dell’anima del nascituro. In effetti, il prodotto del concepimento, in tale istante, riceverebbe il proprio temperamento dall’influsso del cielo che lo sovrasta, e, benché mentre il corpo si forma, si producano poi in esso dei successivi mutamenti, anche a causa dei nutrimenti molteplici che esso poi assimila, accomodandoli alla propria natura, tale prodotto conserva sempre la rassomiglianza con quella prima impressione. Tuttavia Tolomeo aggiunge una cosa, su cui l’autore sorvola velocemente per avvalorare la sua antitesi: Se l’ora della concezione è però ignota, come capita assai sovente, si trarrà l’inizio dall’uscita del grembo materno. Anche tale istante è difatti assai importante e differisce dall’altro soltanto per il motivo che se quello della concezione è conosciuto, potranno essere predette anche le cose che precedono il parto. Con buona pace di Giovanni Battista Grassetti!).

Altra obiezione sul giudizio della nascita […] Inoltre non considerano (gli astrologi) la figura dell’utero, il sito, la durezza, la morbidezza, l’umidità, l’alimento, la temperanza o intemperanza della madre, il timore, il gaudio, la tristezza, la sanità o infermità, la robustezza, o fiacchezza, e cose simili, giacché dalla varietà di tante cose diversi effetti vengono cagionati nel pargoletto concepito (in parole semplici l’autore obietta che l’Astrologo tende a produrre giudizi esclusivamente rivolgendosi al linguaggio degli astri senza considerare variabili più umane, in questo richiama la dottrina di Ippocrate, e i testi De Genitura e De natura pueri, dove giustamente la medicina di quei tempi capì come l’individuo è ciò che è anche in virtù di variabili strettamente legate all’umana determinazione, a partire dalla nutrizione della madre durante la gravidanza e i comportamenti della stessa, cose oggi più che note e sappiamo bene come la donna in stato di gravidanza in questi tempi moderni segua protocolli molto complessi anche sulla cura dell’alimentazione, per preservare il fanciullo e farlo crescere al meglio nel suo ventre).

Obiezione su Saturno malefico, secondo l’autore Fingono (gli astrologi) che Saturno è maligno, e della sua malignità erano gli uomini così malamente impressionati che come riferisce il S. Agostino nel De consensu evangelistarum al Capitolo 23 non volevano sentire il nome di quello (di Saturno); così che lo chiamarono il vecchio e i Cartaginesi invece di dire “la Contrada di Saturno” dicevano “la Contrada del Vecchio”; e dall’altra parte al medesimo Saturno del pargoletto nelle materne viscere racchiuso, è nel primo mese di sua vita la prima cura che gli offre; dimodoché secondo il loro parere ogni uomo è tanto infelicemente concepito (l’autore fa del sarcasmo) che è destinato da Dio ad avere per custode per tutto il primo mese del viver suo il maligno e più malefico dei Pianeti, che nel Ciel si ritrovi … (questo passaggio molto complesso evoca diverse teorie astrologiche, la prima parte ci indica come Saturno sia stato avvertito realmente in modo negativo, ma l’autore ritiene che tale concezione è stata determinata colpevolmente degli Astrologi che hanno dunque causato una suggestione collettiva; in altri passaggi, che ho omesso perché estremamente articolati, accusa gli Astrologi per aver indicato l’amicizia tra Saturno e Giove chiedendosi come fanno due astri dal temperamento così diverso ad essere considerati amici, obiezione che fa anche Marsilio Ficino in Scritti di Astrologia ridicolizzando esplicitamente Tolomeo, Albumasar e altri autori antichi; in realtà l’amicizia di Saturno e Giove ha anche e non solo una origine nella tradizione dell’astrologia elllenistica, legata alla teoria della sétta che semplicemente indica Saturno come estremamente freddo e secco quindi risulterà migliore in una nascita diurna insieme a Giove che è caratterizzato da temperamenti caldi e umidi non estremizzati, cosicché Saturno in una nascita diurna compromette i suoi eccessi di freddo e secco diventando in un certo senso più buono; cosi per Marte che è migliore nella nascita notturna perché stempera i suoi eccessi di estremo caldo e secco, ed è posto in compagnia a Venere che le è amica in virtù del suo essere moderatamente fredda e umida ad un livello gradevole. Inoltre è nella teoria degli opposti che si trova l’equilibrio perfetto: Saturno e Giove sono amici perché Giove può instillare in Saturno istanze di calore che lo aiutano a mitigare il suo eccesso di freddo; mentre Marte è amico di Venere perché quest’ultima può infondere un po’ di freddo e umido all’eccessivo Mavor – un nome citato da Trismegisto riportato da Cornelio Agrippa per Marte e usato anche dai miti italici pre-romani. Mentre risulta molto interessante l’obiezione che l’autore fa su Saturno: in parole semplici chiede come può essere Saturno considerato malefico se poi gli Astrologi dicono che il pianeta interviene nel concepimento e nel primo mese di gravidanza formando il primo abbozzo di un potenziale e futuro individuo! Anche qui l’autore pare non considerare molte fonti e sfumature di filosofia naturale. Saturno è stato associato al concepimento, o meglio all’attecchimento del seme maschile nell’ovocita, perché è pianeta notoriamente agreste, buono proprio per l’Agricoltura e per analogia presiede amorevolmente e benevolmente al corretto e amabile attecchimento del seme nella terra, così per cosignificanza temperamentale e naturale un buon Saturno garantirebbe in sincronicità il buon esito dell’inseminazione nell’atto coitale).

 

FONTI E BIBLIOGRAFIA
1. Henry Bortman, Coming Soon: “Good” Jupiters in Astrobiology Magazine 2004.
2. Jonathon I. Lunine, The occurrence of Jovian planets and the habitability of planetary systems, in Proceedings of the National Academy of Science, vol. 98, n. 3, 30 gennaio 2001, pp. 809-814.
3. Consultato il testo originale “La Vera e falsa Astrologia” di Giovanni Battista Grassetti, nella versione digitalizzata dal Sistema Bibliotecario di Ateneo SBA dell’Università degli Studi di Trieste.

 


Articolo curato da Francesco Faraoni – founder del progetto The Sun Astrology e Astrologo: è interessato allo studio dell’Astrologia come fenomeno naturale, le sue ricerche si basano sulla comprensione del fenomeno temperamentale e stagionale in analogia alla meccanica celeste, e agli approcci umanistici. 

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Astrologia TradizionaleAstrologyElena Londero

De Sphaera Estense: storia di un matrimonio infelice e di uno splendido codice miniato

DI ELENA LONDERO – Anna Maria Sforza era la figlia di Bona di Savoia e Galeazzo Maria Sforza, potentissimo duca di Milano, uomo dal carattere complesso, pieno di nemici, non a caso morto assassinato nel dicembre del 1476 a neanche trentacinque anni. La figlia è descritta dalle cronache del tempo come una giovane riservata, intelligente e colta, oltre che assai bella e delicata. Nel 1477, a soli quattro anni, come era in uso all’epoca, fu promessa sposa ad Alfonso I d’Este, figlio di Ercole d’Este ed Eleonora d’Aragona. Le nozze vere e proprie furono però celebrate solo molti anni dopo, il 17 gennaio del 1491, a Milano. I due sposi si spostarono poi subito a Ferrara, dove li attendevano numerosi e ricchi festeggiamenti. Il matrimonio fu, pare, fin dall’inizio molto infelice e, purtroppo, anche breve visto che Anna Maria, dopo soli sei anni dalle nozze, morì di parto nel novembre del 1497, poco più che ventenne. Anche la bimba che venne alla luce, purtroppo, non sopravvisse. Sembra che il marito non abbia nemmeno partecipato ai funerali della giovane moglie, a causa degli evidenti segni di sifilide che in quel periodo gli sfiguravano il volto. La malattia era probabilmente stata contratta anche da Anna Maria. Alfonso si risposò successivamente con la celebre Lucrezia Borgia (al suo terzo matrimonio), e da lei ebbe numerosi figli. La dote che Anna Maria Sforza aveva ricevuto dalla sua famiglia per le nozze era molto ricca (i registri riportano che ammontasse a ben quarantamila ducati) e quasi sicuramente includeva, fra i vari doni, anche un magnifico manoscritto astrologico denominato De Sphaera estense. Anche se non è mai emerso, infatti, un documento preciso che attesti la presenza del volume nella dote, si ritiene che il codice sia arrivato a Ferrara proprio per tale via.

 

Esso fu miniato da un artista lombardo verso il 1470, quasi sicuramente da identificarsi con il milanese Cristoforo de Predis. L’artista, che era sordomuto, sicuramente ebbe contatti con Leonardo da Vinci che, anzi, fu sicuramente anche ospite, per un breve periodo, nella casa del miniatore. Lo stile di de Predis presenta sia influenze nettamente rinascimentali (nei colori, nelle architetture, nei paesaggi), sia fiamminghe (si veda soprattutto la resa dei dettagli, delle ambientazioni di interni, sempre precisissime). Il piccolo e preziosissimo De Sphaera è un breve commentario per immagini ad una precedente opera medievale, il celebre De Sphaera Mundi del matematico, astrologo ed astronomo inglese Giovanni Sacrobosco (volume che vedrà poi, proprio a Ferrara, la sua prima edizione a stampa nel 1472).

Il De Sphaera estense, che misura ventiquattro centimetri di altezza per diciassette di larghezza, era sicuramente un oggetto di lusso, un dono prezioso nato e creato all’interno di un ambiente ricco ed aristocratico, in cui la cultura astrologica era tenuta in alta considerazione. Il testo, comunque, è da considerarsi più un’opera divulgativa che non accademica e presenta al suo interno diversi livelli di esecuzione. Il manoscritto, infatti, è realizzato in maniera eccellente sul piano artistico nella parte astrologica, meno in quella astronomica. Appaiono, inoltre, abbastanza semplificati i contenuti di entrambe. Non sottovalutiamo il potere che rivestiva l’oggetto di lusso in sé, vero e proprio strumento atto a far esibire pubblicamente la propria ricchezza e munificenza. È utile ricordare come la stampa a caratteri mobili esistesse già, anche se da pochi decenni, quindi gli alti costi sostenuti per far realizzare un codice miniato avevano sicuramente anche lo scopo e il compito di mostrare il proprio potere economico e politico.

Erano tempi in cui si sceglievano con estrema cura simboli, stemmi e blasoni di famiglia da far inserire agli artisti in vari contesti. Il De Sphaera, nelle sue miniature, non fa eccezione. Gli Sforza, in particolare, avevano ancora bisogno di legittimazione. Francesco I Sforza, il nonno di Anna Maria era, infatti, stato il marito di Bianca Maria Visconti, l’unica erede del ducato che con quel matrimonio aveva unito il potere delle due famiglie. Francesco, però, non era nativo di Milano e aveva tratto il proprio potere dall’investitura imperiale (che in Lombardia era una forma di legittimazione piuttosto precaria a quei tempi). Per questo, aveva bisogno da un lato di rafforzare il nome degli Sforza, per la prima volta al comando di Milano, dall’altro di legittimarsi dando un’idea di continuità con la precedente dinastia Visconti della moglie. Equilibri delicati, da ristabilire continuamente. Anche i figli – Gian Galeazzo prima e Ludovico il Moro dopo – proseguirono su questa strada, facendo confluire le esigenze politiche ed araldiche in quelle artistiche. Gian Galeazzo, per affermare e rafforzare la casata, giunse a riportarne le origini degli Sforza alle nozze mistiche fra Anchise e Venere.

Il De Sphaera, che va inserito in questo contesto storico-politico, è composto da sedici carte di pergamena (per un totale di trentadue “facciate”). Le prime quattro carte, così come le ultime tre, contengono disegni astronomici, riguardanti eclissi, maree, orbite planetarie. È presente anche una sintetica Tabula climatum, rappresentante le sette fasce climatiche dell’emisfero settentrionale di tolemaica concezione. L’emisfero sud appare del tutto ignorato, come se non esistesse, mentre sono segnate come inabitabili le zone polari (eccessivamente fredde) e quella equatoriale (troppo calda). Appare singolare che i disegni della parte astronomico-scientifica – peraltro non sempre perfettamente corretti, come se vi fossero stati degli errori nella fase di copiatura – non siano accompagnati da alcun testo esplicativo, tranne brevissime didascalie in latino medievale. I disegni astronomici, inoltre, sono evidentemente di livello inferiore rispetto a quello delle miniature di carattere astrologico. Questo fa ipotizzare che le due parti, sicuramente realizzate da mani diverse, siano state assemblate fra loro solamente in un secondo momento.

È, comunque, dal quarto foglio che la bellezza di questo piccolo volume emerge in tutta la sua grandezza. Da qui, infatti, cominciano le carte con le magnifiche miniature, di altissimo livello pittorico, che hanno reso tanto celebre il De Sphaera estense. Il contenuto strettamente astrologico, in qualche modo è invece più ovvio e scontato, senza particolari ricercatezze o rimandi. La bellezza dell’esecuzione, comunque, pone in secondo piano questo aspetto. Ogni coppia di carte presenta, fra loro affiancate, le personificazioni dei setti pianeti all’epoca conosciuti e le le attività umane ad essi abbinate. Al di sotto vi sono poche righe riassuntive, né troppo ispirate, né troppo originali, che potrebbero essere state inserite anche successivamente. Le attività richiamate accanto ai pianeti ricordano quelle delle famiglie a cui i due sposi appartenevano.

Mercurio, ad esempio, è rappresentato con le ali piumate ai piedi mentre regge con la mano destra una borsa, simbolo dei ricchi guadagni e della prosperità che derivano proprio dai commerci governati dal pianeta. Con la sinistra, invece, tiene il caduceo. È un bastone alato con due serpenti attorcigliati, che rappresentano l’equilibrio tra materia ed intelligenza e la capacità di dominare il caos. Per questo il caduceo è simbolo dell’ordine e della pace che favorisce tutte le arti (e tutti gli affari…). Nei due tondi all’altezza degli arti inferiori di Mercurio sono invece rappresentati, come avviene per ogni pianeta, i segni zodiacali da lui governati, in questo caso i Gemelli e la Vergine. Sulla carta miniata di sinistra è possibile osservare le varie botteghe artigiane, suddivise in Arti utili (lo scriptorium con l’amanuense intenso nel suo lavoro di copiatura, la fucina dell’armaiolo e l’orologiaio) e Belle arti (pittura, scultura e musica). Gli strumenti utilizzati da tutti questi artigiani per l’esercizio della loro professione sono rappresentati con estrema precisione (una cura per il dettaglio di evidente ascendenza fiamminga). Al centro, in alto, una bella tavola imbandita e al di sotto la cucina. L’uso del colore è anche qui, come nel resto delle miniature, veramente raffinato e pregevole. La pagina di Marte, raffigurato in forma antropomorfa come un guerriero, è affiancata da un campo di battaglia, con un paesaggio che si sviluppa sullo sfondo e una degradazione cromatica che accompagna lo sguardo sempre più in lontananza. Le rocce separano il gruppo, quasi monolitico, dei soldati in primo piano dalla campagna alle loro spalle, con la strada curvilinea che divide ulteriormente gli spazi, sia a livello fisico, sia simbolico, separando la violenza della battaglia dalla pace campestre.

Venere è rappresentata, ovviamente, come una bella e leggiadra fanciulla, intenta a osservarsi nello specchio che regge con la mano sinistra. Questo di Venere allo specchio è un tema che ha sempre attratto gli artisti, basti pensare ai capolavori realizzati da autori quali Rubens, Veronese, Tiziano o Velázquez. Nella carta a destra della miniatura di Venere, abbiamo una pagina con piccole scene di amore, musica e arte (di sapore quasi boccaccesco). Va ricordato che la musica, all’epoca, era limitata o a esigenze di culto o ad ambienti aristocratici ed elitari. Venere, nel suo simbolismo profano e non sacro è il riflesso della musica cortese, suonata per fini dilettevoli e di intrattenimento (la miniatura, non a caso, è accompagnata dalla dicitura “…in cantare et danze… induce i cuori…”). La miniatura rappresenta anche un’ottima e utile fonte storica per studiare gli strumenti musicali utilizzati alla fine del XV secolo in ambito lombardo. A queste miniature ovviamente si affiancano quelle dei due luminari e di Giove e Saturno, tutte splendide.

La prospettiva è ovunque ben gestita, con i paesaggi che sono eseguiti sempre con estrema perizia, così come raffinatissimo appare anche l’uso del colore. I rossi, in particolare, sembrano in alcune scene, come quelle di Marte, quasi indicare la strada che lo sguardo dell’osservatore deve compiere tra un dettaglio e l’altro. La cura dei particolari contestualizza bene gli ambienti, gli abiti, gli oggetti rappresentati. In tutte le miniature, inoltre, gli alberi ricoprono un ruolo particolare e il loro stile rimanda allo stile francese. Alberi sempre affusolati, dal fusto leggero, alto e slanciato e dalle chiome tondeggianti e geometriche, che vengono utilizzati come fossero scenografie. Separano gli spazi, danno profondità all’immagine, incorniciano e impreziosiscono i vari elementi delle scene raffigurate. Si veda, ad esempio, l’uso che ne viene fatto sotto al tondo di Venere, dove hanno quasi lo scopo di sostituire una vera e propria scenografia. Il De Sphaera estense giunse a Modena alla fine del Cinquecento, quando vi si trasferì tutta la corte ferrarese e dove è tuttora conservato nella Biblioteca Estense della città.

Elena Londero

Bibliografia e crediti fotografici

Le immagini da manoscritti sottoposti alla tutela del Ministero dei Beni Culturali e della Biblioteca Estense Universitaria di Modena sono state riprodotte a bassa risoluzione, per uso didattico e scientifico senza scopo di lucro, in ottemperanza alla legge sui diritti d’autore (comma 1-bis dell’articolo 70, legge 22 aprile 1941, n. 633, innovata dalla legge 22 maggio 2004, n. 128 e dalla legge 9 gennaio 2008, n. 2).

De Sphaera, α.x.2.14 = LAT. 209, Biblioteca Estense Universitaria, Modena
Vita di Anna Sforza moglie di Alfonso d’Este duca di Ferrara scritta nel 1500, 1871, Ebook gratuito visionabile su Google Book.
Edizione facsimile del De Sphaera con commentario annesso, Casa Editrice Il Bulino, 2010
Manuela Incerti, I disegni astronomici del De Sphaera estense e il Tractatus de Sphaera di Johannes de Sacrobosco, Modena 2010
Treccani, Cristoforo de Predis, in Dizionario biografico degli italiani versione online
Patrizia Nava, Gli errori del De Sphaera, www.astrologiaoraria.com, 2013
Wittgens, Cristoforo De Predis, Leo S. Olschki Editore Firenze, 1935
AA.VV., “Arti, mestieri, tecniche. Il lavoro dell’uomo in codici e libri a stampa della Biblioteca Estense”, Edizioni Panini, 1982.

ASTROLOGIAAstrologia Tradizionale

Astrologia Gallica: congiunzione Giove Saturno, chi il preminente?

Nel testo ASTROLOGIA GALLICA Libro 25 di Jean-Baptiste Morin troviamo alcune indicazioni sulla modalità attraverso cui dobbiamo osservare certi aspetti planetari. L’argomento è molto vasto e complesso, ma in questa sede vi propongo una traduzione veloce e molto semplice su una prima osservazione che possiamo fare difronte gli aspetti tra pianeti, in questo caso affronteremo in particolare gli aspetti Saturno-Giove.

Saturno in Aquario sotto i raggi del sole è Freddo. Quando orientale è piovoso. Se occidentale è indicatore di pericolo nelle acque. Quando è fermo è nuvoloso, nevoso e ghiacciato. Giove in Aquario sotto i raggi del Sole offre uno stato gradevole delle cose. Quando orientale conferisce condizioni salutari. Se occidentale molta pioggia. Quando fermo piogge utili.

Saturno Giove in congiunzione, quadrato, opposizione, a causa della lentezza del loro moto, per molti giorni prima e dopo il loro aspetto perfetto (partile) provocano cambiamenti nell’aria secondo la loro natura e quella del segno che occupano.

Se ciò avviene in segni di fuoco, producono calore ma soprattutto secchezza. Nei segni di acqua, grandi piogge e peste. Nei segni di aria, molti venti e tempeste. Nei segni di terra, periodi di estremo freddo, gelo, nuvole dense e aria torbida. Se ciò avviene in primavera, l’aria sarà molto umida e turbolenta. In estate causerà grandine e tuoni. In autunno venti forti e piogge intense. In inverno nevicate e gelate intense.

Ma se si deve stabilire quale pianeta governa nella congiunzione, non si dovrà considerare l’aspetto solo per diritto di domicilio, di esaltazione e/o di triplicità. Dovrà essere considerata anche la natura dell’aspetto. Saturno nei segni di Terra e specialmente in Capricorno, prevarrà nella congiunzione su Giove, così anche nei segni di Aria, specialmente se in Aquario. Ma nei segni di Fuoco e specialmente nel Sagittario, Giove prevarrà su Saturno, così in quelli di Acqua, specialmente in Pesci dove sempre Giove prevarrà su Saturno.

Inoltre il pianeta che prevarrà nella congiunzione, sarà determinante e decretatore dei cambiamenti da essa promessi. Nel caso di aspetti di quadratura e opposizione, si deve vedere quale pianeta è più forte nel segno che occupa, quindi quale di essi è al di sopra rispetto all’altro. Se Giove è a prevalere, è una aspetto buono e costruttivo. Se è Saturno, è un aspetto cattivo e distruttivo.

CONGIUNZIONE GIOVE SATURNO

DICEMBRE 2020 – la congiunzione che avremo a dicembre 2020 di Giove Saturno avviene nel Segno dell’Aquario al grado 0°. Intanto ci troviamo all’inizio dell’Aquario, quindi in una posizione molto forte perché è il confine tra il segno precedente e quello successivo. La natura aquario è qui subitanea e improvvisa, veloce e imminente. Inoltre, la congiunzione avviene nell’osservazione delle stagioni all’ingresso dell’inverno, quindi decreta una maggiore potenza espressiva della natura aquariana che è segno fisso ovvero presiede il cuore dell’inverno e i suoi caratteri di rigidità. L’ingresso del Sole in Capricorno svantaggia Giove e avvantaggia Saturno, anche perché il Solstizio d’Inverno è in sintonia al temperamento di Saturno, che di questo gioisce. Inoltre Saturno in qualità di anti-luminare è in antitesi alla Luna e al Sole. Saturno in Aquario è un ANTILUMINARE-SOLARE infatti è in opposizione al Leone segno del domicilio del Sole. Mentre Saturno in Capricorno è un ANTILUMINARE LUNARE infatti è in opposizione al Cancro segno del domicilio della Luna. Saturno in Aquario si presenta nelle vicinanze di un fenomeno di eclissi solare, l’occultazione del Sole rinforza la natura temperamentale dell’antiluminare solare per eccellenza, SATURNO specialmente nel segno dell’Aquario. E non meno importante, l’Aquario è domicilio diurno di Saturno. Queste osservazioni decretano inequivocabilmente a stabilire che nella congiunzione Saturno Giove in Aquario di Dicembre 2020, è prevalente Saturno su Giove, che risulterà più forte di Giove. Il cambiamento di aria/atmosfera che si verifica in questo momento e che continuerà e che avremo anche dopo la congiunzione partile, sarà un cambiamento di clima, di aria, di temperature, di modalità estremamente saturnine, fredde, gelide, neve.

Nel grado 0 dell’Aquario incontriamo le seguenti immagini

CORNELIO AGRIPPA: si elevano la forma d’un uomo prudente e l’immagine d’una donna che fila. Significa applicazione, lavoro per guadagnare, povertà, bassezza.

IBN ERZA vede un uomo di pelle scura, esperto nella lavorazione del rame.

CONFINE DI MERCURIO esperti della legge, preposti al comando, impositivi, amministrazione delle cose umano, sofferenza di numerose angustie

PAROLE CHIAVE della prima immagine dell’Aquario Disfatta, fuga, sbandamento, distruzione, sterminio, sbaraglio, annientamento, gradi di perdita, fiasco, rovina, tracollo, crack, rovescio della sorte, debellamento.

ASTROLOGIA

Mater Dei: domicilium virtutum omnium affecta est & Saturno in Aquario

Nello studio del transito di Saturno in Aquario, che è in uno dei suoi domicili (esattamente quello diurno) sono incappato in un libricino pubblicato a gennaio 1644 da un Chierico, ovvero “Maria sempre vergine: discorsi predicabili”. Il testo è molto curioso ma per nulla inedito, è ormai assodato e certificato dagli storici e dai filologi che in un certo periodo la religione ha subito, anche se brevemente, il fascino dell’Astrologia. Quando ancora non era una materia condannata al rogo, molti teologi della chiesa vedevano nell’Astrologia un complesso codice della creazione e della firma di Dio. Sappiamo poi che la parte predittiva e deterministica è stata quella che ha cagionato la condanna dell’Astrologia, anche perché in quei tempi si era soliti calcolare fantomatiche date di fine del mondo, contravvenendo quindi alle sacre scritture. Ma in tempi fiorenti, i preti teologi erano anche portati a riflettere sul Sacro attraverso il linguaggio Astrologico. Un ruolo fondamentale era attributo alla Madre di Dio, la Vergine Immacolata, da sempre relazionata al segno della vergine considerato puro, casto, magnanimo. Non a caso il Segno Vergine è nella Disposizione del Mondo secondo la tradizione ellenica in Terza Casa, luogo proprio della Dea-Vergine.

Vi propongo un passaggio molto curioso e interessante di questo testo del seicento, dove viene descritta la virtù dei pianeti. Essa è paragonata alla purezza della Vergine Maria, l’autore paragona la virtù migliore degli Astri nel loro domicilio, mentre considera l’esilio l’annullamento della virtù. La Madre di Dio era posizionata in una dimensione di beatitudine, e sovranità: come donna era considerata sacra e superiore a tutte le creature umane e viventi, e dotata di rara purezza. Questa incredibile qualità della Madre di Dio fu posta in analogia alla virtù dei pianeti nei loro domicili. Questo breve passaggio, tradotto alla meglio per renderlo più comprensibile, ci introdurrà poi all’approfondimento sul domicilio di Saturno in Aquario.

 

 

La sentenza di S. Damasceno chiama l’anima della Vergine “casa propria delle virtù” ovvero Maria domicilium virtutum omnium affecta est … signori, dicono gli Astrologi che qualsivoglia pianeta ha la sua casa propria nel cielo, che è in uno o due segni del celeste zodiaco, così il Sole ha per sua casa il Leone, la Luna il Cancro, Mercurio Gemelli e Vergine, Venere Toro e Bilancia, Marte Scorpione e Ariete, Giove Sagittario e Pesci, Saturno Aquario e Capricorno; or d’altra maniera sempre secondo gli Astrologi stanno i pianeti esiliati nelle case straniere (ovvero nei segni opposti).

Se Saturno è fuori dalla sua casa e si ritrova esiliato in Leone o in Cancro, cagionerà vili e imprudenti pensieri. Se Giove albergherà forestiero in Gemelli o nella Vergine, causerà alterigia, superstizione e prodigalità. Se Marte sarà confinato in Bilancia o in Toro, imprimerà negli animi crudeltà e vedetta. Se il Sole si troverà sbandeggiato in Aquario, tramanderà costumi indecorosi. Se Venere alloggerà pellegrina in Ariete o è in Scorpione, pioverà nelle campagne animo di negligenza e timore. Se Mercurio sarà ramingo in Sagittario e in Pesci, seminerà costumi instabili e pensamenti precipitosi e bugiardi. Se la Luna sarà prigioniera del Capricorno causerà languidezza e mutabilità.


Ora fate che questi stessi pianeti siano nei propri segni e nelle proprie case del gran Zodiaco, e sperimenterete generosissimi effetti. Saturno dimorante in Aquario e in Capricorno cagionerà gravità e prudenza. Giove che alberga in Sagittario e in Pesci compatirà magnanimità, e liberalità. Marte soggiornante in Ariete e in Scorpione partorirà generosità e intrepidezza. Il Sole signore raggiante in Leone tramanderà nei mortali religiosità e giustizia. Venere riposando in Toro e in Bilancia innesterà eloquenza, pietà, misericordia. Mercurio posto in Gemelli e in Vergine genererà sagacità, ingegno. La Luna co’ suoi nodi ben annodata nel Cancro comunicherà brio e sollecitudine. Così insegna Tolomeo Principe degli Astrologi; intendetelo però sanamente Uditori, non che le stelle abbiano dominio affatto nell’animo, ma perché per mezzo della complessione del corpo possono probabilmente inclinarlo. Signori udite, le virtù sono come tanti pianeti, l’amore divino fa l’ufficio del Sole, che poiché cammina, cagiona il giorno dell’anima. L’umiltà è la Luna che quando è maggiormente ricolmata d’onori, s’annienta. Mercurio è la contemplazione, che trascorre alata, riportando ambascierie dal cielo in Terra. La fortezza fa l’ufficio di Marte, che contro i nemici dell’anima continuatamente guerreggia. La prudenza è Saturno che con maturo consiglio sa discernere fra gli estremi del bene e del male. La magnanimità è quel Giove, ch’ha sublimi cose aspirando della vita del peccato. Albergano queste virtù negli umani petti, ma talora non operano tutte quell’azioni eroiche, le quali dalla loro natura si sperano, sapete per quale ragione? Perché albergano come pellegrini in straniere province, l’umano petto da che assaggiò il vietato pomo, divenne del peccato misero albero tiranneggiato dalla sua prole (…)

Questi incredibili versi, di rara bellezza, ci introducono SATURNO, proprio perché sarà tra non molto in Aquario, in un suo secondo domicilio. Saturno trova infatti la sua migliore virtù nei segni Capricorno e Aquario. Nel Capricorno Saturno è nel suo domicilio notturno, mentre in Aquario è nel suo domicilio diurno. Il 17 dicembre 2020 avremo il passaggio di Saturno nel suo secondo domicilio, dove poiché è diurno sarà in rafforzamento temperamentale essendo il pianeta estremamente freddo ed estremamente secco, quindi risulterà più forte in questo domicilio. Saturno in Aquario ci accompagnerà fino  7 marzo 2023 quando entrerà nella dimore dai Pesci.

Il transito di Saturno in Aquario, anche come ci descrive giustamente il chierico del seicento, è nella sua dignità principale, il domicilio. Vi ricordo che il domicilio è la dignità più forte di un pianeta, è qui valorizzata la forte natura saturnina che parla di prudenza e gravità. Non necessariamente Saturno nel suo domicilio è “contrario” all’uomo, anzi se questo transito vogliamo vederlo nella sua componente più armonica, è positivo per la costruzione e l’edificazione, come anche per i lavori della terra specie quelli che riguardano le fondamenta e le strutture portanti. Con Saturno in Aquario, in antichità, sono avvenute importanti trasformazioni politiche, come nel 1405 quando in una certa parte del mondo era forte il fermento politico e il bisogno di passaggi di stato, di potere e di costume. Ma Saturno è sempre Saturno: in qualità di malefico continua anche nel suo domicilio ad indicarci la necessità della prudenza e della gravità.

SATURNO COME PRUDENZA invita all’attenzione, alla misura, al controllo, alla riflessione, alla capacità di giudizio, alla ponderatezza e alla cautela, ci spinge ad essere previdenti e lungimiranti, ci spinge all’oculatezza. Non è dunque con Saturno in domicilio il tempo dello sperpero e della superficialità, gli anni attraversati da Saturno nei suoi domicili sono sempre anni dove è necessario essere prudenti e non lasciarsi andare a facili speranze. Anzi, invita proprio a rimanere fermi e saldi nella razionalità, la capacità di giudizio significa proprio il saper distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è, o meglio quello in cui vale la pena investire, al massimo delle risorse e delle possibilità!

Saturno in Aquario, tuttavia, è in un domicilio molto particolare perché in questo settore dello zodiaco vi è l’esilio del Sole. Saturno in Aquario incarna fortemente il ruolo di anti luminare solare, mentre in quello del Capricorno ha incarnato il ruolo di anti luminare lunare. L’attività di anti luminare specialmente quando riguarda l’antitesi al sole significa sempre fatica e difficoltà, per questo nell’Aquario da sempre è stato visto come il segno dove confluiscono energie mortifere ovvero difficili, faticose. Infatti, l’ingresso di Saturno in Aquario avviene in un momento storico di estrema fatica e debolezza collettiva: reduci da una pandemia, ancora in corso, abbiamo sofferto umanamente sia per gli effetti diretti del coronavirus, sia per quelli indiretti. Siamo affaticati, stanchi, una parte del mondo comincia anche a ribellarsi all’autorità che cerca, per quello che può, di gestire il problema. Ma è indiscutibile che l’ingresso di Saturno in Aquario avviene in una dimensione di estrema debolezza e fatica.

E’ quello che Valente diceva, nel concetto di fatica dell’uomo. Macrobio lo definitiva segno in cui il temperamento dell’uomo è lontanissimo, pur trovandoci in un segno umano. Ciò che diceva anche Retorio, definendolo segno che assomiglia ad un morto. Ovvero tutti concetti che intendono descrivere la fatica: Saturno in Aquario è nel segno dello sforzo, della stanchezza e dell’affaticamento, della debolezza dell’uomo e della prostrazione. Questa condizione è dovuta intanto ad una motivazione temperamentale, ma a livello di espressione di queste energie è evidente che la fatica sta ad indicarci un momento di severità. Saturno dopotutto non è il pianeta delle comunicazioni e della dinamicità, tantomeno della plasticità: Saturno è un’energia terrestre, legata alla terra da coltivare, e i contadini sanno bene cos’è la fatica saturnina che potremmo solo comprendere nell’immagine retorica di un contadino intento a lavorare una terra difficile, ma che intende a tutti i costi riscattare dalla sua infertilità.

Milet, Jean-Francois | Man with a Hoe

 

La gravità e la prudenza di Saturno in Aquario intende indicarci proprio questa traccia sottile: non è il momento di lasciarsi andare, non è il momento delle distrazioni o della superficialità, è necessario rimanere lucidi, essere razionali, non farsi ingannare da soluzioni facili o da dubbie scorciatoie, è il momento di lavorare con fatica per rimettersi in piedi, ristabilendo un ordine alle cose. Durante il transito di Saturno, il pianeta incontrerà Giove in Aquario, poi in Pesci, poi in Ariete. Specialmente quando Giove sarà in Pesci, le sue istanze temperate e umide potranno essere viste come un toccasana e un valido rimedio alla rigidità di Saturno, che sarà probabilmente meno severo nella seconda parte del 2021, e ancor meno nel 2022.

 

SATURNO E I CASI INDIVIDUALI

Saturno in Aquario sarà particolarmente buono per coloro che hanno pianeti o punti astronomici nella triplicità di aria: Gemelli Aquario Bilancia. In questo caso l’estremismo saturnino potrà essere canalizzato verso progetti di ricostruzione e ristrutturazione, aiuterà ad essere lucidi e forti difronte le sfide della vita, spingerà all’azione di costruzione e specialmente là dove c’è stata distruzione ed estrema difficoltà, spingerà a ristabilire un ordine e una riorganizzazione. Cosa volete costruire e realizzare per voi stessi e gli altri?

Mentre per Scorpione Leone Toro, Saturno sarà destabilizzante, e tenderà a recidere ciò che è inutile o superfluo, ecco che delle collaborazioni possono aver fine, o terminare, oppure certi progetti concludersi in modo inaspettato e non soddisfacente, ma è anche un Saturno che può aiutare proprio a concludere tutto ciò che è appeso e opprimente, spingendo l’individuo a uno scatto di dignità personale, che attraverso la razionalità lo indirizzerà vero scelte di separazione necessaria. Cosa intenderete concludere o da cosa volete separarvi?

Per Ariete Sagittario, Saturno rappresenterà un valido sostegno cementificare, ovvero è un’energia che rafforza ciò che è già in corso, consolidando e ufficializzando. La distanza di Saturno in Aquario a questi due segni dello zodiaco è di sessanta gradi, una distanza molto buona per Saturno perché non è eccessivo nella sua espressività: infonderà quel rigore ma senza eccedere nella misura, offrendo invece la possibilità di lavorare su sé stessi al fine di rafforzare posizioni personali, o legami in corso. Che cosa intenderete affermare e ufficializzare nella vostra vita?

Per i segni Cancro Vergine Pesci Capricorno non ha un forte valore, se non di tipo evolutivo e famigliare, in particolare sono le dinamiche ereditate da esperienze passate a poter emergere con questo transito, ovvero situazioni dove chiarire posizioni passate, o comprendere i tipi di insegnamento che si sono appresi nell’esperienze pregresse, qui il mood che si presenta è proprio quello di sedimentare un passato che tuttavia è già assente, o definitivamente concluso, è necessario per questi segni lavorare sui benefici del distacco, ma anche sull’immagine di cosa si è appreso e cosa si è, in un certo senso, diventati dopo certi esperienze vissute. Che grado di maturità avete raggiunto?

La virtù mariana saturnina

Se vogliamo rintracciare nelle virtù degli astri una analogia mariana, possiamo vedere nella figura della Madre di Dio il concetto di TEMPIO che ben si addice a Saturno in qualità di astro che edifica ed edificante, ma Saturno è anche astro dell’agricoltura per eccellenza: esiste una BASILICA dedicata proprio alla Madonna della coltura: secondo la tradizione questo appellativo fu originato dalla storia di un contadino che mentre arava un campo con dei buoni, trovò in mezzo alla terra un monolite dove era raffigurato il volto di Maria con il Bambino. Il paese decise di portare in processione questa icona, che il giorno dopo misteriosamente scomparve. Fu ritrovata fuori le mura, sempre vicino ai campi destinati agli orti, e così si decise di costruire proprio in quei luoghi un Santuario alla vergine. L’Agricoltura è un insieme di tecniche e metodi attraverso cui l’uomo, da sempre, lavora la terra per trarre da esse sostanza, nutrimento, vita! Per questo Saturno è considerato buono proprio in questi ambiti esistenziali, perché è colui che conduce all’ingegno della mente per ricavare dalla terra, anche difficile ed arida, nutrimento e sostentamento. Nella virtù di Saturno possiamo incontrare l’appellativo mariano di Auxilium Christianorum ovvero ausiliatrice dei cristiani, concetto che richiama proprio alla virtù della Terra che se accolta con amorevolezza può offrire all’uomo, attraverso sacrificio e impegno, utili frutti per la nutrizione della vita.

ASTROLOGIAElena LonderoIndagine Astrologica

Le origini del Natale tra mito, religione e storia | Elena Londero

L’albero di Natale è una di quelle antiche usanze che nutrono l’anima, che nutrono l’uomo interiore” Carl Gustav Jung

Sento questa citazione di Jung bellissima, la sento mia. Mi piace soprattutto la parola nutrimento. L’etimo latino nutrio è già rivelatore, significa alimentare, allevare, aiutare a crescere. Per Jung l’albero di Natale fa dunque tutto questo con il nostro animo, regalando preziose risorse all’uomo interiore che vive in tutti noi. Da dove arriva, però, la bellezza e la ricchezza di questo simbolo? Quanto è antico e radicato in noi? Gli alberi hanno sempre affascinato l’essere umano, in ogni cultura e religione sono stati alla base di tradizioni e miti. La salita dell’albero è un rito sciamanico antichissimo, un’ascesa che porta a staccarsi dal livello del terreno, per superare i propri limiti e confini. Questa esperienza rappresenta il passaggio tra i tre diversi livelli cosmici, quello degli Inferi, della Terra e del Cielo. Una suddivisione tripartita dell’universo universalmente diffusa. Il cielo, in molte culture, è concepito ora come una coltre, ora come una sorte di copertura o un’infinita e immensa tenda.

I Turco-Tartari per esempio vedono nella Via Lattea la cucitura di questo infinito tendaggio, con le stelle concepite come piccole finestrelle che si aprono sulle sfere del Cielo e da cui gli dèi possono guardare cosa accade sotto. Queste tre partizioni hanno sempre un centro, un solido pilastro che, nel contempo, le mette in comunicazione fra loro e le sostiene. Questo pilastro di solito è di legno e richiama, nei miti di molte antiche culture, il palo centrale che sostiene la tenda. È un punto sacro, che connette la Terra al Cielo e, per questo, ai suoi piedi si possono compiere sacrifici o officiare riti. Il Pilastro del Mondo, così carico di significato, è molte volte rappresentato o immaginato come un albero, il cui tronco sostiene la chioma (il Cielo) e si connette alle radici (gli Inferi). Il pilastro del mondo è spesso un albero sacro a sette rami o segnato nel suo tronco da sette incisioni. Le sette tacche rimandano ad altrettanti livelli celesti. Gli ostacoli che lo sciamano deve superare sono proprio i cieli in cui deve riuscire a penetrare, ad accedere. Quando lo sciamano riesce, infine, a raggiungere la sommità dell’Albero cosmico può porre domande circa l’avvenire e il destino della sua comunità.

Il mito di molte culture riporta anche all’esistenza di precedenti Ere paradisiache, in cui gli esseri umani potevano ascendere facilmente in cielo, senza bisogno di intermediari. Quando questo privilegio venne meno (pensiamo, in altro contesto, alla cacciata dal Paradiso di Adamo ed Eva) solo alcuni (fra cui appunto gli Sciamani) riuscirono a continuare ad elevarsi dal livello terreno a quello, sacro, del Cielo. Cosmologicamente, anche l’Albero del Mondo si innalza al centro della Terra. È un Albero magico intorno al quale si sono sviluppate, nella storia dei popoli, narrazioni ricchissime. Bellissima, fra tante, l’immagine dell’albero cosmico che – per i Goldi, i Dolgani e i Tungusi – ospita sui suoi rami le anime dei bambini prima della loro nascita, come fossero tanti uccellini cinguettanti. Quando arriva il loro momento si staccano dal ramo su cui sono posati e scendono sulla Terra. All’Albero Cosmico si collega anche l’Albero dei Destini. Secondo alcune tradizioni, come ad esempio quella Batachi e quella turco-osmana, l’Albero della vita ha, infatti, su di sé un milione di foglie e su ognuna di esse è scritto il destino di un essere umano. Ogni volta che un uomo o una donna muore, la sua foglia si stacca e scivola a terra, a significare che quel destino è stato ormai stato vissuto e compiuto. Sono idee che derivano dalla concezione mesopotamica dei sette cieli planetari, visti anch’essi come un immenso Libro del destino.

Gli alberi hanno sempre avuto enorme importanza anche nelle tradizioni e nei riti propiziatori dei popoli del Nord. I Vichinghi, ad esempio, avevano l’uso – al solstizio d’inverno – di tagliare e portare nelle loro case un abete rosso. Esso veniva onorato e decorato con frutti, a simboleggiare quella fertilità del terreno che la primavera avrebbe riportato con sé. Erano rituali importanti, soprattutto in una terra in cui, quando il sole declinava, lo faceva per settimane intere.

Abbiamo poi lo Yggdrasill, l’albero cosmico dei miti nordici che – secondo la tradizione – sostiene sui suoi rami l’intero universo. Nel poema dell’Edda è indicato come un frassino, nella versione del mito di Rodolfo di Fulda (IX secolo) è, invece, un esemplare di tasso o una quercia. Tutti e tre sono, comunque, alberi sacri per i popoli del Nord. Lo Yggdrasill, nella mitologia norrena, è un albero mastodontico, capace di reggere sui suoi rami il peso di tutti i nove mondi esistenti. Il mondo degli Asi, degli Elfi, degli uomini, dei Vani, dei Giganti, del gelo o della nebbia, quello degli elfi oscuri, dei nani e, infine, il mondo dei morti. Tutti assieme, posati sullo Yggdrasill, formano l’intero universo. Lo Yggdrasill è associato anche al mito del dio Odino, padre di tutti gli dei norreni. Tra i molti epiteti che gli sono attribuiti molti si riferiscono alla vastità del suo sapere (secondo il mito Odino conosceva l’origine di tutte le cose, il destino di tutti gli uomini e il fato dell’intero universo). La tradizione racconta come, per raggiungere una conoscenza ancora superiore, ossia i segreti delle Rune, il dio rimase ininterrottamente appeso all’albero cosmico per nove giorni e nove notti, col supplizio di essere anche trafitto da una lancia. Scoprire se stesso, sacrificando se stesso. Un’esperienza mistica, di crescita ed esplorazione interiore, che attraverso il sacrificio del corpo riconduce a quel nutrimento dell’anima citato inizialmente sul pensiero di Jung. La trasformazione che, in termini psicanalitici, diviene processo di individuazione. Allo Yggdrasill però furono anche appese, impiccate, numerose vittime sacrificali. Una metafora, dunque, del bene e del male che sempre si alternano fra loro. Quest’alternanza bene/male, luce/oscurità, è un concetto che che riconduce idealmente anche all’albero cosmico degli alchimisti.

 

Lucas Cranach, Adamo ed Eva (1526) Olio su legno

Nella Genesi (capitolo II, 17) è, infatti, scritto “Ma non mangiare dell’albero della scienza del bene e del male, poichè in qualunque giorno ne avrai mangiato, morirai di morte”. L’albero della scienza, o adamico, è quello il cui frutto separa la perfetta unità delle due nature, benefica a e malefica. Sul loro antagonismo, sulla complementarietà tra tenebre e luce, troviamo un infinito mondo di studi alchemici, filosofici, ermetici. Nell’ermetismo e nella simbologia religiosa incontriamo anche l’albero secco che dovrà resuscitare e tornare alla vita. Pensiamo alla verga di Aronne, secca, che si ricoprì di foglie, fiori e poi mandorle non appena fu piantato al suolo. O alla mazza di Ercole, consacrata a Mercurio, dopo la vittoria sui Giganti che, non appena fu posata a terra vi protese in profondità solide radici per poi divenire, in breve, un immenso ulivo. Anche nella Bibbia l’albero è un simbolo che ritorna più volte. Pensiamo all’albero della vita, citato nella Genesi e posto proprio al centro del paradiso terrestre. Dio lo aveva posto al centro del Giardino dell’Eden, insieme all’albero della conoscenza del bene e del male. I due alberi erano inizialmente uniti e tramite essi Adamo aveva accesso alla sapienza suprema. Dopo il peccato originale egli perse questa possibilità e dovette separarli fra loro, districandone le radici. Nella Torah quest’albero viene assimilato al melograno. L’albero della vita nella cabala rappresenta le leggi dell’universo ed è impiegato nella magia ermetica che, attraverso l’atto magico, attiva la potenza associata ad esso. Esso è formato da quattro mondi, dieci centri energetici (Sephiroth), tre veli di esistenza non manifestata, tre pilastri e ventidue sentieri.

Per riprendere ancora le parole di Jung: “L’albero natalizio ha una valenza cosmica che lo collega alla rinascita della vita dopo l’inverno e al ritorno della fertilità”. Così come nei miti nordici, anche nel Cristianesimo, l’albero rappresenta la croce di Gesù Cristo, con la liturgia che ancora oggi recita: “Nell’albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita”. La punta che ancora oggi poniamo in cima all’abete va, invece, a ricordare la stella cometa che i Re magi seguirono per raggiungere la grotta della natività.

 

Rappresentazione di una cometa, in un manoscritto del medioevo.

Non dimentichiamo, comunque, che il Natale – vissuto come natività di Gesù Cristo – non è presente nei primi tre secoli del Cristianesimo. La data del 25 dicembre non è collegata ad alcuna data storica riferibile alla nascita di Gesù Cristo. Essa è, invece, sicuramente correlata al calendario civile romano, che festeggiava già precedentemente, proprio quel giorno, il solstizio d’inverno e la nascita del Deus Sol invictus, il Dio Sole invitto/ non vinto. Una festività collegata a sua volta a quella nordica più antica della rinascita del Sole che, dopo il solstizio (“sol-stitium”, ossia sole fermo), riprende finalmente a riapparire, ad essere più vitale, con le ore di luce che si fanno via via più lunghe di giorno in giorno. Il Deus Sol invictus aveva anche una sua lunga e profonda tradizione nella civiltà siriana ed egizia, che rappresentavano spesso la nascita del Sole come un infante. È da questo che deriva la successiva tradizione della nascita del Bambin Gesù. È collegabile anche al dio persiano Mitra o al dio babilonese Tammuz. Il Cristianesimo quindi si sovrappose sia alle celebrazioni del solstizio, sia a quelle già molto diffuse, in varie culture, del Sol invictus. Nel 330 d. C. Costantino rese ufficialmente questa confluenza. Siamo, in questi primi tre secoli del cristianesimo, all’interno del cosiddetto sincretismo religioso, in cui il cristianesimo si inserisce in tradizioni più antiche, in una fusione e stratificazione di simboli in cui, in certi momenti, convivono varie religioni e dottrine senza che ancora nessuna prevalga sulle altre.
L’affinità, dunque, tra il Sole e la divinità è presente in ogni cultura, a tutte le latitudini.

La festività del 25 dicembre si diffuse poi velocemente in tutta la cristianità, comprese le chiese orientali che inizialmente la festeggiavano il 6 gennaio, insieme all’Epifania. L’albero di Natale nella sua valenza più moderna è riportabile anche ad un anno preciso, il 1441, quando nella città estone di Tallin fu eretto un grande abete proprio al centro della piazza del Municipio. Attorno ad esso ballarono giovani uomini e donne alla ricerca dell’anima gemella. Il rito propiziatorio si estese velocemente e, nel giro di un secolo, lo ritroviamo anche in Germania. Una cronaca del 1570 riporta di un albero a Brema decorato con mele, noci e fiori di carta. Vi era poi un gioco medievale celebrato in Germania proprio il 24 dicembre, “Il gioco di Adamo ed Eva”. Le piazze delle città venivano addobbate con ricchi alberi con simboli dell’abbondanza che riportavano all’immagine del paradiso terrestre.

Quando gli alberi di Natale furono portati dalle piazze antistanti le chiese anche all’interno delle abitazioni al decoro della mela (il peccato) si aggiunse quello dell’ostia (il pane eucaristico che dona, per i cristiani, la vita e simboleggia il corpo di Cristo offerto per il perdono dei peccati). Nel tempo si aggiunsero ulteriori nuovi decori. Inizialmente, per illuminarlo, gli era posto accanto un candeliere, poi nel tempo le candele furono fissate agli stessi rami dell’abete. In questo modo divenne albero della luce, a ricordare come Cristo fosse considerato la luce del mondo.

L’albero è, dunque, un’immagine archetipica antichissima, ricca di storia e di tradizione. Per tornare ad una prospettiva junghiana possiamo vedere il Natale come un confine, un passaggio, tra una zona interiore di oscurità e una di maggiore conoscenza e consapevolezza, sia individuale, sia collettiva.

Elena Londero
studio.elenalondero@gmail.com

Bibliografia:
Carl Gustav Jung, “Jung Parla. Interviste e incontri”.
Mircea Eliade, “Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi”, Edizioni Mediterranee.
Andrea Casella, “Alle origini dell’albero cosmico”, Editore Lulucom.
Mila Fois, “I Miti Norreni”, Meet Myths.
Mila Fois, “Rune: il sangue di Odino”, Meet Myths.
Rudolf Steiner, “L’albero di Natale. ”, Fior di Pesco Edizioni.

Elena LonderoIndagine Astrologica

Non voglio avere un corpo. Non voglio occupare spazio.

“Non voglio avere un corpo. Non voglio occupare spazio.” Carolina, vent’anni anni, trenta chili di peso.

La bulimia, l’anoressia e il disturbo da alimentazione incontrollata sono rispettivamente al primo, al secondo e al terzo posto del podio dei problemi alimentari. Il disturbo dell’abbuffata, il terzo, è il meno conosciuto e indica un modo di mangiare impulsivo e compulsivo che scatta, con una certa frequenza, in momenti in cui si ha bisogno di conforto o consolazione. I tre disturbi non sono compartimenti stagni, ma di solito si alternano fra loro in fasi diverse della malattia. Le ragazze rappresentano circa il novanta per cento dei casi, i ragazzi sono invece stabili intorno al dieci per cento (e non in crescita, come spesso si legge).

Il primo episodio della malattia, quello d’esordio, solitamente avviene verso i tredici/quindici anni, la malattia può poi protrarsi per anni e anni, con frequenti ricadute. Ci sono però sempre segnali che la precedono e che genitori o insegnanti possono cogliere per riconoscere un primo precoce campanello d’allarme. Affinché scatti un grave problema alimentare sono, infatti, necessari tre distinti passaggi:

  1. una predisposizione, sempre già visibile nell’infanzia
  2. un tipo di genitore che, involontariamente, la sostiene e la enfatizza
  3. un evento che la fa scattare ed emergere

 

Riguardo al primo punto, tutti i terapeuti che si occupano di queste malattie sottolineano di fare attenzione quando una bambina è particolarmente perfezionista e ordinata, molto brava a scuola, spesso la prima della classe. Sono bambine di solito un pò chiuse e riservate, che su questa loro bravura fondano la loro identità e, quindi, non possono mai concedersi di fallire, arretrare, rientrare nella media. Questo le fa vivere in uno stato d’ansia continuo, faticosissimo. Sempre molto intelligenti ma insicure in modo insidioso, vivono nel timore di sbagliare e di deludere gli altri. Diventano, per questo, estremamente esigenti con se stesse, non si concedono mai il minimo errore. Questi tratti ossessivo-compulsivi di perfezionismo possono essere ereditati, già presenti anche in altri membri della famiglia. Queste predisposizioni, ovviamente, da sole non bastano a far scattare il disturbo alimentare. Per capirci, non tutte le bimbe perfezioniste e un pò ansiose sviluppano una patologia alimentare, ma pressoché tutte le ragazze anoressiche sono state nell’infanzia bambine di questo tipo.

Il secondo punto riguarda il tipo di famiglia in cui nasce questa bimba così perfezionista ed esigente con se stessa. Non esiste un modello di famiglia precisa che favorisce l’insorgenza di queste patologie, ma esiste un’Emotività Espressa (EE) genitoriale che può attivare il disturbo, dove già predisposto. Sono padri e madri che hanno ambizioni importanti sui figli, sul loro avvenire, sulle loro capacità di emergere. Si sono abituati fin dall’infanzia a prestazioni alte e le danno ormai per scontate, aspettandosele anche con il proseguire degli anni e degli studi. Sono genitori spesso ipercritici, esigenti, che premono con le loro aspettative.

Vi è poi, il terzo punto, il fatto scatenante, che fa insorgere il disturbo alimentare rimasto, fino a quel momento, latente. Può essere un evento traumatico (un lutto, una separazione, la fine di una relazione), oppure qualcosa di non grave (il commento di un coetaneo o di un genitore sul proprio aspetto fisico), ma che ferisce profondamente a livello interiore. In entrambi i casi il grilletto scatta, la malattia insorge.

Nel caso dell’anoressia, la malattia di solito insorge dopo l’inizio di una dieta ferrea, rigorosa, con un controllo minuzioso delle calorie assunte. Può anche esserci la scelta di consumare solo cibi di un certo colore, o di un’unica tipologia (solo insalata, ad esempio). Frequente anche la mancanza di serenità e convivialità durante il pasto, come se la concentrazione posta sull’atto del mangiare fosse tale da togliere qualsiasi spazio alla conversazione, al piacere dello stare a tavola (che a questo punto interiormente si è ormai trasformato in un inferno). Anche praticare sport in maniera eccessiva è un segnale da non sottovalutare.

Una situazione delicata si crea quando, in famiglia, solo uno dei due genitori si rende conto della gravità della situazione, mentre l’altro tende a negarla. In questo caso, statisticamente, la prognosi per la ragazza diventa assai più negativa. Un genitore può evitare il problema sia per la scarsa conoscenza del disturbo (che glielo fa sottovalutare nella sua pericolosità), sia per la paura che inconsciamente sente verso la situazione e a cui si sottrae. Sono comunque cammini sempre complessi, perché tutte le persone coinvolte provano sofferenza, preoccupazione, impotenza. L’anoressia è impossibile da nascondere, vista la magrezza a cui porta. La bulimia, invece, è più facile da celare, perché chi ne soffre può anche essere normopeso o solo sovrappeso. Il vomito viene indotto dopo pasti apparentemente normali, in assoluta solitudine. Alcuni segnali che un genitore può notare sono unghie fragili, pelle secca e squamosa, perdita di capelli, ittero visibile nei palmi di mani e piedi giallo-arancio, petecchie, problemi dentali.

I disturbi alimentari sono malattie vigliacche perché, in silenzio, possono danneggiare gravemente la salute e lasciare danni permanenti agli organi interni, anche dopo anni che il problema è stato superato. Hanno incidenza sui reni, i polmoni, creano infertilità, problemi cardiaci, osteoporosi, predispongono ad alcuni tipi di tumori. Le ragazze bulimiche soffrono di frequente di ovaio policistico. Si hanno anche pesanti complicanze neurologiche, con un’atrofia cerebrale che, nei casi più pesanti, rende la risonanza magnetica di un’anoressica grave indistinguibile da quella di un malato di Alzheimer.

La mortalità nelle ragazze anoressiche è drammaticamente elevata, intorno al dieci per cento, uno dei più alti tassi di letalità tra le malattie psichiatriche. Riguardo alle cause di morte si registra, purtroppo, al primo posto il suicidio, al secondo l’arresto cardiaco.

È per tutto questo che, se in famiglia ci si accorge di questo problema, o anche solo se si ha un dubbio o un sospetto, è meglio non attendere, non rimandare, ma chiedere subito un aiuto qualificato. Rivolgersi magari al proprio medico di base, per capire quali sono i centri specializzati più vicini e chiedere subito un consiglio su come procedere. Bisogna sapere in partenza che le ragazze anoressiche, pur essendo molti intelligenti e con un QI sempre superiore alla media, non sono consapevoli di essere malate e quindi sono ostili ad accettare di essere aiutate. Sono ragazze che hanno spesso un livello scolastico alto, di solito arrivano al livello universitario anche se la malattia spesso impone paure o interruzioni nel percorso di studi (e questo genera profonda frustrazione e altre dosi di disistima). In passato, l’anoressia era presente soprattutto nelle classi sociali medio-alte, mentre oggi è statisticamente diffusa in tutti gli strati sociali della popolazione. I disturbi alimentari sono comunque presenti solo all’interno dei paesi industrializzati.

Astrologicamente è impossibile semplificare questo argomento così complesso e delicato. Ogni tema natale racchiude in sé la sua storia, che è unica e irripetibile e ogni ragazza arriva alla malattia attraverso un suo cammino personale. Possiamo, quindi, trattare il tema solo in termini generali, mai definitivi.

L’analisi di Venere è importante, non solo perché il pianeta simboleggia il senso estetico, ma soprattutto perché descrive il nostro livello di autostima. Venere rappresenta, quindi, il valore che diamo a noi stessi e che deriva da modelli introiettati fin dall’infanzia. Chi ha patologie alimentari non si piace, non accetta il proprio corpo e ha un basso livello di fiducia in sé. Rapporti Venere/Saturno indicano insicurezze profonde nei confronti della propria sessualità e femminilità, che viene negata e bloccata (pensiamo solo all’amenorrea tipica delle donne anoressiche). Il rigore di Saturno dà la forza della rinuncia, della disciplina che, lentamente, scava il corpo, lo asciuga e in questo dà alle ragazze un senso di onnipotenza, di controllo. È però una dinamica sterile, che consuma e incastra nel desiderio di occupare sempre meno spazio, di ridursi, fino a scomparire.

La disistima espressa da Venere può risultare anche da aspetti – non necessariamente disarmonici – con Nettuno o Plutone, oppure dalla sua posizione in particolari case o segni (ad esempio, pensiamo ad una Venere Bilancia che necessita, soprattutto se lesa, di continua approvazione e conferma).

A livello psichico esiste un Sé oggettivo, in cui l’immagine che noi abbiamo di noi stessi corrisponde alla realtà di ciò che siamo e di come ci percepiscono gli altri. Vi è poi, in ognuno di noi, anche un Sé ideale, che definisce non ciò che siamo realmente, ma ciò che vorremmo essere e divenire. Vi è, infine, un Sé imperativo, molto saturnino, legato a ciò che sentiamo di dover essere per ottenere l’approvazione degli altri. Il nostro benessere psicologico è proporzionato a quanta discrepanza vi è fra queste diverse percezioni (Higgins, 1987). Questo nel tema natale emergerà con tensioni e aspetti distinti, che “tirano” in diverse direzioni psichiche.

Nelle ragazze che soffrono di disturbi alimentari la distanza fra i vari Sé è ampia e innesca forti tensioni interne, frustrazioni, difficoltà. Il Sé ideale, nettuniano, assume un’importanza assoluta e viene ricercato con forza. Essendo però un’immagine ideale, per quanto ci si impegni, esso sarà sempre irraggiungibile, non vi sarà mai un punto di arrivo definitivo (qualsiasi peso si raggiunga). L’inseguimento non avrà mai fine, una ragazza potrà essere ormai solo l’ombra di se stessa, pesare trenta chili, ma riflessa nello specchio si vedrà grassa, larga, ingombrante. In queste malattie la distorsione del reale è così ampia da far distorcere completamente la percezione di sé e del proprio corpo, per quanto emaciato esso sia. Nettuno è un pianeta centrale nei disturbi alimentari,  per le anoressiche la rinuncia al cibo diventa un’esperienza intensa e spirituale, quasi religiosa. Pensiamo solo, in ambito cattolico, alle numerose sante ascetiche, donne che – lungo tutta la storia della cristianità – smettevano quasi completamente di mangiare e, a volte, giungevano a nutrirsi solo di ostie consacrate. Il distacco dal reale, l’assenza di confini, diventa così esperienza euforica e mistica, in cui si può raggiungere un senso di assoluta onnipotenza e un assoluto distacco dalla propria fisicità. La distanza fra sé e gli altri può diventare psicologicamente infinita e per questo recuperare una ragazza con queste malattie è un percorso specialistico, che la famiglia da sola non può compiere.

La questione del controllo meticoloso del cibo, invece, può esprimersi attraverso diverse strade. Spesso sono presenti valori Vergine che attivano un perfezionismo assoluto e rigoroso. La Luna Vergine potrebbe, per certi versi, essere la tipica Luna delle ragazze anoressiche, che esaminano il cibo meticolosamente, lo spezzettano con pazienza in minuscoli bocconcini, tutti di uguale dimensione, spesso disposti ordinatamente nel piatto per forma o colore. I valori Vergine vengono distorti e diventano anche, attraverso la ritualità del cibo, bisogno di assoluta pulizia interiore, raggiunta attraverso quella del corpo che, nel digiuno e nella privazione, si sente  vuoto e quindi immacolato e purificato.

Da analizzare anche l’asse seconda/ottava, per capire se l’atto del nutrirsi assume una valenza particolare, diventando fonte di sicurezze interiori mancate, assumendo il compito di confortare, riparare, anestetizzare. L’asse, che simboleggia sia l’introduzione del cibo, sia la sua espulsione, si inserisce nella dinamica bulimica che, al mangiare incontrollato e vorace, fa seguire un’espulsione forzata e accelerata, sia attraverso il vomito autoindotto, sia con l’abuso di lassativi o diuretici. Anche la Luna nel segno del Toro va valutata con attenzione. Non a caso, la stessa etimologia del termine bulimia – l’etimo greco significa letteralmente “fame da bue” – riporta a questo segno zodiacale.

Anche contatti Luna/Giove simboleggiano la fame compulsiva, la voracità tipica della bulimia o dell’abbuffata. L’oralità è anche qui – come nell’anoressia – squilibrata, ma in modo opposto, attraverso un mangiare incontrollato. Nel momento in cui si inizia a mangiare si prova un senso di pace e conforto che, però, in breve si esaurisce, lasciando il posto al senso di colpa. Segue il vomito indotto e la sensazione, pesante, di disgusto verso se stesse. Tutto questo è molto doloroso da sopportare, amplifica quell’insoddisfazione che, in un continuo circolo vizioso, condurrà in breve tempo all’episodio successivo. Nella bulimia si vomita anche venti o trenta volte al giorno, fino a rigettare solo acqua, fino a sentirsi lo stomaco completamente vuoto. È qualcosa di stremante e devastante. Ci si rompe letteralmente dentro.

Attraverso la lente di Giove tutto si fa eccessivo, il dolore provato, le quantità di cibo introdotte, le calorie assunte (una bulimica arriva a diecimila al giorno). Ma anche il peso raggiunto o il numero di abbuffate incontrollate (binge eating). Questo non è un Giove benevolo e benefico, ma distorto, incontrollabile e fagocitante. Plutone spesso aggrava ulteriormente l’ossessione, rendendola ancora più profonda e oscura.

È, infine, importante analizzare, nel tema, anche l’archetipo materno e paterno. Gli aspetti che Luna e Sole formano, i segni e le case che occupano, daranno indicazioni utili in merito alla relazione con i genitori e alle aspettative della famiglia (in questo è utile anche lo studio della decima casa). È però importante ricordare come l’archetipo genitoriale in un tema non descriva la persona biografica, ma ciò che di lei abbiamo percepito, colto, interiorizzato.

 

 

CREDIT immagine di copertina Il pranzo, Diego Velaszquez

 

Elena Londero

studio.elenalondero@gmail.com

 

 

Bibliografia e videografia

 

Questo articolo trae spunto da un incontro online sui problemi alimentari tenutosi con la psichiatra e terapeuta comportamentalista Sandra Sassaroli, il video è pubblicato sul canale YouTube del Centro Studi Edizioni Erickson.

Segnalo anche la docuserie Rai “Fame d’amore”, visibile su Raiplay e da cui è tratta la frase del titolo.

 

Sandra Sassaroli – Giovanni Maria Ruggiero, “I disturbi alimentari”, Editori Laterza, 2018

Christopher Fairburn, “La terapia cognitivo comportamentale nel disturbi dell’alimentazione”, Edizioni Erickson, 2019.

  1. Vandereycken – R. Van Deth, “Dalle sante ascetiche alle ragazze anoressiche. Il rifiuto del cibo nella storia”, Raffaello Cortina Editore, 2005

Enza Speranza, Dottorato di ricerca di Terapie avanzate medico-chirugiche, “Mortalità e complicanze clinico-nutrizionali a lungo termine dell’Anoressia Nervosa”, Università degli studi di Napoli “Federico II”, Anno accademico 2016/2017.

www.eridanoschoolo.ir/rubriche di astrologia / bulimia e obesità