EditorialeInconscio. Dal mito delle caverne al genosociogramma | Elena Londero

Elena Londero Elena Londero1 mese ago29924 min
Eredità matrilineare

Un nuovo contributo di Elena Londero! Laureata in lettere moderne nell’indirizzo storico-artistico, presso l’Ateneo di Trieste.  Dal 2000 al 2005 ha lavorato nella redazione del settimanale “Il Friuli”, scrivendo principalmente per le pagine culturali del giornale, negli stessi anni è stata caporedattrice per il Friuli Venezia Giulia del sito nazionale di Arte contemporanea www.exibart.com. Dal 2006 dirige una piccola casa di produzione, la Casetta di Marzapane, specializzata in attività cinematografiche nelle scuole dell’infanzia, realizzando con i bambini piccoli film in rima, basati sulle fiabe. Dal 2001 è  iscritta all’Ordine nazionale dei giornalisti italiani, in qualità di pubblicista. Dal 2008 si occupa di astrologia, dopo aver seguito tre anni di corsi organizzati dal Cida a Trieste. Attualmente ha il suo studio di consulenze nella cittadina in cui abita a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Elena ci propone in questo articolo un interessante approfondimento simbolico e mitologico, sul tema dell’oltretomba, sapientemente affrontato in chiave astrologica. Buona lettera!

ELENA LONDERO
INCONSCIO. DAL MITO DELLE CAVERNE AL GENOSOCIOGRAMMA

Ho approfondito per la prima volta il concetto di inconscio all’università, seguendo un bellissimo corso monografico di letteratura su Italo Svevo e il suo rapporto con la psicanalisi. L’interesse per l’argomento non mi ha più lasciata, facendomi leggere vari libri di storia della psicanalisi, poi sfociata anni fa nell’interesse per le costellazioni familiari di Bert Hellinger, approdando infine alla psicogenealogia, con un’applicazione pratica di questi argomenti sempre più assidua nel mio studio e nella mia pratica dell’astrologia.

Chi, come me, ha avuto una formazione astrologica di tipo umanistico e psicologico ha da subito imparato, nell’interpretazione di un tema natale, quanto sia importante osservare ciò che si pone alle spalle di un individuo, ovvero tutto ciò che lo precede e, di conseguenza, lo plasma e condiziona, nel bene e nel male. Non è in alcun modo possibile comprendere l’evoluzione di una persona, e di un’anima, senza avere come riferimento le sue radici. In astrologia sono numerosissimi gli strumenti per indagare il bagaglio dei nostri genitori e dei nostri avi con cui veniamo al mondo. L’astrologia karmica utilizza i nodi lunari, l’astrogenealogia gli Yod e i quinconce (specializzata in questo la collega Rosanna Strika), a cui possiamo sempre aggiungere lo studio approfondito della Luna, quello degli archetipi genitoriali, l’analisi della dodicesima casa, dei pianeti retrogradi, lo studio della quarta e decima, sino all’uso delle case derivate e via dicendo.

Durante i colloqui con i clienti parlare della famiglia di origine è sempre un passaggio essenziale, perchè non solo l’infanzia, ma proprio il clima familiare – d’amore e fiducia o di tensione e sofferenza – che si è respirato all’inizio della propria esistenza, definisce e influenza le dinamiche della vita adulta. Le antiche ferite dell’anima possono essere poco consapevoli o anche del tutto inconsce, di conseguenza l’astrologo cerca sempre di avere più strumenti per comprendere meglio queste dinamiche. Per questo, quando psicogenealogia e astrologia si incontrano i risultati sono sempre interessanti.

Ma partiamo dagli inizi, dalla base che consente tutte queste ricerche, ovvero dalla teorizzazione stessa dell’inconscio. Le origini del concetto si possono trovare già presso gli antichi filosofi greci, in Platone, nel mito della caverna, dove gli uomini sono condannati a vedere solo le ombre del vero, ed in Plotino, con le sue riflessioni sui processi non coscienti dell’anima, a sua volta già emblematicamente suddivisa in due parti, una superiore ed una inferiore. In epoca più moderna vari filosofi (Leibnz, Kant, Fichte, Schelling e Schopenhauer) teorizzarono l’esistenza di una parte inconscia insita in ognuno di noi. Leibnz, in particolare, fu il primo a definire il cosiddetto pensiero inconsapevole, distinguendo tra le piccole percezioni inconsce appartenenti alla storia personale e percezioni ben più antiche e lontane. Leibnz colse tutta l’importanza di questa differenziazione, considerando queste ultime come forti spinte inconsce, capaci di generare reali cambiamenti nell’animo umano. L’idealismo tedesco rielaborò ulteriormente questo concetto anche se fu soprattutto Schopenhauer a spingersi oltre, giungendo a definire le ragioni consapevoli e coscienti del nostro agire come secondarie e subordinate rispetto agli impulsi misteriosi ed oscuri dell’inconscio. Ogni comportamento umano sarebbe, quindi, dettato dalla volontà non consapevole di soddisfare un istinto. L’inconscio, dunque, sarebbe una sorta di “volontà cosmica” irrazionale e non gestibile dalla coscienza consapevole.

Nietzsche, a sua volta, teorizzò tra un piano cosciente ed uno incosciente della psiche umana, valutando gli uomini come del tutto “sconosciuti a se stessi”. L’intelletto considerato mero strumento delle spinte inconsce dell’individuo, la conoscenza ed il pensiero razionale gravati sempre, per Nietzsche, da uno stato di irrisolvibile illusorietà. È comunque, ovviamente, con Freud che il concetto di inconscio diviene il centro della nuova teoria psicanalitica, da quel momento conosciuta e studiata in tutto il mondo. Per Freud conscio, preconscio ed inconscio sono le tre forze che governano la nostra psiche. L’inconscio è un insieme di contenuti, spesso sessuali, rimossi dalla coscienza, in quanto considerati proibiti e vietati dal nostro Super-Io, censurabili in quanto capaci di generare disagio, vergogna o sofferenza.

La successiva concezione di Jung dell’inconscio è meno torbida e più positiva e creativa. L’analisi junghiana mira a far raggiungere al paziente la completezza del suo essere, attraverso l’integrazione delle diverse parti di sè. Non va sottovalutato che i due uomini avevano una formazione diversa alle loro spalle, in quanto Freud era un neurologo, Jung uno psichiatra.

Jung estende ed amplia, dunque, il concetto di inconscio freudiano, distinguendo tra inconscio individuale e inconscio collettivo, all’interno del quale si trovano depositate, su livelli via via sempre più profondi, le memorie degli antenati, le esperienze originarie dell’umanità, gli archetipi. Nella sua autobiografia Ricordi, sogni, riflessioni Jung scrive: “Mentre lavoravo al mio albero genealogico ho capito la strana comunità di destino che mi collega ai miei avi. Ho fortemente il sentimento di essere sotto l’influenza di cose o di problemi che furono lasciati incompiuti o senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni e dai miei antenati. Mi sembra che spesso ci sia in una famiglia, un karma impersonale che si trasmette dai genitori ai figli. Ho sempre pensato che anch’io dovevo rispondere a delle domande che il destino aveva già posto ai miei antenati e alle quali non si era riuscito a dare risposta. La psicoterapia non ha ancora tenuto abbastanza conto di questa circostanza.”

Chi ha invece ben tenuto conto di questa circostanza è Ann Ancelin Schützenberger, psicologa e psicanalista francese, formatasi negli Stati Uniti nei gruppi di Moreno. Moreno era il teorizzatore del co-inconscio, ovvero quel processo di condivisione tra il proprio e l’altrui inconscio che si innesca, nel suo caso, attraverso esperienze di gruppo di psicodramma (con lo stesso meccanismo di condivisione funzionano anche le costellazioni familiari di Hellinger, in cui persone che non si conoscono riescono a condividere intensamente tra di loro emozioni e vissuti familiari razionalmente sconosciuti).

La Schützenberger, una volta rientrata in Europa, fondò la cosiddetta psicogenealogia transgenerazionale contestuale, un approccio psicogenalogico inedito, in grado di far emergere il senso di appartenenza che ognuno di noi ha nei confronti della propria famiglia di origine, nel bene e nel male. Ha operato con decine di pazienti oncologici e, purtroppo, ha vissuto anche l’immensa tragedia personale di perdere il proprio secondo figlio, evento che nella sua famiglia si era già verificato due volte (lei stessa aveva perso la sorella minore, così come il marito il proprio fratello sempre minore).

La Schützenberger, dunque, è stata una studiosa con alle spalle un’ampia esperienza psicanalitica, medica e personale. I concetti fondanti della sua teoria psicogenealogica si basano
sull’integrazione del pensiero di vari psicanalisti e sono così velocemente sintetizzabili:

• il concetto di lealtà familiare inconscia, teorizzato dallo psichiatra ungherese Boszormenyi-Nagy, ovvero un codice interno a ogni famiglia che determina meriti, obblighi, responsabilità interne, a cui non si può venir meno.

• la nozione di cripta e fantasma di Nicolas Abraham e Maria Torok

• il bambino di sostituzione, nel caso un bimbo nasca dove un lutto non è stato ancora elaborato e lui vada in qualche modo a rimpiazzare il vuoto lasciato da chi è mancato, non per forza un altro bambino

• la sindrome da anniversario, ovvero la ripetizione nelle stesse date o periodi dell’anno di particolari eventi familiari quali morti, nascite, malattie, eventi gioiosi o tragici.

• le alleanze familiari in base alle quali vi è l’integrazione o l’esclusione di certi membri della famiglia rispetto ad altri.

Quello che più mi affascina di questo approccio, e che l’astrologo può utilmente affiancare ai temi natali familiari, è la stesura dell’albero psicogenealogico – o genosociogramma – utilizzato dalla Schützenberger al fine di far affiorare, dove possibile, le situazioni sopra definite.

Si tratta dell’evoluzione del normale genogramma – un albero genealogico arricchito di vari dati personali – proposto da Murray Bowen intorno al 1980. Ad esso si aggiungono, oltre al nome e alle date di nascita e morte dei componenti di una famiglia, molte e ulteriori informazioni, quali:

– morti tragiche, malattie ricorrenti e gravi incidenti

– matrimoni, separazioni (un trattino) e divorzi (due trattini), convivenze (linea tratteggiata)

– linee rosse per definire rapporti particolarmente conflittuali

– linee verdi per evidenziare rapporti particolarmente affettuosi e armonici

– assenza totale di rapporti dove invece sarebbe normale averne

– eventuali mestieri di riparazione

– aborti (spontanei e non) e morti premature

– figli illegittimi, abbandoni, adozioni

– ingiustizie subite o inflitte, abusi, stupri

– indicazioni del carattere quando particolarmente rilevanti (violento, austero, rigido)

– date o nomi ricorrenti più volte nella storia familiare

– mutamenti nello status sociale della famiglia

– le vocazioni professionali sostenute e quelle soffocate

– trasferimenti e allontanamenti dalla famiglia di origine

– traumi storici (guerre, invasioni, terremoti, alluvioni)

Tutte queste informazioni, sviluppate su un minimo di tre generazioni, possono mettere in luce i legami inconsci che uniscono i vari membri di una famiglia, anche quelli esistenti fra coloro che non si sono mai conosciuti direttamente. È una forma grafica che sintetizza quei contenuti inconsci che, come visto, ci sono trasmessi dal passato, più o meno lontano. Possono così, ad esempio, emergere le cause di malattie ricorrenti, malesseri, comportamenti pericolosi, atti di auto-sabotazione o insuccessi ripetuti. Oppure cause genealogiche di celibato / nubilato di un membro della famiglia, un suo allontanamento o trasferimento…

Compiere questa operazione con il cliente dopo averne interpretato il tema natale è ovviamente molto interessante, perchè emergono continui rimandi tra l’albero psicogenalogico e i temi natali familiari. Ovviamente è un percorso lungo, fatto di più incontri, anche perchè il cliente ha bisogno sia di sedimentare quanto emerge, sia di avere il tempo per reperire il materiale su eventi, date e ricostruzioni familiari varie, la qual cosa ovviamente non è sempre facile.

La creazione di un sociogenogramma è un’esperienza di tipo cognitivo-affettivo, per questo molto coinvolgente. Un passo in grado di sciogliere nodi o concludere azioni lasciate incomplete nel passato, una presa di riconoscimento ed accettazione, cui può seguire un atto simbolico, al fine di modificare – così come nella pratica delle Costellazioni familiari – la nostra immagine inconscia della famiglia.

Personalmente sono davvero agli inizi di questo percorso di formazione, affiancata da una psicologa specializzata, ma trovo che per i primissimi clienti con cui ho intrapreso questo cammino sia un’esperienza forte ed intensa, capace di offrire una comprensione maggiore di sè e del proprio ruolo all’interno della propria famiglia. Ovviamente, come sempre, l’astrologo dove necessario deve saper compiere un passo indietro, indirizzando il cliente particolarmente ferito verso uno psicologo o uno psicanalista, per avviare un eventuale percorso mirato.

Concluderei con le considerazione della pediatra francese François Dolto, che fu la psicanalista della stessa Ann Ancelin Schützenberger e che al primo incontro le domandò: “ E vostra nonna e bisnonna, erano delle donne gratificate o rispettabili e frigide?” Quando la Schützenberg le rispose di non averne alcuna idea, la Dolto la contraddisse, dicendole che nel suo cuore sicuramente aveva la risposta alla domanda, in quanto in una famiglia i bambini (e i cani) sanno sempre tutto ciò che succede, ma soprattutto tutto ciò che non è stato loro detto.

Gli inconsci familiari sono sempre strettamente collegati e uniti fra loro e per questo i bambini intuiscono, seppur inconsciamente, tutte le vicende familiari che li circondano o che li hanno  preceduti. Questo spiega, per la Dolto, perchè sia così importante dire sempre la verità ai bambini della famiglia, anche quando questa è dolorosa e difficile, perchè i segreti possono altrimenti assumere una dimensione patologica, diventando poi un enorme peso e problema per il bambino che se ne dovrà fare carico.

Elena Londero
studio.elenalondero@gmail.com

Bibliografia:
François Dolto, I problemi dei bambini, Oscar Mondadori, 2005
François Dolto, Inconscio e destini. Psicologia della pre-adolescenza, Sovera Edizioni, 2000
Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, Bur Rizzoli Saggi, 1998
Maura Saita Ravizza, Jung, Psicogenealogia e costellazioni familiari, Golem Edizioni, 2018
Maura Saita Ravizza, Psicogenealogia e segreti di famiglia, Murgia, 2015
Ann Ancelin Schützenberger, La sindrome degli antenati, Di Renzo Editore, 2019
Ann Ancelin Schützenberger, Psicogenealogia. Guarire le ferite familiari e ritrovare se stessi, Di Renzo editore, 2018
Rossana Strika, Astrogenealogia, un metodo di indagine delle dinamiche di famiglia, Centoparole, 2019
Foto di Walter Criscuoli, Eredità matrilineare, 2011

Elena Londero

Elena Londero

Elena Londero è nata a Udine e si è laureata in Lettere moderne, nell’indirizzo storico-artistico. Già negli anni universitari ha iniziato a collaborare con varie testate giornalistiche di Arte Contemporanea. In particolare, è stata per vari anni caporedattrice per il Friuli Venezia Giulia, del sito nazionale Exibart.com. Ha collaborato a lungo con il settimanale “Il Friuli”, occupandosi di mostre d’arte e recensioni di libri. Dal 2001 è iscritta all’Ordine nazionale dei giornalisti italiani, in qualità di pubblicista. Nel 2006 ha fondato una sua casa di produzione, La Casetta di Marzapane, che realizza laboratori cinematografici e artistici per bambini delle scuole dell’infanzia, approfondendo lo studio della psicologia infantile e dell’età dello sviluppo. Da vari anni si occupa anche di Astrologia, dopo aver seguito per tre anni di corsi organizzati dal Cida a Trieste. Il suo percorso di astrologa l’ha portata, nel corso degli anni, sempre più a inserire la lettura di ogni tema natale nel sistema famiglia cui una persona appartiene. Nel tempo si è sempre più avvicinata all’astrogenealogia, che permette di analizzare tutto il tessuto familiare di una persona, con particolare attenzione agli irrisolti, ai traumi e alle ingiustizie eventualmente presenti nel proprio albero psicogenealogico e riconducibili alle generazioni passate. Ha il suo studio di consulenze nella cittadina in cui abita, a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Opera anche con consulti on line via Skype. Elena Londero cell 39 371 4280639 studio.elenalondero@gmail.com Skype: elena.londero1

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