Categoria: Indagine Astrologica

Elena LonderoIndagine Astrologica

Non voglio avere un corpo. Non voglio occupare spazio.

“Non voglio avere un corpo. Non voglio occupare spazio.” Carolina, vent’anni anni, trenta chili di peso.

La bulimia, l’anoressia e il disturbo da alimentazione incontrollata sono rispettivamente al primo, al secondo e al terzo posto del podio dei problemi alimentari. Il disturbo dell’abbuffata, il terzo, è il meno conosciuto e indica un modo di mangiare impulsivo e compulsivo che scatta, con una certa frequenza, in momenti in cui si ha bisogno di conforto o consolazione. I tre disturbi non sono compartimenti stagni, ma di solito si alternano fra loro in fasi diverse della malattia. Le ragazze rappresentano circa il novanta per cento dei casi, i ragazzi sono invece stabili intorno al dieci per cento (e non in crescita, come spesso si legge).

Il primo episodio della malattia, quello d’esordio, solitamente avviene verso i tredici/quindici anni, la malattia può poi protrarsi per anni e anni, con frequenti ricadute. Ci sono però sempre segnali che la precedono e che genitori o insegnanti possono cogliere per riconoscere un primo precoce campanello d’allarme. Affinché scatti un grave problema alimentare sono, infatti, necessari tre distinti passaggi:

  1. una predisposizione, sempre già visibile nell’infanzia
  2. un tipo di genitore che, involontariamente, la sostiene e la enfatizza
  3. un evento che la fa scattare ed emergere

 

Riguardo al primo punto, tutti i terapeuti che si occupano di queste malattie sottolineano di fare attenzione quando una bambina è particolarmente perfezionista e ordinata, molto brava a scuola, spesso la prima della classe. Sono bambine di solito un pò chiuse e riservate, che su questa loro bravura fondano la loro identità e, quindi, non possono mai concedersi di fallire, arretrare, rientrare nella media. Questo le fa vivere in uno stato d’ansia continuo, faticosissimo. Sempre molto intelligenti ma insicure in modo insidioso, vivono nel timore di sbagliare e di deludere gli altri. Diventano, per questo, estremamente esigenti con se stesse, non si concedono mai il minimo errore. Questi tratti ossessivo-compulsivi di perfezionismo possono essere ereditati, già presenti anche in altri membri della famiglia. Queste predisposizioni, ovviamente, da sole non bastano a far scattare il disturbo alimentare. Per capirci, non tutte le bimbe perfezioniste e un pò ansiose sviluppano una patologia alimentare, ma pressoché tutte le ragazze anoressiche sono state nell’infanzia bambine di questo tipo.

Il secondo punto riguarda il tipo di famiglia in cui nasce questa bimba così perfezionista ed esigente con se stessa. Non esiste un modello di famiglia precisa che favorisce l’insorgenza di queste patologie, ma esiste un’Emotività Espressa (EE) genitoriale che può attivare il disturbo, dove già predisposto. Sono padri e madri che hanno ambizioni importanti sui figli, sul loro avvenire, sulle loro capacità di emergere. Si sono abituati fin dall’infanzia a prestazioni alte e le danno ormai per scontate, aspettandosele anche con il proseguire degli anni e degli studi. Sono genitori spesso ipercritici, esigenti, che premono con le loro aspettative.

Vi è poi, il terzo punto, il fatto scatenante, che fa insorgere il disturbo alimentare rimasto, fino a quel momento, latente. Può essere un evento traumatico (un lutto, una separazione, la fine di una relazione), oppure qualcosa di non grave (il commento di un coetaneo o di un genitore sul proprio aspetto fisico), ma che ferisce profondamente a livello interiore. In entrambi i casi il grilletto scatta, la malattia insorge.

Nel caso dell’anoressia, la malattia di solito insorge dopo l’inizio di una dieta ferrea, rigorosa, con un controllo minuzioso delle calorie assunte. Può anche esserci la scelta di consumare solo cibi di un certo colore, o di un’unica tipologia (solo insalata, ad esempio). Frequente anche la mancanza di serenità e convivialità durante il pasto, come se la concentrazione posta sull’atto del mangiare fosse tale da togliere qualsiasi spazio alla conversazione, al piacere dello stare a tavola (che a questo punto interiormente si è ormai trasformato in un inferno). Anche praticare sport in maniera eccessiva è un segnale da non sottovalutare.

Una situazione delicata si crea quando, in famiglia, solo uno dei due genitori si rende conto della gravità della situazione, mentre l’altro tende a negarla. In questo caso, statisticamente, la prognosi per la ragazza diventa assai più negativa. Un genitore può evitare il problema sia per la scarsa conoscenza del disturbo (che glielo fa sottovalutare nella sua pericolosità), sia per la paura che inconsciamente sente verso la situazione e a cui si sottrae. Sono comunque cammini sempre complessi, perché tutte le persone coinvolte provano sofferenza, preoccupazione, impotenza. L’anoressia è impossibile da nascondere, vista la magrezza a cui porta. La bulimia, invece, è più facile da celare, perché chi ne soffre può anche essere normopeso o solo sovrappeso. Il vomito viene indotto dopo pasti apparentemente normali, in assoluta solitudine. Alcuni segnali che un genitore può notare sono unghie fragili, pelle secca e squamosa, perdita di capelli, ittero visibile nei palmi di mani e piedi giallo-arancio, petecchie, problemi dentali.

I disturbi alimentari sono malattie vigliacche perché, in silenzio, possono danneggiare gravemente la salute e lasciare danni permanenti agli organi interni, anche dopo anni che il problema è stato superato. Hanno incidenza sui reni, i polmoni, creano infertilità, problemi cardiaci, osteoporosi, predispongono ad alcuni tipi di tumori. Le ragazze bulimiche soffrono di frequente di ovaio policistico. Si hanno anche pesanti complicanze neurologiche, con un’atrofia cerebrale che, nei casi più pesanti, rende la risonanza magnetica di un’anoressica grave indistinguibile da quella di un malato di Alzheimer.

La mortalità nelle ragazze anoressiche è drammaticamente elevata, intorno al dieci per cento, uno dei più alti tassi di letalità tra le malattie psichiatriche. Riguardo alle cause di morte si registra, purtroppo, al primo posto il suicidio, al secondo l’arresto cardiaco.

È per tutto questo che, se in famiglia ci si accorge di questo problema, o anche solo se si ha un dubbio o un sospetto, è meglio non attendere, non rimandare, ma chiedere subito un aiuto qualificato. Rivolgersi magari al proprio medico di base, per capire quali sono i centri specializzati più vicini e chiedere subito un consiglio su come procedere. Bisogna sapere in partenza che le ragazze anoressiche, pur essendo molti intelligenti e con un QI sempre superiore alla media, non sono consapevoli di essere malate e quindi sono ostili ad accettare di essere aiutate. Sono ragazze che hanno spesso un livello scolastico alto, di solito arrivano al livello universitario anche se la malattia spesso impone paure o interruzioni nel percorso di studi (e questo genera profonda frustrazione e altre dosi di disistima). In passato, l’anoressia era presente soprattutto nelle classi sociali medio-alte, mentre oggi è statisticamente diffusa in tutti gli strati sociali della popolazione. I disturbi alimentari sono comunque presenti solo all’interno dei paesi industrializzati.

Astrologicamente è impossibile semplificare questo argomento così complesso e delicato. Ogni tema natale racchiude in sé la sua storia, che è unica e irripetibile e ogni ragazza arriva alla malattia attraverso un suo cammino personale. Possiamo, quindi, trattare il tema solo in termini generali, mai definitivi.

L’analisi di Venere è importante, non solo perché il pianeta simboleggia il senso estetico, ma soprattutto perché descrive il nostro livello di autostima. Venere rappresenta, quindi, il valore che diamo a noi stessi e che deriva da modelli introiettati fin dall’infanzia. Chi ha patologie alimentari non si piace, non accetta il proprio corpo e ha un basso livello di fiducia in sé. Rapporti Venere/Saturno indicano insicurezze profonde nei confronti della propria sessualità e femminilità, che viene negata e bloccata (pensiamo solo all’amenorrea tipica delle donne anoressiche). Il rigore di Saturno dà la forza della rinuncia, della disciplina che, lentamente, scava il corpo, lo asciuga e in questo dà alle ragazze un senso di onnipotenza, di controllo. È però una dinamica sterile, che consuma e incastra nel desiderio di occupare sempre meno spazio, di ridursi, fino a scomparire.

La disistima espressa da Venere può risultare anche da aspetti – non necessariamente disarmonici – con Nettuno o Plutone, oppure dalla sua posizione in particolari case o segni (ad esempio, pensiamo ad una Venere Bilancia che necessita, soprattutto se lesa, di continua approvazione e conferma).

A livello psichico esiste un Sé oggettivo, in cui l’immagine che noi abbiamo di noi stessi corrisponde alla realtà di ciò che siamo e di come ci percepiscono gli altri. Vi è poi, in ognuno di noi, anche un Sé ideale, che definisce non ciò che siamo realmente, ma ciò che vorremmo essere e divenire. Vi è, infine, un Sé imperativo, molto saturnino, legato a ciò che sentiamo di dover essere per ottenere l’approvazione degli altri. Il nostro benessere psicologico è proporzionato a quanta discrepanza vi è fra queste diverse percezioni (Higgins, 1987). Questo nel tema natale emergerà con tensioni e aspetti distinti, che “tirano” in diverse direzioni psichiche.

Nelle ragazze che soffrono di disturbi alimentari la distanza fra i vari Sé è ampia e innesca forti tensioni interne, frustrazioni, difficoltà. Il Sé ideale, nettuniano, assume un’importanza assoluta e viene ricercato con forza. Essendo però un’immagine ideale, per quanto ci si impegni, esso sarà sempre irraggiungibile, non vi sarà mai un punto di arrivo definitivo (qualsiasi peso si raggiunga). L’inseguimento non avrà mai fine, una ragazza potrà essere ormai solo l’ombra di se stessa, pesare trenta chili, ma riflessa nello specchio si vedrà grassa, larga, ingombrante. In queste malattie la distorsione del reale è così ampia da far distorcere completamente la percezione di sé e del proprio corpo, per quanto emaciato esso sia. Nettuno è un pianeta centrale nei disturbi alimentari,  per le anoressiche la rinuncia al cibo diventa un’esperienza intensa e spirituale, quasi religiosa. Pensiamo solo, in ambito cattolico, alle numerose sante ascetiche, donne che – lungo tutta la storia della cristianità – smettevano quasi completamente di mangiare e, a volte, giungevano a nutrirsi solo di ostie consacrate. Il distacco dal reale, l’assenza di confini, diventa così esperienza euforica e mistica, in cui si può raggiungere un senso di assoluta onnipotenza e un assoluto distacco dalla propria fisicità. La distanza fra sé e gli altri può diventare psicologicamente infinita e per questo recuperare una ragazza con queste malattie è un percorso specialistico, che la famiglia da sola non può compiere.

La questione del controllo meticoloso del cibo, invece, può esprimersi attraverso diverse strade. Spesso sono presenti valori Vergine che attivano un perfezionismo assoluto e rigoroso. La Luna Vergine potrebbe, per certi versi, essere la tipica Luna delle ragazze anoressiche, che esaminano il cibo meticolosamente, lo spezzettano con pazienza in minuscoli bocconcini, tutti di uguale dimensione, spesso disposti ordinatamente nel piatto per forma o colore. I valori Vergine vengono distorti e diventano anche, attraverso la ritualità del cibo, bisogno di assoluta pulizia interiore, raggiunta attraverso quella del corpo che, nel digiuno e nella privazione, si sente  vuoto e quindi immacolato e purificato.

Da analizzare anche l’asse seconda/ottava, per capire se l’atto del nutrirsi assume una valenza particolare, diventando fonte di sicurezze interiori mancate, assumendo il compito di confortare, riparare, anestetizzare. L’asse, che simboleggia sia l’introduzione del cibo, sia la sua espulsione, si inserisce nella dinamica bulimica che, al mangiare incontrollato e vorace, fa seguire un’espulsione forzata e accelerata, sia attraverso il vomito autoindotto, sia con l’abuso di lassativi o diuretici. Anche la Luna nel segno del Toro va valutata con attenzione. Non a caso, la stessa etimologia del termine bulimia – l’etimo greco significa letteralmente “fame da bue” – riporta a questo segno zodiacale.

Anche contatti Luna/Giove simboleggiano la fame compulsiva, la voracità tipica della bulimia o dell’abbuffata. L’oralità è anche qui – come nell’anoressia – squilibrata, ma in modo opposto, attraverso un mangiare incontrollato. Nel momento in cui si inizia a mangiare si prova un senso di pace e conforto che, però, in breve si esaurisce, lasciando il posto al senso di colpa. Segue il vomito indotto e la sensazione, pesante, di disgusto verso se stesse. Tutto questo è molto doloroso da sopportare, amplifica quell’insoddisfazione che, in un continuo circolo vizioso, condurrà in breve tempo all’episodio successivo. Nella bulimia si vomita anche venti o trenta volte al giorno, fino a rigettare solo acqua, fino a sentirsi lo stomaco completamente vuoto. È qualcosa di stremante e devastante. Ci si rompe letteralmente dentro.

Attraverso la lente di Giove tutto si fa eccessivo, il dolore provato, le quantità di cibo introdotte, le calorie assunte (una bulimica arriva a diecimila al giorno). Ma anche il peso raggiunto o il numero di abbuffate incontrollate (binge eating). Questo non è un Giove benevolo e benefico, ma distorto, incontrollabile e fagocitante. Plutone spesso aggrava ulteriormente l’ossessione, rendendola ancora più profonda e oscura.

È, infine, importante analizzare, nel tema, anche l’archetipo materno e paterno. Gli aspetti che Luna e Sole formano, i segni e le case che occupano, daranno indicazioni utili in merito alla relazione con i genitori e alle aspettative della famiglia (in questo è utile anche lo studio della decima casa). È però importante ricordare come l’archetipo genitoriale in un tema non descriva la persona biografica, ma ciò che di lei abbiamo percepito, colto, interiorizzato.

 

 

CREDIT immagine di copertina Il pranzo, Diego Velaszquez

 

Elena Londero

studio.elenalondero@gmail.com

 

 

Bibliografia e videografia

 

Questo articolo trae spunto da un incontro online sui problemi alimentari tenutosi con la psichiatra e terapeuta comportamentalista Sandra Sassaroli, il video è pubblicato sul canale YouTube del Centro Studi Edizioni Erickson.

Segnalo anche la docuserie Rai “Fame d’amore”, visibile su Raiplay e da cui è tratta la frase del titolo.

 

Sandra Sassaroli – Giovanni Maria Ruggiero, “I disturbi alimentari”, Editori Laterza, 2018

Christopher Fairburn, “La terapia cognitivo comportamentale nel disturbi dell’alimentazione”, Edizioni Erickson, 2019.

  1. Vandereycken – R. Van Deth, “Dalle sante ascetiche alle ragazze anoressiche. Il rifiuto del cibo nella storia”, Raffaello Cortina Editore, 2005

Enza Speranza, Dottorato di ricerca di Terapie avanzate medico-chirugiche, “Mortalità e complicanze clinico-nutrizionali a lungo termine dell’Anoressia Nervosa”, Università degli studi di Napoli “Federico II”, Anno accademico 2016/2017.

www.eridanoschoolo.ir/rubriche di astrologia / bulimia e obesità

ASTROLOGIAElena LonderoIndagine Astrologica

Il dolore che non parla imprigiona il cuore e lo fa schiantare | Elena Londero

“Il dolore che non parla imprigiona il cuore e lo fa schiantare”
Macbeth, atto IV, scena III

Il tema del dolore è sempre un argomento delicato che spesso, nel corso della nostra vita, si lega a quello del lutto o della separazione da qualcuno o qualcosa di molto amato. Per lutto, in particolare, intendo sia quello legato alla vera e propria scomparsa di una persona cara, sia il senso di perdita che può seguire a un divorzio, un aborto, la perdita di una casa, di un lavoro. Sono situazioni molto diverse fra loro, che però innescano meccanismi psichici simili, che ci riportano alle dinamiche di attaccamento/separazione vissute nella nostra primissima infanzia. È in quel periodo, infatti, che attiviamo alcuni importanti modelli base di comportamento, che poi andranno a influenzare ogni distacco che dovremo affrontare nel corso della nostra vita. L’analisi della Luna e di Venere, come vedremo, ci fornirà indicazioni preziose per comprendere come una persona vivrà, nel corso della sua esistenza, queste esperienze di separazione.

Già Freud nel 1917, in Lutto e Melanconia aveva ipotizzato come alla base di vari disturbi psichici (fra cui la depressione e il senso di angoscia) vi fossero, spesso, lutti patologici pregressi non superati ed elaborati. Per Freud il lutto “ha un preciso compito psichico da svolgere, la sua funzione infatti è separare i ricordi e le speranze di colui che è sopravvissuto dalla persona deceduta”. Inizialmente vi è solo il grande vuoto lasciato dall’oggetto d’amore scomparso e, per questo, il mondo appare irrimediabilmente impoverito e nulla appare più, agli occhi di chi è rimasto, come prima. La melanconia forse è ancora peggiore, perchè è un lutto continuo, mai superato, che impoverisce non il mondo esterno, ma lo stesso Io del soggetto, che ne viene svuotato. La depressione è una possibile conseguenza del lutto, vista spesso da Freud come un’ostinata ribellione all’elaborazione della perdita, un rifiuto di guarigione nel tentativo di trattenere a sè quanto perso.

Melanie Klein, nel 1957, in Invidia e solitudine passa dal primato della pulsione a quello delle relazioni d’oggetto. La psicanalista austriaca ha teorizzato, infatti, come tutti noi, attraverso il primo rapporto che instauriamo con la madre, sviluppiamo competenze emozionali che saranno alla base della nostra struttura psichica adulta. La Klein, nella sua distinzione tra seno buono/seno cattivo (aggiungerei Luna bianca, Luna nera), definisce come centrale il momento in cui il bambino vive le prime negazioni ai suoi bisogni e desideri. Ciò avviene attraverso il distacco dalla madre, che ogni tanto non è a sua completa disposizione. Primo nucleo di un processo di separazione che, pur innescando rabbia e frustrazione, è sano e serve sia a superare le iniziali fasi narcisistiche della personalità, sia a imparare ad elaborare il senso di perdita e la correlata mancanza di controllo sulla realtà che ci circonda.

Fondamentale anche la successiva Teoria dell’attaccamento, formulata nel 1969 da John Bowlby. La figura primaria di attaccamento dovrebbe sempre essere una base sicura, stabile, amorevole su cui costruire la personalità adulta. Per Bowlby la sequenza di reazioni del bambino di fronte al distacco della madre – protesta, disperazione, distacco, riorganizzazione – è riscontrabile anche in tutte le fasi del lutto e della separazione. Bowlby classifica quattro diverse risposte di attaccamento primario:

– attaccamento sicuro (per esempio, il bambino si separa dalla mamma in maniera tranquilla, è sereno, quando lei rientra è felice di vederla e coinvolgerla in quello che sta facendo)

– attaccamento insicuro evitante (se la mamma esce o rientra il bambino mostra indifferenza, non la guarda, non interrompe quello che sta facendo anche se in realtà è molto attento a tutti i suoi
movimenti)

– attaccamento insicuro ambivalente (il bambino si agita se la mamma esce, quando rientra piange o sembra inconsolabile)

– attaccamento disorganizzato (il bambino ha vere e proprie reazioni disorganizzate se la mamma esce, si getta a terra, si mette in un angolo, è rigido)

 

Il comportamento di attaccamento è innato e istintivo in ognuno di noi. Come accade anche in astrologia per l’analisi della Luna e dell’archetipo materno, anche per la figura di attaccamento non vi è una necessaria identificazione con la madre biologica. Figura di attaccamento è colei, o colui, che offre senso di amore, calore e protezione al bambino. Soddisfando, in questo modo, un bisogno di sicurezza necessaria a garantire la propria sopravvivenza. In questo vi è una distinzione importante fra la Luna e Venere, in quanto solo la prima simboleggia i bisogni primari,
fondamentali alla vita stessa.

 

La Luna indica anche l’amore incondizionato che, se ricevuto nel modo giusto e ben integrato psichicamente, ci potrà donare una solida fiducia nella vita e una percezione positiva e benefica
degli altri. Dalle relazioni non ci aspetteremo, dunque, sofferenza o freddezza, ma amore e fiducia. Sarà questa piattaforma di benessere interiore a farci superare anche i momenti di dolore e di separazioni cui andremo, come tutti, inevitabilmente incontro. Una bella Luna è un filtro tra noi e il mondo esterno che, in base alle sue modalità, ci farà vedere un mondo più o meno colorato o più o meno a tinte fosche.

Il terapeuta e psichiatra infantile John Byng-Hall ha arricchito ulteriormente questo genere di studi analizzando, invece, il ruolo della famiglia nel vivere il lutto e i cambiamenti che esso genera a livello non individuale, ma di gruppo (Le trame della famiglia, 1998). Quando muore qualcuno si crea un vuoto doloroso ed è necessario, inevitabilmente, superare a quel punto il vecchio script familiare, per elaborarne nel tempo uno nuovo. Lo script è un vero e proprio copione, in cui sono scritte le aspettative familiari per il futuro, i ruoli assegnati ad ognuno, i compiti, i mandati. Dopo un lutto, che è sempre uno degli eventi più critici e gravi per la vita di una famiglia, lo script va, inevitabilmente, rivisitato e aggiornato.

Elaborare un lutto a livello familiare, e non solo individuale, può essere molto utile. Riuscire a non rimanere soli ma a compattarsi, a unirsi, aiuta a confortarsi reciprocamente, anche se magari solo temporaneamente. In questa fase la famiglia si dovrebbe anche allargare agli amici e a tutte le relazioni belle e profonde che ognuno possiede, al di là dei legami “ufficiali” o di sangue.

Ovviamente, il percorso è molto diverso se a mancare è stato un membro anziano della famiglia, o se invece la perdita riguarda una persona giovane. Nel primo caso, si dovrà imparare a viverne l’assenza onorandone e mantenendone viva la memoria e il ricordo. Nel secondo caso, invece, la perdita è profondamente traumatica e destabilizzante, in quanto chi è venuto a mancare rappresentava il futuro stesso del sistema. Le morti tragiche o premature, in astrogenealogia sono fra quelle su cui più spesso il dolore si blocca, si pietrifica e, non venendo elaborato, viene in qualche modo trasmesso ai discendenti. I lutti irrisolti del passato familiare possono essere segnalati, per esempio, da Plutone in aspetto ai luminari o ai personali, o in ottava/quarta/ dodicesima casa.

Per quanto riguarda, invece, l’elaborazione del lutto sono stati fondamentali autori quali Johan Cullberg e Elisabeth Kubler-Ross. La psichiatra svizzera ha elaborato una curva dell’elaborazione del lutto basata su alcune fasi precise, che vanno dalla negazione iniziale all’evento, sino all’accettazione di quanto accaduto. Johan Cullberg invece ha sintetizzato tre principali fasi del lutto, quella dello shock, della reazione e, infine, dell’elaborazione.

Critico, invece, nei confronti di questi approcci a fasi – visti come eccessivamente passivi – è stato William Worden, che invece ha elaborato, un modello a compiti, che responsabilizza nei confronti del proprio stesso dolore chi ha subito una perdita. Un percorso che porta prima ad accettare la realtà della perdita, elaborando dolore tristezza. Arrivando poi a ricordare e rimpiangere la persona scomparsa, riuscendo a trovargli, infine, un nuovo posto nel sistema emozionalefamiliare, riprendendo nel contempo a vivere. A volte, tutto fallisce e la perdita diventa tale da scivolare nel lutto patologico, che per risolversi necessita di un supporto terapeutico. Ci sono dei fattori di rischio precisi che predispongono a questa condizione così complessa e dolorosa:

– le circostanze in cui è avvenuta la morte (ad esempio, per atto violento, suicidio, auto pirata…)

– l’età del defunto

– Il tipo di relazione e legame con la persona deceduta (perdere qualcuno che si amava ma con cui si era in conflitto, o si aveva litigato senza aver avuto il tempo di avere un chiarimento, può
appesantire molto un lutto, scatenando anche profondi sensi di colpa)

– condizione ed età del superstite (ad esempio un anziano che perde la compagna di una vita)

– caratteristiche del superstite (se soffre già di depressione, di scarsa autostima, se dipendeva socialmente o economicamente dal defunto)

– conseguenze della morte (che magari generano profonde preoccupazioni, magari per il pagamento di debiti, o conflitti che si aprono nel sistema familiare per lasciti testamentari).

 

Astrologicamente tutto questo è impossibile da tradurre in regole interpretative precise, valide per tutti. La lettura che vale per un tema natale non ha alcun senso per un altro. Ogni tema, infatti, è
unico e inscindibile. Ancor più prudenza è necessaria di fronte a temi cosa delicati. La Luna, come visto, è un importante indicatore del nostro archetipo materno, del clima che
abbiamo percepito alla nostra nascita (in questo anche l’ascendente offre indicazioni). Attraverso l’analisi della Luna andremo dunque a leggere il livello di rassicurazione ricevuta e che, ben
integrata, ci consente di elaborare l’esperienza del distacco. Venere, invece, è un indicatore delle nostre relazioni affettive, archetipo di quella separazione che, vissuta nel modo corretto, ci rende sicuri di noi stessi, autonomi e con un buon livello di autostima. Lesioni di Venere indicano insicurezze, che possono condurre a dipendenza affettiva o all’incapacità di recidere legami, anche quando magari sono evidentemente finiti o esauriti.

Questo, ovviamente, può complicare un eventuale lutto.
Luna e Venere quindi descrivono quanto ci sentiamo degni d’amore e sicuri di noi a livello affettivo e relazionale. Due fattori fondamentali per superare il dolore della perdita. Sicuramente, parlando di lutto ci viene in mente anche Saturno. Con le sue valenze privative e separative ci conduce alla crescita, attraverso l’accettazione dei nostri limiti. Saturno ci pone, senza troppi indugi, di fronte alla realtà. Dico questo con valenza neutra, in quanto ciò può poi essere vissuto dal singolo come un’ottima occasione o come una persecuzione del destino.

Anche Nettuno può simboleggiare un periodo di lutto, a differenza di Saturno qui ci sarà più il distacco o l’alienazione dal reale, vissuta attraverso l’annullamento di forme e di certezze. Questa assenza di confini in un momento di dolore può farci mancare il terreno sotto ai piedi, renderci incapaci di sapere con esattezza che direzione dare alla nostra vita o, anche, che senso essa abbia. Perdere qualcuno sotto un transito di Nettuno può portarci a vivere momenti di angoscia esistenziale, depressione, senso di colpa. Può, però, anche aprirci a una spiritualità intensa e forte, capace di darci un profondo conforto e facendoci magari sentire ancora vicini e connessi a chi non è più fisicamente accanto a noi.

Infine Plutone, che opera la divisione fra ciò che sta sopra, alla vita e alla coscienza, e ciò che si pone al disotto di tutto questo. Quando lo strappo della perdita trascina in questi territori, così profondi e intangibili, l’essere umano non può che confrontarsi con le sue paure, scoprendo parti di sè solitamente celate e inaccessibili.

 

Elena Londero
studio.elenalondero@gmail.com

ASTROLOGIAFrancesca De LucaIndagine Astrologica

Paranormale e astrologia

Francesca De Luca – Il mondo del paranormale ha sempre esercitato un fascino innegabile come anche un certo scetticismo davanti a quegli eventi che in apparenza sfidano il sistema scientifico fondato sulla misurabilità e la ripetibilità dei fenomeni.  Con questo articolo andremo sommariamente ad esaminare i più importanti elementi astrologici che esprimono simbolicamente il legame con dimensioni ed esperienze extra-sensoriali e stra-ordinarie e che, nel contesto di un tema natale, possono fornire indizi in merito alla predisposizione individuale a sviluppare e utilizzare quelle capacità che potremmo definire “medianiche”, ovvero in grado di entrare in contatto con mondi diversi da quelli conosciuti e di immediato accesso.

Ma cosa si intende con il termine “paranormale”? Facendo riferimento al dizionario Treccani, si tratta di un termine desunto dalla parapsicologia per indicare quei fenomeni psichici o psicofisici che non possono essere spiegati con le attuali leggi fisiche, biologiche, psicologiche e la cui autenticità è oggetto di dibattito oppure non è comunemente o ufficialmente accettata. Possono essere fenomeni paranormali la chiaroveggenza, la telepatia, la levitazione, le intercettazioni di fantasmi o poltergeist, le esperienze fuori dal corpo (OBE) e tutte quelle capacità ottenute senza il ricorso ai sensi.

Quanto detto finora, funge da base teorica per andare a rintracciare in Astrologia quegli elementi che esprimono una funzione o un ambito altro rispetto alla coscienza e al mondo ordinario per come gran parte di noi lo esperisce quotidianamente. 

La dimensione dell’inconscio, dell’intuizione e delle sensazioni immediate, in Astrologia è governata dalla Luna che esprime tutto ciò che non è appunto mediato dalla coscienza, dalla razionalità e ancora meno dalle strutture sociali. Tutte le volte che noi manifestiamo la nostra Luna – ovvero rispondiamo con una particolare reazione sensibile più o meno accentuata a cose, persone ed esperienze – mettiamo in moto un automatismo di cui non abbiamo controllo.

La Luna in determinati segni, e magari in aspetto ad altri pianeti, può enfatizzare e, a volte, esasperare questa sensibilità diventando una porta aperta verso altre dimensioni diverse da quelle comunemente percepite dai sensi.  Sono così, a titolo d’esempio, le Lune nei segni d’acqua (Cancro, Scorpione, Pesci) oppure in aspetto stretto a pianeti extra-dimensionali come Nettuno e Plutone.

Quando si parla del contatto tra mondi e dimensioni diverse, non bisogna trascurare il ruolo di Mercurio, pianeta che, benché governi l’intelligenza e la ragione (si ricordi il suo domicilio in segni intellettuali e cerebrali come i Gemelli e la Vergine) deve essere anche considerato nella sua funzione di messaggero e collante: occorre ricordare che il dio Hermes rivestiva anche il ruolo di psicopompo, ovvero di accompagnatore delle anime dei defunti in quei regni – come l’Ade – che neanche agli altri dei era concesso valicarne i confini. Pertanto, il ruolo di Mercurio in un tema natale (posto in segni e case congeniali allo scopo), può essere importante nel testimoniare un collegamento con quegli regni occulti alla coscienza di cui il dio dai piedi alati si fa ponte e tramite.

Un altro pianeta collegato ad attività medianiche e psichiche è sicuramente Nettuno che, insieme a Urano e Plutone, viene considerato “trans-personale” poiché fa riferimento a quei temi di carattere universale che vanno ben oltre la personalità e il vissuto individuale e sui quali la capacità di azione e controllo da parte della persona è limitata. 

Nettuno, pianeta che dissolve i confini dell’ego e della materia, è generalmente associato alla spiritualità laddove si intenda un’esperienza di fusione con il regno dell’indifferenziato e che permette, una volta trasceso il legame con l’individualità, di entrare in comunione e di essere un tutt’uno con il divino (ne sono un esempio i mistici); allo stesso modo, una personalità di tipo medianico, come lo sono i sensitivi o i medium, è in grado di attingere a una serie di informazioni, sensazioni e memorie che possono fare parte non solo di un vissuto altrui ma anche di una coscienza collettiva o, addirittura, derivare da dimensioni e da entità preterumane.

Un contatto tra Nettuno e un pianeta personale (come la Luna o Mercurio) può senz’altro esprimere una capacità mentale di intuire informazioni desunte da altri livelli di coscienza ma potrebbe indicare anche una particolare abilità manuale di tipo terapeutico (come la taumaturgia), se si pensa all’associazione di Mercurio con gli arti e le mani.

Naturalmente, non basta che in un tema natale siano presenti i suddetti pianeti in determinati segni e in aspetto con certi altri pianeti. È altresì di fondamentale importanza considerare il contesto pratico in cui queste energie astratte si andranno ad esprimere nelle vicende individuali. Pertanto non bisogna trascurare quelle case astrologiche che abbracciano ambiti di esperienza congeniali a quanto stiamo esaminando.

La casa astrologica in cui si possono contattare esperienze “non ordinarie” è senz’altro la XII,  complementare e opposta della casa VI che governa tutte quelle attività umane regolate da ritmi e leggi prevedibili (salute, lavoro, agricoltura…) che qui invece assumono una manifestazione atipica, irregolare, misteriosa e inintelligibile e che non può essere pienamente misurabile e compresa attraverso i sensi.

Legata fortemente al concetto di trascendenza, in XII i limiti conosciuti in casa VI vengono sfumati e confusi. L’ordinaria attività onirica può essere trascesa attraverso la sperimentazione dei sogni lucidi o delle paralisi ipnagogiche; i limiti del corpo fisico possono essere trascesi con i viaggi astrali e mediante tecniche di meditazione avanzata e yoga; i limiti posti tra i vari regni possono subire una frattura con le apparizioni di fantasmi di defunti o con i fenomeni di poltergeist; la normale attività cerebrale può essere modificata con il raggiungimento – con o senza l’ausilio di sostanze stupefacenti, elementi facenti sempre parte di questo settore – dei cosiddetti stati alterati di coscienza, attraverso i quali si può entrare in contatto con il divino o il demonico, a seconda dei metodi e delle strade percorribili.

La Casa VIII invece è un altro luogo dell’oroscopo di profonda metamorfosi che consente la trasformazione alchemica di energie che, attraverso una crisi o una rottura, possono rinascere in altra forma. Qui è possibile che abbia luogo una metamorfosi del pensiero che subisce una spoliazione dei limiti che non permettono più di accedere agli aspetti occulti della conoscenza. Siccome l’VIII casa è il luogo in cui vengono trasformate quelle risorse che possono poi essere fruite dagli altri (si pensi a quegli aspetti governati dalla casa come le eredità e gli investimenti), è possibile che i propri talenti e capacità in ambito occulto vengano messi a disposizione di altri o condivisi attraverso l’esercizio di una professionalità: cartomanzia, stregoneria, spiritismo…

Concludendo, è doveroso far notare che, anche nel caso in cui sia stata osservata la presenza di certi pianeti in aspetto tra loro all’interno delle case, non è affatto scontato che tale disposizione sia una prova incontrovertibile della presenza attuale di talenti medianici, considerato che non sempre le capacità sono innate ma possono rimanere sopite a lungo prima di essere attivate, per esempio, da un particolare transito di un altro pianeta sui punti sensibili della configurazione planetaria interessata.

Questa breve dissertazione sull’argomento del paranormale in Astrologia non ha pretesa di esaurire la casistica che può occorrere in un tema natale e che rimandi all’eventuale predisposizione in senso paranormale. Non abbiamo fatto cenno, per esempio, a particolari configurazioni planetarie che accentuerebbero tali predisposizioni e quali pianeti possono essere coinvolti oltre quelli menzionati (persino Marte può avere un ruolo in tal senso). Piuttosto questo articolo si è proposto di offrire un ulteriore spunto di riflessione per familiarizzare ancora di più con le multiforme e complesse sfaccettature di pianeti e case astrologiche, confermando inoltre come l’Astrologia sia in grado di abbracciare i più svariati aspetti della conoscenza e dell’esperienza umana, compreso il misterioso mondo del paranormale.

 

ASTROLOGIAElena LonderoIndagine Astrologica

Lilith, Luna Nera e streghe, tra repressione e persecuzione | Elena Londero

Il mito di Lilith si perde nella notte dei tempi. Diventa oscuro in un processo che affonda le sue radici nella tradizione giudaica e nei complessi passaggi fra le varie fonti finisce con lo scomparire e diventare rimozione, per riapparire poi, nel Medioevo, sotto forma di isteria collettiva verso donne e streghe. Cominciamo dunque, dalle origini del mito, dal primo capitolo della Genesi in cui incontriamo il racconto della Creazione.

“Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò” (Genesi, I, 27).

Passo oscuro, che parla di un Adamo ancora non scisso nel genere, dunque androgino, in cui il principio maschile e quello femminile sono ancora fusi e fra loro inscindibili, proprio come nel mito di Platone del Simposio. Anche Rabbi Abba afferma “è precisamente perchè l’uomo rassomigliasse a Dio che fu creato maschio e femmina insieme.” Il Talmud, ancora, conferma “Lo creò ermafrodita, come è detto, maschio e femmina lo creò”. Essendo l’uomo creato a perfetta immagine di Dio è simbolo di una perfetta armonia dell’essere, dalla sessualità indifferenziata, descritta da più fonti bibliche e del Talmud.

Qualcosa però si complica, l’essere a somiglianza di Dio, non è sufficiente a dare equilibrio e la perfezione divina in Adamo si offusca e si incrina. Anche se la Genesi rimane vaga su quel che accadde, fonti rabbiniche ipotizzano che questo Adamo, nella sua forma ancora primitiva si accoppiasse con gli animali che incontrava, attraverso pratiche sessuali condannabili, anche se certo non rare. La Genesi, tombale, a quel punto afferma “Non è bene che l’uomo sia solo” (Genesi, II, 18).

È dunque solamente qui che Adamo viene scisso e, non più androgino, improvvisamente si scopre incompleto e mancante. “Dunque al desiderio e alla ricerca dell’intero si dà nome amore” (Platone, Simposio). Adamo sente, ora, la propria profonda solitudine e in tale sentire è già presente il seme della differenziazione. Gli manca ciò che non è, gli manca chi non ha. Solo in questo momento viene richiesta a Dio una compagna. Come scrive Roberto Sicuteri, a questo punto “nacque la donna, per desiderio di Adamo, che aveva scoperto la propria solitudine, ma anche la propria anima”.

La prima compagna sarà Lilith, la seconda Eva. Adamo non riuscirà a trattenere a sè nessuna delle due, l’una per la sua ribellione, l’altra per la sua disobbedienza. Entrambe, in queste loro forme di indipendenza, appaiono forti, capaci addirittura di non temere nemmeno il castigo divino cui andranno incontro. Lilith è, dunque, mito arcaico anteriore a quello di Eva. Per alcuni fonti, la prima compagna di Adamo fu creata alla fine del sesto giorno (non a caso insieme ai rettili e ai demoni), poco prima del sopraggiungere della notte e delle tenebre, un attimo prima cioè di scivolare in ciò che è simbolicamente oscuro e inconscio. Lilith è il prototipo femminile che è stato rimosso dalla patriarcale e conservatrice coscienza ebraica, che la sente come minacciosa e pericolosa. Lilith è sensuale, prova piacere, all’apice della passione possiamo immaginarla mormorare, “piagata d’amore io sono”, come scritto nel Cantico dei Cantici.

Adamo di fronte a questo piacere sessuale così intenso della compagna, si agita, si turba. Non ha di fronte a sè una donna passiva e remissiva che vive per soddisfare i suoi bisogni, ma una donna che cerca di soddisfare anche i propri. La distanza fra i due si fa incolmabile quando, durante un amplesso, lei desidera assumere un ruolo più attivo, chiedendo ad Adamo lo scambio della posizione sessuale, da lei supina, a lui supino.

Con questa richiesta Lilith implicitamente chiede la parità e l’uguaglianza del corpo e dell’anima fra uomo e donna. Lei come lui. Lui come lei. Due esseri uguali, posti l’uno di fronte all’altra. Intercambiabili fra loro. Ma Adamo rifiuta, ne rimane turbato, lei insiste, si ribella poi, infastidita, se  ne va. Lui, incapace di trattenerla, sente improvvisamente di essere stato abbandonato, di essere nuovamente solo. Il giudizio su Lilith, nella Genesi, si fa ora implacabile.

La visione rabbinica nei confronti del femminile è evidente, nessuna uguaglianza può essere concessa. Adamo, nel rifiutare lo scambio della posizione sessuale, dà voce a tutto un mondo patriarcale che rifiuta la parità dei generi. L’inversione dei ruoli è inammissibile. Dove va Lilith, indispettita, dopo aver lasciato Adamo? Si reca nel temibile e inospitale Mar Rosso, luogo in cui, secondo la tradizione ebraica, possono vivere solo demoni e spiriti malvagi e i cui fanghi, non a caso, sono considerati potenti stimolanti sessuali (ancora un abbinamento tra il demoniaco e la sessualità). È qui che Lilith diventa demone e, su tale accostamento, metteranno radici paure e pregiudizi che diventeranno, per certi versi, definitivi.

Prosegue anche nella tradizione sumerica e accadica l’energia intensa e aggressiva di Lilith, considerata pericolosa per i neonati, gli sposi novelli, gli uomini. Questi ultimi, in particolare, secondo la tradizione potevano essere presi e sedotti da Lilith, anche nel sonno. Lilith/demone aveva una sensualità prorompente, cui era impossibile sottrarsi per la sua forza psichica, che annullava ogni resistenza. La “vittima” ne era soggiogata, non poteva evitare la penetrazione diabolica, capace di bloccare i sensi in un’estasi terrificante. Molti, secondo la tradizione, non si riprendevano più da questi demoniaci amplessi, capaci di innescare anche molte malattie (nella cultura mesopotamica era frequente ricondurre l’origine delle malattie agli spiriti maligni). Non potendo vivere liberamente i propri desideri sessuali più istintivi era necessario proiettare su queste immagini del profondo le proprie pulsioni. E così, sempre su questo cammino, il mito di Lilith si sviluppa anche in epoca greca e romana.

L’associazione tra Lilith e Luna Nera affonda, invece, le sue radici nel ciclo della Luna. Quella Luna che nel suo crescere, culminare e decrescere modifica completamente la sua natura. Essa è Grande Madre fertile e generosa quando è crescente o piena. Qui è la luna bianca, benefica, accogliente. La Luna che toglie spazio alle tenebre, simbolicamente. Ma quando la Luna – giunta all’apice – inizia a retrocedere, la notte si fa di giorno in giorno sempre più buia e oscura. La Luna nera è la Luna assente, il secondo fuoco dell’orbita lunare, punto immaginario e non reale. È dunque mancante e in questa sua assenza trovano spazio tutti i demoni possibili. Ciò che non si vede si immagina, amplificandolo.

In epoca egizia già Iside, sposa di Orione, presenta sia valenze benefiche, sia un “lato nero”, con il quale a volte è rappresentata (secondo la Harding le successive Vergini nere presenti in molti santuari sono da riportare proprio a queste antiche statue di Iside). Da tutte queste influenze, qui appena accennate, partono numerose divinità che giungono, attraverso il Mediterraneo, fino alla Grecia dove la connessione fra femminile e Luna si consolida. È ancora necessario far riferimento alle tre fasi lunari maggiori, equiparandole ad altrettante età simboliche della donna: la Vergine (primo quarto/mondo dell’aria), la Ninfa (luna piena/mondo terreno) e la Vecchia (ultimo quarto/ mondo sotterraneo).

La consapevolezza della differenza tra queste tre fasi si gioca sul mito di Kore/Persefone. All’inizio è solo Kore, dea fanciulla ancora pura e integra che esprime, nel mondo greco, per la prima volta, il concetto di Anima. Kore, giovanissima, ha ancora tutto dinnanzi a sè, ma, per questo, manca ancora dell’esperienza del vissuto. Il ciclo lunare non è, quindi, ancora frammentato nelle sue fasi.

Questa conoscenza/consapevolezza giunge solo con Persefone, con la quale si attiva la coscienza dell’ultimo quarto, dell’ultimo filo di luce prima dell’oscurità. Il confine tra dove termina la soglia di consapevolezza e dove comincia l’inconscio è insondabile. Per un attimo la luce c’è ancora, poi semplicemente non c’è più. È qui che Persefone discende nel mondo di Ade. Persefone negli Inferi è Lilith nel Mar nero.

Anche Demetra – madre di Persefone – assume significati simili, da dea generosa e dispensatrice di fecondità (Luna bianca) diventa dea della morte quando, nel dolore per la separazione dalla figlia, impedisce al grano di germogliare (Luna Nera), creando fame e carestia.  Come non pensare, rispetto a tutte queste figure femminili, anche al seno buono e al seno cattivo di Melanie Klein?

Non può, infine, mancare un accenno a Ecate, secondo alcuni studiosi la dea greca più connessa alla Luna (a Roma sarà Proserpina, la temibile). Ecate è dea degli inferi, capace di distruzioni terribili, portatrice di morte e dolore. In lei il concetto di eros si unisce a quello di demoniaco, proprio come nella Lilith ebraica. Ecate è rappresentata nell’arte greca come figura triforme (a indicare, indirettamente, le tre fasi lunari). La sua statua veniva posta anche agli incroci tra tre vie (trivium), in cui venivano lasciate – per placarla – varie offerte in cibo, di cui finivano spesso per cibarsi i cani randagi o i poveri e gli emarginati (il famoso pasto di Ecate). La storia di questi miti femminili in cui confluiscono eros e demoniaco è lunga. Abbiamo le Empuse, le Lamie, le Furie, le Amazzoni. E poi la bella e desiderabile maga Circe, che forse è il prototipo stesso della strega medievale che, con i suoi incantesimi seduce e trascina alle perdizione gli uomini, cristallizzandoli, attraverso l’appagamento dei sensi, in un non-ritorno di omerica memoria.

Non si può concludere questo discorso su Lilith senza compiere un ampio salto temporale e giungere fino al Medioevo, durante il quale ci furono secoli di persecuzioni agli eretici, non circoscritte solo, come solitamente si pensa, al periodo dell’Inquisizione quattro/cinquecentesca, ma precedenti ad esse di alcuni secoli.

In un canone del Concilio di Ancona del IX secolo già si legge, ad esempio: “Certe femmine perverse, rese schiave di Satana e sedotte da immagini e fantasmi di demoni, credono e attestano di cavalcare nelle ore notturne con Diana e una innumerevole moltitudine di donne su certe bestie”.

È nel 1184, invece, con il Sinodo di Verona, che il rogo diventa la condanna a morte ufficiale per gli eretici. Nel 1252 con la Bolla Ad estirpando il Papa Innocenzo IV consente l’uso della tortura per estorcere informazioni e confessioni. Questa prima inquisizione va quindi distinta, storicamente, da quelle spagnole e portoghesi sviluppatesi a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento. È del 5 dicembre 1484 la Bolla papale di Innocenzo VII, con cui fu dato l’incarico a due teologi domenicani, Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, di “punire, incarcerare e correggere” gli eretici. Tre anni dopo la coppia di teologi pubblicherà il terribile Malleus Malefcarum/Martello delle streghe, il testo ecclesiastico ufficiale per la persecuzione alle streghe. Un best seller dell’epoca, in cui con toni da misoginia delirante, si spiegavano i segni da ricercare in una donna per riconoscerla come strega, le torture con cui indurne la confessione e via dicendo. La caccia alle streghe ebbe così il suo drammatico inizio ufficiale fra isteria collettiva, autosuggestione, manipolazioni varie.

Lilith ora si fa, dunque, strega, ma non una strega vecchia e repellente, che si aggira nella notte con il suo terribile seguito di cani e vampiri. Lilith è una strega conturbante, giovane, sensuale. Una figura castrante, cui si imputava la colpa per impotenza, sterilità, eiaculazione precoce. In alcuni scritti ci si chiese se le streghe potevano persino evirare un uomo durante il loro feroce amplesso. Tutto questo nasce direttamente dal conservatorismo cattolico che aveva ormai censurato e condannato completamente gli istinti e la sessualità. La forza psichica repressa di quegli istinti si esteriorizzava e veniva violentemente proiettata su migliaia e migliaia di donne, che finirono per diventare simbolo stesso del male, personificazione di ogni paura.

Inizia così la persecuzione, perpetuata con l’alibi dell’eresia. La donna, già biblicamente collegata al concetto di peccato, diviene ancor più pericolosa e va quindi combattuta in modo duro e spietato. Queste donne sono considerate prostitute del Diavolo, seduttrici pericolosissime. L’Ombra collettiva viene completamente rifiutata, esclusa dalla coscienza e quindi dal suo riconoscimento. Nessuna integrazione è possibile.

I Sabba diventano allucinazione isterica, che sotto tortura viene confessata o descritta nei particolari. Sono tenuti in luoghi isolati, come chiese sconsacrate, cimiteri, case abbandonate. Le  più celebri notti del Sabba sono la vigilia di Ognissanti, la Candelora del due febbraio e del primo agosto, la Roodmas inglese e la Valspurga tedesca del primo maggio. Sicuteri ci ricorda che nel Faust di Goethe è proprio in questa data che Mefistofele invita Faust a conoscere i misteri di questa notte in cui, emblematicamente, è “triste il disco della Luna mancante”.

Il bosco notturno, in quelle ore di tenebre assolute, sembra quasi impazzito, i tronchi si schiantano, i rami gemono sino a spezzarsi, la nebbia addensa la notte. È tutto un turbinio di streghe, demoni e animali, fino a quando appare colei che, da subito, attira lo sguardo di Faust. Chiede a Mefistofele chi essa sia. Quella è Lilith, risponde il demone. Chi? Ridomanda Faust. Il nome, rimosso, è sepolto nella memoria inconscia collettiva, non è rievocabile subito alla coscienza. Mefistofele deve aiutare il dottor Faust a ricordare: “La prima moglie di Adamo. Stai in guardia dai suoi bei capelli, da quello splendore che solo la veste”. Dopo di lei giunge, al Sabba, il Diavolo/Satana/ Belzebù e tutto inizia. Ogni cosa in quel Sabba satanico è invertita dal “giusto” ordine, il movimento delle danze e del girotondo infernale, il segno della croce, il fallo del Diavolo, piantato sull’osso sacro, di inaudita potenza. Durante la Messa Nera avvengono cose inenarrabili.

Il Diavolo simboleggia gli istinti più profondi e censurati, quelli che l’Inquisizione non può accettare e deve combattere. Tutto questo fu proiettato sulle donne, giungendo persino al punto di discutere se esse avessero o meno un’anima.

La misoginia interna alla Chiesa è collegata sicuramente anche al celibato imposto, quindi a una sessualità negata e repressa (cosa che non accadrà invece in ambito protestante). Il teologo svizzero Herbeert Haag scrive, su questo: “Le orge, le perversità e le oscenità delle streghe, vere o immaginarie che fossero, ma che comunque venivano descritte fin nei minimi particolari, potevano offrire ai cristiani e specialmente ai celibatari e ai preti, un certo appagamento sostitutivo e compensatorio per quei desideri sessuali che erano loro proibiti. Anche la giustizia fatta usando le torture, dal punto di vista della psicologia del profondo, deve essere messa in
relazione con la paura che l’uomo, reso schiavo dei precetti della Chiesa, prova di fronte alla donna sessualmente attraente e che lui segretamente desidera. Questa paura rende gli uomini sadici”.

La fase più acuta della caccia alle streghe durò circa tre secoli. Gli storici ipotizzano decine e decine di migliaia di vittime, alcuni addirittura un milione. È una stima difficile da stabilire con esattezza, ma fu sicuramente un massacro indicibile, un femminicidio di massa. Il solo inquisitore spagnolo Tòmas de Torquemada mandò al rogo, nella sua vita, oltre dodicimila donne. Un solo inquisitore. Il fenomeno nel tempo andò calando, non smise a lungo di esistere del tutto. Le ultime donne uccise perchè ritenute streghe risalgono al 1836 in Germania, al 1850 in Francia, al 1877 negli Stati Uniti.

Lilith ancora oggi, ovviamente, vive tra noi. In Europa, negli Stati Uniti, nei paesi del Sud America la cultura è ancora di stampo fortemente patriarcale. Ogni giorno inconsapevolmente ci imbattiamo nella Luna bianca, benefica e approvata, e in quella Nera, malvista e disapprovata. La libertà femminile è ancora giudicata. La libertà sessuale delle donne condannata. Discutiamo ancora se un certo tipo di abbigliamento possa fungere da attenuante a uno stupro. Il modello è ancora quello della donna che deve essere sempre accogliente, rassicurante, protettiva. Alle madri sono concessi solamente sentimenti positivi, di amore assoluto, di sacrificio
incondizionato. Non possono esprimere rabbia, stanchezza, emozioni troppo forti, di rottura, di difficoltà, di delusione. Sono ipocrisie pesanti, che impongono di assumere maschere sociali. Senza contare le disparità professionali, economiche, sociali. O i condizionamenti che colpiscono già le bambine, con una sessualizzazione precoce che rende poi distorta e poco consapevole la sessualità adulta.

I modelli all’interno dei quali ci muoviamo sono quindi ancora molto ambigui e la libertà dei generi spesso solo apparente. Ci tengo però a chiarire che lottare contro questa cultura patriarcale non è lottare contro gli uomini. Questo modello culturale così tradizionalista e conservatore danneggia  tutti noi. La donna cui non viene concesso di esprimere la sua rabbia o la sua libertà sessuale è l’uomo che non può piangere e non può mai mostrare il suo dolore. I ruoli imposti, che magari noi non avremmo mai scelto per noi stessi, sono gabbie che portano dolore e sofferenza a qualsiasi essere umano, a qualsiasi genere appartenga.

Elena Londero
studio.elenalondero@gmail.com

Ringrazio di cuore Cecilia Sicuteri che nei giorni scorsi mi ha inviato, con gentilezza e generosità, una foto preziosa, che ritrae due pagine del manoscritto su Lilith scritto da suo padre nel 1980. È un testo accuratissimo, un punto di riferimento insostituibile per chiunque voglia avvicinarsi a questo argomento.

Bibliografia
Robert Graves, “I miti greci”, Longanesi, 1978
Herbert Haag, “La credenza nel Diavolo”, Mondadori, 2016
Esther Harding, “I misteri della donna”, Astrolabio, 1953
Erich Neumann, “La psicologia del femminile”, Astrolabio, 1975
Erich Neumann, “Storia delle origini della coscienza”, Astrolabio, 2010.
Roberto Sicuteri, Lilith la Luna Nera, Astrolabio 1980.

ASTROLOGIAIndagine AstrologicaNicoletta Ferroni Vittoria

Nutrimento e allattamento: l’accoglimento della Grande Madre | Nicoletta Ferroni

Appena vediamo la luce su questo pianeta co-partecipiamo a un evento cosiddetto parto. In questa prima fase dell’esistenza entra in scena la respirazione, l’alimentazione per suzione e il contatto con il corpo della madre. Dopodiché successivamente man mano sperimentiamo la comparsa dei primi denti, della parola e del camminare. E’ un periodo di grande risonanza affettiva in cui ci prepariamo poi all’uscita da questa fase con lo svezzamento, un momento assai delicato che permette di vivere una separazione dalla simbiosi con la madre per passare dalla antecedente “motilità intrauterina alla mobilità intenzionale”[1].

Una degli aspetti curiosi che iniziò a essere diffuso negli anni Settanta fu l’allattamento a orario. Questo contribuì a creare nel neonato un’imposizione a mangiare laddove il piccolo non aveva ancora fame, ma desiderava altro, come per esempio dormire, o essere accarezzato, coccolato o altri tipi di attenzioni.

Al contempo l’uso del biberon – necessario nel caso in cui la madre vive blocchi di allattamento naturale – crea nel neonato un’apertura della propria bocca completamente diversa rispetto all’allattamento al seno.

Infatti con il biberon non avviene la suzione e la spremitura del capezzolo, bensì un ingurgitare continuo del latte artificiale attraverso la gomma del ciuccio del biberon, a cui spesso vengono eccessivamente allargati i fori, con l’idea che il neonato possa nutrirsi di più.

Le dinamiche di allattamento fanno sì che l’adulto possa portare con sé non solo una relazione con il cibo di un certo tipo, ma anche un’incapacità a respirare a pieni polmoni, una certa fame d’aria, note depressive, un frequente ricorso a dipendenze quali il cibo, il fumo, droghe, farmaci, lavoro, sesso, gioco, ecc.

Citando Irene Zanier: “Il segno di Cerere, ci darà indicazione dello stile del nostro rapporto con il nutrimento fisico, affettivo, spirituale ed è per questo che se inserita in configurazioni disarmoniche può lasciar intravedere la presenza di qualche complesso legato all’alimentazione, al “materno” castrante/soffocante, alle dipendenze affettive oltre a qualche dettaglio sulla percezione di difesa o assenza “dell’innocenza” da bambini.”[2]

E’ lecito credere che nel rapporto con il nutrimento possano contribuire anche esperienze vissute in fasi della vita successive all’allattamento, come lo svezzamento quando il bambino da bevitore diventa masticatore.

Nello svezzamento fin dalla comparsa dei primi denti, il bambino inizia a masticare, così come poi successivamente inizia a camminare e a parlare, a controllare gli sfinteri ed  ad accedere a funzioni di pensiero più evoluto.

È una fase molto importante perché, mentre durante l’allattamento il neonato ha prevalentemente lo sguardo sulla madre che lo allatta, a partire dallo svezzamento il bambino comincia a far convergere gli occhi sul proprio naso e con la nascita dei primi denti accede alla piramidalità, particolarmente quando si alza camminando sui propri piedi.

Il neonato è dunque passato dal campo energetico della madre al campo energetico della famiglia e quindi da una relazione diadica con la madre ad una relazione almeno a tre (neonato, madre e padre).

Ed è in questa fase che diventa in grado di scegliere cosa mangiare rispetto a quello che gli viene dato ai pasti.

Mentre durante l’allattamento poteva al massimo ricevere un’altra qualità di latte, laddove se rifiutava il seno materno, veniva poi allattato al biberon, con lo svezzamento diventa dunque autonomo nel dire non solo: “Sì” o “No” al nutrimento ma anche nel dire: “Mi piace”, “Non mi piace” a ciò che la madre decide di dargli come nutrimento, passando alla fase in cui seleziona il cibo da mangiare.

Alla luce di tutto questo manca solo un piccolo grande dettaglio.

Che cos’è il nutrimento per un neonato, oltre a un mezzo per crescere?

Il nutrimento è percepito come la più alta forma d’Amore che conosce all’inizio del suo viaggio su questo pianeta, dopo l’eventuale accoglienza o possibile rifiuto conosciuti nella vita intrauterina e al parto.

Ne deriva che qualsiasi manifestazione distonica di allattamento e svezzamento dà le basi di tutti i paradigmi che il bambino sviluppa sull’amare e l’essere amato. E diventando grande sul cercare e trovare amore, compensando con cibo, fumo, droghe, farmaci, lavoro, sesso, gioco, laddove non trova amore a sufficienza.

Dalla posizione di Cerere potremo quindi scoprire qualcosa sull’allattamento e lo svezzamento di un individuo?

A mio parere attraverso Cerere, possiamo individuare la relazione sintonica o distonica tra nutrimento e Madre e quindi tra colei che ha il compito di nutrirlo e il nutrimento stesso che racconta primariamente di lei e della sua propensione ad allevarlo ma anche a separarsene.

E poiché Cerere “ci dà indicazioni importanti sul modo in cui abbiamo ricevuto nutrimento, sul contenimento e sulla nostra capacità di nutrire gli altri come anche la nostra capacità di separarci e individuarci.” sottolinea la Zanier nell’articolo citato poc’anzi, nella posizione di questo asteroide rispetto a Luna e Venere, potremmo quindi trovare interessanti informazioni su quanto si è sentito amato quando è stato nutrito dalla madre, che non sempre sarà stata percepita come una Grande Madre.

Nicoletta Ferroni

 

[1] Alfonso Guizzardi, “LE RADICI DELL’ANIMA”

[2] https://www.oroscopodelmese.it/asteroide-cerere-ceres/

 

ASTROLOGIAFrancesco FaraoniIndagine Astrologica

Nettuno il pianeta blu della natura (forse) di Venere e Mercurio. Ragionamento temperamentale.

Per lo più Nettuno oggi è identificato e tradotto dall’astrologia moderna attraverso il linguaggio e la narrazione del mito. Le leggende che ruotano intorno la Divinità degli Abissi Marini hanno contestualizzato le definizioni del pianeta, e orientato le interpretazioni. Tuttavia, oltre al mito e al simbolo, possiamo arrivare a carpire o intuire i temperamenti e gli umori degli Astri anche attraverso una loro osservazione fisica e cromatica, attraverso l’utilizzo delle proprietà organolettiche possiamo ricavare ulteriori informazioni sull’Astro.

Nettuno è un pianeta che appartiene al nostro Sistema Solare, quindi la sua stella madre è il Sole. È molto simile per alcune caratteristiche a Urano, e fa parte dei così detti “pianeti giganti” è infatti classificato come “gigante ghiacciato” insieme a Urano. Ha una atmosfera simile a quella di Giove e Saturno ma presenta una elevata quantità di ghiaccio sotto forma di acqua, ammoniaca e metano, ci sono tracce di idrocarburi e alcuni ipotizzano anche di azoto. Nella descrizione del Pianeta gli scienziati lo definiscono spesso “simile a Urano”, la presenza di metano caratterizza il tipico colore di Nettuno: azzurro intenso.

IL COLORE DI NETTUNO – partiamo proprio da una riflessione sul colore di questo pianeta. La frequenza blu/azzurra/celeste. Tolomeo ci insegna e ci tramanda una importante analogia tra “colori” e caratteristiche dei pianeti, in particolare in riferimento alle stelle fisse. Ovvero gli spettri colorati delle stelle fisse portano con sé caratteri planetari. In questo ragionamento possiamo dunque vedere in Nettuno una “analogia” al settenario: il colore azzurro, blu, ma anche bianco, appartiene alla classe spettrale 0-B della natura di VENERE. Inoltre Nettuno è invisibile ad occhio nudo dalla Terra, la sua magnitudine apparente è sempre compresa fra 7.7 e 8.0, quindi c’è bisogno almeno di un binocolo per osservare una qualche luce. Questo carattere di “debolezza” porta anche ad associare Nettuno ad un’altra natura planetaria del settenario: si dice infatti che le stelle fisse che hanno una luce debole, sono della natura di Mercurio. Associando questo ragionamento al pianeta Nettuno, possiamo dunque dire che Nettuno ha non solo natura di VENERE ma anche natura di MERCURIO.

LA NATURA VENERE-MERCURIO – le stelle fisse dotate di questo carattere vengono definite luci di grandi risorse, di erudizione e conoscenza, ma anche di grandi capacità di disquisizione e dialettica nei confronti di materie filosofiche e creative, conferisce una certa propensione a diverse forme di arte, alla riflessione, e quindi ai sentimenti più nobili e creativi.

IL TEMPERAMENTO – ritengo che in Nettuno troviamo umori flemmatici, riconducibili a Venere, all’Elemento Acqua, e al carattere principale ovvero umidità.

A differenza di altri pianeti, non c’è un’interazione frequente di Nettuno con l’eclittica terrestre anche se ciclicamente si avvicina molto alla Terra e si rende più visibile. È però un pianeta che va oltre Saturno e si posiziona in quella “sfera del cielo” che appartiene alle stelle fisse. È dunque un pianeta errante ma comunque connesso al nostro Sole, per questo è stato definito dall’astrologia moderna come “generazionale”.

DIGNITA’ – seguendo le indicazioni dell’astrologia morpurghiana di Lisa Morpurgo, Nettuno avrebbe due domicili fondamentali: il domicilio primario nel segno dei PESCI che rispetterebbe la natura venusiana del pianeta poiché è segno di esaltazione di Venere; poi il domicilio base nel segno del SAGITTARIO che invece prenderebbe la natura di Giove essendo domicilio del pianeta, e in tal senso ritroviamo una analogia all’identificazione di Nettuno come “gigante ghiacciato” in qualche modo assonante al “gigante gassoso” Giove. Tuttavia è evocata anche la natura di Mercurio perché nel sagittario troviamo l’esilio del pianeta: Nettuno ha caratteristiche mercuriali, queste sono però estremizzate e violente. Mercurio è spesso associato ai Venti e sappiamo che su Nettuno la forza dei venti è una forza unica, non paragonabile a quella di nessun altro pianeta del sistema solare. I venti turbolenti e violenti ci ricollegano ad un Mercurio Dominatore in senso disarmonico, l’OPUS QUADRIPARTITUM riporta alcune caratteristiche di Mercurio che mi fanno pensare alla natura più oscura di Nettuno, dice il testo (in riferimento a Mercurio, disarmonico):

gli effetti in generale risulteranno turbolenti… causa mutamenti nelle cerimonie, nelle religioni, negli ordinamenti, nelle leggi, produce venti che cambiano repentinamente… tuoni, fulmini, spaccature nella terra e terremoti, lampi, la morte degli animali e delle piante, se occidentale diminuisce la portata dei fiumi se orientale la aumenta…

ANALOGIE E DEDUZIONI – da queste riflessioni introduttive, sono orientato a vedere in Nettuno la natura di Venere e la natura di Mercurio, tuttavia una natura da canalizzare e osservare nel moto di Nettuno che è lentissimo, e sulla sua visibilità, ovvero impercettibile se non con strumenti ottici. Tuttavia, dissento dall’idea che un Astro che non si rende visibile non ha valenza, valore o “influsso” questo lo possiamo comprendere dai Luminari dove la Luna, luminare notturno, ha una sua fase di totale oscurità e invisibilità: non la vediamo nel NOVILUNIO eppure le biblioteche sono sature di testi antichi e moderni che traducono i significati del novilunio, ovvero di una Luna che oggettivamente “non vediamo” ma che sappiamo che c’è. Se solo gli “astri” che emettono una luce riflessa dal Sole sono “determinanti” la Luna nella sua fase di novilunio non avrebbe alcun significato. Ci sono inoltre tanti pianeti che in certi momenti della giornata non vediamo, e nella genitura i pianeti sotto l’orizzonte non sono visibili al generato, eppure hanno una loro influenza e un loro posto interpretativo preciso. Quindi ci andrei cauto nel ritenere qualcosa di “non visibile” come insignificante, questo a rigor di logica.

  • Nella natura di Venere, Nettuno esprime i caratteri più esaltati di Venere, sviluppandoli e facendo emergere i lati più profondi e misterici: l’astrologia moderna definisce Nettuno, infatti, come un pianeta in cui è presente un “amore” diverso da quello di Venere, perché è un amore trascendentale, che supera la possessività e la forma venusiana. Ne consegue che in questo pianeta ritengo plausibile l’identificazione dei moti emotivi, empatici, dell’Agape, della trascendenza, i moti più oscuri in un certo senso delle emozioni e dei sentimenti.

  • Nella natura di Mercurio, Nettuno a mio giudizio incarna i suoi turbamenti, ovvero la subitaneità delle emozioni: in tal senso è rievocata l’enorme plasticità delle emozioni, dei temperamenti e degli umori che subiscono improvvisa e inaspettata modifica e alterazione, non a caso l’astrologia moderna vede in Nettuno anche le contraddizioni delle emozioni, i turbamenti più profondi dell’animo, anche la follia e le nevrosi dell’animo che sono associate proprio alla natura disarmonica di Mercurio.