EditorialePsicologiaLa rabbia, il fuoco, l’azione

Redazione TheSun Astrology Redazione TheSun AstrologyLuglio 4, 2020133315 min

La rabbia è l’antitesi della spiritualità?

Lo è solo in quel modello di spiritualità che, separando cielo e terra, rifiuta le emozioni umane e tutto ciò che è “di questo mondo”. Ma non esiste un unico modo di intendere la spiritualità per fortuna.

Parliamo ad esempio di “spiritualità radicata”, un paradigma che non separa alto e basso, sacro e profano e quindi non condanna ciò che è umano, terrestre, materiale. Abbraccia la totalità dell’esistenza senza separazioni dicotomiche.

Starhawk, attivista e leader spirituale statunitense, lo spiega bene:

“Non è assolutamente la rabbia il problema. Lo diventa, semmai, quando questa si accompagna a un senso di mancanza di potere.”

Quindi prima di parlare di rabbia dovremmo forse parlare di “potere” che non è però da non intendersi come “potere SU”, nel senso di dominazione, sopraffazione.

Il potere: una questione spinosa

Parliamo invece del nostro potere di agire, di essere in grado di com-partecipare ad una Creazione considerata sempre in corso e non data “una volta per tutte agli inizi dei tempi”.

La paura del potere (nostro o altrui) è causata dalla distorsione del suo significato. La paura è anche quella che ci allontana da una sana sperimentazione di questa preziosa facoltà umana come fossimo bambini che temono il mare perché ancora non sanno nuotarci dentro. Ma non ci sono scorciatoie e si deve per forza passare di lì: farne esperienza per imparare a gestirlo. Non si impara a nuotare se non entrando nel mare.

La paura del potere riguarda chiunque.

Ma con una sfumatura di maggior intensità riguarda le donne.

Perché?
Perché il potere, come la rabbia, è connesso al fuoco.
E per secoli il fuoco delle donne ha subito ogni sorta di operazione per renderlo disciplinato e controllato creando un modello di donna che deve essere sempre “vulnerabile” e “accogliente”  portando al risultato di assistere ad una mutilazione del fuoco e del sole femminile.

Sarà esperienza condivisa dalle donne con un temperamento più “solare” e “focoso” il sentirsi richiamare per allinearsi ad una “maggiore femminilità”, ad un “controllo” di questa energia ritenuta “troppo maschile”. Siamo di fronte a un pregiudizio radicato nonostante l’evidente nutrita schiera di divinità femminili legate al sole e al fuoco e nonostante la stessa figura di Kali, immagine archetipica per eccellenza di un volto furioso e distruttivo assolutamente femminile, ma per comodo ricacciato nell’oblio dell’Ombra.

In alcune tradizioni il fuoco è persino presentato come elemento esclusivamente “maschile”, ma questa attribuzione rigida è frutto di una logica duale oppositiva, che separa tutto in metà contrapposte, assegnando altrettanto rigide qualità all’una o all’altra metà.

Abituati a un approccio dogmatico alla spiritualità si dimentica di essere nell’ambito di un’attribuzione di significato collocabile in una determinata epoca e in un determinato luogo.
Non c’è nulla di neutro e universale, quindi. Mai. Tutto passa sempre da un contesto.

Voglio affermare con chiarezza: il fuoco è per tutte/i.
Non sotto forma di “energia maschile interiore”, ma con una collocazione “ufficiale” e parte della natura di ciascuna e ciascuno di noi.

Anche il fuoco del focolare è stato distorto: da potente elemento di trasformazione, perché il fuoco è “trasformazione”, a pio accudimento e relegamento.

La rabbia è fuoco, dicevamo, ma fuoco è anche “azione”, “conoscenza”. E con il fuoco dei roghi sono state punite le donne che a questa conoscenza erano legate, così da indurre le donne a dover temere il fuoco fino a rinnegalo. Un timore e un rifiuto che ci portiamo fino ad oggi.

La rabbia è umana, non maschile o femminile

La rabbia è umana. Insegnare a censurarla in nome della spiritualità significa anche spegnere il fuoco dell’azione, non insegnare ad usarlo, non sviluppare questo importante potere.

Significa allontanare la spiritualità dal suo potere politico, ovvero dalla sua intrinseca possibilità di migliorare sul serio il modo in cui ci organizziamo. È il problema di oggi: la riduzione della spiritualità a mero sentiero interiore, dimenticando la ricaduta che inevitabilmente ha sulla sfera collettiva, che si voglia o meno riconoscerlo.

Come invertire questo processo? Come riprendere contatto con la rabbia e il proprio fuoco? Come modificare il pregiudizio che la vede come l’antitesi della spiritualità?

“La mia rabbia”


1. La rabbia va ascoltata.

2. Poi la rabbia va espressa (in modo sano e mi sembra palese che con questo scritto non si stia in nessun modo incitando alla violenza sull’altro). La rabbia va accolta accolta. Va capita. In noi e negli altri (e nelle altre).
“Sei arrabbiata/o, lo accetto e non cerco di zittirti”. Cosa difficile, perché presuppone l’accettazione della nostra rabbia.

3. Una volta espressa e una volta raggiunto il picco emotivo, cosa indispensabile perché l’emozione entri nella sua parabola “discendente”, il fuoco che ha acceso sarà pronto a diventare un incredibile carburante del nostro agire.

Ogni volta che ci arrabbiamo è l’occasione per riaccendere quel fuoco.

Sono tante le persone mi chiedono “come io faccia”.

“Come fai a fare tante cose, come fai a trovare le energie, come…”

Semplice, nel modo che ho appena descritto.

Mi capita di ricevere critiche per i contenuti che pubblico dove metto a nudo le mie emozioni. Ma io non mi fermo alla lamentela di un post. Se mi arrabbio, non mi fermo alla rabbia.

Perché nel tempo ho imparato ad abbracciare il mio fuoco.

La mia personalità è fuoco. Moltissimo fuoco.
Fuoco che per anni ho censurato, sminuito, maledetto per feedback sulla mia presunta inadeguatezza, nascosto per vergogna.

Per fortuna, ha vinto lui. Ho accettato le mie emozioni, ho accettato la mia rabbia, e tutto questo diventa il mio agire, i miei contenuti, i miei progetti passati e presenti ma anche futuri, le mie battaglie, ma anche la mia passione, la mia curiosità, lo studio, la forza di sperimentare e quella di alzarmi una volta sbattuto il muso sonoramente.

Lo lascio agire, fa praticamente tutto lui. Io non posso fare altro che seguirlo e scegliere verso dove puntare la sua energia.

Quando vedi il tuo fuoco creare e costruire, non fa più paura: lo inizi ad amare. Perché il fuoco è anche forza vitale. Sentirsi viva/o e piena/o.

Brucia? Scotta?

Se non lo si ascolta, si. Alza il tiro per attirare l’attenzione.

Ma se lo si accoglie, diventa un alleato. Altro che censura!

Riprendiamoci il fuoco, e riprendiamoci il potere di agire.

*** Laura Ghianda ***

Pagina Facebook di Laura: “Dea oltre il dualismo”


 

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