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ASTROLOGIAFrancesco FaraoniIndagine Astrologica

Maschile. Femminile. Discorsi tra alchimia e astrologia | Francesco Faraoni

In questo testo trovate la trascrizione dell’approfondimento sul Maschile e sul Femminile che ho realizzato nel mio canale youtube, in chiave simbolica e attraverso i linguaggi dell’alchimia e dell’astrologia; ho ragionato sulla complessa dualità del maschile e del femminile, affrontando equivoci da leggende metropolitane, e cercando di entrare dentro il complesso simbolismo di queste due grandi polarità energetiche, che sono alla base del Tutto. Buona Lettura o Buona Visione!

Maschile e Femminile. Su questi due simboli c’è un grande equivoco. Il Maschile e il Femminile rappresentano l’immagine di due Archetipi primordiali e sempre esistiti, già prima della creazione e della nascita dell’uomo, perché rappresentano due Grandi Polarità, ovvero una positiva e l’altra negativa, su cui si poggia l’intero concetto di Creazione. Maschile e Femminile oppure “polo positivo e polo negativo” sono i due valori energetici presenti in ogni punto dell’universo. In ogni cosa c’è un polo positivo e uno negativo, in ogni cosa c’è un alto o un basso; l’unione del maschile e del femminile produce il concetto di SFERA E CERCHIO il simbolo più forte nella descrizione dell’Archetipo Primordiale. Ma andiamo con calma… intanto dobbiamo eliminare dalla nostra mente l’idea che il maschile e il femminile si traducano in Uomo e Donna. L’equivoco è riferito alla proiezione su questi due principi di una identità sessuale.

Il Maschile e il Femminile come principi primordiali ce li spiegano in modo esemplare l’Alchimia, perché è la dottrina di riferimento a cui dobbiamo appellarci per comprendere realmente questi due elementi. L’alchimista intanto è un CERCATORE quindi ancora oggi esistono gli alchimisti, che come in antichità cercano ed esplorano il mondo, l’universo, attraverso il linguaggio dei simboli. L’alchimia è una forma di chimica spirituale ovvero studia la Materia elevandola nello Spirito, quindi c’è nell’alchimia un processo di individuazione dove cerchiamo di riconoscere gli opposti, con lo scopo di riunificarli. Lo scopo infatti dell’Alchimia è la Grande Opera, ovvero quello di riunificare ciò che è stato diviso, tale riunificazione conduce alla Pace e alla comprensione del tutto, quindi alla illuminazione e ad una vita consapevole. Intanto partiamo dal presupposto che il maschile e il femminile possono essere intesi anche come metafore del seme non ancora realtà quindi, il Nulla, e forza di espansione che si estende nel tempo e nello spazio, il Qualcosa; emerge dunque la contrapposizione tra ombra e luce che produce una terza qualità che è Lo Spirito del Mondo, la riunificazione dell’opposizione porta al simbolo della circolarità, ovvero il Cerchio, la Sfera, rievocante il mistero di Dio e della sua creazione. Questi concetti li potrete approfondire nel testo Goethe e Darwin: la filosofia delle forme viventi.

La Grande Opera, ritornando all’alchimia, è caratterizzata da quattro fasi. Perché quattro? Perché quattro sono i caratteri fondamentali e principali, caldo freddo secco umido, sono i pilastri su cui tutto si fonda e poggia, questi quattro pilastri provengono da una dualità principale, il maschile e il femminile appunto, che a loro volta provengono da una Unità, il principio originario, quello che la scienza ufficiale chiama particella super-compressa, particella da cui per mezzo di un grande botto, il Big Bang, tutto si è manifestato e tutto si è cominciato ad espandere. Nella grande opera abbiamo due fasi che possiamo inscrivere nella polarità maschile e altre due nella polarità femminile:

OPERA AL NERO
o melanosi TERRA processo della putrefazione
femminile la dea nera

OPERA AL BIANCO
leucosi ACQUA processo della distillazione
femminile la dea bianca

OPERA AL GIALLO
xanthosi ARIA processo della combustione
maschile il dio giallo

OPERA AL ROSSO
iosi FUOCO processo della sublimazione
maschile il dio rosso

 

I quattro processi sono identificati da una polarità maschile o femminile, il che spazza via definitivamente l’idea che i due principi siano associati all’essere uomo o all’essere donna, in realtà il maschile e il femminile sue due modalità attraverso cui noi viviamo diverse esperienze, ovvero rappresentano il “modo energetico” – diciamo così – con cui sperimentiamo o viviamo certe situazioni, inconsce, consce, spirituali o psicologiche. Ho evocato il termine archetipo che devo necessariamente spiegare: quando si parla di archetipi ci viene subito in mente Carl Gustav Jung, tuttavia il termine è precedente Jung e almeno per il sottoscritto interprete conferisco un significato diverso agli archetipi, rispetto alle definizioni che Jung ha cercato di darci, non perché le ritengo sbagliate, ma perché non si applica in modo convincente al metodo astrologico, che non è ricordo un metodo psicologico. Insomma non mi piace invadere con l’astrologia la dimensione della psicologia dove abbiamo professionisti, terapeuti, e persone formate anche per l’approccio terapeutico. L’astrologia è un’altra cosa… quindi cerchiamo di spiegare l’archetipo.

Jung non ha mai fornito una definizione univoca di Archetipi, li ha descritti durante tutta la sua vita, offrendo in ogni suo studio un approfondimento. L’archetipo è infatti qualcosa che appartiene al collettivo, un contenuto e una forma trascendentale, che sussiste e sopravvive alla coscienza cognitiva, è un contenuto che diventa anche non-contenuto, svuotandosi della sua entità è come un vaso i cui contenuti, ogni volta, sono riempiti. Gli archetipi vengono elargiti di contenuto dall’uomo che ogni volta li interpreta secondo cognizione e contesto antropologico e sociale di appartenenza. Jung dice che “nessun archetipo è riducibile a semplici formule” quindi ci dice che non esiste una definizione che li definisca, non è possibile nemmeno contestualizzarli specificatamente. Continua dicendo che “l’archetipo è come un vaso che non si può svuotare ma nemmeno riempire mai completamente”; questo mi ha sempre fatto pensare all’Archetipo come a della creta che modelliamo con le mani, e le mani dell’uomo rappresentano il “vaso” in cui essa è contenuta e in cui in esse si modella ogni volta. Jung afferma che “l’archetipo in sé esiste solo in potenza, quando prende forma in una determinata materia non è più lo stesso di prima…” in questo passaggio comprendo come l’Archetipo sia un modello, una traccia, una memoria ancestrale e arcaica, che mi ha fatto pensare alle tante teorie quantistiche che ritengono l’Universo un essere pensante, dotato di intelligenza;

Le interpreazioni di archetipo sono numerose e storiche…. vi dico quelle che considero personalmente, quelle che preferisco:

Plotino e Proclo: gli archetipi sono modelli delle cose sensibili, sono le idee esistenti nella mente di Dio, ovvero modelli delle cose create;

Platonici di Cambridge: l’Archetipo non è Natura ma provvidenza, la Natura non è l’Archetipo dell’arte divina. Come per Berkeley che considera Archetipo come esistente nell’Eternità, è lo Spirito di Dio, ciò che è creato proviene dall’Archetipo.
Kant: l’Archetipo è l’intelletto divino che crea pensando; mentre Ectipo è l’intelletto umano e finito, non creativo ma discorsivo (che interpreta ciò che è stato creato non dall’uomo).

Artemidoro: introduce il concetto di Archetipo come “mente archetipica”, ovvero una memoria ancestrale della Creazione che è insita in ogni cosa, animata e inanimata.

 

Quindi i principi maschile e femminile sono immagini archetipiche potentissime che richiamano la SCISSIONE DELL’UNO, in due grandi polarità, in due grandi manifestazioni, è insomma la metafora della Luce e dell’Ombra che possono sussistere solo se esistono l’uno verso l’altro, in un rapporto dialettico. L’unificazione della Luce e dell’Ombra riconduce all’UNO, quindi a DIO.

La grande opera avviene all’interno del VAS HERMETIS o vaso ermetico, che è ciò che oggi chiamiamo inconscio, collettivo e individuale, mentre in ottica più esoterica possiamo definire come contenitore dell’esistenza in divenire. Il vaso alchemico rappresenta la materia primordiale e oscura da cui tutti ha preso forma e consistenza, è un contenitore primordiale in cui è insito il femminile, è paragonabile ad un Grande Utero Cosmico in cui tutto ha preso forma, è l’utero cavo e protettivo della madre, quindi femminile associato agli elementi acqua e terra quindi ai caratteri umido e freddo. All’interno di questo vaso il maschile porta un frammento di luce, di ulteriore energia, che permette la diversificazione del suo contenuto, ecco che abbiamo l’introduzione del seme nel vaso ermetico, quindi maschile associato agli elementi fuoco e aria quindi ai caratteri caldo e secco.

L’equilibrio tra maschile e femminile all’interno del vaso ermetico produce le varie reazioni e avremo quattro processi diversi, in base a certe condizioni, qualitative e quantitative: melanosi, leucosi, xanthosi, iosi. Dal punto di vista alchemico ed ermetico possiamo dividere le cose in due grandi categorie:

maschile e femminile
da cui derivano infinite analogie
attivo e passivo
introduttivo e recettivo
luce e ombra
secchezza e umidità
calore e freddezza
acido e basico
polarità positiva e polarità negativa
protone ed elettrone
alto e basso
convesso e concavo

Tutto ciò conduce ad una terza identità che non viene però mai citata in questi tempi moderni… unificando maschile e femminile abbiamo il “neutrale”, ovvero entriamo nell’Androgino, nell’annullamento del maschile e femminile che non scompaiono ma diventano nella loro riunificazione qualcosa di originario e primordiale, unico, ridiventano principio Assoluto. Abbiamo quindi il rebis noto anche come monstrum hermaphroditus che è l’equilibrio perfetto tra maschile e femminile, che genera una realtà autosufficiente, auto-contemplativa, perfetta, è una assenza di sessualità in un certo senso perché nel monstrum hermaphroditus non c’è diversificazione sessuale, perché i due sessi sono unificati e fusi, quindi irriconoscibili. Ciò accade anche in natura… il feto appena concepito non ha una sessualità precisa, i caratteri sessuali vengono conferiti dalla settima settimana, dopo circa 2 mesi di gestazione cominciano a differenziarsi i due sessi, che prima di questo momento sono indifferenziati, la materia fetale dunque appena generata è REBIS E MONSTRUM HERMAPRHODITUS.

Tutto questo ci fa capire che il maschile e il femminile non hanno alcuna correlazione all’essere uomo o all’essere donna, ma è una specifica energia che alla fine è insita in ognuno di noi, una modalità di vivere le cose. Il femminile è tuttavia una realtà molto potente perché rappresenta l’utero cosmico, il contenitore dove tutto è contenuto e manifesto. Il maschile è invece il principio della diversificazione, quel carattere che diversifica per qualità la materia all’interno del vaso ermetico, all’interno dell’utero alchemico.

MASCHILE E FEMMINILE
E LINGUAGGIO ASTROLOGICO
Nel linguaggio astrologico possiamo incontrare i PRINCIPI MASCHILE E FEMMINILE nei due Luminari. Il Sole in qualità di luminare diurno rappresenta il maschile, mentre la Luna in qualità di luminare notturno rappresenta il femminile. Qui abbiamo i due principi assoluti, che rappresentano giorno e notte, modalità umorali ed energetiche specifiche. Sole e Luna non sono considerati in astrologia ne benefici ne malefici. Qui abbiamo gli elementi puri del maschile e del femminile, assoluti, e possiamo vederli nella loro identità pura attraverso questi due simboli. L’evoluzione di questi principi porta a GIOVE che rappresenta un maschile elaborato e VENERE che rappresenta un femminile elaborato. I due simboli astrologici sono definiti benefici e qui vediamo gli aspetti armoniosi dei due principi maschile e femminile. Ecco che troviamo la protezione paterna e materna, l’abbraccio paterno e materno, la dedizione paterna e materna, l’abbondanza, la creatività, la capacità di espandersi e di realizzare i propri desideri, l’armonia dei desideri e della capacità di realizzarli. L’evoluzione dei principi assoluti può portare anche ad una forma disarmonica del maschile e del femminile, dove incontriamo MARTE per il principio maschile e poi SATURNO per il principio femminile. Su Saturno molti autori anche antichi lo identificano come pianeta maschile, ma altri autori contravvengono a questa regola, e mi preme indicarvi che numerosi autori antichi o anche moderni di astrologia non sanno nulla di alchimia. In tal senso cito Marsilio Ficino che proprio su Saturno derie l’associazione di questo pianeta al principio maschile, facendo un ragionamento molto convincente sul primo domicilio di Saturno, che è il Capricorno, segno tra l’altro femminile. Quindi in questo caso dobbiamo azzittire le associazioni col mito, e ragionare sugli umori e sui temperamenti, materia che appartiene agli alchimisti. Nel discorso che sto portando averti, il maschile disarmonico che vediamo in Marte è aggressività, dispotismo, comando, distruzione e morte. Il femminile disarmonico che vediamo in Saturno è rifiuto, distruzione di ciò che è stato creato, condanna e anatema. Questo aspetto descrive il lato oscuro e pericoloso, violento, del Dio Padre o imago pater e della Dea Madre o imago mater. Bene sempre nel rispetto del settenario, manca il settimo pianeta, MERCURIO che non ha natura ne maschile ne femminile, l’astrologia ci dice che diventa maschile o femminile in base ai suoi aspetti con gli altri pianeti, ci viene anche detto che non è ne benefico ne malefico, ma che diventa benefico o malefico in base ai rapporti che forma con i benefici Giove venere o con i malefici saturno Marte. Insomma Mercurio anche per l’astrologia è il simbolo di un ermafroditismo mistico e spirituale, simbolo della riunificazione degli opposti, Mercurio è infatti in astrologia occulta visto come “simbolo della dialettica” tra tutte le energie in gioco all’interno di un sistema, è lui che permette connessioni, relazioni, interruzioni, di qualsiasi tipo e natura.
Siamo quindi tutti MERCURIO e nella nostra vita ed esperienza umana ci relazioniamo costantemente con i principi maschile e femminile e con i caratteri fondamentali caldo freddo secco umido, da cui derivano tutte le nostre esperienze e tutto ciò che manifestiamo direttamente o indirettamente.

Il grande equivoco sul Maschile e Femminile è quello che ha visto il FEMMINILE come personificazione del male, quindi bandita come energia e convertita in maschile-femminilizzato. Ecco che abbiamo il ripudio di Lilith dalla Genesi, che rappresenta il femminile puro, e che viene soppianta e sostituita da Eva, il femminile tratto dalla costola dell’uomo, ovvero un femminile sotto il dominio dell’uomo. Ecco così la manifestazione del patriarcato, della centralità del maschile, soffocante, imperante, distruttivo, che cerca di soffocare il femminile non riconoscendolo, questo è ciò che anche Jung e la von Franz allieva di Jung dicevano: il rifiuto del femminile ha portato la violenza disarmante, le oppressioni e le repressioni, le guerre, le ingiustizie, bisogna ritornare a riconoscere il femminile, dandogli nuovamente possibilità di espressione. In tal senso vi rimando all’opera Mysterium Coniunctionis, libro di Jung, che ci parla tra le tante cose del femminile e di come sia necessario ricongiungerlo al maschile.

 

TESTI SUGGERITI

Goethe e Darwin. La filosofia delle forme viventi molto interessante
va oltre il femminile e il maschile, riflette sulla vita e sulla natura, amplificando il senso della nostra visione.
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Mysterium coniunctionis, Jung
per chi studia la simbologia, questo testo non può mancare, è una importante indagine di Jung sul complesso linguaggio dei simboli, nel mondo antico e arcaico che non è affatto un mondo tramontato.
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Alchimia. von Franz
l’allieva di Jung affronta il mondo dell’Alchimia in un saggio veramente interessante che considero una prefazione all’alchimia, per quanti vogliono avvicinarsi a questo mondo.
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Alchimia. La magia della sostanza
è in pratica il testo degli Alchimisti contemporanei, una summa del fenomeno “alchimia” che veramente suggerisco per quanti hanno desiderio di approfondire questo straordinario mondo.
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L’alchimia. L’arte regia nel simbolismo medievale (SUPERCONSIGLIATO)
altro testo, che completa l’avvicinamento conoscitivo all’alchimia, un testo importante perché è un altro riferimento per gli Alchimisti di questi tempi, per coloro che continuano a studiare l’alchimia, che vi aprirà definitivamente la mente sul complesso mondo fenomenico dei simboli.
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ASTROLOGIAFilosofia ed esoterismoFrancesco Faraoni

Zolfo Minerale: il Sole degli Alchimisti. Pietra giornaliera.

Lo Zolfo è un elemento fondamentale dell’Opera Alchemica, lo ritroviamo in numerosi manoscritti antichi, di età medievale, unito ad altri elementi. Dal punto di vista simbolico, lo Zolfo è associato al FUOCO quindi alla modalità maschile e attiva, è il minerale più vicino alla natura del Sole ovvero che intende rievocarne la sua energia e vibrazione. Lo Zolfo si trova facilmente in natura ma in particolare sono le zone vulcaniche quelle dove possiamo trovare abbondanti concentrazioni di cristalli, anche puri. Lo Zolfo come simbolo alchemico è ricorrente in numerose iconografie, ed è una pietra che non può mancare in casa, per chi è appassionato di cristalli e minerali.

 

 

Partiamo dall’osservazione del glifo utilizzato per rappresentare questo elemento. Il simbolo è l’incrocio e l’incontro tra un triangolo e una croce quadrata. Il triangolo richiama la triplicità del divino-spirituale ovvero Dio-onnipotente | Luce-infinita | Natura-divina. Il Dio onnipotente è l’UNO indissolubile, sempre presente, impronunciabile, l’intelligenza divina che gli alchimisti mettevano in correlazione e in analogia al SOLE. La Luce infinita rappresenta l’amore che pulsa dall’Uno, ovvero l’emanazione di Dio che tutto avvolge e che attraverso essa tutto è possibile. La Natura divina ci ricorda che poiché tutto è creato dall’Uno e tutto è per emanazione dell’Uno, in ogni cosa che ci circonda è rintracciabile una natura divina. Ciò che oggi abbiamo razionalizzato e psicanalizzato nel concetto di Sé, era per gli alchimisti più semplicemente traducibile con il concetto di natura divina, che permea ogni cosa e quindi rintracciabile in tutto: dalla pietra, alla foglia, sino agli animali e agli umani. Il triangolo richiama anche il concetto di maschile e fuoco. La parte bassa è chiamata croce quadrata, un tratteggio che ritroviamo anche in numerosi glifi astrologici, presenti per esempio nella rappresentazione di alcuni pianeti. Si tratta del locus terrenus rappresenta quindi la croce simbolo della terra, la croce con le le braccia della stessa grandezza intende sempre rappresentare il nostro pianeta. Diviso in quattro punti cardinali, la croce intende essere l’analogia dei quattro elementi aria acqua fuoco terra e delle quattro modalità umorali caldo secco umido freddo. Si trova in posizione bassa, rispetto al triangolo posto in modo dominante, in alto. Il locus terrenus in questa parte del simbolo ci dice che la natura dello zolfo (anima maschile attiva) è dentro di noi, ci appartiene ed è una parte di noi.

 

 

Lo Zolfo come elemento lo ritroviamo in numerose immagini alchemiche medievali, come in questa proposta proveniente dal Rosarium Philosophorum del XIII secolo. Lo zolfo è accompagnato qui da altri due elementi, il Mercurio alchemico e il Sale alchemico. L’ANIMA è in questa immagine riconducibile allo Zolfo e rappresenta la parte luminosa-solare della nostra spiritualità. Lo SPIRITO è riconducibile al Mercurio alchemico che intende rappresentare la parte oscura-lunare della nostra spiritualità. Il CORPO ovvero il Sale è il luogo in cui avviene il contatto tra Anima e Spirito, è in un certo senso il contenitore materiale delle nostre parti animiche, letteralmente il corpo che contiene Spirito e Anima. Ricordo che i concetti di Anima (zolfo) e Spirito (mercurio alchemico) sono ciò che portarono all’intuizione junghiana di Anima e Animus, concetti che provengono dall’antica sapienza dell’Alchimia. Nell’immagine le tre entità, anima, spirito, corpo, confluiscono unitamente in un’unica “essenza” che va a riempire una ampolla, metafora della realtà (manifestazione). Questa immagine vuole dirci che noi siamo l’insieme di più elementi, alcuni che costituiscono la parte animica, altri quella corporea. L’equilibrio di questi elementi permette la vita, l’esistenza.

Lo zolfo dal sanscrito शुल्बारी   significa “nemico del rame” è visto come arma distruttiva e incendiaria ma anche come medicinale, gli egizi lo utilizzavano come potente rimedio contro la morte (malattia). Perché? Probabilmente perché il cristallo (Zolfo minerale) ha un coloro intenso, che può essere giallo, tendente all’arancione in certi casi anche verde; il più usato era ovviamente quello giallo e richiamava il Sole e la sua natura. Poiché la pietra si ritine abbia la natura del sole, in questo cristallo è riprodotto il SOLE, la sua energia e la sua vibrazione, ma in una modalità non caustica, non bruciante e distruttiva, ma in una modalità più umida, più temperata, capace cioè di rigenerare il corpo, curare, rinforzare e proteggere. Forse per questo lo zolfo in antichità era utilizzato come potente medicinale.

ANALOGIE ASTROLOGICHE – lo zolfo come pietra minerale è associabile alla triplicità di fuoco, quindi ai segni Ariete Leone Sagittario. Il signore della triplicità di fuoco è GIOVE che come non mai ha tutti i titoli per rappresentare lo Zolfo che intende esprimere una qualità non eccessivamente calda, non eccessivamente secca, quindi umore temperato, caldo umido, gradevole. La pietra ha la natura di MARTE ARMONICO (ariete) in qualità di defensor ovvero protettore, difesa dagli attacchi e loro respingimento; ha la natura del SOLE ARMONICO (leone) in qualità di pater amabilis ovvero medicina giornaliera e quotidiana, grazia, forza, fermezza, stabilità e capacità di fare e progettare; ha la natura di GIOVE ARMONICO (sagittario) in qualità di pater soter ovvero protettore e salvatore dei valori umani.

PIETRA DI ZOLFO COME ENERGIA – acquistare una pietra di zolfo minerale da tenere in casa, o portare con sé, è come prendere un po’ di sole e utilizzarlo nei momenti di maggiore fatica e debolezza fisica e psichica. Andrebbe acquistata in certe condizioni astrali: tipo Giove Sole Marte i tre pianeti legati a questa pietra devono essere in segni favorevoli, quindi evitare la caduta e l’esilio. Devono essere tra loro armonici, eviterei gli aspetti di congiunzione, meglio sestili, trigoni, buoni anche i semisestili. La Luna nel giorno dell’acquisto della pietra deve essere in aspetto armonico al Sole. Il Sole deve trovarsi in una casa favorevole, la migliore è la decima casa (nel momento dell’acquisto). Se non possiamo seguire tutte queste regole, rispettiamo quella che richiede un’aspetto di sestile o trigono tra Luna e Sole nel momento dell’acquisto, con un Sole posizionato in una casa favorevole. Una volta ricevuta la pietra va tenuta sotto la luce solare del mezzogiorno per essere purificata e ricaricata. Questa operazione può essere fatta ogni qual volta il Sole entra in un nuovo segno. La luce del giorno rigenera e purifica la pietra. Non va pulita con l’acqua. Non va messa a contatto con il rame. La possiamo tenere in camera, sulla scrivania, nel luogo di lavoro, nei luoghi delle attività, oppure potarla con noi durante il giorno. Non dovremo “dormire” vicino alla pietra, perché essendo della natura del Sole, abbiamo una energia fortemente diurna, che favorisce quindi le attività giornaliere. Alcuni manuali olistici dicono che può essere posizionata sul terzo chakra, perché in questo modo la pietra assorbe le vibrazioni negative, rilasciando quelle solari, positive, attive e ricostitutive. Il terzo chakra o Manipura è il centro del comando, in analogia al concetto di forza fisica e d’animo, determinazione, volontà, capacità di affermare e di gestire le istanze del mondo. Qui è la sede energetica della volontà: posizionare sopra il terzo chakra lo zolfo minerale, lasciarlo agire mentre ci rilassiamo distesi, respirando lentamente, e immaginando il sigillo del terzo chakra, oppure immaginando un grande sole amorevole, che ci avvolge, ci protegge e in cui sentirci bene, sorridenti, felici: questa procedura energetica permette di ricaricarsi di energia vitale, che ci protegge, purificandoci e ristabilendo la nostra capacità di azione e gestione: io voglio, e ottengo! Il terzo chakra è facile da individualizzare, è proprio sopra al plesso solare.

 

BIBLIOGRAFIA

Manuale dei chakra
di Shalila Sharamon, Bodo J. Baginski

Gemmologia. Vibroenergetica. Fondamenti di cristalloterapia, Vol. 2 (per lo Zolfo)
di Silvana Bertoli Battaglia

Sale mercurio zolfo. Una favola alchemica
di Baltasar