Categoria: Astrologia Tradizionale

ASTROLOGIAAstrologia TradizionaleFrancesco Faraoni

La cosignificanza per Thema Mundi 2° Parte

Nella prima parte (link) di questo approfondimento, ho tratto in grandi linee la questione sul Thema Mundi stabilendo che in qualità di Immagine del Mondo Creato, è un buon punto di partenza “simbolico” nel comprendere la natura del linguaggio astrologico (almeno nella visione ellenistica) e abbiamo compreso come le cosignificanze delle case celesti non sia affatto una cosa di poco conto. L’approccio comune associa per cosignificanza i vari segni zodiacali alle varie case celesti in modo arbitrario, ovvero attraverso un ragionamento aritmetico: il Leone è il quinto segno quindi è cosignificante la Casa Cinque; il Sagittario è il nono segno quindi è cosignificante la Casa Nove. Questo approccio non mi ha mai convinto. Anche perché, come scritto nella prima parte (link) le case celesti non hanno attinenza con i segni zodiacali e la cosignificanza è puramente “simbolica”, ovvero intende esclusivamente rappresentare una certa natura del Luogo celeste, nella sua radice più pura e originaria. Il Thema Mundi ci offre una cosignificanza che è strettamente legata all’idea di Creazione del Mondo, una sorta di Genesi compiuta attraverso il linguaggio astrologico. Anche se – ovviamente – non è possibile stabilire una data e un orario e un luogo in cui il Mondo ha avuto inizio (Firmico parte da questa obiezione) è anche vero che il Thema Mundi rappresenta la sintesi della disposizione degli Astri nei corrispettivi luoghi celesti, all’interno della logica astrologica (Firmico aggiunge infatti che il Thema Mundi è un punto di partenza da cui ragionare sul perché di certe dignità in astrologia).

Nella prima parte ho affrontato la cosignificanza delle case celesti più importanti, quelle chiamate angolari ovvero casa uno, quattro, sette e dieci (link). Ora affronterò le rimanenti case celesti, in un ragionamento personale che tuttavia attinge anche alle intuizioni degli autori antichi, ovvero astrologi che ci hanno preceduto e che ci hanno lasciato importanti testimonianze per lo studio dell’astrologia.

 

 

CASE FUNESTE E
LORO COSIGNIFICANZA

casa 2 Leone – casa 6 Sagittario – casa 8 Aquario – casa 12 Gemelli

Il segno Leone, Aquario, Sagittario e Gemelli vanno ad occupare nel Thema Mundi rispettivamente i luoghi più funesti considerati dalla tradizione. Premetto da una considerazione: la loro difficoltà è legata ad una condizione in cui il firmamento, in questi spazi terrestri, è oscuro, poco visibile, le stelle del firmamento non sono qui valorizzate in modo adeguato. Ne consegue che sono luoghi pigri, oziosi, che impoveriscono o indeboliscono eventuali astri presenti, inoperosi, luoghi decadenti. Questo discorso è trattato egregiamente da Manilius dove, per esempio, per l’asse Due-Otto rievoca il concetto di Asse Tifonico.

 

In questa immagine vediamo la tomba di Clemente XIII (Canova, 1791) – Basilica di San Pietro, Roma – ai piedi del sepolcro due Leoni sdraiati a proteggere le spoglie del sacro loculo. Nel Thema Mundi il LEONE occupa il Luogo Due, Porta dell’Ade, è segno di ostinazione e di caparbietà, ma è anche energia vitale (perché domicilio del Sole) che posizionata-orientata dinanzi alla Porta dell’Ade vuole probabilmente ricordaci la sottile separazione tra vita e morte: in opposizione al Leone vi è infatti l’Aquario segno che occupa nel Thema Mundi il luogo otto. Molti cimiteri antichi di tradizione araba posizionano davanti alle lapidi dei leoni, a simboleggiare il coraggio del defunto (che in genere era un guerriero) e a simboleggiare la vita davanti all’ingresso dell’Ade.

Il segno Aquario è nella disposizione
della Nascita del Mondo (Thema Mundi)
seguente l’angolo del tramonto,
quindi è luogo che insegna sulla morte.
RETORIO

 

Non poteva che essere altrimenti, non potevamo che trovare nell’Asse Due Otto – dove la Otto insegna sulla morte – l’asse zodiacale Leone-Aquario ovvero “Vita e Morte” o meglio “Vita e separazione da essa”. Più difficile la disquisizione della posizione Gemelli e Sagittario nel Thema Mundi. Partendo dal Sagittario posizionato nel Luogo Sei del Thema Mundi, il Misero Declivio ho rintracciato nelle fonti consultate indicazioni che vedono nel segno (poiché appartenente al trigono diurno del Sole e notturno di Giove) una analogia ai luoghi aspri e montuosi, ma anche l’analogia alla terra dura a lavorare. In queste analogie in effetti trovo assonanze alle descrizioni comuni e retoriche della Casa Sei che anche Manilius definisce come un luogo di sofferenza, di attività che logorano il corpo e lo spirito. Più specificatamente troviamo una interessante analogia nelle pratiche magiche e rituali dell’antico Egitto dove i sacerdoti, quando si allineavano certi astri proprio in Sagittario, erano soliti consacrare tutti i santuari e luoghi sacri a Serapide, Asclepio e Igea: in particolare Asclepio è il grande guaritore e il consolatore nelle tribolazioni portate dalle malattie e da afflizioni varie. C’è una magica connessione ai significati della Casa Sei dove nel Thema Mundi rintracciamo il Sagittario che forse vuole ricordarci la fatica del vivere e il suo lento logorio, la fallibilità del corpo e la debolezza della materia, personalmente ci vedo la malattia come viatico alla comprensione del sacro. Solo il dolore e il sacrificio, e il male, abilitano ad una consapevolezza superiore della vita e dell’esistenza, orientata verso valori di spiritualità. Secondo gli Arabi nel Sagittario si esalta il Nodo Sud, nodo discendente, che è della natura di Saturno, disseccante e rinsecchente, che a mio giudizio avvalora ulteriormente la posizione del Sagittario nel Luogo Sei del Thema Mundi perché questo nodo è considerato da una certa tradizione molto difficile, ostacolante, privativo e disabilitante. Il Sagittario è segno mutilato e in virtù di questo indica anche la contrapposizione tra ideali spirituali (voglio raggiungere qualcosa) con gli ostacoli della materia e del corpo (i limiti corporali) che ci indicano egregiamente la natura della VI casa secondo Thema Mundi.

In opposizione al Sagittario troviamo i Gemelli che nel Thema Mundi occupano il difficile Luogo Dodici definito comunemente “quello del cattivo genio”. Secondo gli Arabi in questo segno si esalta il Nodo Nord che è considerato della natura di Giove, amplificante, promettente, possibilista., che orienta alla meta da raggiungere. Alcune fonti ritengono che il Gemelli come segno sia privato della possibilità di accedere al mistero degli oracoli. Si dice infatti che la posizione della Luna orienterebbe la nostra capacità di interagire con l’oracolo: tutti i segni, tranne il Gemelli e l’Aquario, hanno una loro collocazione e orientamento. Per esempio trovo nel testo Le Dimore Celesti di Giuseppe Bezza questa indicazione: La Luna nei segni Toro fa gli indovini, nel segno Cancro i lecanomanti, in Sagittario e Pesci i necromanti e chi evoca i morti, in Vergine i maghi e gli astrologi, in Scorpione i veggenti e chi è dotato di prescienza del futuro, in Bilancia chi interpreta i sogni, in Ariete gli ispirati da Dio, in Leone gli esorcisti, in Capricorno i sacrificatori.

Notiamo che i Gemelli (e l’Aquario) non compare tra i segni Lunari che concederebbero in potenza il dono della divinazione. Quindi è un segno inoperoso nei confronti di questi doni, anche se poi altri autori invece vedono nel segno Gemelli lo studioso del cielo astronomico, quindi colui che accede alla conoscenza del Sacro probabilmente da un’altra via, quella che prevede l’applicazione della ratio. Se riflettiamo sulla definizione comune della casa dodici, ovvero DEL CATTIVO GENIO, possiamo trovare una assonanza tra quanto descritto: il Gemelli è privato del dono oracolare, divinatorio, mantico, della possibilità di connessione alle sfere dell’intelligibile, è privato quindi di un GENIUS che rimandi direttamente alla connessione a Dio, e quindi la posizione dei Gemelli nel luogo dodici del Thema Mundi appare così supportata da una logica; qui si esprime l’esperienza dell’umanità senza un contatto palese e diretto a Dio. È l’uomo in apparenza abbandonato da un disegno e un progetto divino, da una architettura precisa, dove è smarrita la speranza e la visione spirituale delle cose, consegnata alla sola ratio: ecco così che si esprime un cattivo genio che è tale in assenza di Dio, di una fede e di una spiritualità.

 

CASE FELICI E
LORO COSIGNIFICANZA

casa 3 Vergine – casa 5 Scorpione – casa 9 Pesci – casa 11 Toro

Nei successivi segni entriamo in una dimensione tutta femminile, infatti ai luoghi Tre, Nove, Cinque Undici sono assegnati nel Thema Mundi i segni Vergine, Pesci, Scorpione e Toro. Nel terzo luogo incontriamo la Vergine, che occupa quindi uno spazio chiamato comunemente Luogo della Dea Luna. Intanto osservo che la Luna ha dominio sulla triplicità notturna della Terra. Questa è la prima assonanza che osservo. Attribuiamo alla casa tre, nell’approccio moderno e contemporaneo, solo i significati di comunicazione e piccoli spostamenti, banalizzando la profondità invece dei luoghi celesti che sono molto più complessi. Qui ci troviamo nella dimensione della Dea Notturna e finalmente è riscattata l’ombra che aleggia intorno la Vergine che in molti vedono nella cosignificanza moderna della Casa Sei, luogo del misero declivio. Quando ho studiato il Thema Mundi e ho cominciato a ragionarci attraverso diverse fonti, dire di essermi entusiasmato nel vedere la Vergine nella Casa Tre è poca cosa! Finalmente nel Thema Mundi la Vergine è riscattata: qui intende simboleggiare la sua parte nobile ed elevata, infatti è un segno puro e genuino (KATÀRION), sapiente, misericordioso. Gli astrologi influenzati dal sacro e dal cristianesimo vedevano in questo segno le Sante Vergini come Anastasia, Barbara nonché la stessa Madre di Cristo, mettendo quindi il segno in analogia alla purezza fertile e priva di peccato del sacro femminino. La Vergine è non solo domicilio ma anche esaltazione di Mercurio, qui il pianeta esprime al meglio sé stesso nelle sue note caratteristiche di comunicazione, movimento, studio, intelligenza e curiosità, vivacità creativa, manualità, operosità. A questo segno sono associati i cieli di Babilonia, Mesopotamia e Assira: Tolomeo ci ricorda che in queste terre nascono popoli completamente dediti allo studio della matematica e dei cinque astri erranti (mercurio venere marte giove saturno). L’astrologo arabo al-Hamdani conferisce alla Vergine il concetto di DIALETTICA. Ecco, ci troviamo nel territorio della Casa Tre, non di certo in quello del misero declivio Casa Sei. Sono così valorizzati tutti caratteri noti di questo luogo. In opposizione troviamo il segno dei Pesci che va ad occupare nel Thema Mundi la Casa di Dio, il Luogo Nove. Giuseppe Bezza affronta l’analogia Pesci e Nono luogo del Thema Mundi, facilitando cosi le mie ricerche e i miei ragionamenti: osserva che i Pesci vanno ad occupare quel luogo considerato cadente e benigno del mondo, luogo che porta ad uscire dalla propria terra, i viaggi e l’espatrio, che rimandano in effetti alla parte anatomica del corpo associata a questo segno, i piedi! Ma questa parte anatomica è anche una analogia biblica e religiosa usata nel concetto di “cammino verso la fede”, i Pesci da sempre sono stati associati al culto, alle religioni e ai templi, per esempio certe tradizioni prescrivevano la costruzione dei Templi al passaggio della Luna in Pesci. Il segno orientandosi nella Casa Nove del Thema Mundi intende rappresentare le opere umane e materiali che servono o sono usate come strumento / ponte di connessione al Sacro e alla ricerca di Dio. Cosicché qui il segno intende orientarci verso l’immagine di una umanità alla eterna ricerca di Dio o meglio di un significato alla creazione, una eterna ricerca del senso della vita che ben si coniuga alla simbologia dei Pesci. Scrive Giuseppe Bezza nel suo testo Le dimore celesti: la connessione del segno con la religione è assai antica, nel I secolo avanti la nostra era i Pesci appaiono in rapporto alle profezie ebraiche riguardo alla venuta del Messia e i Pesci, siano del cielo o del mare, divennero un simbolo della nuova religione cristiana.

Molto interessante la posizione nel Thema Mundi che viene data allo Scorpione, posizionato in Casa Cinque, e al Toro, posizionato in Casa Undici. Inutile nascondere che intorno allo Scorpione sono state costruite dagli autori antichi ma anche moderni numerose analogie negative e distruttive, dopotutto ci troviamo nel domicilio notturno di Marte. Nel Luogo cinque vi è la buona sorte, che a livello temperamentale è ascrivibile – a mio giudizio – alla semina autunnale. Giacché il segno Scorpione appartiene al cuore dell’autunno, intende rappresentare la possibilità di una semina fertile e abbondante, in una stagione dove la terra è meno disponibile ai frutti. Questo concetto è indicato da Proclo. Il segno appartiene alla triplicità di acqua, che a sua volta è associata alla fertilità massima.

Scrive Pontano: lo Scorpione la buona sorte
del Thema Mundi, al sorgere del Cancro
si colloca ove la stella di Venere si rallegra
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Lo Scorpione è quindi un segno dalle risorse inimmaginabili: non è dunque errata l’associazione del segno alla decomposizione, ma questo processo organico produce humus, dunque materiale e nutrimento altamente fertile capace di arricchire qualsiasi terra sterile e improduttiva, riportandola a vivere e quindi a donare frutti. Il Luogo Cinque ragionando sul Thema Mundi ci mette in stretta correlazione ai processi di fertilità della terra, e ci orienta verso l’idea di una decomposizione organica come preambolo necessario alla fruttificazione della terra. In opposizione incontriamo il Toro che nel Thema Mundi va a posizionarsi nel Luogo del Buon Genio, la Casa Undici; nella Creazione del Mondo dunque il Toro saliva verso il culmine e posizionandosi nell’undicesimo luogo è detto segno, e luogo, propizio e industrioso. Nel Thema Mundi il segno Toro è quindi orientato nei suoi lati goderecci e di soddisfazione, nonché di grande abbondanza e fertilità, il Buon Genio della Casa Undici intende proprio rappresentare questa maestosa magnanimità del Toro, che è frutto, piacere, possedimenti che producono utili vantaggi, vita godereccia e amabilità. È in poche parole un segno che nella Creazione del Mondo irradiava di abbondanza e doni il luogo del Buon Genio che così assume tutte le valenze di luogo operoso, industrioso, che porta soddisfazione, che afferma, conferma, costruisce, allarga, espande, amplifica e fa godere.

La tradizione del Thema Mundi non è affatto obsoleta, possiamo riabilitarla e considerare lo schema della Creazione del Mondo come una sorta di cosignificanze per domicilio, esaltazione, caduta ed esilio: i pianeti così rappresentati nel Thema Mundi ci offrono una visione amplificata del sistema, più dettagliata e anche abbastanza inedita in questi tempi moderni dove banalmente abbiamo associato le cosignificanze zodiacali ai 12 luoghi in una mera e semplicistica successione di segni.

ASTROLOGIAAstrologia TradizionaleFrancesco Faraoni

La cosignificanza per Thema Mundi 1° Parte

Se volessimo dare una cosignificanza alle dodici case zodiacali (chiamate anche Luoghi celesti), il modo migliore è vederle attraverso il Thema Mundi. Intanto, è essenziale dire che le case zodiacali non hanno una relazione reale con i segni zodiacali, piuttosto in esse c’è un contenuto che riflette alcune qualità del cielo. La cosignificanza può essere un aiuto per comprendere la natura dei luoghi celesti, che tuttavia non è imprescindibile.

Casa? È castello e isola, torre e caverna,
miracolo e quotidianità, ordine e calore,
e la voce delle cose che ci aspettano
ogni giorno al nostro rientro
(Fabrizio Caramagna)

 

Il luogo celeste o casa è un fenomeno terrestre ovvero il punto in cui dalla nostra nascita guardiamo il cielo stellato, con le sue sfumature di luci e ombre. È in un certo senso la qualità organolettica del cielo che stiamo osservando che in base alla posizione degli astri presenterà certe condizioni e certe qualità. Le porzioni delle Dodici case celesti intendono definire una parte di cielo specifica e le sue qualità più intrinseche. Manilius nel suo Astronomicon racconta al suo imperatore le dodici case in modo poetico, specificando per ognuna il modo attraverso cui il cielo e le stelle si esprimono in quel dato luogo, e che tipo di informazioni, dunque, intendono offrici per una ragione temperamentale, ed umorale. Lo fa in forma poetica e allegorica, per spiegarlo al suo imperatore che non sa nulla di astrologia. Vediamo i passaggi più importanti del poema di Manilius:

Devi pertanto cominciare col conoscere a fondo i punti cardinali (case angolari uno quattro sette dieci); il primo (casa uno) è posto là ove il cielo sorge all’orizzonte, esso vede la terra divisa con limite eguale; il secondo (casa sette) corrisponde alla regione del cielo direttamente opposta, là ove gli astri, a noi scomparando, s’immergono nel Tartaro; il terzo punto (casa dieci) segna il più alto vertice del cielo ove Febo, ormai affaticato, arresta i suoi ansanti cavalli, esso bilancia la lunghezza delle ombre e pone inizio al declinar del giorno; il quarto punto (casa quattro) occupa la parte più bassa del cielo ed è orgoglioso di esserne il fondamento, là gli astri cessano di precipitare ed iniziano invece a risalire, ad uguale distanza da sé tale punto vede il sorgere ed il tramonto. Questi luoghi del cielo son quelli che posseggono la forza maggiore e che più pontentemente influenzano i destini umani … Manilius continua con la descrizione di ogni Luogo presentandoci quindi una lettura delle case per quello che è: osservazione del cielo. Nei luoghi celesti noi osserviamo una certa regione del cielo e le sue intrinseche qualità. Questo ha prodotto nei secoli una serie di indicazioni pratiche sul loro significato e su cosa possono insegnarci.

LA COSIGNIFICANZA DEI LUOGHI CELESTI
secondo la visione del Thema Mundi

Questa cosignificanza sorprenderà molti perché totalmente diversa da quella offerta dall’astrologia moderna. CASA UNO cosignificanza cancro CASA DUE cosignificanza leone CASA TRE cosignificanza Vergine CASA QUATTRO cosignificanza bilancia CASA CINQUE cosignificanza scorpione CASA SEI cosignificanza sagittario CASA SETTE cosignificanza capricorno CASA OTTO cosignificanza aquario CASA NOVE cosignificanza pesci CASA DIECI cosignificanza ariete CASA UNDICI cosignificanza toro CASA DODICI cosignificanza gemelli

 

 

 

RAGIONAMENTO SULLE COSIGNIFICANZE DEL THEMA MUNDI
CASA UNO – CASA QUATTRO – CASA SETTE – CASA DIECI
LE LORO COSIGNIFICANZE

Da un testo di Firmico tradotto da Thomas Taylor, l’autore rifiuta l’idea di un giorno preciso in cui è nato il mondo: “Il mondo non ebbe origine in un giorno definito, né ci fu mai un momento in cui il mondo fu creato dalla volontà di un intelletto divino o dalla divina provvidenza; la fragilità umana non si è spinta fino al punto di concepire o tentare di spiegare l’origine del mondo, in particolare per il fatto che la sua periodica distruzione, che si compie per via di una conflagrazione o di un diluvio, avvenga ogni 300.000 anni. … Quegli uomini divini hanno saggiamente inventato questo oroscopo del mondo”. La struttura del Thema Mundi è quindi l’osservazione della disposizione degli astri visibili in una ipotetica creazione del mondo, all’interno di un diagramma simbolico che, tuttavia, ci ricorda la disposizione ordinata delle cose, almeno nel linguaggio astrologico.

Il Luogo Dieci o Medio Cielo vede nel Thema Mundi il segno Ariete. Questo luogo rappresenta ciò che è al centro del cielo, visibile, imperante. L’Ariete come segno al medio cielo intende rappresentare la manifestazione del mondo stesso, nel suo splendore e nella sua magnificenza. Tuttavia sappiamo che l’inizio è rappresentato dal Luogo Uno o Ascendente, dove nel Thema Mundi rintracciamo il segno del Cancro che stava quindi sorgendo al momento della nascita del mondo. Prima di tutto il segno cancro è il domicilio conferito alla Luna: il Cancro è la Porta degli Uomini, quindi è posto come segno sorgente all’orizzonte perché rappresenta la nascita dell’umanità, ovvero le anime che si incarnano. Vediamo infatti che in opposizione al Cancro, nel Discendente ovvero Luogo o Casa Sette nonché luogo tramontate, incontriamo il Capricorno che è la seconda Porta del Sole, chiamata Porta degli Déi, dove si accede al mondo divino, spirituale, dice infatti Valente che è “il luogo del tramonto del mondo”, è dove l’uomo ritorna, la soglia che supera al termine della sua incarnazione. Il Cancro rappresenta l’incarnazione delle anime nel corpo. Il Capricorno distrugge questo legame, riportando il corpo alla terra e le anime agli Déi. L’Ascendente è quindi il punto iniziale, l’incarnazione, il legame tra anima e corpo, la germinazione dello spirito nella materia: è la prima manifestazione della vita. Mentre il Capricorno è la dissoluzione delle forme e il riportare all’origine ogni cosa, quindi è separazione: non a caso il segno è definito mutilato in quanto metà pesce e metà capra, come a ricordare l’unione nell’uomo di due parti una animica (pesce) e una più materiale (capra), destinata alla separazione al termine dell’esperienze terrestre.

Nel segno Ariete incontriamo la manifestazione della creazione, così posizionandosi al Medio Cielo del Thema Mundi questa energia intende rappresentare la vita che si manifesta nella sua reale potenzialità, nell’interazione tra materia e spirito. Igino ci riporta l’immagine di un segno che intende rappresentare il ritorno al vigore di tutta la creazione (De Astronomia), mentre Macrobio afferma “quando il cielo e gli elementi furono purificati per raggiungere il fulgore che ora possiedono … l’Ariete si trovava in mezzo al cielo e poiché il mezzo del cielo è quasi la sommità del mondo, fu ritenuto primo fra tutti i segni, essendo apparso all’avvento della luce, come il capo del mondo” (citazione tratta da Le dimore celesti, di Giuseppe Bezza). In un certo senso ci troviamo in luogo e in una energia zodiacale che rappresenta l’istinto e la pulsione della vita stessa, la voglia di vivere, di fare, di agire, di determinare, di essere.

Il segno Ariete è in contrapposizione a quello della Bilancia che occupa nel Thema Mundi il Fondo Cilelo o Casa Quattro, è il luogo più profondo e oscuro, rappresenta in un certo senso le radici misteriose e profondissime che regolano tutta la Natura. Ovvero questo segno vuole esprimere la Legge indiscutibile che regola ogni cosa nell’Universo, regole imprescindibili a cui siamo soggetti. La sua posizione nel Thema Mundi ci ricorda che la nostra esistenza e la nostra manifestazione è soggetta alle Regole della Natura, a delle Leggi Universali, che potremmo anche definire “divine”. Nella Bilancia incontriamo l’unico segno che porta con sé l’immagine di uno strumento dedicato alla misura e al calcolo, è un segno che esprime la Ratio in relazione all’Intelligentia che permea ovunque. Solo gli sciocchi o gli sprovveduti possono ritenere che all’uomo sia concesso tutto: è una assurdità e vana gloria tipica dell’uomo vittima del mito del superuomo e del supereroe; la vita è regolata da norme, vincoli. Ogni incarnazione è sottoposta ad una Legge che è al di sopra di tutto, rispondiamo a questa Legge che è fisica (ovvero rilegata alla realtà materiale) e animica (ovvero rilegata alla realtà spirituale e intellettiva). Per intenderci: non possiamo essere “immortali” nel corpo, siamo soggetti a un ritmo che appartiene alla natura, Nasciamo e nascendo Moriamo, questo è ciò che vuole intendere la Bilancia: siamo regolati da Leggi Universali che non sono opzionali giacché l’Umanità appartiene all’universo, alla sua manifestazione, dunque alle sue regole! Il segno posizionato al Fondo Cielo del Thema Mundi vuole ricordarci che la nostra manifestazione, la nostra vita, il nostro defluire dalla vita è regolato dalle Leggi della Natura Cosmica.

È molto interessante osservare che:

  1. l’Ascendente del Thema Mundi è governato dalla Luna e, per esaltazione, da Giove: qui posizionati, rappresentano la fertilità, l’espansione della vita, la germinazione, faccio osservare che la scienza oggi considera l’inizio della vita sul pianeta terra il risultato di un complesso microclima di umidità che ha appunto permesso la germinazione delle prime forme primordiali. Luna e Giove hanno una commistione umida, fredda, temperata, un miscuglio di valori armonici, non eccessivi, non violenti, una condizione temperamentale propedeutica alla vita.
  2. Il Discendente del Thema Mundi è governato da Saturno e, per esaltazione, da Marte: i due malefici vanno a rappresentare un luogo in cui avviene, astronomicamente, il tramonto dell’orizzonte e per analogia rappresenta un luogo in cui c’è il defluire, qui i legami alla vita sono soggetti a forze estreme e violente che intendono spezzare, dividere, affinché i corpi complessi ritornino alle loro unità originarie. Poiché Porta degli Déi ciò che avviene durante il tramonto del Sole mette in evidenza cosa si intende per dei: quando il sole tramonta nel cielo appaiono immediatamente gli astri più luminosi, le divinità sono le Stelle che riappaiono alla visione dell’uomo ogni volta che si manifesta il tramonto del Sole.
  3. Il Fondo Cielo o Quarta Casa del Thema Mundi è governato da Venere e, per esaltazione, da Saturno. Qui incontriamo la legge della Natura (Venere che è in analogia proprio alla natura, bella, magnifica, ricca, magnanima) ma relazionata all’autorità di Saturno, una autorità analitica, fredda, cinica. Questa commistione Venere-Saturno e Fondo Cielo ci istruisce circa la inviolabilità delle Leggi che regolano la vita, la creazione, la manifestazione dell’esistenza, una Legge priva di “amore” o “compassione” ma rappresentata esclusivamente da regole inviolabili.
  4. Il Medio Cielo del Thema Mundi è governato da Marte e, per esaltazione, dal Sole. Incontriamo due astri fortemente connessi al calore, l’energia è fortemente orientata alle valenze ignee, e il fuoco è perfettamente coerente alla manifestazione della vita che divampa prepotentemente. Qui ci sono le pulsioni e gli istinti della sopravvivenza, ma anche l’autorità della vita che pretende di essere vissuta ed espressa.

COSIGNIFICANZA DUE OTTO SEI DODICI
COSIGNIFICANZA TRE NOVE UNDICI CINQUE
PARTE DUE – LINK

ASTROLOGIAAstrologia TradizionaleEmanuele ScialpiFrancesco Faraoni

Riflettere sul Thema Mundi

Come erano posizionati gli astri nella Creazione del Mondo? Dopo l’approfondimento di Emanuele Scialpi (video a inizio pagina), in questo articolo (a cura di Francesco Faraoni) intendo approfondire più sul piano astrologico Il Thema mundi, quello riportato da De philosophia mundi (Guillaume de Conches) che spiega la disposizione degli astri probabilmente usando le fonti di Ambrosius Theodosius Macrobius. La disposizione degli astri nel Thema Mundi è un calderone di risorse profonde da cui poter disquisire all’infinito. E’ il primo “grafico” astrologico che dovrebbe essere studiato e compreso. Ovviamente, come ci ricorda Firmico, non possiamo stabilire una data esatta dell’inizio del mondo, quindi il Thema Mundi è un’immagine totemica dell’inizio e della creazione di tutto, non solo del nostro pianeta, ma anche del sistema solare e dell’universo che dal nostro punto di vista (terrestre) osserviamo. Il Thema Mundi è un buon punto di partenza per ragionare sulla disposizione dei pianeti (Mercurio Venere Marte Giove Saturno) e dei luminari (diurno Sole notturno Luna) in relazione anche alle loro dignità conferite dalla tradizione. In un certo senso rappresenta il corpus hermeticum della dottrina astrologica specialmente di tradizione ellenistica. Quindi è una fonte potenziale di ratio (ragionamento) nel comprendere la logica del sistema astrologico, nonché per comprendere l’intelligentia che vi è dietro questo sistema.
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Intanto, vorrei ragionare sulla sottile ma netta differenza tra ratio e intelligentia, con questa citazione tratta da SPHAERA – Leo S. Olschki Editore.
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La superiorità della conoscenza divina su quella umana è una maggiore perfezione che non è soltanto di ordine gnoseologico, ma che è anche di ordine ontologico. La ratio appartiene alla natura meno perfetta dell’uomo mentre l’intelligentia appartiene a quella più perfetta di Dio. Lo stesso vale per la durata: l’essere divino e la durata divina sono superiori all’essere dell’uomo e alla durata dell’uomo, così che se la conoscenza umana avviene nel tempo, la conoscenza divina avviene nell’eternità; se il tempo è molteplice, l’eternità è unitaria; se gli istanti (nunc) del tempo sono passati, presenti e futuri, l’istante dell’eternità divina è un presente atemporale al quale Dio riconduce e innalza le volontarie azioni umane future. E poiché l’eternità divina è la “interminabilis uitae tota simul et perfecta possessio” (De consolatione philosophiae), i futuri liberi non possono che esservi contenuti secondo le modalità dell’eternità divina medesima. Ciò comporta che essi vi esistano allo stesso modo e tutti insieme, per cui Dio che li prevede li conosce perché essi sono simultaneamente sottoposti al suo sguardo. (pag. 55-56, Il centro e la circonferenza. Proclo, Boezio e Tommaso D’Aquino).
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Il Thema Mundi è criticato da Firmico (o meglio l’idea che esista un giorno specifico della creazione del mondo è discusso da Firmico).  Da un testo di Firmico tradotto da Thomas Taylor, l’autore rifiuta l’idea di un giorno preciso in cui è nato il mondo: “Il mondo non ebbe origine in un giorno definito, né ci fu mai un momento in cui il mondo fu creato dalla volontà di un intelletto divino o dalla divina provvidenza; la fragilità umana non si è spinta fino al punto di concepire o tentare di spiegare l’origine del mondo, in particolare per il fatto che la sua periodica distruzione, che si compie per via di una conflagrazione o di un diluvio, avvenga ogni 300.000 anni. … Quegli uomini divini hanno saggiamente inventato questo oroscopo del mondo. Mi sembra utile spiegare la natura di questa divina composizione, in modo che il mirabile ragionamento alla base di questo schema congetturale possa essere illustrato secondo le regole dell’arte astrologica”. La struttura “simbolica” del Thema Mundi è una perfetta osservazione della disposizione ordinata degli astri visibili e ci permette di usarla come riferimento, nella nostra mente creativa, per ricordarci l’origine delle cose e la perfezione di questa disposizione.
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L’inizio del mondo e della creazione è osservato con l’ARIETE posto nel medio cielo, non dunque nell’ascendente dove si trova il CANCRO.
L’Ariete come segno al medio cielo intende rappresentare la “manifestazione del mondo stesso”, nel suo splendore e nella sua magnificenza. Igino ci riporta l’immagine di un segno che intende rappresentare il ritorno al vigore di tutta la creazione (De Astronomia), mentre Macrobio afferma “quando il cielo e gli elementi furono purificati per raggiungere il fulgore che ora possiedono … l’Ariete si trovava in mezzo al cielo e poiché il mezzo del cielo è quasi la sommità del mondo, fu ritenuto primo fra tutti i segni, essendo apparso all’avvento della luce, come il capo del mondo” (citazione tratta da Le dimore celesti, di Giuseppe Bezza).
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La prima osservazione è che viene posto al medio cielo, potenza vigorosa della creazione, il segno che è l’esaltazione del SOLE che nel Thema Mundi è posizionato nel Leone, suo domicilio. Mentre all’ascendente troviamo il segno CANCRO che stava quindi sorgendo al momento della nascita del mondo. Prima di tutto, il segno è il domicilio che è stato conferito alla Luna, ma in questa energia zodiacale troviamo una interessante indicazione sul concetto di PORTE DEL SOLE: il Cancro è la Porta degli Uomini, quindi è posto come segno sorgente all’orizzonte perché rappresenta la nascita dell’umanità, ovvero le anime che si incarnano.
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Vediamo che in opposizione al Cancro, nel Discendente luogo tramontate, troviamo il Capricorno che è la seconda Porta del Sole, chiamata Porta degli Déi, dove si accede al mondo divino, spirituale, dice infatti Valente che è “il luogo del tramonto del mondo, significa le angustie e le fatiche”, è dove l’uomo ritorna, la soglia che supera al termine della sua incarnazione. Al segno Ascendente è posizionata la Luna, al segno discendente Saturno, che sono i rispettivi domicili.
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L’Ariete posto invece nel mediocielo è legato a Marte che troviamo nel Thema Mundi in Scorpione, ad occupare il domicilio notturno, quello che è considerato “migliore” per il pianeta perché qui è più possibilista, più ammorbidito nelle sue valenze di eccesso collerico. Ma in opposizione al segno del mediocielo, incontriamo Venere e il Segno Bilancia: se il segno del Cancro (dell’Ascendente nel Thema Mundi) rappresenta la Porta degli uomini, e se il segno Capricorno (del discendente nel Thema Mundi) rappresenta la Porta degli dèi, il segno dell’Ariete (del Mediocielo nel Thema Mundi) rappresenta l’autorità della vita, l’espressione autorevole dell’esistenza incarnata, molte disamine sul segno lo vedono personificato da un Pastore proprio perché in questa posizione intende rappresentare la vita che è già incarnata e si sta manifestando nel suo potere e nella sua potenzialità. In opposizione la Bilancia, nel Thema Mundi il segno è posto nel Fondocielo luogo più buio e profondo, la radice della creazione dove soggiace un’energia definita da molti autori “politica e giusta” che quindi esprime moralità, etica e senso estetico, è il fondamento della creazione dove ogni cosa è soppesata e ricerca un equilibrio possibile.
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L’astrologo Robert Schmidt propone proprio osservando l’immagine totemica del Thema Mundi una cosignificanza relativa alle case celesti in relazione alla disposizione degli Astri nella Creazione del Mondo. Non è una idea nuova, già in passato diversi autori hanno ragionato su queste analogie; per esempio sul segno Aquario secondo Retorio, Aegyptia excerpta ex Teucro Babylonio de duodecim signis è nella disposizione della Nascita del Mondo (Thema Mundi) seguente l’angolo del tramonto (in parole semplici è segno della Casa otto del Thema Mundi), quindi è luogo che insegna sulla morte. È il più freddo dell’anno, infatti risulta opposto all’estremo caldo del Leone, Macrobio lo considera il più lontano dal temperamento umano e per questo è considerato luogo di purgazione. Retorio definisce questo segno nekrodes ovvero simile ad un morto e akneron ovvero timido, riservato, ritirato. L’Aquario è visto anche da Albumasar come segno della modestia degli uomini, Vettio Valente lo ritiene un segno che può portare affanno, lotta, doveri, lavori aspri. Limitandomi solo all’osservazione del Thema Mundi è evidente che il concetto di “morte, simile a un morto” e i caratteri cupi del segno, sono in parte ispirati anche dalla visione ellenistica del Thema Mundi.
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Vi propongo la tabella delle cosignificanze indicata da Robert Schmidt, che se anche possiamo non condividere e ritenere sbagliata, è comunque una “chiave di lettura” del sistema astrologico, basata sul Thema Mundi; queste analogie le affronterò prossimamente, analizzando ogni posizione e cercando di riflettere che tipo di analogie possiamo trarvi. A presto.
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VIDEO realizzato da Emanuele Scialpi
ARTICOLO realizzato da Francesco Faraoni
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COSIGNIFICANZA DEI LUOGHI CELESTI
ISPIRATE DAL THEMA MUNDI
SECONDO L’ASTROLOGO ROBERT SCHMIDT
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CASA ZODIACALE COSIGNIFICANZA ZODIACALE COSIGNIFICANZA PLANETARIA
CASA UNO CANCRO LUNA
CASA DUE LEONE SOLE
CASA TRE VERGINE MERCURIO
CASA QUATTO BILANCIA VENERE
CASA CINQUE SCORPIONE MARTE
CASA SEI SAGITTARIO GIOVE
CASA SETTE CAPRICORNO SATURNO
CASA OTTO AQUARIO SATURNO
CASA NOVE PESCI GIOVE
CASA DIECI ARIETE MARTE
CASA UNDICI TORO VENERE
CASA DODICI GEMELLI MERCURIO
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ASTROLOGIAAstrologia Tradizionale

Dall’Almutem al Signore della genitura. L’esempio di Oscar Wilde.

La redazione di The Sun Astrology è lieta di presentare questo articolo e approfondimento astrologico concessoci da Patrizia Nava, apparso per la prima volta su Linguaggio Astrale 157, anno 2009, rivista della celebre associazione CIDA (Centro Italiano Discipline Astrologiche link). Patrizia Nava è laureata all’università di Bologna e Socia Certificata CIDA, ha collaborato con Apotelesma (link) e Almugea (link). Fa parte dell’associazione per lo studio dell’astrologia classica Cielo e Terra (link) ed è Practicing Member della Society of Astrologers americana, che raccoglie studiosi di formazione classica e tradizionale. Nel 2017 ha ottenuto il Dottorato onorario (PhD in Oriental Learning – Astrology) conferitole dall’Indian Institute of Oriental Heritage di Kolkata, India. Sue celebri pubblicazioni / traduzioni: I semi del tempo. Le relazioni amorose nell’astrologia oraria – Edizioni Capone (link) – William Lilly Astrologia Cristiana Libro Uno, introduzione all’astrologia – Edizioni Agorà&Co (link) William Lilly Astrologia Cristiana Libro Due, la soluzione di ogni tipo di domanda oraria. Dalla prima alla sesta casa – Edizioni Agorà&Co (link). Il sito ufficiale di Patrizia Nava è www.astrologiaoraria.com – Per contattare l’autore, potete utilizzare questa email astrologiaoraria@tiscali.it

 

 

DALL’ALMUTEM AL SIGNORE DELLA GENITURA
Dal pianeta che domina la carta natale,
a quello che dovrebbe farlo.
L’esempio di Oscar Wilde.

Versione in Italiano e Inglese

Patrizia Nava

(Versione italiana)

Nella pratica tradizionale, il primo approccio alla carta natale consiste nel cercare di stabilire la composizione umorale del nativo, che ne determina il temperamento. Seconda considerazione, inscindibilmente correlata alla prima e spesso contemporanea in pratica, è la ricerca dei pianeti significatori, dominanti o caratterizzanti il tema. Nel corso dei secoli, diverse procedure sono state utilizzate allo scopo, tutte basate su qualche forma di “quantificazione”, all’origine della quale sta la diversa proporzione delle qualità prime (caldo, freddo, secco, umido), che ci consente di conoscere “il grado di realizzazione dei significati analogici dei pianeti” (Mariano Aladren, Il Significatore, LA 126, 2002).

Oscar Wilde, 16 Ottobre 1854, 3.00, Dublino

Almutem

Diverse procedure, abbiamo detto. Alcune di queste, tuttavia, con minime varianti, sembrano essere pressoché universalmente accettate dagli autori medievali e rinascimentali, costituendo un corpus tecnico comunemente utilizzato dalla tradizione astrologica.

È il caso dell’Almutem della natività, di cui qui ricordiamo la versione di Ibn Ezra, che nel Liber de Nativitatibus, 1154 (Warburg FAH750, p.5), lo definisce

“… planeta super totum circulum potestatem habentis quem sarraceni almutez dicunt…”

Si procede innanzitutto identificando i cinque luoghi vitali del tema: Sole, Luna, Ascendente, Parte di Fortuna, Sizigia prenatale (plenilunio/novilunio precedente la nascita). Almutem sarà il pianeta che, in quei cinque luoghi, ha maggiore dignità essenziale, quantificando secondo il noto schema che attribuisce 5 fortitudini o virtù al domicilio, 4 all’esaltazione, 3 alla triplicità secondo Doroteo, 2 ai termini egizi, 1 ai decani.

A questo si aggiungono punteggi specifici per le dignità accidentali (presenza nelle case [1]) più 7 punti per il signore del giorno e 6 per il signore dell’ora.

Il pianeta che ottiene più “virtù” è l’almutem, il “significatore natale” secondo Mariano Aladren, quello che “riassume i significati del destino intrinseco del soggetto”.

È il pianeta più caratterizzante il nostro approccio alla vita, quello le cui energie più evidentemente ci compenetrano, quello che più istintivamente utilizziamo come modalità vitale ed espressiva: la nostra stessa natura essenziale, il materiale di cui è composta la nostra anima.

Il problema è che tale pianeta, per quanto dignificato nella posizione dei cinque punti vitali, potrebbe non esserlo affatto nella sua posizione effettiva, nella carta natale. Supponiamo ad esempio che Sole, Luna, Ascendente e PF, tutti in Toro in una ipotetica carta diurna iper-semplificata, determinino Venere come pianeta avente maggiore dignità in quelle posizioni. Supponiamo poi che Venere, almutem della natività, si trovi in esilio in Ariete. Il nostro almutem avrà sì dominio sui nostri punti vitali, rappresenterà certamente la nostra qualità più caratterizzante, ma purtroppo, data la sua debilità essenziale, sarà difficilmente un buon consigliere, una risorsa valida e affidabile in situazioni difficili.

Anzi, l’istintività e la naturalezza stessa con cui tendiamo per costituzione e temperamento a far ricorso ad esso, potrebbe portare a modalità di pensiero e comportamento standardizzate e ripetitive, non sempre adatte alla situazione contingente o alle necessità della nostra evoluzione personale.

Il Signore della genitura

Se cerchiamo quello che Bernhard Bergbauer definisce “la bussola dell’anima”, una guida affidabile, un’energia che ci aiuti a dare il meglio e ad agire per il meglio, dobbiamo affidarci al pianeta che ha maggiore dignità essenziale nella posizione reale ed effettiva in cui si trova nella nostra carta.

La dignità essenziale, sostenuta da un minimo di dignità accidentale sufficiente a rendere quell’energia accessibile al nativo e spendibile efficacemente nel mondo, sarà la garanzia che l’influsso di tale pianeta non può che essere positivo.

Questo pianeta è il Signore della Genitura.

È il talento che aiuta la persona a svolgere i propri compiti al meglio, quello che rappresenta le qualità a cui dovremmo aspirare, quello il cui suggerimento dovremmo ascoltare, anche se, solitamente, non lo facciamo. Perché, mentre l’almutem della carta è solitamente un’energia prontamente disponibile, una risposta quasi automatica alle sollecitazioni esterne (anche se considerazioni accidentali e aspetti possono influire notevolmente sulla accessibilità di tale energia), il Signore della Genitura, tipicamente, rappresenta la meta finale di un percorso evolutivo non sempre facile. La scelta di operare mediante il Signore della Genitura è sempre, appunto, una scelta, consapevole e adulta, talora sofferta e difficile perché non spontanea. Il nostro “re interiore” come lo chiama John Frawley, non salirà sul trono da solo. Dobbiamo incoronarlo noi stessi, con un atto di volontà consapevole.

Ci sono condizioni astrologiche che favoriscono questo processo interiore.

Se l’almutem della carta è sufficientemente dignificato, e si trova in rapporto utile con il Signore della Genitura, questo passaggio di consegne può avvenire in modo più facile, anche se raramente definitivo. Aspetti tra i due pianeti, inclusa l’antiscia, favoriscono la collaborazione. Mutue ricezioni maggiori rendono le cose molto più facili. Un almutem in posizione accidentale forte e un signore della genitura, ad esempio, confinato in 12a, renderebbero il passaggio, al contrario, molto difficile, per la maggiore accessibilità del primo rispetto al secondo. Alcune carte, inoltre, mostrano una carenza deprimente di candidati al ruolo di re interiore, per mancanza di pianeti sufficientemente dignificati. Così è la vita. Non sempre si può contare su una guida perfetta. Se nessun pianeta ha dignità sufficiente, ciò non significa affatto che la persona non avrà successo in ciò che persegue. Al contrario. Ma è vero che la qualità del successo ottenuto è in qualche modo in relazione con la qualità del signore della genitura.

Il Ritratto di Oscar Wilde

Un esempio applicativo chiarirà la procedura. Si tratta del tema natale di Oscar Wilde, scrittore irlandese di fine ottocento, personaggio discusso come artista e come uomo, nato a Dublino il 16 ottobre 1854 alle ore 3.00, morto il 30 novembre 1900 a Parigi, dopo l’incarcerazione per scandali sessuali.

Oscar Wilde
16 ottobre 1854 NS, 3.00, Dublino
Placidus

Di temperamento melanconico, Wilde nasce nel giorno del Sole, all’ora di Marte.

Calcolando le dignità essenziali di ogni pianeta nei cinque punti vitali della sua carta e sommando a queste le virtù acquisite per la loro disposizione nelle case, otteniamo l‘almutem, Marte, che è signore dell’ora planetaria.

Sin da bambino, Oscar mostra comportamenti e atteggiamenti riferibili al suo almutem: un aneddoto piuttosto conosciuto ne rivela il carattere. Oscar era stato affidato insieme al fratello alle cure di una bambinaia. Durante una sua momentanea assenza, i vestiti dei due fratelli, stesi ad asciugare davanti al camino, presero fuoco. Mentre il fratello gridava comprensibilmente spaventato, Oscar batteva le mani entusiasta. Quando la bambinaia riuscì a spegnere l’incendio, Oscar pianse deluso perché l’affascinante spettacolo era terminato.

Per tutta la vita, l’atteggiamento più caratterizzante di Oscar Wilde, per il quale divenne famoso, fu la provocazione. Mera aggressività verbale, naturalmente, diretta contro la tradizionale ipocrisia britannica vittoriana (Marte peregrino tra la 3a e la 4a, dispositore di Mercurio in Scorpione in 3a casa), ma comunque tagliente. I suoi pungenti aforismi sono passati alla storia insieme alle sue satiriche commedie.

Marte è disposto da Giove per domicilio, triplicità e termini, e Giove, di converso, si trova nel luogo dell’esaltazione, dei termini e del decano di Marte, una potente mutua ricezione mista che stabilisce un nesso forte e significativo tra i due pianeti. Giove, notiamo, è il governatore della 7a casa delle relazioni, e si trova nella cuspide della 5a casa dei piaceri, in caduta. L’alleanza tra Marte e Giove non è quindi estranea alla provocatoria vita sessuale di Wilde, inaccettabile per la moralista società vittoriana.

Passiamo ora all’identificazione del Signore della Genitura. Non ci sono dubbi: l’unico valido candidato, in condizioni di dignità essenziale per domicilio e termini, è Venere. Tutti gli altri pianeti sono peregrini, e il Sole e Giove addirittura in caduta. Venere è il re interiore, l’influsso positivo nella vita di Wilde, quello che gli permette di creare capolavori, quello che gli avrebbe permesso, se meglio utilizzato, di rendere davvero la sua vita “un’opera d’arte”.

Il perseguimento della bellezza rimarrà l’ideale di Wilde, sempre. Una bellezza assoluta, del tutto estranea a valutazioni etiche.

“L’artista è il creatore di cose belle. […] Non esistono libri morali o immorali. I libri sono ben scritti, o scritti male. Questo è tutto.” [2]

Wilde diventerà l’esponente più significativo dell’Estetismo britannico, il cui motto è “Art for Art’s sake”, l’arte per l’arte, l’arte al solo fine di creare bellezza. La Venere bilancina nel tema dello scrittore è, a ben vedere, vera signora della genitura e musa ispiratrice.

Non facile, tuttavia, rinunciare alla modalità espressiva propria di un Marte peregrino, privo di dignità, ma forte accidentalmente perché angolare, per abbracciare in toto la modalità di una Venere dignificata, ma sotto i raggi del Sole e in 2a casa, in posizione non critica, dunque, ma neppure particolarmente influente. La vita di Oscar Wilde è una continua lotta tra questi due potenti principi che, per sua sfortuna, non si trovano in rapporto per aspetto e neppure in mutua ricezione positiva.

Un magnifico esempio della dialettica tra almutem e signore della genitura è dato da Wilde stesso nel suo unico romanzo, Il ritratto di Dorian Gray.

Il bellissimo protagonista, esteta raffinato e appassionato ricercatore del bello, non riesce a distaccarsi dagli aspetti più aggressivi della propria natura, che lo porteranno, nell’intento di salvaguardare la propria perfetta immagine, all’omicidio. In un accesso d’ira, pugnalerà il pittore autore del suo ritratto. Difficile immaginare situazione, sentimento e arma più collegati al principio di Marte ed insieme più avversi a quello di Venere. Alla fine, disgustato dal dipinto che mostra impietosamente la qualità della sua anima, pugnalerà la tela, dandosi, così, la morte. La lama, simbolo marziale di autodistruzione, distrugge l’arte e così facendo distrugge la vita. Il passaggio volontario e consapevole da Marte a Venere non ha avuto luogo.

Anche nella vita dell’artista tale passaggio non fu mai completo. Una provocazione di troppo lo portò ad inimicarsi lord Douglas, marchese di Queensberry , padre di un giovane amico e amante, e l’intera opinione pubblica, fino a quel momento vivacemente attaccata dagli strali verbali di Wilde, si rivoltò contro di lui, ostracizzandolo e decretandone la rovina.

1. Prima casa 12, seconda 6, terza 3, quarta 9, quinta 7, sesta 1, settima 10, ottava 4, nona 5, decima 11, undicesima 8, dodicesima 2.

2. Dalla “Prefazione” a The Picture of Dorian Gray di Oscar Wilde, 1891.

Bibliografia:
Abraham Ibn Ezra, Liber de Nativitatibus, 1154 (Warburg FAH750 pdf, Venezia 1484)
Bernhard Bergbauer, Der Geburtsherrscher im Horoskop – Kompass der Seele, Chiron Verlag 2008
Oscar Wilde, The Picture of Dorian Gray, 1891

VERSIONE INGLESE (English version)

From the Almuten of the Chart to The Lord of the Geniture. From the planet that actually rules the nativity, to the planet that ought to. Paper presented at the 40th International Astrological Conference in Delhi, India, February 19, 2017

 

In traditional Western practice, the first step in the analysis of a natal chart consists in trying to assess the humoral composition of the native, which determines his/her temperament (whether sanguine, melancholic, phlegmatic or choleric). The second step, closely connected with the first, is the search for significators, the planets that rule, dominate or characterize the chart. Throughout the centuries different procedures have been used, all of them based on some form of “quantification” of the relative proportion of primary qualities (hot, cold, dry and moist) for the assessment of temperament, or essential and accidental dignities for the selection of the ruling planets.

Oscar Wilde, October 16, 1854, 3.00, Dublin

Almutem

Different procedures, we said, some of which seem to be almost universally accepted, with slight variation, by medieval and Renaissance authors, as part of a common corpus of techniques generally applied by traditional astrologers. An example is the Almutem of the Chart, in the version supported by Abraham Ibn Ezra, who defines it as

planeta super totum circulum potestatem habentis quem sarraceni almutez dicunt

(the planet that has power over the whole chart, which is called Almutez by the Arabs) in his Liber de Nativitatibus, 1154 (Warburg FAH750, p.5).

First of all we have to identify the five vital places in any natal chart: Sun, Moon, Ascendant, Part of Fortune [1] and pre-natal syzygy (full moon or new moon preceding birth). The planet with most essential dignity in those five places will be Almutem, the result of computing 5 points or “strengths” for domicile in the sign, 4 points for exaltation, 3 for diurnal or nocturnal triplicity according to Dorotheus of Sidon (in case of day birth or night birth), 2 points for Egyptian terms or bounds, 1 point for face. To this we add a specific score for accidental dignity, on the basis of the presence in the Houses and their relative fortitude: first house 12 points, second house 6, third house 3, fourth 9, fifth 7, sixth 1, seventh 10, eighth 4, ninth 5, tenth 11, eleventh 8, twelfth 2. Plus 7 points to the lord of the day and 6 points to the lord of the hour.

The planet with the highest score is the Almutem of the Chart, which sums up the meaning of the native’s inherent destiny, the hallmark of our personal approach to life, the planet whose energy permeates us most clearly, immediately available as a mode of expression; our essence or nature, the very fabric of our soul.

The problem is that the Almutem, however dignified in the five vital places, however powerful over Sun, Moon, Ascendant, PoF and Syzygy, could well be without any essential dignity per se, in its actual position in the natal chart. Suppose that the vital places, most of them in Taurus in an imaginary oversimplified example chart, lead to Venus as Almutem of the geniture. Imagine, now, that Venus is in Aries, sign of her detriment. Certainly such an Almutem as lord of that chart will represent the native’s most distinctive qualities, but unfortunately it will hardly be a good counsellor, a valid and reliable resource in challenging situations, because of its essential debility. On the contrary, the very instinctiveness, naturalness and spontaneity with which we tend to resort to that planet, because of our constitution and temperament, could lead to modes of thought and behaviour that are too standardized and repetitive, even compulsive, often unfit for the purpose, the actual situation, or even the needs of our personal evolution or development.

The Lord of the Geniture

If we are looking for what Bernhard Bergbauer calls “the soul’s compass”, a reliable guide, a type of energy that can help us for the best and to do our best, we must rely on a powerful and virtuous planet, the one which has most essential dignity, and is also adequately placed accidentally in the natal chart, in the actual position where it is situated. Essential dignity, supported by an amount of accidental strength, sufficient to make the energy of that planet easily accessible to the native, will guarantee a positive and favourable influence, practically usable in the real world.

That planet is the Lord of the Geniture, the talent that helps us to perform our tasks in the best possible way, the virtue we should aspire to, the advice we should follow, although we seldom listen to it. In fact, while the almutem of the chart usually accounts for readily available qualities we tend to use automatically in response to external stress, the Lord of the Geniture is typically the final goal of an arduous path of personal development. Responding and operating with the Lord of the Geniture is, actually, always a deliberate, adult choice, sometimes difficult and hard, because it is rarely spontaneous. Our “internal king”, as John Frawley calls it, will not ascend the throne by himself. We must crown it and give it the power to rule with an act of conscious will.

Some astrological conditions can foster and assist this inner process. If the Lord of the Geniture is adequately dignified and in some useful relation (aspect, reception, or any kind of familiarity or connection) with the Almutem of the Chart, the transfer of power can occur more easily, though rarely once and for all. Aspects between the two planets, antiscia included, promote cooperation. Major mutual reception makes the transition much easier. The best occurrence of all is, of course, when Almutem and Lord of the Geniture are the one and same planet.
On the contrary, an accidentally strong Almutem in contrast with a Lord of the Geniture confined in the 12th house, would make the handing over very difficult indeed, given the greater accessibility of the former compared to the relative seclusion and ineffectiveness of the latter.
Some charts, moreover, show a depressing scarcity of worthy candidates to the role of Internal King, for lack of sufficiently dignified planets. That’s life! We are not always given a perfect guide to follow. If no planet has essential dignity enough, that does not mean we cannot succeed in life. On the contrary. But we will have to struggle and win, with the little we have.

“The Picture of Oscar Wilde”

An example will clarify the procedure. We are going to examine the nativity of Oscar Wilde, a famous Irish author of the late nineteenth century, a controversial figure of man and artist, born in Dublin on the 16th of October 1854 at 3.00 o’clock, who died on the 30th of November 1900 in Paris, after imprisonment for sexual scandal.

Oscar Wilde

October 16, 1854 NS, 3.00, Dublin

Placidus

Temperamentally melancholic, Wilde was born on the day of the Sun, at the hour of Mars. Calculating all the essential dignities of each planet in the five vital places of the chart, and adding the virtues acquired by each of them by position in the Houses, we obtain the Almutem, Mars, which is also Lord of the planetary hour.
Since his childhood, Oscar had shown manners and behaviour ascribable to his almutem. A well-known anecdote is revealing of his character. Oscar and his little brother had been entrusted to the care of a nurse. During her short absence, the clothes of both children, hung out to dry in front of the fireplace, caught fire. While his brother was crying, obviously shocked and scared, Oscar was clapping his hands enthusiastically. When the nurse was finally able to extinguish the fire, Oscar wept disappointed because the fascinating show had come to an end.

Oscar Wilde was famous, and still is, for his satirical comedies and provocative attitude. Mere verbal aggression, nothing more, which he unleashed against the traditional hypocrisy of the Victorian Age: stinging words, pungent aphorisms, biting remarks, which made him notorious. It is no accident that his Mercury is in Scorpio in the third, its dispositor a peregrine Mars in the sign of Mercury’s exile. And Mars, in turn, is in the domicile, triplicity and terms of Jupiter, while Jupiter is in the place of exaltation and face of Mars, a powerful mutual reception that creates a strong and meaningful bond between the two planets. Jupiter, by the way, rules the seventh house of relationships, and is itself in the fifth house of pleasure, in its fall. That alliance between Mars and Jupiter is not alien to Wilde’s provocative sexual life, utterly unacceptable to the prudish Victorian society.

Let’s identify, now, the Lord of the Geniture. There is no doubt the only plausible candidate, great in essential dignity for domicile and terms, is Venus in Libra. All the other planets are peregrine, and the Sun and Jupiter in their fall. Venus is the internal queen, a positive influence in Wilde’s existence, the kind of energy that allowed him to write masterpieces, and would have enabled him, if properly used, to transform his life into a veritable “work of art”.

The pursuit of beauty will always be Wilde’s ideal and final goal. Absolute beauty, totally untouched by ethical or moral considerations:

The artist is the creator of beautiful things. […] There is no such thing as a moral or an immoral book. Books are well written, or badly written. That is all.[2]

Wilde would become the most celebrated exponent of British Aestheticism, whose motto is “Art for Art’s sake”, art with the only aim of creating beauty. Venus in Libra is his true Lady of the Geniture and inspiring muse.

However, it is never an easy task, to renounce the mode of expression typical of a peregrine, but accidentally strong and angular Mars, in order to espouse the mode of a dignified, but feeble and less accessible Venus, in the second house and under the rays of the Sun.
Wilde’s life was a continuous struggle between those two powerful principles, represented by two planets that, unfortunately, have no relation by aspect, or by mutual reception, in his nativity.

The author himself in his only novel, The Picture of Dorian Gray, offers a wonderful example of the debate between almutem and lord of the geniture. The charming protagonist, a refined aesthete and a passionate lover of the beautiful, cannot break away from the most aggressive facets of his nature, which will lead him to commit murder in order to preserve his perfect image. In a fit of anger, he stabs the painter who made his portrait. It’s hard to think of a situation, a feeling and a weapon more appropriate to show the principle of Mars fighting that of Venus. Finally, disgusted by the picture that pitilessly depicts the quality of his soul, he will stab the canvas, killing himself. The blade, martial symbol of self-destruction, destroys art and, in so doing, destroys life as well. The conscious and voluntary passage from Mars to Venus has not occurred.

Even in Wilde’s life, that passage never took place in a complete manner. His provocative attitudes made an enemy of Lord Douglas, marquess of Queensberry and father of his young friend and lover, and public opinion, up to then attacked by Oscar’s witty and sharp criticism, revolted against him, ostracized him and decreed his downfall.

 

[1] From the “Preface” to The Picture of Dorian Gray by Oscar Wilde.
[2] Ascendant + Moon – Sun (day formula); Ascendant + Sun – Moon (night formula.)

References:
Abraham Ibn Ezra, Liber de Nativitatibus, 1154 (Warburg FAH750 pdf, Venezia 1484)
Bernhard Bergbauer, Der Geburtsherrscher im Horoskop – Kompass der Seele, Chiron Verlag 2008
Oscar Wilde, The Picture of Dorian Gray, 1891

ASTROLOGIAAstrologia TradizionaleFrancesco Faraoni

L’Asse Hybris-Tisis, luogo di Nemesis

Dopo aver affrontato l’Asse Tifonico 2-8 (articolo qui), concludo il mio riflettere relativo alle Case Malefiche con questo approfondimento, generale, sull’Asse 6-12. Intanto parto dal ricordare che per case malefiche si intendono luoghi delle case celesti dove i pianeti e le energie in gioco distorcono e alterano le normali istanze. Se un SOLE significa gioia di vivere e ottimismo quando è presente in una casa malefica, questa energia non viene annullata, tuttavia è compromessa e quindi esprime suoi lati oscuri e più misteriosi. Come già detto, in Astronomicon di Manilio ci viene ricordato dall’Astrologo poeta che queste dimore sono malefiche perché qui l’oscurità è complessa, e il gioco tra ombre e luci è ambiguo e torbido, qui le stelle del firmamento non possono rispondere in modo chiaro e netto. Inoltre, le case zodiacali 2 8 6 12 sono considerate le più deboli rispetto a tutte le altre, quindi i pianeti qui posizionati non si esprimono nel loro massimo potenziale. Le case più forti sono quelle angolari in ordine 10 1 4 7, ma ne parlerò in un’altra occasione.

Se nell’Asse 2-8 abbiamo TIFONE, chi potremmo incontrare nell’Asse 6-12? Mentre Manilio fa una chiara analogia mitologica per la casa 2-8, non ce ne offre una per la casa 6 e 12.

La casa 6 12 è strettamente legata alla Natura che è fuori e dentro di noi. Come mito possiamo evocare la Collera di Nemesi – dea della giustizia – nei confronti della tracotanza dell’uomo, in quest’asse zodiacale si esprime l’HYBRIS ovvero la tendenza dell’uomo a ribellarsi nei confronti degli ordini costituiti dalla Natura, cosa che comporta la TISIS ovvero la punizione divina. Dunque l’asse Casa Sei – Casa Dodici è l’Asse Hybris-Tisis in analogia al tentativo dell’uomo di superare i suoi limiti non in modo costruttivo, ma attraverso la violazione di norme immutabili della Natura, questo tentativo è frutto della frustrazione e della insoddisfazione, che produce tracotanza e perpetuo errore, dunque un senso del limite per l’incapacità di accettare sé stessi e la propria natura.

L’Argomento è veramente ampio e articolato, che non potete pretendere io possa disquisire in un articoletto… ma in linea generale in queste due case zodiacali noi osserviamo il senso del limite, ciò che appartiene però alla nostra natura e che dovremmo integrare, accettare. Qui non si parla di un “limite” inteso come una “paura di non farcela”, qui parliamo di limiti naturali, imposti da una legge che è al di sopra delle nostre aspettative vocazionali; per spiegare ciò che intendo è per esempio voler volare con le proprie braccia, cosa che non possiamo fare ma che vogliamo a tutti i costi, così possiamo diventare un po’ come Icaro, le ali di cera inesorabilmente si sciolgono nella Luce della Legge Natuale, facendoci precipitare perché non siamo dotati di ali. Tuttavia è anche un’asse che spinge e stimola l’ingegno e la manualità, quindi l’invenzione tecnica: l’uomo ha da sempre desiderato di volare e rendendosi conto che la Natura non gli ha concesso questo dono, si è ingegnato e ha inventato tanti strumenti per farlo, fino ad arrivare ad oggi alle navicelle spaziali che ci permettono di volare… nell’universo!!!

Capite che è un’asse complicata da spiegare in due parole? Intanto sono malefiche perché: in casa XII abbiamo la gioia di Saturno e in casa VI la gioia di Marte. Che non significa che i due pianeti in queste case diventano gioiosi e felici, quindi buoni. No… gli autori antichi ci indicano queste gioie sottolineandoci che i malefici presenti in queste case agiscono meglio nella loro natura malefica, infatti gioiscono perché sono liberi di fare danni come vogliono e come desiderano. L’Asse sei dodici è l’asse di Nemesi e della vendetta della Dea Giustizia nei confronti dell’uomo che intende superare la Natura, non in modo costruttivo (l’invenzione dell’aereo per volare, soddisfacendo un desiderio inconscio di volare) ma invertendo gli ordini della natura e alterando equilibri che non possono essere alterati.

Anche in astrologia c’è un concetto di etica… fino a dove l’ingegno umano può spingersi? Questo è ciò che ci domanda l’asse sei dodici: perché qui abbiamo i limiti della natura, ma in quanto tali abbiamo anche la possibilità di affrontarli e superarli, attraverso l’ingegno, la manualità, o altre decisioni, comunque decidendo di contravvenire un ordine.  Nell’Asse Sei Dodici si conclude un ciclo, sono le due case che sigillano l’ecosistema: questi luoghi sigillano l’arco notturno e l’arco diurno, sono importanti luoghi della soglia dove siamo comunque liberi di scegliere cosa fare e come muoverci. La Casa Sei ci parla in particolare del Limite della Natura ovvero delle Leggi che la Natura impone al nostro esistere come organismi viventi; la Casa Dodici ci parla del desiderio di infinito e di eternità, quindi della voglia di superare questi limiti. Se questo limite e questo desiderio non risutano equilibrati, e sostenuti, il rischio è quello di una violenta frustrazione o di una castrante sensazione di mediocrità, incapacità, inadempienza, difficoltà nel concretizzare e soddisfare sé stessi.

In linea generale nell’Asse Sei Dodici abbiamo una serie di energie che possiamo mettere in analogia a questi concetti:

  • Nemesi come divinità ovvero come punitrice dell’egocentrismo, è la vendetta degli Dei contro l’uomo anti-eroico che sfida le leggi immutabili della natura e della creazione, con supponenza, tirannia, violenza, contravvenendo un ordine: i pianeti in quest’asse possono certamente indicarci una certa indolenza nel nostro rapporto con ciò che consideriamo limite, ovvero sono pianeti che stimolando un grande desiderio in noi, ci spingono a volere o desiderare cose particolari che spesso non rispondono ad un criterio reale di fattibilità; la sfida dei pianeti in dodicesima e in sesta è proprio quella di riconoscere i nostri potenziali, attraverso i nostri limiti.
  • Hybris ovvero grande desiderio e grandi aspettative, centralità dell’ego, spesso i pianeti in queste dimore ci spingono a desiderare qualcosa di grande e grandioso, ci spingono a fare sogni importanti, a voler conquistare vette altissime, però questo desiderio lo si intende raggiungere senza comprendere bene i propri limiti, e questo crea un atteggiamento insistente, a volte ossessivo e ripetitivo, mettendoci di fronte a grandi limiti e a grandi sfide, possiamo dunque assumere atteggiamenti saturnini (cinici e spietati) oppure atteggiamenti marziali (violenti e ingerenti, impositivi) con lo scopo di arrivare ai nostri obiettivi a tutti i costi, abbiamo grandi desideri che non è detto siano necessariamente materiali, possono anche essere desideri spirituali, di raggiungere vette elevate, senza però un iter corretto, o senza riconoscere realmente la propria autenticità  e i propri limiti.
  • Tisis ovvero punizione divina…. il desiderare oltre i limiti della natura, può dunque condurci alla frustrazione, al vincolo, alla dipendenza, all’ossessione, perché ci rendiamo conto che pur desiderando qualcosa ardentemente, non riusciamo ad ottenerla, e questo genera sentimenti contrastanti e violenti, di insoddisfazione, fragilità, malessere. Abbiamo a che fare con una serie di limiti che però invece di riconoscere e comprendere, cerchiamo di sfidare e superare, il più delle volte scontrandoci con stati di profonda insoddisfazione.

L’accettazione del limite non è una sconfitta: come dichiara in numerosi suoi saggi l’esperto in psico-oncologia Roberto Gislon l’accettazione del limite è un equilibrio tra passività e attività, collegato alle aspettative del passato e alla realizzazione del presente e dei progetti per il futurocomprendere che siamo fatti anche di limiti e accettare quindi i nostri tempi e i nostri limiti, significa anche permettere alla fattibilità di esprimersi concretamente e di realizzare ciò che è realmente autentico, cioè ciò che realmente ci appartiene.

Ho un archivio abbastanza ampio di carte di nascita relativi a clienti che presentano un’asse sei dodici importante. I casi più emblematici riguardano per esempio alcuni individui che con presenze importanti in queste case, hanno vissuto il senso del limite come una sorta di impotentia generandi, in senso simbolico: non sono all’altezza, mi sento incapace, mi sento mediocre. Ho alcuni esempi anche di persone che si lasciano andare a sostanze che alterano la mente, allo scopo di fuggire via dalla “realtà” quindi dall’accettare il limite, rifugiandosi dietro qualche droga o qualche atteggiamento alienato. Ma in alcuni casi ho la presenza di carte in cui l’asse sei dodici è caratterizzata da governatori ben messi, o dove ci sono benefici che supportano: ecco che la sofferenza e il limite diventano materiale poetico per comprendere la vita e l’esistenza, anche nell’accettazione della sofferenza o nel saper riconoscere la parte del mondo in cui alberga il dolore. L’attivazione di quest’asse conferisce comunque una comprensione della sofferenza, cioè ci fa capire che esiste anche la sofferenza nel mondo, in casi molto estremi si tende a voler raggiungere cose che non sono realizzabili DE RERUM NATURA ovvero per una ragione di Legge Naturale, questo crea un sentimento mediocre perché si è incapaci di riconoscere il mondo che circonda macroscopicamente e microscopicamente; ciò genera l’humus della frustrazione e dell’insoddisfazione. Mentre se si riesce a compensare queste energie e a trasformarle in conflitti attraverso cui crescere e comprendere il mondo esteriore e interiore, l’asse sei dodici può spingerci ad aprire la mente, a riconoscere il Piano Divino insito in ogni cosa, ci spinge a vederci come individui finiti (ovvero con una realtà materiale chiara e netta) ma proiettati nell’infinito (ovvero spinti a ricercare la cosa più profonda, il mistero della creazione).

Venere è molto amica di MARTE quindi una Venere in relazione alla VI aiuta molto a compensare il senso del limite e la frustrazione spingendoci più alla voglia di capire e di comprendere i desideri più profondi della coscienza. Giove è molto amico di SATURNO quindi un Giove in relazione alla XII aiuta molto a compensare il desiderio di varcare il finito per addentrarci nell’infinito, aiuta a compensare le paure e le paranoie, le ossessioni e gli incubi, anche accettando la natura per quel che è.

Mentre particolari lesioni della VI e della XII non depongono a favore per immaginare una tranquillità emotiva del soggetto: avremo qui atteggiamenti ossessivi o compulsivi, nonché tendenze a voler evadere la realtà perché incombe la sensazione netta di avere dei limiti e pur consapevoli che dovremmo piuttosto conoscerli e comprenderli, ci ostiniamo a volerli superare spesso facendoci del male.

ASTROLOGIAAstrologia TradizionaleFrancesco Faraoni

Astronomia antica egizia | Le considerazioni di Neugebauer

Riportiamo alcuni stralci del capitolo quattro del testo Le scienze esatte nell’Antichità, un testo frutto delle ricerca di O. Neugebauer.

 

STRALCI DEL CAPITOLO QUATTRO
ASTRONOMIA EGIZIA ANTICA
O. NEUGEBAEUR FONTE LE SCIENZE ESATTE

 

Bisogna rendersi conto che la matematica e l’astronomia non avevano praticamente nessun effetto sulle realtà della vita nelle civiltà antiche. Le esigenze matematiche presentante anche dalle strutture economiche sviluppate dell’Antichità potevano venire soddisfatte dall’aritmetica elementare (…) L’astronomia, d’altra parte, ebbe un effetto molto più profondo sull’atteggiamento filosofico degli Antichi nella misura in cui influì sulla loro immagine del mondo. Non si dovrebbe però dimenticare che lo sviluppo dell’astronomia antica venne, in grande misura, relegato allo stato di strumento ausiliario allorché gli aspetti teorici del bagaglio astronomico finirono con l’essere dominati dalla loro interpretazione astrologica. Le uniche applicazioni pratiche dell’astronomia teorica si possono trovare nella teoria delle meridiane solari e in quella della geografia matematica. Non vi è alcuna traccia dell’uso dell’astronomia sferica per una teoria della navigazione. Solo a partire dal Rinascimento gli aspetti pratici delle scoperte matematiche e le conseguenze teoriche della teoria astronomica diventarono una componente essenziale della vita umana.

L’astronomia egizia esercitò un’influenza molto minore sul mondo esterno per la semplicissima ragione che si mantenne sempre a un livello estremamente rozzo, che non ebbe praticamente alcun rapporto con l’astronomia matematica in rapido sviluppo dell’età ellenistica. Soltanto su un punto la tradizione egizia manifesta un’influenza veramente benefica, ossia nell’uso del calendario egizio da parte degli astronomi ellenistici. Questo calendario è l’unico intelligente che sia mai esistito nella storia umana. Un anno consta di 12 mesi di 30 giorni ciascuno, e di cinque giorni supplementari alla fine di ciascun anno. Sebbene questo calendario sia stato elaborato in base a motivi puramente pratici, … la sua validità per i calcoli astronomici venne pianamente riconosciuta dagli astronomici ellenistici. Un secondo contributo egizio all’astronomia è dato dalla divisione del giorno in 24 ore, benché in origine queste ore non avessero tutte egual lunghezza ma dipendessero dalle stagioni. Queste ore stagionali, dodici per il giorno e dodici per la notte, furono sostituite con le ore equinoziali di durata costante soltanto nei trattati teorici dell’astronomia ellenistica. 

Dobbiamo infine accennare ai decani i quali non hanno lasciato alcuna traccia diretta nell’astronomia moderna. Questo fatto è abbastanza curioso giacché i decani costituiscono la ragione effettiva della suddivisione per le 12 ore della notte e quindi in ultima analisi del sistema delle 24 ore. Al periodo ellenistico risale anche la connessione dei decani egizi mediante un rapporto fisso con lo zodiaco babilonese: questo è attestato in Egitto solo a partire dal regno dei successori di Alessandro. In questa versione finale i 36 decani sono semplicemente ciascuno un terzo dell’arco occupato da un segno zodiacale, nel senso che ciascun decano rappresenta 10 gradi dell’eclittica. Poiché nello stesso periodo si assiste a un rapido sviluppo dell’astrologia, i decani assunsero un posto importante nella tradizione astrologica e in cambi affini come alchimia, magia delle pietre, delle piante, loro uso in medicina. In questa forma i decani si diffusero in India per essere di nuovo restituiti al mondo musulmano e occidentale sotto forme ancor più fantastiche. Il loro trionfo finale è celebrato negli affreschi di Palazzo di Schifanoia a Ferrara, eseguiti sotto Borso d’Este, verso il 1460.

Nella ricostruzione della storia dei decani egizi scopriamo l’interazione delle due principali componenti del sistema egizio di computo del tempo: il sorgere di Sirio come messaggero dell’inondazione e il semplice schema dell’anno civile di 12 mesi di tre decadi ciascuno. … Non soltanto sappiamo che Sirio e Orione figuravano fra i decani, ma che Sirio era, per così dire, il prototipo ideale di tutti gli altri decani. Il suo sorgere eliaco segnava idealmente l’inizio dell’anno, allo stesso modo che il sorgere degli altri decani era associato con l’inizio delle parti di un anno, le decadi. 

Col periodo tolemaico l’astronomia egizia muta aspetto. Un elemento completamente nuovo, lo zodiaco greco-babilonese, fa la sua comparsa sui monumenti. I soffitti dei templi ellenistici, fatti erigere o restaurare dai re tolemaici e dagli imperatori romani, rappresentano fedelmente la caotica mescolanza di astromitologia e astrologia tipica del periodo ellenistico. A partire dal II secolo a.C. fanno la loro comparsa anche i papiri astronomici o calendariali e cominciano ad apparire i primi papiri astrologici redatti in greco o in demotico o in etrambe le lingue. I primi oroscopi in greco o in demotico furono redatti verso l’inizio dell’età cristiana. Riassumendo, per il periodo di quasi tre millenni di documenti e scritti egizi, gli unici testi pervenutici che contengano una previsione numerica di fenomeni astronomici appartengono al periodo ellenistico o romano. Nessuno tra i i documenti astronomici più antichi contiene elementi matematici: essi sono rozzi schemi di osservazione, aventi finalità in parte religiose, in parte pratiche. La scienza antica fu il prodotto di un ristretto numero di uomini, e si da il caso che questi pochi non fossero nemmeno egizi.

Nell’enorme ricchezza di documenti scritti che ci sono pervenuti dall’antico Egitto, possediamo soltanto un unico riferimento, non del tutto sicuro, a una eclisse solare parziale, quella del 610 a.C. supponendo che sia la corretta interpretazione del testo (cfr. W. Erichsen, ni Akad. d. Wiss. u. Lit. Mainz). Neppure una sola osservazione egizia viene citata nell’Almagesto, sebbene Tolomeo riferisca estesamente precedenti osservazioni su cui si basa la sua teoria. Esiste un solo documento coptico che testimoni di un’eclisse, e riguarda l’anno 601 a.C. Tale documento fu identificato per la prima volta da Krall e Ginzel.

 

 

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