Non voglio avere un corpo. Non voglio occupare spazio.

Elena LonderoIndagine Astrologica

“Non voglio avere un corpo. Non voglio occupare spazio.” Carolina, vent’anni anni, trenta chili di peso.

La bulimia, l’anoressia e il disturbo da alimentazione incontrollata sono rispettivamente al primo, al secondo e al terzo posto del podio dei problemi alimentari. Il disturbo dell’abbuffata, il terzo, è il meno conosciuto e indica un modo di mangiare impulsivo e compulsivo che scatta, con una certa frequenza, in momenti in cui si ha bisogno di conforto o consolazione. I tre disturbi non sono compartimenti stagni, ma di solito si alternano fra loro in fasi diverse della malattia. Le ragazze rappresentano circa il novanta per cento dei casi, i ragazzi sono invece stabili intorno al dieci per cento (e non in crescita, come spesso si legge).

Il primo episodio della malattia, quello d’esordio, solitamente avviene verso i tredici/quindici anni, la malattia può poi protrarsi per anni e anni, con frequenti ricadute. Ci sono però sempre segnali che la precedono e che genitori o insegnanti possono cogliere per riconoscere un primo precoce campanello d’allarme. Affinché scatti un grave problema alimentare sono, infatti, necessari tre distinti passaggi:

  1. una predisposizione, sempre già visibile nell’infanzia
  2. un tipo di genitore che, involontariamente, la sostiene e la enfatizza
  3. un evento che la fa scattare ed emergere

 

Riguardo al primo punto, tutti i terapeuti che si occupano di queste malattie sottolineano di fare attenzione quando una bambina è particolarmente perfezionista e ordinata, molto brava a scuola, spesso la prima della classe. Sono bambine di solito un pò chiuse e riservate, che su questa loro bravura fondano la loro identità e, quindi, non possono mai concedersi di fallire, arretrare, rientrare nella media. Questo le fa vivere in uno stato d’ansia continuo, faticosissimo. Sempre molto intelligenti ma insicure in modo insidioso, vivono nel timore di sbagliare e di deludere gli altri. Diventano, per questo, estremamente esigenti con se stesse, non si concedono mai il minimo errore. Questi tratti ossessivo-compulsivi di perfezionismo possono essere ereditati, già presenti anche in altri membri della famiglia. Queste predisposizioni, ovviamente, da sole non bastano a far scattare il disturbo alimentare. Per capirci, non tutte le bimbe perfezioniste e un pò ansiose sviluppano una patologia alimentare, ma pressoché tutte le ragazze anoressiche sono state nell’infanzia bambine di questo tipo.

Il secondo punto riguarda il tipo di famiglia in cui nasce questa bimba così perfezionista ed esigente con se stessa. Non esiste un modello di famiglia precisa che favorisce l’insorgenza di queste patologie, ma esiste un’Emotività Espressa (EE) genitoriale che può attivare il disturbo, dove già predisposto. Sono padri e madri che hanno ambizioni importanti sui figli, sul loro avvenire, sulle loro capacità di emergere. Si sono abituati fin dall’infanzia a prestazioni alte e le danno ormai per scontate, aspettandosele anche con il proseguire degli anni e degli studi. Sono genitori spesso ipercritici, esigenti, che premono con le loro aspettative.

Vi è poi, il terzo punto, il fatto scatenante, che fa insorgere il disturbo alimentare rimasto, fino a quel momento, latente. Può essere un evento traumatico (un lutto, una separazione, la fine di una relazione), oppure qualcosa di non grave (il commento di un coetaneo o di un genitore sul proprio aspetto fisico), ma che ferisce profondamente a livello interiore. In entrambi i casi il grilletto scatta, la malattia insorge.

Nel caso dell’anoressia, la malattia di solito insorge dopo l’inizio di una dieta ferrea, rigorosa, con un controllo minuzioso delle calorie assunte. Può anche esserci la scelta di consumare solo cibi di un certo colore, o di un’unica tipologia (solo insalata, ad esempio). Frequente anche la mancanza di serenità e convivialità durante il pasto, come se la concentrazione posta sull’atto del mangiare fosse tale da togliere qualsiasi spazio alla conversazione, al piacere dello stare a tavola (che a questo punto interiormente si è ormai trasformato in un inferno). Anche praticare sport in maniera eccessiva è un segnale da non sottovalutare.

Una situazione delicata si crea quando, in famiglia, solo uno dei due genitori si rende conto della gravità della situazione, mentre l’altro tende a negarla. In questo caso, statisticamente, la prognosi per la ragazza diventa assai più negativa. Un genitore può evitare il problema sia per la scarsa conoscenza del disturbo (che glielo fa sottovalutare nella sua pericolosità), sia per la paura che inconsciamente sente verso la situazione e a cui si sottrae. Sono comunque cammini sempre complessi, perché tutte le persone coinvolte provano sofferenza, preoccupazione, impotenza. L’anoressia è impossibile da nascondere, vista la magrezza a cui porta. La bulimia, invece, è più facile da celare, perché chi ne soffre può anche essere normopeso o solo sovrappeso. Il vomito viene indotto dopo pasti apparentemente normali, in assoluta solitudine. Alcuni segnali che un genitore può notare sono unghie fragili, pelle secca e squamosa, perdita di capelli, ittero visibile nei palmi di mani e piedi giallo-arancio, petecchie, problemi dentali.

I disturbi alimentari sono malattie vigliacche perché, in silenzio, possono danneggiare gravemente la salute e lasciare danni permanenti agli organi interni, anche dopo anni che il problema è stato superato. Hanno incidenza sui reni, i polmoni, creano infertilità, problemi cardiaci, osteoporosi, predispongono ad alcuni tipi di tumori. Le ragazze bulimiche soffrono di frequente di ovaio policistico. Si hanno anche pesanti complicanze neurologiche, con un’atrofia cerebrale che, nei casi più pesanti, rende la risonanza magnetica di un’anoressica grave indistinguibile da quella di un malato di Alzheimer.

La mortalità nelle ragazze anoressiche è drammaticamente elevata, intorno al dieci per cento, uno dei più alti tassi di letalità tra le malattie psichiatriche. Riguardo alle cause di morte si registra, purtroppo, al primo posto il suicidio, al secondo l’arresto cardiaco.

È per tutto questo che, se in famiglia ci si accorge di questo problema, o anche solo se si ha un dubbio o un sospetto, è meglio non attendere, non rimandare, ma chiedere subito un aiuto qualificato. Rivolgersi magari al proprio medico di base, per capire quali sono i centri specializzati più vicini e chiedere subito un consiglio su come procedere. Bisogna sapere in partenza che le ragazze anoressiche, pur essendo molti intelligenti e con un QI sempre superiore alla media, non sono consapevoli di essere malate e quindi sono ostili ad accettare di essere aiutate. Sono ragazze che hanno spesso un livello scolastico alto, di solito arrivano al livello universitario anche se la malattia spesso impone paure o interruzioni nel percorso di studi (e questo genera profonda frustrazione e altre dosi di disistima). In passato, l’anoressia era presente soprattutto nelle classi sociali medio-alte, mentre oggi è statisticamente diffusa in tutti gli strati sociali della popolazione. I disturbi alimentari sono comunque presenti solo all’interno dei paesi industrializzati.

Astrologicamente è impossibile semplificare questo argomento così complesso e delicato. Ogni tema natale racchiude in sé la sua storia, che è unica e irripetibile e ogni ragazza arriva alla malattia attraverso un suo cammino personale. Possiamo, quindi, trattare il tema solo in termini generali, mai definitivi.

L’analisi di Venere è importante, non solo perché il pianeta simboleggia il senso estetico, ma soprattutto perché descrive il nostro livello di autostima. Venere rappresenta, quindi, il valore che diamo a noi stessi e che deriva da modelli introiettati fin dall’infanzia. Chi ha patologie alimentari non si piace, non accetta il proprio corpo e ha un basso livello di fiducia in sé. Rapporti Venere/Saturno indicano insicurezze profonde nei confronti della propria sessualità e femminilità, che viene negata e bloccata (pensiamo solo all’amenorrea tipica delle donne anoressiche). Il rigore di Saturno dà la forza della rinuncia, della disciplina che, lentamente, scava il corpo, lo asciuga e in questo dà alle ragazze un senso di onnipotenza, di controllo. È però una dinamica sterile, che consuma e incastra nel desiderio di occupare sempre meno spazio, di ridursi, fino a scomparire.

La disistima espressa da Venere può risultare anche da aspetti – non necessariamente disarmonici – con Nettuno o Plutone, oppure dalla sua posizione in particolari case o segni (ad esempio, pensiamo ad una Venere Bilancia che necessita, soprattutto se lesa, di continua approvazione e conferma).

A livello psichico esiste un Sé oggettivo, in cui l’immagine che noi abbiamo di noi stessi corrisponde alla realtà di ciò che siamo e di come ci percepiscono gli altri. Vi è poi, in ognuno di noi, anche un Sé ideale, che definisce non ciò che siamo realmente, ma ciò che vorremmo essere e divenire. Vi è, infine, un Sé imperativo, molto saturnino, legato a ciò che sentiamo di dover essere per ottenere l’approvazione degli altri. Il nostro benessere psicologico è proporzionato a quanta discrepanza vi è fra queste diverse percezioni (Higgins, 1987). Questo nel tema natale emergerà con tensioni e aspetti distinti, che “tirano” in diverse direzioni psichiche.

Nelle ragazze che soffrono di disturbi alimentari la distanza fra i vari Sé è ampia e innesca forti tensioni interne, frustrazioni, difficoltà. Il Sé ideale, nettuniano, assume un’importanza assoluta e viene ricercato con forza. Essendo però un’immagine ideale, per quanto ci si impegni, esso sarà sempre irraggiungibile, non vi sarà mai un punto di arrivo definitivo (qualsiasi peso si raggiunga). L’inseguimento non avrà mai fine, una ragazza potrà essere ormai solo l’ombra di se stessa, pesare trenta chili, ma riflessa nello specchio si vedrà grassa, larga, ingombrante. In queste malattie la distorsione del reale è così ampia da far distorcere completamente la percezione di sé e del proprio corpo, per quanto emaciato esso sia. Nettuno è un pianeta centrale nei disturbi alimentari,  per le anoressiche la rinuncia al cibo diventa un’esperienza intensa e spirituale, quasi religiosa. Pensiamo solo, in ambito cattolico, alle numerose sante ascetiche, donne che – lungo tutta la storia della cristianità – smettevano quasi completamente di mangiare e, a volte, giungevano a nutrirsi solo di ostie consacrate. Il distacco dal reale, l’assenza di confini, diventa così esperienza euforica e mistica, in cui si può raggiungere un senso di assoluta onnipotenza e un assoluto distacco dalla propria fisicità. La distanza fra sé e gli altri può diventare psicologicamente infinita e per questo recuperare una ragazza con queste malattie è un percorso specialistico, che la famiglia da sola non può compiere.

La questione del controllo meticoloso del cibo, invece, può esprimersi attraverso diverse strade. Spesso sono presenti valori Vergine che attivano un perfezionismo assoluto e rigoroso. La Luna Vergine potrebbe, per certi versi, essere la tipica Luna delle ragazze anoressiche, che esaminano il cibo meticolosamente, lo spezzettano con pazienza in minuscoli bocconcini, tutti di uguale dimensione, spesso disposti ordinatamente nel piatto per forma o colore. I valori Vergine vengono distorti e diventano anche, attraverso la ritualità del cibo, bisogno di assoluta pulizia interiore, raggiunta attraverso quella del corpo che, nel digiuno e nella privazione, si sente  vuoto e quindi immacolato e purificato.

Da analizzare anche l’asse seconda/ottava, per capire se l’atto del nutrirsi assume una valenza particolare, diventando fonte di sicurezze interiori mancate, assumendo il compito di confortare, riparare, anestetizzare. L’asse, che simboleggia sia l’introduzione del cibo, sia la sua espulsione, si inserisce nella dinamica bulimica che, al mangiare incontrollato e vorace, fa seguire un’espulsione forzata e accelerata, sia attraverso il vomito autoindotto, sia con l’abuso di lassativi o diuretici. Anche la Luna nel segno del Toro va valutata con attenzione. Non a caso, la stessa etimologia del termine bulimia – l’etimo greco significa letteralmente “fame da bue” – riporta a questo segno zodiacale.

Anche contatti Luna/Giove simboleggiano la fame compulsiva, la voracità tipica della bulimia o dell’abbuffata. L’oralità è anche qui – come nell’anoressia – squilibrata, ma in modo opposto, attraverso un mangiare incontrollato. Nel momento in cui si inizia a mangiare si prova un senso di pace e conforto che, però, in breve si esaurisce, lasciando il posto al senso di colpa. Segue il vomito indotto e la sensazione, pesante, di disgusto verso se stesse. Tutto questo è molto doloroso da sopportare, amplifica quell’insoddisfazione che, in un continuo circolo vizioso, condurrà in breve tempo all’episodio successivo. Nella bulimia si vomita anche venti o trenta volte al giorno, fino a rigettare solo acqua, fino a sentirsi lo stomaco completamente vuoto. È qualcosa di stremante e devastante. Ci si rompe letteralmente dentro.

Attraverso la lente di Giove tutto si fa eccessivo, il dolore provato, le quantità di cibo introdotte, le calorie assunte (una bulimica arriva a diecimila al giorno). Ma anche il peso raggiunto o il numero di abbuffate incontrollate (binge eating). Questo non è un Giove benevolo e benefico, ma distorto, incontrollabile e fagocitante. Plutone spesso aggrava ulteriormente l’ossessione, rendendola ancora più profonda e oscura.

È, infine, importante analizzare, nel tema, anche l’archetipo materno e paterno. Gli aspetti che Luna e Sole formano, i segni e le case che occupano, daranno indicazioni utili in merito alla relazione con i genitori e alle aspettative della famiglia (in questo è utile anche lo studio della decima casa). È però importante ricordare come l’archetipo genitoriale in un tema non descriva la persona biografica, ma ciò che di lei abbiamo percepito, colto, interiorizzato.

 

 

CREDIT immagine di copertina Il pranzo, Diego Velaszquez

 

Elena Londero

studio.elenalondero@gmail.com

 

 

Bibliografia e videografia

 

Questo articolo trae spunto da un incontro online sui problemi alimentari tenutosi con la psichiatra e terapeuta comportamentalista Sandra Sassaroli, il video è pubblicato sul canale YouTube del Centro Studi Edizioni Erickson.

Segnalo anche la docuserie Rai “Fame d’amore”, visibile su Raiplay e da cui è tratta la frase del titolo.

 

Sandra Sassaroli – Giovanni Maria Ruggiero, “I disturbi alimentari”, Editori Laterza, 2018

Christopher Fairburn, “La terapia cognitivo comportamentale nel disturbi dell’alimentazione”, Edizioni Erickson, 2019.

  1. Vandereycken – R. Van Deth, “Dalle sante ascetiche alle ragazze anoressiche. Il rifiuto del cibo nella storia”, Raffaello Cortina Editore, 2005

Enza Speranza, Dottorato di ricerca di Terapie avanzate medico-chirugiche, “Mortalità e complicanze clinico-nutrizionali a lungo termine dell’Anoressia Nervosa”, Università degli studi di Napoli “Federico II”, Anno accademico 2016/2017.

www.eridanoschoolo.ir/rubriche di astrologia / bulimia e obesità

Elena Londero

Elena Londero

Elena Londero è nata a Udine e si è laureata in Lettere moderne, nell’indirizzo storico-artistico. Già negli anni universitari ha iniziato a collaborare con varie testate giornalistiche di Arte Contemporanea. In particolare, è stata per vari anni caporedattrice per il Friuli Venezia Giulia, del sito nazionale Exibart.com. Ha collaborato a lungo con il settimanale “Il Friuli”, occupandosi di mostre d’arte e recensioni di libri. Dal 2001 è iscritta all’Ordine nazionale dei giornalisti italiani, in qualità di pubblicista. Nel 2006 ha fondato una sua casa di produzione, La Casetta di Marzapane, che realizza laboratori cinematografici e artistici per bambini delle scuole dell’infanzia, approfondendo lo studio della psicologia infantile e dell’età dello sviluppo. Da vari anni si occupa anche di Astrologia, dopo aver seguito per tre anni di corsi organizzati dal Cida a Trieste. Il suo percorso di astrologa l’ha portata, nel corso degli anni, sempre più a inserire la lettura di ogni tema natale nel sistema famiglia cui una persona appartiene. Nel tempo si è sempre più avvicinata all’astrogenealogia, che permette di analizzare tutto il tessuto familiare di una persona, con particolare attenzione agli irrisolti, ai traumi e alle ingiustizie eventualmente presenti nel proprio albero psicogenealogico e riconducibili alle generazioni passate. Ha il suo studio di consulenze nella cittadina in cui abita, a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Opera anche con consulti on line via Skype. Elena Londero cell 39 371 4280639 studio.elenalondero@gmail.com Skype: elena.londero1

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