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Pitagora: l’uomo diventato leggenda | Emanuele Scialpi

Se esiste un uomo che abbia raggiunto un livello di rispetto e di sacralità quasi divina, quello è senza ombra di dubbio Pitagora di Samo. Oggi è conosciuto e ricordato quasi solamente per il famoso teorema che elaborò sui triangoli rettangoli, ma pochi conoscono la sua storia, per quanto di lui sia possibile dire, visto che non ci è pervenuto granché: il “Sommo Maestro”, come veniva chiamato dai suoi discepoli, infatti, non scrisse nulla, e quel poco che sappiamo lo dobbiamo agli appunti di Filolao, uno dei due suoi discepoli di cui conosciamo il nome, assieme ad Archita.

Si dice che fosse in grado di parlare con gli orsi, spostare i fiumi, e che fosse una delle manifestazioni del dio Apollo, ma vediamo dove la leggenda ebbe inizio, anche da un punto di vista esoterico. Pitagora nacque a Samo, nel 570 a.C., dove venne fin da giovane in contatto con la tradizione orfica, che parlava della reincarnazione delle anime, la cosiddetta metempsicosi: famoso il mito di Orfeo ed Euridice, che tratta il ritorno dell’anima dall’Oltretomba; dall’orfismo Pitagora prese molto e cominciò ad elaborare il suo pensiero.

Non tutti sanno, infatti, che la teoria della reincarnazione non è solo ed esclusivamente orientale, bensì è radicata anche nelle prime forme di filosofia occidentale, presente anche in Platone che, nel Fedro e nel Mito di Er, tratta piuttosto esaustivamente. Ad ogni modo, sembra che Pitagora fosse entrato in contrasto con il tiranno della sua città natale ed iniziò così a compiere una serie di viaggi in Oriente tra cui in Egitto, dove, secondo Plutarco, che ne parla nel suo Iside e Osiride, pare essere stato iniziato agli antichi misteri da Oinuphis, un sacerdote della grande Eliopoli, un tempo grandissimo centro culturale.

Pitagora imparò che esiste una strettissima corrispondenza tra la geometria, la musica, l’algebra e l’astronomia (che anticamente era un tutt’uno con l’astrologia, anzi, lo fu fino ai tempi di Newton e oltre): tutto ciò che esiste, infatti, possiede la natura di onda, come la fisica moderna ha attestato, e vibra ad una certa frequenza. Egli aveva imparato addirittura a riconoscere il suono prodotto dal moto di tutti i pianeti allora conosciuti, la celebre musica delle sfere, tanto cara a Dante, che la inserisce all’interno del Paradiso sotto forma dei cori angelici, che cantano la gloria di Dio.

Tutti gli esseri viventi dell’universo sono esprimibili sotto forma di numeri e la musica rappresenta ciò che lega l’umano al divino; attraverso la numerologia e i rapporti numerici, oltre che grazie all’utilizzo e alla conoscenza di determinate forme geometriche, infatti, è possibile stabilire una perfetta corrispondenza tra micro e macrocosmo, tra l’alto e il basso. Non tutti sanno che le cattedrali gotiche furono erette e costruite seguendo queste leggi e questi rapporti armonici, che i cavalieri Templari avevano riscoperto grazie alle conoscenze che recuperarono laddove sorgeva l’antico Tempio di Gerusalemme, anch’esso costruito secondo proporzioni e canoni ben specifici.

Pitagora, all’interno della sua scuola, se così possiamo definirla, perché più che scuola si trattava di una sorta di confraternita in cui per entrare bisognava sottoporsi ad una vera e propria iniziazione, a differenza, ad esempio, della successiva Accademia di Platone, possedeva e aveva acquisito una sorta di aura divina: i suoi discepoli non mettevano mai in discussione la sua parola (celeberrima la frase latina Ipse Dixit, “l’ha detto lui”, che la dice lunga a riguardo) e sembra che tenesse le sue “lezioni” e i suoi discorsi coperto da un velo, quasi a testimonianza del fatto che per gli antichi la propria immagine potesse essere come imprigionata, cosa che probabilmente prese dalla tradizione egizia. 

Egli arrivò ad un tale livello di sapere da non avere eguali: sapeva benissimo che le influenze planetarie, ma anche astrali, agiscono sugli esseri viventi in virtù della loro emanazione vibratoria, la quale, in qualche modo, si interlaccia ed entra in sintonia con il loro campo magnetico, producendo effetti diversi a seconda della natura della vibrazione stessa. Anche il pensiero ebraico e la ghematria attribuiscono un valore immenso ai numeri e sostengono, come disse anche lo stesso Galileo, che l’universo sia costruito su basi matematiche e che, chi conosce le chiavi e le “formule” giuste, sia in grado di decifrare la Parola di Dio, linguaggio arcano con cui fu costruito tutto ciò che esiste.

Di Emanuele Scialpi
dottore in lettere antiche e moderne
autore di Summa Esoterica
manu.scialpi777@gmail.com

ASTROLOGIAAstrologia TradizionaleEmanuele ScialpiFrancesco Faraoni

Riflettere sul Thema Mundi

Come erano posizionati gli astri nella Creazione del Mondo? Dopo l’approfondimento di Emanuele Scialpi (video a inizio pagina), in questo articolo (a cura di Francesco Faraoni) intendo approfondire più sul piano astrologico Il Thema mundi, quello riportato da De philosophia mundi (Guillaume de Conches) che spiega la disposizione degli astri probabilmente usando le fonti di Ambrosius Theodosius Macrobius. La disposizione degli astri nel Thema Mundi è un calderone di risorse profonde da cui poter disquisire all’infinito. E’ il primo “grafico” astrologico che dovrebbe essere studiato e compreso. Ovviamente, come ci ricorda Firmico, non possiamo stabilire una data esatta dell’inizio del mondo, quindi il Thema Mundi è un’immagine totemica dell’inizio e della creazione di tutto, non solo del nostro pianeta, ma anche del sistema solare e dell’universo che dal nostro punto di vista (terrestre) osserviamo. Il Thema Mundi è un buon punto di partenza per ragionare sulla disposizione dei pianeti (Mercurio Venere Marte Giove Saturno) e dei luminari (diurno Sole notturno Luna) in relazione anche alle loro dignità conferite dalla tradizione. In un certo senso rappresenta il corpus hermeticum della dottrina astrologica specialmente di tradizione ellenistica. Quindi è una fonte potenziale di ratio (ragionamento) nel comprendere la logica del sistema astrologico, nonché per comprendere l’intelligentia che vi è dietro questo sistema.
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Intanto, vorrei ragionare sulla sottile ma netta differenza tra ratio e intelligentia, con questa citazione tratta da SPHAERA – Leo S. Olschki Editore.
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La superiorità della conoscenza divina su quella umana è una maggiore perfezione che non è soltanto di ordine gnoseologico, ma che è anche di ordine ontologico. La ratio appartiene alla natura meno perfetta dell’uomo mentre l’intelligentia appartiene a quella più perfetta di Dio. Lo stesso vale per la durata: l’essere divino e la durata divina sono superiori all’essere dell’uomo e alla durata dell’uomo, così che se la conoscenza umana avviene nel tempo, la conoscenza divina avviene nell’eternità; se il tempo è molteplice, l’eternità è unitaria; se gli istanti (nunc) del tempo sono passati, presenti e futuri, l’istante dell’eternità divina è un presente atemporale al quale Dio riconduce e innalza le volontarie azioni umane future. E poiché l’eternità divina è la “interminabilis uitae tota simul et perfecta possessio” (De consolatione philosophiae), i futuri liberi non possono che esservi contenuti secondo le modalità dell’eternità divina medesima. Ciò comporta che essi vi esistano allo stesso modo e tutti insieme, per cui Dio che li prevede li conosce perché essi sono simultaneamente sottoposti al suo sguardo. (pag. 55-56, Il centro e la circonferenza. Proclo, Boezio e Tommaso D’Aquino).
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Il Thema Mundi è criticato da Firmico (o meglio l’idea che esista un giorno specifico della creazione del mondo è discusso da Firmico).  Da un testo di Firmico tradotto da Thomas Taylor, l’autore rifiuta l’idea di un giorno preciso in cui è nato il mondo: “Il mondo non ebbe origine in un giorno definito, né ci fu mai un momento in cui il mondo fu creato dalla volontà di un intelletto divino o dalla divina provvidenza; la fragilità umana non si è spinta fino al punto di concepire o tentare di spiegare l’origine del mondo, in particolare per il fatto che la sua periodica distruzione, che si compie per via di una conflagrazione o di un diluvio, avvenga ogni 300.000 anni. … Quegli uomini divini hanno saggiamente inventato questo oroscopo del mondo. Mi sembra utile spiegare la natura di questa divina composizione, in modo che il mirabile ragionamento alla base di questo schema congetturale possa essere illustrato secondo le regole dell’arte astrologica”. La struttura “simbolica” del Thema Mundi è una perfetta osservazione della disposizione ordinata degli astri visibili e ci permette di usarla come riferimento, nella nostra mente creativa, per ricordarci l’origine delle cose e la perfezione di questa disposizione.
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L’inizio del mondo e della creazione è osservato con l’ARIETE posto nel medio cielo, non dunque nell’ascendente dove si trova il CANCRO.
L’Ariete come segno al medio cielo intende rappresentare la “manifestazione del mondo stesso”, nel suo splendore e nella sua magnificenza. Igino ci riporta l’immagine di un segno che intende rappresentare il ritorno al vigore di tutta la creazione (De Astronomia), mentre Macrobio afferma “quando il cielo e gli elementi furono purificati per raggiungere il fulgore che ora possiedono … l’Ariete si trovava in mezzo al cielo e poiché il mezzo del cielo è quasi la sommità del mondo, fu ritenuto primo fra tutti i segni, essendo apparso all’avvento della luce, come il capo del mondo” (citazione tratta da Le dimore celesti, di Giuseppe Bezza).
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La prima osservazione è che viene posto al medio cielo, potenza vigorosa della creazione, il segno che è l’esaltazione del SOLE che nel Thema Mundi è posizionato nel Leone, suo domicilio. Mentre all’ascendente troviamo il segno CANCRO che stava quindi sorgendo al momento della nascita del mondo. Prima di tutto, il segno è il domicilio che è stato conferito alla Luna, ma in questa energia zodiacale troviamo una interessante indicazione sul concetto di PORTE DEL SOLE: il Cancro è la Porta degli Uomini, quindi è posto come segno sorgente all’orizzonte perché rappresenta la nascita dell’umanità, ovvero le anime che si incarnano.
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Vediamo che in opposizione al Cancro, nel Discendente luogo tramontate, troviamo il Capricorno che è la seconda Porta del Sole, chiamata Porta degli Déi, dove si accede al mondo divino, spirituale, dice infatti Valente che è “il luogo del tramonto del mondo, significa le angustie e le fatiche”, è dove l’uomo ritorna, la soglia che supera al termine della sua incarnazione. Al segno Ascendente è posizionata la Luna, al segno discendente Saturno, che sono i rispettivi domicili.
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L’Ariete posto invece nel mediocielo è legato a Marte che troviamo nel Thema Mundi in Scorpione, ad occupare il domicilio notturno, quello che è considerato “migliore” per il pianeta perché qui è più possibilista, più ammorbidito nelle sue valenze di eccesso collerico. Ma in opposizione al segno del mediocielo, incontriamo Venere e il Segno Bilancia: se il segno del Cancro (dell’Ascendente nel Thema Mundi) rappresenta la Porta degli uomini, e se il segno Capricorno (del discendente nel Thema Mundi) rappresenta la Porta degli dèi, il segno dell’Ariete (del Mediocielo nel Thema Mundi) rappresenta l’autorità della vita, l’espressione autorevole dell’esistenza incarnata, molte disamine sul segno lo vedono personificato da un Pastore proprio perché in questa posizione intende rappresentare la vita che è già incarnata e si sta manifestando nel suo potere e nella sua potenzialità. In opposizione la Bilancia, nel Thema Mundi il segno è posto nel Fondocielo luogo più buio e profondo, la radice della creazione dove soggiace un’energia definita da molti autori “politica e giusta” che quindi esprime moralità, etica e senso estetico, è il fondamento della creazione dove ogni cosa è soppesata e ricerca un equilibrio possibile.
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L’astrologo Robert Schmidt propone proprio osservando l’immagine totemica del Thema Mundi una cosignificanza relativa alle case celesti in relazione alla disposizione degli Astri nella Creazione del Mondo. Non è una idea nuova, già in passato diversi autori hanno ragionato su queste analogie; per esempio sul segno Aquario secondo Retorio, Aegyptia excerpta ex Teucro Babylonio de duodecim signis è nella disposizione della Nascita del Mondo (Thema Mundi) seguente l’angolo del tramonto (in parole semplici è segno della Casa otto del Thema Mundi), quindi è luogo che insegna sulla morte. È il più freddo dell’anno, infatti risulta opposto all’estremo caldo del Leone, Macrobio lo considera il più lontano dal temperamento umano e per questo è considerato luogo di purgazione. Retorio definisce questo segno nekrodes ovvero simile ad un morto e akneron ovvero timido, riservato, ritirato. L’Aquario è visto anche da Albumasar come segno della modestia degli uomini, Vettio Valente lo ritiene un segno che può portare affanno, lotta, doveri, lavori aspri. Limitandomi solo all’osservazione del Thema Mundi è evidente che il concetto di “morte, simile a un morto” e i caratteri cupi del segno, sono in parte ispirati anche dalla visione ellenistica del Thema Mundi.
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Vi propongo la tabella delle cosignificanze indicata da Robert Schmidt, che se anche possiamo non condividere e ritenere sbagliata, è comunque una “chiave di lettura” del sistema astrologico, basata sul Thema Mundi; queste analogie le affronterò prossimamente, analizzando ogni posizione e cercando di riflettere che tipo di analogie possiamo trarvi. A presto.
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VIDEO realizzato da Emanuele Scialpi
ARTICOLO realizzato da Francesco Faraoni
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COSIGNIFICANZA DEI LUOGHI CELESTI
ISPIRATE DAL THEMA MUNDI
SECONDO L’ASTROLOGO ROBERT SCHMIDT
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CASA ZODIACALE COSIGNIFICANZA ZODIACALE COSIGNIFICANZA PLANETARIA
CASA UNO CANCRO LUNA
CASA DUE LEONE SOLE
CASA TRE VERGINE MERCURIO
CASA QUATTO BILANCIA VENERE
CASA CINQUE SCORPIONE MARTE
CASA SEI SAGITTARIO GIOVE
CASA SETTE CAPRICORNO SATURNO
CASA OTTO AQUARIO SATURNO
CASA NOVE PESCI GIOVE
CASA DIECI ARIETE MARTE
CASA UNDICI TORO VENERE
CASA DODICI GEMELLI MERCURIO
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Lettura esoterica dell’eclissi di Sole del 21 giugno 2020 | Emanuele Scialpi

Ed eccoci arrivati finalmente al giorno della fatidica eclissi, un momento che esoteristi, iniziati, astronomi, astrologi, ma anche appassionati da tutto il mondo, stavano aspettando con trepidazione.Eventi di tali proporzioni e portata possono essere analizzati da innumerevoli punti di vista, come è stato fatto in modo brillante anche in questo sito, io cercherò di fornire una complessa ed esaustiva descrizione esoterica del fenomeno, in modo che tutti possano godere di una spiegazione a tutto tondo, anche da una prospettiva non solo astrologica e psicologica.In queste ultime settimane ci sono state molte notizie allarmanti, ma prive di un vero e proprio fondamento, come quella che sosteneva vigorosamente che la vera e propria data dell’apocalisse profetizzata dai “Maya” (tra virgolette perché in realtà non furono propriamente loro, ma una civiltà molto evoluta e sofisticata che a loro, come agli Egizi, insegnò) fosse proprio questo 21 giugno, e non il 21 dicembre 2012 come precedentemente sostenuto a più riprese, a causa degli errori e della sfasatura dei calendari…Come dissi allora, dico anche oggi: le cosiddette “apocalissi” non devono affatto essere intese come un evento di natura catastrofica e distruttiva, a livello globale, bensì come un vero e proprio spartiacque di sfumatura energetica e vibrazionale: già il fatto che quest’eclissi si sia verificata in un giorno di solstizio è oltremodo significativo, dal momento che gli equinozi e i solstizi, in ambito esoterico, fin dai tempi più remoti, sono considerati come delle vere e proprie porte energetiche e spirituali, dei portali, quasi simili a quelli della tradizione vedica, che si aprono su piani dimensionali superiori, che hanno influenza sulla realtà e il piano duale in cui viviamo.

Le eclissi, poi, rappresentano un momento in cui viene sprigionata una notevole quantità di energia di natura mista e non precisamente classificabile, tant’è che in ambienti e tradizioni sapienziali esoteriche, viene detto che, quando si verificano tali fenomeni, ci si deve astenere da qualsiasi tipo di pratica meditativa e teurgica (la Teurgia rappresenta l’arte e la via con cui sarebbe possibile contattare esseri presenti a livelli superiori al nostro, come le cosiddette frequenze angeliche), forse proprio perché si tratta di un’energia talmente potente, anche a livello elettromagnetico, che in qualche modo interagirebbe e scombussolerebbe il nostro campo energetico, chiamato “aura” e i percorsi sinaptici presenti nel nostro in realtà molto delicato cervello, facendoci magari entrare in contatto con frequenze vibratorie non proprio salutari (e forse nemmeno “amichevoli”). Il verificarsi di un’eclissi il giorno del solstizio d’estate, che è associato alla cosiddetta “Porta degli Uomini”, al grado 0 del Cancro, sprigiona un’immensa quantità di energia che ha a che fare in qualche modo con l’entrata di qualcosa, visto che la Porta degli Uomini, fin dai tempi di Numenio, discepolo di Pitagora, ma in realtà anche molto prima, è sempre stata considerata come l’ingresso da cui le anime entrano per incarnarsi in questo mondo, contrapposta a quella degli Dèi, che invece è legata al solstizio invernale, da cui sembra escano le anime che hanno dissipato totalmente il proprio karma ed entrino quelle più evolute, che hanno intenzione di aiutare la razza umana nel proprio percorso evolutivo. La Porta degli Uomini è però associata anche al cosiddetto “Utero Cosmico”, che i Maya chiamavano Hunab Ku e che l’antica sapienza egizia associava alla Dea Iside, il ricettacolo cosmico e divino, associata alla Grande Madre Universale, nutrice del tutto. Ciò sembra essere collegato anche al grande buco nero presente al centro della nostra galassia, che la scienza chiama Sagittarius A, che, secondo una particolare interpretazione esoterica con cui concordo, pare essere legato ad una sorta di attività creatrice, basata sull’emanazione di un certo tipo di impulsi vibratori, magari associati in qualche modo a tale “ingresso delle anime”…

Questa eclissi funge come da apripista per l’entrata di Marte in Ariete (28 giugno), che permarrà in tale segno, in anello di sosta, addirittura fino all’Epifania del prossimo anno…L’energia di questo potente archetipo, che per i greci e romani era il dio della guerra, insistendo così tanto proprio laddove è più potente, in Ariete, appunto, genererà un certo tipo di frequenza vibrazionale che porterà a dei notevoli episodi su scala globale che, ovviamente, visti i tempi difficili che siamo chiamati a vivere in questi mesi e anni, potrebbe sfociare sia in episodi di ribellione e protesta di tipo molto acceso, anche armato e plateale, sia in eventi disastrosi come catastrofi naturali, più probabilmente causate dall’acqua, visto che Marte, molto forte durante quest’eclissi, era ed è in Pesci, o da terremoti, il tutto ulteriormente confermato dal fatto che il pianeta rosso si congiungerà presto con Chirone, che in astrologia rappresenta una sorta di ferita, di piaga aperta su cui è necessario lavorare.

Gli effetti di un’eclissi, come viene spiegato in ambito esoterico, si riverberano e riflettono sui mesi successivi, a partire soprattutto da settembre e da questo autunno…Il fatto che la scienza e i media ci stiano già preparando ad un potenziale ritorno di questo virus e gli effetti devastanti che questo porterebbe, soprattutto a livello economico, rappresenta già una notevole spia che avvalora queste non solo mie ipotesi. Pertanto quest’eclissi non rappresenta una vera e propria fine del mondo, bensì una sorta di ingresso nella prossima Era, quella dell’Aquario, che sarà riconfermata notevolmente dalla Grande Congiunzione tra Saturno e Giove, che rappresentano gli opposti, che, a dicembre, apriranno la strada all’elemento Aria, proprio dell’Aquario, con un’altra eclissi…Speriamo che l’umanità sia pronta per il salto evolutivo, ma la storia e gli eventi della vita ci insegnano che ciò che non lo è, in qualche modo, per sopravvivere, deve cercare assolutamente di adattarsi.

Vi rimando umilmente al video di presentazione del mio libro, Summa Esoterica, presente sia su questo sito (link) e chiedo a tutti coloro che fossero interessati a riceverne una copia, di scrivermi al mio indirizzo email: manu.scialpi777@gmail.com, così che io possa farvela avere, visto che non ha ancora potuto godere della diffusione che avrebbe meritato. Grazie

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Emanuele Scialpi presenta: Summa Esoterica

La redazione vi presenta il libro di Emanuele Scialpi, Summa Esoterica, testo che ci ha fatto conoscere questo autore, giovane eppure molto preparato e orientato nei confronti della materia esoterica. Emanuele, classe 1992, è laureato in lettere antiche e moderne, attualmente sta portando a termine il corso magistrale in scienze storiche e filosofiche, il suo obiettivo è insegnare storia e filosofia. Studia l’esoterismo da molti anni; Summa Esoterica è un saggio propedeutico dove – dopo una esperienza decennale di studio e ricerca autonomi – ha trascritto l’esperienza maturata, in un testo rivolto a tutti coloro che hanno voglia e sete di sapere. Il testo è veramente molto interessante, introduce al mondo esoterico in modo equilibrato, con concetti spiegati semplicemente ma trattando l’argomento con assoluta profondità e serietà. Ogni capitolo affronta una sfumatura del mondo interiore ed esteriore, portando il lettore a esplorare la fenomenologia esoterica come esperienza simbolica: comprenderete che tutto vibra di incredibile magia!

Summa Esoterica cerca di presentare una visione d’insieme, mettendo in discussione tutto il sapere accademico, dalla storia alla scienza, dall’astronomia alla religione. L’autore intende con questo testo presentare ciò che egli chiama le “quattro acche fondamentali” ovvero tutto ciò che serve assolutamente sapere al fine di formarsi delle solide basi per una teoria universale, un qualcosa che possa essere assunto a fondamento e che possa rappresentare qualcosa di saldo a cui aggrapparsi, su cui scommettere. Il testo spinge a comprendere e scoprire il significato dell’Essere umano, osservato nelle sue sconfinate possibilità e nell’incredibile meraviglia – quale è la creazione – in cui egli è immerso.

Emanuele ha realizzato un saggio unico nel suo genere, che merita di essere letto. Non lo troverete nelle librerie, ma potrete acquistarlo direttamente dall’autore. L’email che segue vi permette di scrivere all’autore e di prenotare la vostra copia (il prezzo della copia è di 15 euro più qualche altro euro per la spedizione).

manu.scialpi777@gmail.com 

 

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Tempo ciclico ed Ere del Mondo. Miti. Tradizioni. | Emanuele Scialpi

Il paradigma ufficiale afferma che la storia debba aver avuto necessariamente uno sviluppo, un’evoluzione graduale, ma tutte le antiche culture e tradizioni ci hanno trasmesso un’idea ben diversa in merito al trascorrere del tempo, e, ormai, se ci voltiamo e analizziamo il passato, ci possiamo facilmente accorgere di come la storia dell’umanità sia stata caratterizzata da un’alternanza di epoche di fioritura culturale, di splendore e di magnificenza, ad epoche di grande smarrimento, ignoranza diffusa e crisi collettiva. Basti pensare alla Grecia del V e del IV secolo avanti Cristo, che spicca per le figure di Socrate, Pericle, Platone, Sofocle, Euripide, Fidia e molti altri, che hanno plasmato le fondamenta di quello che sarebbe stato il mondo occidentale. E’ mia intenzione esporvi un concetto superiore di tempo, così com’è stato inteso dalle suddette civiltà del passato, rappresentato dal simbolo esoterico dell’uroboro, il serpente che si morde la coda, incarnante anche il ciclo di vita e morte, creazione e distruzione, anabolismo e catabolismo. Gli stessi Greci sostenevano che, molto tempo prima, durante quella che chiamavano Età dell’Oro, o Età di Crono, gli esseri umani vivessero in armonia, la terra donasse spontaneamente i suoi frutti e le persone possedessero un collegamento molto più forte e diretto con il divino.

Uroboro: il serpente che si morde
la coda; simbolo incarnante il ciclo di
vita e morte di creazione e distruzione,
di anabolismo e catabolismo.

Era un’epoca di splendore, di cui si cantava solo nelle leggende, antecedente alle vicende narrate nei poemi omerici, un’età in cui le divinità si intrattenevano con l’essere umano ed erano ben disposte ad insegnargli a vivere, traendo dall’esistenza il massimo profitto, cominciando dall’agricoltura, l’allevamento e l’organizzazione sociale. Tale epoca di splendore sembra essere terminata a causa di un grande cataclisma che si abbatté sul mondo intero, il quale recise in modo traumatico il legame con il divino. Una delle più antiche religioni e culture del mondo, quella persiana, lo zoroastrismo, raccontava di come esistano due divinità, due principi contrapposti, uno del Bene e l’altro del Male, rappresentati da Ormazd e Ahriman, che si alternano nella gestione e nella conduzione delle Ere del Mondo; ciò venne ereditato anche dal manicheismo, e, successivamente dai bogomili orientali e dai catari stessi. Quando era Ormazd a reggere il tutto, l’universo e gli uomini potevano vivere nell’armonia e nel rispetto reciproco, quando era Ahriman, invece, l’opposto. L’induismo, altrettanto antico, dal canto suo, descrive l’esistenza e l’alternarsi dei cosiddetti Yuga, ciclicamente: il Satya Yuga rappresenta la vera e propria età dell’oro, che terminò quando Krishna, secondo la tradizione, venne assassinato sul finire del quarto millennio avanti Cristo; poi ci sono gli altri Yuga, corrispondenti alle età dell’argento, del bronzo e del ferro. Quest’ultima, chiamata Kali Yuga, sarebbe quella in cui ci troviamo ora, caratterizzata da egoismo, ignoranza e catastrofi di molti tipi, sia belliche che naturali. Anche la tradizione norrena possedeva un concetto circolare di tempo: gli dèi, gli uomini e l’universo devono attraversare periodicamente il celeberrimo Ragnarok, l’apocalisse nordica, quando il dio Loki, con le sue oscure trame, liberando il Serpente del Mondo, riesce a distruggere Asgard, il regno degli dèi, e il mondo intero; al termine di questa colossale catastrofe, tuttavia, tutto viene rigenerato a nuova vita e può ripartire per un nuovo inizio.

Quando era Ormazd a reggere il tutto,
l’universo e gli uomini potevano vivere
nell’armonia e nel rispetto reciproco,
quando era Ahriman, invece, l’opposto.
L’induismo, altrettanto antico, dal canto suo,
descrive l’esistenza e l’alternarsi dei cosiddetti Yuga…

Tutti questi miti e tradizioni sono da ricondurre all’ormai famoso fenomeno della Precessione degli Equinozi, che tiene conto del sorgere del Sole all’alba dell’equinozio di primavera, il quale si leverebbe davanti ad una precisa costellazione dello Zodiaco per un tempo di circa 2130 anni, per poi passare a quella successiva, anzi, sarebbe meglio dire a quella precedente, dal momento che la precessione procede al contrario rispetto allo scorrere canonico dei segni zodiacali. Ogniqualvolta nella storia si sia passato da un Eone all’altro (così le ere vengono anche chiamate) si sono verificati dei grandi mutamenti. Nel corso dei secoli vi è stata una particolare venerazione per la costellazione e il segno che dominavano l’era in cui ci si trovava: durante l’Era del Leone, fu costruita la Sfinge, in realtà molto più antica di quanto gli egittologi tutt’ora sostengano, la quale inizialmente, infatti, possedeva una testa leonina e si rivolgeva esattamente nel punto in cui il Sole sorgeva all’alba dell’equinozio di primavera, “davanti” alla costellazione del Leone, appunto. Durante l’Era del Cancro vi fu una particolare attenzione ed esaltazione dell’aspetto matriarcale e del culto della fertilità, rappresentato dalla figura della Grande Madre, e le culture erano matrifocali. L’Era del Toro, invece, vide la fioritura della civiltà minoica, che venerava questo animale; il mito del Minotauro, si rifà proprio alla costellazione del Toro: la leggenda afferma che al mostro bisognasse sacrificare periodicamente sette fanciulli e sette fanciulle, che in realtà incarnavano rispettivamente le Iadi e le Pleiadi, queste ultime chiamate anche, infatti, “le sette sorelle”. Inoltre non è un caso che Omero, o chi per lui, abbia scritto che tale costellazione si trovasse dipinta sullo scudo del valoroso Achille. L’apertura dell’Era dell’Ariete è rappresentata dall’episodio veterotestamentario dell’adorazione del vitello d’oro: Mosè si infuria per il fatto che quell’età era ormai passata e, infatti, l’animale che gli Ebrei sacrificano il giorno della loro Pasqua, è un montone. La parola ebraica per definire questa festività, pensate, significa proprio “passaggio”, e non indica solo l’esodo di Mosè e degli ebrei, ma anche e soprattutto lo slittamento da un’era all’altra. L’Era dei Pesci, invece, fu aperta proprio dalla figura del Cristo, il pescatore di uomini, colui che compì la moltiplicazione dei pani e dei pesci e il cui nome greco stesso, appunto, significa pesce. 

Ora ci stiamo avvicinando all’inizio della celebre Era dell’Acquario, che dovrebbe essere caratterizzata da solidarietà, spiritualismo e rispetto reciproco, tutti valori posseduti dall’omonimo segno zodiacale. La storia e i miti, tuttavia, come spiega molto bene anche “il Mulino di Amleto” di Santillana e von Dechend, ci insegnano che ogniqualvolta si debba passare da un eone all’altro, deve avvenire uno sconvolgimento del precedente paradigma e di tutto ciò che si conosceva fino ad allora: la cultura induista definisce questo processo “Amrtamanthana”, la frullatura dall’incredibile possanza, o la frullatura dell’oceano di latte, che, anche nelle raffigurazioni, vede fronteggiarsi Deva ed Asura, ovvero gli esseri di luce e quelli dell’oscurità, che nella tradizione norrena trovano i loro corrispettivi negli Aesir e nei Vanir, e, nell’antico Egitto, in Horus e Seth. Ciò che stiamo vivendo e i prossimi anni, infatti, serviranno a produrre quella crisi del sistema e dei falsi valori/idoli della società, che avrà lo scopo di plasmare un’umanità molto più unita, solidale e spiritu