Categoria: Astrologia Tradizionale

Astrologia TradizionaleAstrologyElena Londero

De Sphaera Estense: storia di un matrimonio infelice e di uno splendido codice miniato

DI ELENA LONDERO – Anna Maria Sforza era la figlia di Bona di Savoia e Galeazzo Maria Sforza, potentissimo duca di Milano, uomo dal carattere complesso, pieno di nemici, non a caso morto assassinato nel dicembre del 1476 a neanche trentacinque anni. La figlia è descritta dalle cronache del tempo come una giovane riservata, intelligente e colta, oltre che assai bella e delicata. Nel 1477, a soli quattro anni, come era in uso all’epoca, fu promessa sposa ad Alfonso I d’Este, figlio di Ercole d’Este ed Eleonora d’Aragona. Le nozze vere e proprie furono però celebrate solo molti anni dopo, il 17 gennaio del 1491, a Milano. I due sposi si spostarono poi subito a Ferrara, dove li attendevano numerosi e ricchi festeggiamenti. Il matrimonio fu, pare, fin dall’inizio molto infelice e, purtroppo, anche breve visto che Anna Maria, dopo soli sei anni dalle nozze, morì di parto nel novembre del 1497, poco più che ventenne. Anche la bimba che venne alla luce, purtroppo, non sopravvisse. Sembra che il marito non abbia nemmeno partecipato ai funerali della giovane moglie, a causa degli evidenti segni di sifilide che in quel periodo gli sfiguravano il volto. La malattia era probabilmente stata contratta anche da Anna Maria. Alfonso si risposò successivamente con la celebre Lucrezia Borgia (al suo terzo matrimonio), e da lei ebbe numerosi figli. La dote che Anna Maria Sforza aveva ricevuto dalla sua famiglia per le nozze era molto ricca (i registri riportano che ammontasse a ben quarantamila ducati) e quasi sicuramente includeva, fra i vari doni, anche un magnifico manoscritto astrologico denominato De Sphaera estense. Anche se non è mai emerso, infatti, un documento preciso che attesti la presenza del volume nella dote, si ritiene che il codice sia arrivato a Ferrara proprio per tale via.

 

Esso fu miniato da un artista lombardo verso il 1470, quasi sicuramente da identificarsi con il milanese Cristoforo de Predis. L’artista, che era sordomuto, sicuramente ebbe contatti con Leonardo da Vinci che, anzi, fu sicuramente anche ospite, per un breve periodo, nella casa del miniatore. Lo stile di de Predis presenta sia influenze nettamente rinascimentali (nei colori, nelle architetture, nei paesaggi), sia fiamminghe (si veda soprattutto la resa dei dettagli, delle ambientazioni di interni, sempre precisissime). Il piccolo e preziosissimo De Sphaera è un breve commentario per immagini ad una precedente opera medievale, il celebre De Sphaera Mundi del matematico, astrologo ed astronomo inglese Giovanni Sacrobosco (volume che vedrà poi, proprio a Ferrara, la sua prima edizione a stampa nel 1472).

Il De Sphaera estense, che misura ventiquattro centimetri di altezza per diciassette di larghezza, era sicuramente un oggetto di lusso, un dono prezioso nato e creato all’interno di un ambiente ricco ed aristocratico, in cui la cultura astrologica era tenuta in alta considerazione. Il testo, comunque, è da considerarsi più un’opera divulgativa che non accademica e presenta al suo interno diversi livelli di esecuzione. Il manoscritto, infatti, è realizzato in maniera eccellente sul piano artistico nella parte astrologica, meno in quella astronomica. Appaiono, inoltre, abbastanza semplificati i contenuti di entrambe. Non sottovalutiamo il potere che rivestiva l’oggetto di lusso in sé, vero e proprio strumento atto a far esibire pubblicamente la propria ricchezza e munificenza. È utile ricordare come la stampa a caratteri mobili esistesse già, anche se da pochi decenni, quindi gli alti costi sostenuti per far realizzare un codice miniato avevano sicuramente anche lo scopo e il compito di mostrare il proprio potere economico e politico.

Erano tempi in cui si sceglievano con estrema cura simboli, stemmi e blasoni di famiglia da far inserire agli artisti in vari contesti. Il De Sphaera, nelle sue miniature, non fa eccezione. Gli Sforza, in particolare, avevano ancora bisogno di legittimazione. Francesco I Sforza, il nonno di Anna Maria era, infatti, stato il marito di Bianca Maria Visconti, l’unica erede del ducato che con quel matrimonio aveva unito il potere delle due famiglie. Francesco, però, non era nativo di Milano e aveva tratto il proprio potere dall’investitura imperiale (che in Lombardia era una forma di legittimazione piuttosto precaria a quei tempi). Per questo, aveva bisogno da un lato di rafforzare il nome degli Sforza, per la prima volta al comando di Milano, dall’altro di legittimarsi dando un’idea di continuità con la precedente dinastia Visconti della moglie. Equilibri delicati, da ristabilire continuamente. Anche i figli – Gian Galeazzo prima e Ludovico il Moro dopo – proseguirono su questa strada, facendo confluire le esigenze politiche ed araldiche in quelle artistiche. Gian Galeazzo, per affermare e rafforzare la casata, giunse a riportarne le origini degli Sforza alle nozze mistiche fra Anchise e Venere.

Il De Sphaera, che va inserito in questo contesto storico-politico, è composto da sedici carte di pergamena (per un totale di trentadue “facciate”). Le prime quattro carte, così come le ultime tre, contengono disegni astronomici, riguardanti eclissi, maree, orbite planetarie. È presente anche una sintetica Tabula climatum, rappresentante le sette fasce climatiche dell’emisfero settentrionale di tolemaica concezione. L’emisfero sud appare del tutto ignorato, come se non esistesse, mentre sono segnate come inabitabili le zone polari (eccessivamente fredde) e quella equatoriale (troppo calda). Appare singolare che i disegni della parte astronomico-scientifica – peraltro non sempre perfettamente corretti, come se vi fossero stati degli errori nella fase di copiatura – non siano accompagnati da alcun testo esplicativo, tranne brevissime didascalie in latino medievale. I disegni astronomici, inoltre, sono evidentemente di livello inferiore rispetto a quello delle miniature di carattere astrologico. Questo fa ipotizzare che le due parti, sicuramente realizzate da mani diverse, siano state assemblate fra loro solamente in un secondo momento.

È, comunque, dal quarto foglio che la bellezza di questo piccolo volume emerge in tutta la sua grandezza. Da qui, infatti, cominciano le carte con le magnifiche miniature, di altissimo livello pittorico, che hanno reso tanto celebre il De Sphaera estense. Il contenuto strettamente astrologico, in qualche modo è invece più ovvio e scontato, senza particolari ricercatezze o rimandi. La bellezza dell’esecuzione, comunque, pone in secondo piano questo aspetto. Ogni coppia di carte presenta, fra loro affiancate, le personificazioni dei setti pianeti all’epoca conosciuti e le le attività umane ad essi abbinate. Al di sotto vi sono poche righe riassuntive, né troppo ispirate, né troppo originali, che potrebbero essere state inserite anche successivamente. Le attività richiamate accanto ai pianeti ricordano quelle delle famiglie a cui i due sposi appartenevano.

Mercurio, ad esempio, è rappresentato con le ali piumate ai piedi mentre regge con la mano destra una borsa, simbolo dei ricchi guadagni e della prosperità che derivano proprio dai commerci governati dal pianeta. Con la sinistra, invece, tiene il caduceo. È un bastone alato con due serpenti attorcigliati, che rappresentano l’equilibrio tra materia ed intelligenza e la capacità di dominare il caos. Per questo il caduceo è simbolo dell’ordine e della pace che favorisce tutte le arti (e tutti gli affari…). Nei due tondi all’altezza degli arti inferiori di Mercurio sono invece rappresentati, come avviene per ogni pianeta, i segni zodiacali da lui governati, in questo caso i Gemelli e la Vergine. Sulla carta miniata di sinistra è possibile osservare le varie botteghe artigiane, suddivise in Arti utili (lo scriptorium con l’amanuense intenso nel suo lavoro di copiatura, la fucina dell’armaiolo e l’orologiaio) e Belle arti (pittura, scultura e musica). Gli strumenti utilizzati da tutti questi artigiani per l’esercizio della loro professione sono rappresentati con estrema precisione (una cura per il dettaglio di evidente ascendenza fiamminga). Al centro, in alto, una bella tavola imbandita e al di sotto la cucina. L’uso del colore è anche qui, come nel resto delle miniature, veramente raffinato e pregevole. La pagina di Marte, raffigurato in forma antropomorfa come un guerriero, è affiancata da un campo di battaglia, con un paesaggio che si sviluppa sullo sfondo e una degradazione cromatica che accompagna lo sguardo sempre più in lontananza. Le rocce separano il gruppo, quasi monolitico, dei soldati in primo piano dalla campagna alle loro spalle, con la strada curvilinea che divide ulteriormente gli spazi, sia a livello fisico, sia simbolico, separando la violenza della battaglia dalla pace campestre.

Venere è rappresentata, ovviamente, come una bella e leggiadra fanciulla, intenta a osservarsi nello specchio che regge con la mano sinistra. Questo di Venere allo specchio è un tema che ha sempre attratto gli artisti, basti pensare ai capolavori realizzati da autori quali Rubens, Veronese, Tiziano o Velázquez. Nella carta a destra della miniatura di Venere, abbiamo una pagina con piccole scene di amore, musica e arte (di sapore quasi boccaccesco). Va ricordato che la musica, all’epoca, era limitata o a esigenze di culto o ad ambienti aristocratici ed elitari. Venere, nel suo simbolismo profano e non sacro è il riflesso della musica cortese, suonata per fini dilettevoli e di intrattenimento (la miniatura, non a caso, è accompagnata dalla dicitura “…in cantare et danze… induce i cuori…”). La miniatura rappresenta anche un’ottima e utile fonte storica per studiare gli strumenti musicali utilizzati alla fine del XV secolo in ambito lombardo. A queste miniature ovviamente si affiancano quelle dei due luminari e di Giove e Saturno, tutte splendide.

La prospettiva è ovunque ben gestita, con i paesaggi che sono eseguiti sempre con estrema perizia, così come raffinatissimo appare anche l’uso del colore. I rossi, in particolare, sembrano in alcune scene, come quelle di Marte, quasi indicare la strada che lo sguardo dell’osservatore deve compiere tra un dettaglio e l’altro. La cura dei particolari contestualizza bene gli ambienti, gli abiti, gli oggetti rappresentati. In tutte le miniature, inoltre, gli alberi ricoprono un ruolo particolare e il loro stile rimanda allo stile francese. Alberi sempre affusolati, dal fusto leggero, alto e slanciato e dalle chiome tondeggianti e geometriche, che vengono utilizzati come fossero scenografie. Separano gli spazi, danno profondità all’immagine, incorniciano e impreziosiscono i vari elementi delle scene raffigurate. Si veda, ad esempio, l’uso che ne viene fatto sotto al tondo di Venere, dove hanno quasi lo scopo di sostituire una vera e propria scenografia. Il De Sphaera estense giunse a Modena alla fine del Cinquecento, quando vi si trasferì tutta la corte ferrarese e dove è tuttora conservato nella Biblioteca Estense della città.

Elena Londero

Bibliografia e crediti fotografici

Le immagini da manoscritti sottoposti alla tutela del Ministero dei Beni Culturali e della Biblioteca Estense Universitaria di Modena sono state riprodotte a bassa risoluzione, per uso didattico e scientifico senza scopo di lucro, in ottemperanza alla legge sui diritti d’autore (comma 1-bis dell’articolo 70, legge 22 aprile 1941, n. 633, innovata dalla legge 22 maggio 2004, n. 128 e dalla legge 9 gennaio 2008, n. 2).

De Sphaera, α.x.2.14 = LAT. 209, Biblioteca Estense Universitaria, Modena
Vita di Anna Sforza moglie di Alfonso d’Este duca di Ferrara scritta nel 1500, 1871, Ebook gratuito visionabile su Google Book.
Edizione facsimile del De Sphaera con commentario annesso, Casa Editrice Il Bulino, 2010
Manuela Incerti, I disegni astronomici del De Sphaera estense e il Tractatus de Sphaera di Johannes de Sacrobosco, Modena 2010
Treccani, Cristoforo de Predis, in Dizionario biografico degli italiani versione online
Patrizia Nava, Gli errori del De Sphaera, www.astrologiaoraria.com, 2013
Wittgens, Cristoforo De Predis, Leo S. Olschki Editore Firenze, 1935
AA.VV., “Arti, mestieri, tecniche. Il lavoro dell’uomo in codici e libri a stampa della Biblioteca Estense”, Edizioni Panini, 1982.

ASTROLOGIAAstrologia Tradizionale

Astrologia Gallica: congiunzione Giove Saturno, chi il preminente?

Nel testo ASTROLOGIA GALLICA Libro 25 di Jean-Baptiste Morin troviamo alcune indicazioni sulla modalità attraverso cui dobbiamo osservare certi aspetti planetari. L’argomento è molto vasto e complesso, ma in questa sede vi propongo una traduzione veloce e molto semplice su una prima osservazione che possiamo fare difronte gli aspetti tra pianeti, in questo caso affronteremo in particolare gli aspetti Saturno-Giove.

Saturno in Aquario sotto i raggi del sole è Freddo. Quando orientale è piovoso. Se occidentale è indicatore di pericolo nelle acque. Quando è fermo è nuvoloso, nevoso e ghiacciato. Giove in Aquario sotto i raggi del Sole offre uno stato gradevole delle cose. Quando orientale conferisce condizioni salutari. Se occidentale molta pioggia. Quando fermo piogge utili.

Saturno Giove in congiunzione, quadrato, opposizione, a causa della lentezza del loro moto, per molti giorni prima e dopo il loro aspetto perfetto (partile) provocano cambiamenti nell’aria secondo la loro natura e quella del segno che occupano.

Se ciò avviene in segni di fuoco, producono calore ma soprattutto secchezza. Nei segni di acqua, grandi piogge e peste. Nei segni di aria, molti venti e tempeste. Nei segni di terra, periodi di estremo freddo, gelo, nuvole dense e aria torbida. Se ciò avviene in primavera, l’aria sarà molto umida e turbolenta. In estate causerà grandine e tuoni. In autunno venti forti e piogge intense. In inverno nevicate e gelate intense.

Ma se si deve stabilire quale pianeta governa nella congiunzione, non si dovrà considerare l’aspetto solo per diritto di domicilio, di esaltazione e/o di triplicità. Dovrà essere considerata anche la natura dell’aspetto. Saturno nei segni di Terra e specialmente in Capricorno, prevarrà nella congiunzione su Giove, così anche nei segni di Aria, specialmente se in Aquario. Ma nei segni di Fuoco e specialmente nel Sagittario, Giove prevarrà su Saturno, così in quelli di Acqua, specialmente in Pesci dove sempre Giove prevarrà su Saturno.

Inoltre il pianeta che prevarrà nella congiunzione, sarà determinante e decretatore dei cambiamenti da essa promessi. Nel caso di aspetti di quadratura e opposizione, si deve vedere quale pianeta è più forte nel segno che occupa, quindi quale di essi è al di sopra rispetto all’altro. Se Giove è a prevalere, è una aspetto buono e costruttivo. Se è Saturno, è un aspetto cattivo e distruttivo.

CONGIUNZIONE GIOVE SATURNO

DICEMBRE 2020 – la congiunzione che avremo a dicembre 2020 di Giove Saturno avviene nel Segno dell’Aquario al grado 0°. Intanto ci troviamo all’inizio dell’Aquario, quindi in una posizione molto forte perché è il confine tra il segno precedente e quello successivo. La natura aquario è qui subitanea e improvvisa, veloce e imminente. Inoltre, la congiunzione avviene nell’osservazione delle stagioni all’ingresso dell’inverno, quindi decreta una maggiore potenza espressiva della natura aquariana che è segno fisso ovvero presiede il cuore dell’inverno e i suoi caratteri di rigidità. L’ingresso del Sole in Capricorno svantaggia Giove e avvantaggia Saturno, anche perché il Solstizio d’Inverno è in sintonia al temperamento di Saturno, che di questo gioisce. Inoltre Saturno in qualità di anti-luminare è in antitesi alla Luna e al Sole. Saturno in Aquario è un ANTILUMINARE-SOLARE infatti è in opposizione al Leone segno del domicilio del Sole. Mentre Saturno in Capricorno è un ANTILUMINARE LUNARE infatti è in opposizione al Cancro segno del domicilio della Luna. Saturno in Aquario si presenta nelle vicinanze di un fenomeno di eclissi solare, l’occultazione del Sole rinforza la natura temperamentale dell’antiluminare solare per eccellenza, SATURNO specialmente nel segno dell’Aquario. E non meno importante, l’Aquario è domicilio diurno di Saturno. Queste osservazioni decretano inequivocabilmente a stabilire che nella congiunzione Saturno Giove in Aquario di Dicembre 2020, è prevalente Saturno su Giove, che risulterà più forte di Giove. Il cambiamento di aria/atmosfera che si verifica in questo momento e che continuerà e che avremo anche dopo la congiunzione partile, sarà un cambiamento di clima, di aria, di temperature, di modalità estremamente saturnine, fredde, gelide, neve.

Nel grado 0 dell’Aquario incontriamo le seguenti immagini

CORNELIO AGRIPPA: si elevano la forma d’un uomo prudente e l’immagine d’una donna che fila. Significa applicazione, lavoro per guadagnare, povertà, bassezza.

IBN ERZA vede un uomo di pelle scura, esperto nella lavorazione del rame.

CONFINE DI MERCURIO esperti della legge, preposti al comando, impositivi, amministrazione delle cose umano, sofferenza di numerose angustie

PAROLE CHIAVE della prima immagine dell’Aquario Disfatta, fuga, sbandamento, distruzione, sterminio, sbaraglio, annientamento, gradi di perdita, fiasco, rovina, tracollo, crack, rovescio della sorte, debellamento.

ASTROLOGIAAstrologia TradizionaleFrancesco Faraoni

La cosignificanza per Thema Mundi 2° Parte

Nella prima parte (link) di questo approfondimento, ho tratto in grandi linee la questione sul Thema Mundi stabilendo che in qualità di Immagine del Mondo Creato, è un buon punto di partenza “simbolico” nel comprendere la natura del linguaggio astrologico (almeno nella visione ellenistica) e abbiamo compreso come le cosignificanze delle case celesti non sia affatto una cosa di poco conto. L’approccio comune associa per cosignificanza i vari segni zodiacali alle varie case celesti in modo arbitrario, ovvero attraverso un ragionamento aritmetico: il Leone è il quinto segno quindi è cosignificante la Casa Cinque; il Sagittario è il nono segno quindi è cosignificante la Casa Nove. Questo approccio non mi ha mai convinto. Anche perché, come scritto nella prima parte (link) le case celesti non hanno attinenza con i segni zodiacali e la cosignificanza è puramente “simbolica”, ovvero intende esclusivamente rappresentare una certa natura del Luogo celeste, nella sua radice più pura e originaria. Il Thema Mundi ci offre una cosignificanza che è strettamente legata all’idea di Creazione del Mondo, una sorta di Genesi compiuta attraverso il linguaggio astrologico. Anche se – ovviamente – non è possibile stabilire una data e un orario e un luogo in cui il Mondo ha avuto inizio (Firmico parte da questa obiezione) è anche vero che il Thema Mundi rappresenta la sintesi della disposizione degli Astri nei corrispettivi luoghi celesti, all’interno della logica astrologica (Firmico aggiunge infatti che il Thema Mundi è un punto di partenza da cui ragionare sul perché di certe dignità in astrologia).

Nella prima parte ho affrontato la cosignificanza delle case celesti più importanti, quelle chiamate angolari ovvero casa uno, quattro, sette e dieci (link). Ora affronterò le rimanenti case celesti, in un ragionamento personale che tuttavia attinge anche alle intuizioni degli autori antichi, ovvero astrologi che ci hanno preceduto e che ci hanno lasciato importanti testimonianze per lo studio dell’astrologia.

 

 

CASE FUNESTE E
LORO COSIGNIFICANZA

casa 2 Leone – casa 6 Sagittario – casa 8 Aquario – casa 12 Gemelli

Il segno Leone, Aquario, Sagittario e Gemelli vanno ad occupare nel Thema Mundi rispettivamente i luoghi più funesti considerati dalla tradizione. Premetto da una considerazione: la loro difficoltà è legata ad una condizione in cui il firmamento, in questi spazi terrestri, è oscuro, poco visibile, le stelle del firmamento non sono qui valorizzate in modo adeguato. Ne consegue che sono luoghi pigri, oziosi, che impoveriscono o indeboliscono eventuali astri presenti, inoperosi, luoghi decadenti. Questo discorso è trattato egregiamente da Manilius dove, per esempio, per l’asse Due-Otto rievoca il concetto di Asse Tifonico.

 

In questa immagine vediamo la tomba di Clemente XIII (Canova, 1791) – Basilica di San Pietro, Roma – ai piedi del sepolcro due Leoni sdraiati a proteggere le spoglie del sacro loculo. Nel Thema Mundi il LEONE occupa il Luogo Due, Porta dell’Ade, è segno di ostinazione e di caparbietà, ma è anche energia vitale (perché domicilio del Sole) che posizionata-orientata dinanzi alla Porta dell’Ade vuole probabilmente ricordaci la sottile separazione tra vita e morte: in opposizione al Leone vi è infatti l’Aquario segno che occupa nel Thema Mundi il luogo otto. Molti cimiteri antichi di tradizione araba posizionano davanti alle lapidi dei leoni, a simboleggiare il coraggio del defunto (che in genere era un guerriero) e a simboleggiare la vita davanti all’ingresso dell’Ade.

Il segno Aquario è nella disposizione
della Nascita del Mondo (Thema Mundi)
seguente l’angolo del tramonto,
quindi è luogo che insegna sulla morte.
RETORIO

 

Non poteva che essere altrimenti, non potevamo che trovare nell’Asse Due Otto – dove la Otto insegna sulla morte – l’asse zodiacale Leone-Aquario ovvero “Vita e Morte” o meglio “Vita e separazione da essa”. Più difficile la disquisizione della posizione Gemelli e Sagittario nel Thema Mundi. Partendo dal Sagittario posizionato nel Luogo Sei del Thema Mundi, il Misero Declivio ho rintracciato nelle fonti consultate indicazioni che vedono nel segno (poiché appartenente al trigono diurno del Sole e notturno di Giove) una analogia ai luoghi aspri e montuosi, ma anche l’analogia alla terra dura a lavorare. In queste analogie in effetti trovo assonanze alle descrizioni comuni e retoriche della Casa Sei che anche Manilius definisce come un luogo di sofferenza, di attività che logorano il corpo e lo spirito. Più specificatamente troviamo una interessante analogia nelle pratiche magiche e rituali dell’antico Egitto dove i sacerdoti, quando si allineavano certi astri proprio in Sagittario, erano soliti consacrare tutti i santuari e luoghi sacri a Serapide, Asclepio e Igea: in particolare Asclepio è il grande guaritore e il consolatore nelle tribolazioni portate dalle malattie e da afflizioni varie. C’è una magica connessione ai significati della Casa Sei dove nel Thema Mundi rintracciamo il Sagittario che forse vuole ricordarci la fatica del vivere e il suo lento logorio, la fallibilità del corpo e la debolezza della materia, personalmente ci vedo la malattia come viatico alla comprensione del sacro. Solo il dolore e il sacrificio, e il male, abilitano ad una consapevolezza superiore della vita e dell’esistenza, orientata verso valori di spiritualità. Secondo gli Arabi nel Sagittario si esalta il Nodo Sud, nodo discendente, che è della natura di Saturno, disseccante e rinsecchente, che a mio giudizio avvalora ulteriormente la posizione del Sagittario nel Luogo Sei del Thema Mundi perché questo nodo è considerato da una certa tradizione molto difficile, ostacolante, privativo e disabilitante. Il Sagittario è segno mutilato e in virtù di questo indica anche la contrapposizione tra ideali spirituali (voglio raggiungere qualcosa) con gli ostacoli della materia e del corpo (i limiti corporali) che ci indicano egregiamente la natura della VI casa secondo Thema Mundi.

In opposizione al Sagittario troviamo i Gemelli che nel Thema Mundi occupano il difficile Luogo Dodici definito comunemente “quello del cattivo genio”. Secondo gli Arabi in questo segno si esalta il Nodo Nord che è considerato della natura di Giove, amplificante, promettente, possibilista., che orienta alla meta da raggiungere. Alcune fonti ritengono che il Gemelli come segno sia privato della possibilità di accedere al mistero degli oracoli. Si dice infatti che la posizione della Luna orienterebbe la nostra capacità di interagire con l’oracolo: tutti i segni, tranne il Gemelli e l’Aquario, hanno una loro collocazione e orientamento. Per esempio trovo nel testo Le Dimore Celesti di Giuseppe Bezza questa indicazione: La Luna nei segni Toro fa gli indovini, nel segno Cancro i lecanomanti, in Sagittario e Pesci i necromanti e chi evoca i morti, in Vergine i maghi e gli astrologi, in Scorpione i veggenti e chi è dotato di prescienza del futuro, in Bilancia chi interpreta i sogni, in Ariete gli ispirati da Dio, in Leone gli esorcisti, in Capricorno i sacrificatori.

Notiamo che i Gemelli (e l’Aquario) non compare tra i segni Lunari che concederebbero in potenza il dono della divinazione. Quindi è un segno inoperoso nei confronti di questi doni, anche se poi altri autori invece vedono nel segno Gemelli lo studioso del cielo astronomico, quindi colui che accede alla conoscenza del Sacro probabilmente da un’altra via, quella che prevede l’applicazione della ratio. Se riflettiamo sulla definizione comune della casa dodici, ovvero DEL CATTIVO GENIO, possiamo trovare una assonanza tra quanto descritto: il Gemelli è privato del dono oracolare, divinatorio, mantico, della possibilità di connessione alle sfere dell’intelligibile, è privato quindi di un GENIUS che rimandi direttamente alla connessione a Dio, e quindi la posizione dei Gemelli nel luogo dodici del Thema Mundi appare così supportata da una logica; qui si esprime l’esperienza dell’umanità senza un contatto palese e diretto a Dio. È l’uomo in apparenza abbandonato da un disegno e un progetto divino, da una architettura precisa, dove è smarrita la speranza e la visione spirituale delle cose, consegnata alla sola ratio: ecco così che si esprime un cattivo genio che è tale in assenza di Dio, di una fede e di una spiritualità.

 

CASE FELICI E
LORO COSIGNIFICANZA

casa 3 Vergine – casa 5 Scorpione – casa 9 Pesci – casa 11 Toro

Nei successivi segni entriamo in una dimensione tutta femminile, infatti ai luoghi Tre, Nove, Cinque Undici sono assegnati nel Thema Mundi i segni Vergine, Pesci, Scorpione e Toro. Nel terzo luogo incontriamo la Vergine, che occupa quindi uno spazio chiamato comunemente Luogo della Dea Luna. Intanto osservo che la Luna ha dominio sulla triplicità notturna della Terra. Questa è la prima assonanza che osservo. Attribuiamo alla casa tre, nell’approccio moderno e contemporaneo, solo i significati di comunicazione e piccoli spostamenti, banalizzando la profondità invece dei luoghi celesti che sono molto più complessi. Qui ci troviamo nella dimensione della Dea Notturna e finalmente è riscattata l’ombra che aleggia intorno la Vergine che in molti vedono nella cosignificanza moderna della Casa Sei, luogo del misero declivio. Quando ho studiato il Thema Mundi e ho cominciato a ragionarci attraverso diverse fonti, dire di essermi entusiasmato nel vedere la Vergine nella Casa Tre è poca cosa! Finalmente nel Thema Mundi la Vergine è riscattata: qui intende simboleggiare la sua parte nobile ed elevata, infatti è un segno puro e genuino (KATÀRION), sapiente, misericordioso. Gli astrologi influenzati dal sacro e dal cristianesimo vedevano in questo segno le Sante Vergini come Anastasia, Barbara nonché la stessa Madre di Cristo, mettendo quindi il segno in analogia alla purezza fertile e priva di peccato del sacro femminino. La Vergine è non solo domicilio ma anche esaltazione di Mercurio, qui il pianeta esprime al meglio sé stesso nelle sue note caratteristiche di comunicazione, movimento, studio, intelligenza e curiosità, vivacità creativa, manualità, operosità. A questo segno sono associati i cieli di Babilonia, Mesopotamia e Assira: Tolomeo ci ricorda che in queste terre nascono popoli completamente dediti allo studio della matematica e dei cinque astri erranti (mercurio venere marte giove saturno). L’astrologo arabo al-Hamdani conferisce alla Vergine il concetto di DIALETTICA. Ecco, ci troviamo nel territorio della Casa Tre, non di certo in quello del misero declivio Casa Sei. Sono così valorizzati tutti caratteri noti di questo luogo. In opposizione troviamo il segno dei Pesci che va ad occupare nel Thema Mundi la Casa di Dio, il Luogo Nove. Giuseppe Bezza affronta l’analogia Pesci e Nono luogo del Thema Mundi, facilitando cosi le mie ricerche e i miei ragionamenti: osserva che i Pesci vanno ad occupare quel luogo considerato cadente e benigno del mondo, luogo che porta ad uscire dalla propria terra, i viaggi e l’espatrio, che rimandano in effetti alla parte anatomica del corpo associata a questo segno, i piedi! Ma questa parte anatomica è anche una analogia biblica e religiosa usata nel concetto di “cammino verso la fede”, i Pesci da sempre sono stati associati al culto, alle religioni e ai templi, per esempio certe tradizioni prescrivevano la costruzione dei Templi al passaggio della Luna in Pesci. Il segno orientandosi nella Casa Nove del Thema Mundi intende rappresentare le opere umane e materiali che servono o sono usate come strumento / ponte di connessione al Sacro e alla ricerca di Dio. Cosicché qui il segno intende orientarci verso l’immagine di una umanità alla eterna ricerca di Dio o meglio di un significato alla creazione, una eterna ricerca del senso della vita che ben si coniuga alla simbologia dei Pesci. Scrive Giuseppe Bezza nel suo testo Le dimore celesti: la connessione del segno con la religione è assai antica, nel I secolo avanti la nostra era i Pesci appaiono in rapporto alle profezie ebraiche riguardo alla venuta del Messia e i Pesci, siano del cielo o del mare, divennero un simbolo della nuova religione cristiana.

Molto interessante la posizione nel Thema Mundi che viene data allo Scorpione, posizionato in Casa Cinque, e al Toro, posizionato in Casa Undici. Inutile nascondere che intorno allo Scorpione sono state costruite dagli autori antichi ma anche moderni numerose analogie negative e distruttive, dopotutto ci troviamo nel domicilio notturno di Marte. Nel Luogo cinque vi è la buona sorte, che a livello temperamentale è ascrivibile – a mio giudizio – alla semina autunnale. Giacché il segno Scorpione appartiene al cuore dell’autunno, intende rappresentare la possibilità di una semina fertile e abbondante, in una stagione dove la terra è meno disponibile ai frutti. Questo concetto è indicato da Proclo. Il segno appartiene alla triplicità di acqua, che a sua volta è associata alla fertilità massima.

Scrive Pontano: lo Scorpione la buona sorte
del Thema Mundi, al sorgere del Cancro
si colloca ove la stella di Venere si rallegra
.

 

Lo Scorpione è quindi un segno dalle risorse inimmaginabili: non è dunque errata l’associazione del segno alla decomposizione, ma questo processo organico produce humus, dunque materiale e nutrimento altamente fertile capace di arricchire qualsiasi terra sterile e improduttiva, riportandola a vivere e quindi a donare frutti. Il Luogo Cinque ragionando sul Thema Mundi ci mette in stretta correlazione ai processi di fertilità della terra, e ci orienta verso l’idea di una decomposizione organica come preambolo necessario alla fruttificazione della terra. In opposizione incontriamo il Toro che nel Thema Mundi va a posizionarsi nel Luogo del Buon Genio, la Casa Undici; nella Creazione del Mondo dunque il Toro saliva verso il culmine e posizionandosi nell’undicesimo luogo è detto segno, e luogo, propizio e industrioso. Nel Thema Mundi il segno Toro è quindi orientato nei suoi lati goderecci e di soddisfazione, nonché di grande abbondanza e fertilità, il Buon Genio della Casa Undici intende proprio rappresentare questa maestosa magnanimità del Toro, che è frutto, piacere, possedimenti che producono utili vantaggi, vita godereccia e amabilità. È in poche parole un segno che nella Creazione del Mondo irradiava di abbondanza e doni il luogo del Buon Genio che così assume tutte le valenze di luogo operoso, industrioso, che porta soddisfazione, che afferma, conferma, costruisce, allarga, espande, amplifica e fa godere.

La tradizione del Thema Mundi non è affatto obsoleta, possiamo riabilitarla e considerare lo schema della Creazione del Mondo come una sorta di cosignificanze per domicilio, esaltazione, caduta ed esilio: i pianeti così rappresentati nel Thema Mundi ci offrono una visione amplificata del sistema, più dettagliata e anche abbastanza inedita in questi tempi moderni dove banalmente abbiamo associato le cosignificanze zodiacali ai 12 luoghi in una mera e semplicistica successione di segni.

ASTROLOGIAAstrologia TradizionaleFrancesco Faraoni

La cosignificanza per Thema Mundi 1° Parte

Se volessimo dare una cosignificanza alle dodici case zodiacali (chiamate anche Luoghi celesti), il modo migliore è vederle attraverso il Thema Mundi. Intanto, è essenziale dire che le case zodiacali non hanno una relazione reale con i segni zodiacali, piuttosto in esse c’è un contenuto che riflette alcune qualità del cielo. La cosignificanza può essere un aiuto per comprendere la natura dei luoghi celesti, che tuttavia non è imprescindibile.

Casa? È castello e isola, torre e caverna,
miracolo e quotidianità, ordine e calore,
e la voce delle cose che ci aspettano
ogni giorno al nostro rientro
(Fabrizio Caramagna)

 

Il luogo celeste o casa è un fenomeno terrestre ovvero il punto in cui dalla nostra nascita guardiamo il cielo stellato, con le sue sfumature di luci e ombre. È in un certo senso la qualità organolettica del cielo che stiamo osservando che in base alla posizione degli astri presenterà certe condizioni e certe qualità. Le porzioni delle Dodici case celesti intendono definire una parte di cielo specifica e le sue qualità più intrinseche. Manilius nel suo Astronomicon racconta al suo imperatore le dodici case in modo poetico, specificando per ognuna il modo attraverso cui il cielo e le stelle si esprimono in quel dato luogo, e che tipo di informazioni, dunque, intendono offrici per una ragione temperamentale, ed umorale. Lo fa in forma poetica e allegorica, per spiegarlo al suo imperatore che non sa nulla di astrologia. Vediamo i passaggi più importanti del poema di Manilius:

Devi pertanto cominciare col conoscere a fondo i punti cardinali (case angolari uno quattro sette dieci); il primo (casa uno) è posto là ove il cielo sorge all’orizzonte, esso vede la terra divisa con limite eguale; il secondo (casa sette) corrisponde alla regione del cielo direttamente opposta, là ove gli astri, a noi scomparando, s’immergono nel Tartaro; il terzo punto (casa dieci) segna il più alto vertice del cielo ove Febo, ormai affaticato, arresta i suoi ansanti cavalli, esso bilancia la lunghezza delle ombre e pone inizio al declinar del giorno; il quarto punto (casa quattro) occupa la parte più bassa del cielo ed è orgoglioso di esserne il fondamento, là gli astri cessano di precipitare ed iniziano invece a risalire, ad uguale distanza da sé tale punto vede il sorgere ed il tramonto. Questi luoghi del cielo son quelli che posseggono la forza maggiore e che più pontentemente influenzano i destini umani … Manilius continua con la descrizione di ogni Luogo presentandoci quindi una lettura delle case per quello che è: osservazione del cielo. Nei luoghi celesti noi osserviamo una certa regione del cielo e le sue intrinseche qualità. Questo ha prodotto nei secoli una serie di indicazioni pratiche sul loro significato e su cosa possono insegnarci.

LA COSIGNIFICANZA DEI LUOGHI CELESTI
secondo la visione del Thema Mundi

Questa cosignificanza sorprenderà molti perché totalmente diversa da quella offerta dall’astrologia moderna. CASA UNO cosignificanza cancro CASA DUE cosignificanza leone CASA TRE cosignificanza Vergine CASA QUATTRO cosignificanza bilancia CASA CINQUE cosignificanza scorpione CASA SEI cosignificanza sagittario CASA SETTE cosignificanza capricorno CASA OTTO cosignificanza aquario CASA NOVE cosignificanza pesci CASA DIECI cosignificanza ariete CASA UNDICI cosignificanza toro CASA DODICI cosignificanza gemelli

 

 

 

RAGIONAMENTO SULLE COSIGNIFICANZE DEL THEMA MUNDI
CASA UNO – CASA QUATTRO – CASA SETTE – CASA DIECI
LE LORO COSIGNIFICANZE

Da un testo di Firmico tradotto da Thomas Taylor, l’autore rifiuta l’idea di un giorno preciso in cui è nato il mondo: “Il mondo non ebbe origine in un giorno definito, né ci fu mai un momento in cui il mondo fu creato dalla volontà di un intelletto divino o dalla divina provvidenza; la fragilità umana non si è spinta fino al punto di concepire o tentare di spiegare l’origine del mondo, in particolare per il fatto che la sua periodica distruzione, che si compie per via di una conflagrazione o di un diluvio, avvenga ogni 300.000 anni. … Quegli uomini divini hanno saggiamente inventato questo oroscopo del mondo”. La struttura del Thema Mundi è quindi l’osservazione della disposizione degli astri visibili in una ipotetica creazione del mondo, all’interno di un diagramma simbolico che, tuttavia, ci ricorda la disposizione ordinata delle cose, almeno nel linguaggio astrologico.

Il Luogo Dieci o Medio Cielo vede nel Thema Mundi il segno Ariete. Questo luogo rappresenta ciò che è al centro del cielo, visibile, imperante. L’Ariete come segno al medio cielo intende rappresentare la manifestazione del mondo stesso, nel suo splendore e nella sua magnificenza. Tuttavia sappiamo che l’inizio è rappresentato dal Luogo Uno o Ascendente, dove nel Thema Mundi rintracciamo il segno del Cancro che stava quindi sorgendo al momento della nascita del mondo. Prima di tutto il segno cancro è il domicilio conferito alla Luna: il Cancro è la Porta degli Uomini, quindi è posto come segno sorgente all’orizzonte perché rappresenta la nascita dell’umanità, ovvero le anime che si incarnano. Vediamo infatti che in opposizione al Cancro, nel Discendente ovvero Luogo o Casa Sette nonché luogo tramontate, incontriamo il Capricorno che è la seconda Porta del Sole, chiamata Porta degli Déi, dove si accede al mondo divino, spirituale, dice infatti Valente che è “il luogo del tramonto del mondo”, è dove l’uomo ritorna, la soglia che supera al termine della sua incarnazione. Il Cancro rappresenta l’incarnazione delle anime nel corpo. Il Capricorno distrugge questo legame, riportando il corpo alla terra e le anime agli Déi. L’Ascendente è quindi il punto iniziale, l’incarnazione, il legame tra anima e corpo, la germinazione dello spirito nella materia: è la prima manifestazione della vita. Mentre il Capricorno è la dissoluzione delle forme e il riportare all’origine ogni cosa, quindi è separazione: non a caso il segno è definito mutilato in quanto metà pesce e metà capra, come a ricordare l’unione nell’uomo di due parti una animica (pesce) e una più materiale (capra), destinata alla separazione al termine dell’esperienze terrestre.

Nel segno Ariete incontriamo la manifestazione della creazione, così posizionandosi al Medio Cielo del Thema Mundi questa energia intende rappresentare la vita che si manifesta nella sua reale potenzialità, nell’interazione tra materia e spirito. Igino ci riporta l’immagine di un segno che intende rappresentare il ritorno al vigore di tutta la creazione (De Astronomia), mentre Macrobio afferma “quando il cielo e gli elementi furono purificati per raggiungere il fulgore che ora possiedono … l’Ariete si trovava in mezzo al cielo e poiché il mezzo del cielo è quasi la sommità del mondo, fu ritenuto primo fra tutti i segni, essendo apparso all’avvento della luce, come il capo del mondo” (citazione tratta da Le dimore celesti, di Giuseppe Bezza). In un certo senso ci troviamo in luogo e in una energia zodiacale che rappresenta l’istinto e la pulsione della vita stessa, la voglia di vivere, di fare, di agire, di determinare, di essere.

Il segno Ariete è in contrapposizione a quello della Bilancia che occupa nel Thema Mundi il Fondo Cilelo o Casa Quattro, è il luogo più profondo e oscuro, rappresenta in un certo senso le radici misteriose e profondissime che regolano tutta la Natura. Ovvero questo segno vuole esprimere la Legge indiscutibile che regola ogni cosa nell’Universo, regole imprescindibili a cui siamo soggetti. La sua posizione nel Thema Mundi ci ricorda che la nostra esistenza e la nostra manifestazione è soggetta alle Regole della Natura, a delle Leggi Universali, che potremmo anche definire “divine”. Nella Bilancia incontriamo l’unico segno che porta con sé l’immagine di uno strumento dedicato alla misura e al calcolo, è un segno che esprime la Ratio in relazione all’Intelligentia che permea ovunque. Solo gli sciocchi o gli sprovveduti possono ritenere che all’uomo sia concesso tutto: è una assurdità e vana gloria tipica dell’uomo vittima del mito del superuomo e del supereroe; la vita è regolata da norme, vincoli. Ogni incarnazione è sottoposta ad una Legge che è al di sopra di tutto, rispondiamo a questa Legge che è fisica (ovvero rilegata alla realtà materiale) e animica (ovvero rilegata alla realtà spirituale e intellettiva). Per intenderci: non possiamo essere “immortali” nel corpo, siamo soggetti a un ritmo che appartiene alla natura, Nasciamo e nascendo Moriamo, questo è ciò che vuole intendere la Bilancia: siamo regolati da Leggi Universali che non sono opzionali giacché l’Umanità appartiene all’universo, alla sua manifestazione, dunque alle sue regole! Il segno posizionato al Fondo Cielo del Thema Mundi vuole ricordarci che la nostra manifestazione, la nostra vita, il nostro defluire dalla vita è regolato dalle Leggi della Natura Cosmica.

È molto interessante osservare che:

  1. l’Ascendente del Thema Mundi è governato dalla Luna e, per esaltazione, da Giove: qui posizionati, rappresentano la fertilità, l’espansione della vita, la germinazione, faccio osservare che la scienza oggi considera l’inizio della vita sul pianeta terra il risultato di un complesso microclima di umidità che ha appunto permesso la germinazione delle prime forme primordiali. Luna e Giove hanno una commistione umida, fredda, temperata, un miscuglio di valori armonici, non eccessivi, non violenti, una condizione temperamentale propedeutica alla vita.
  2. Il Discendente del Thema Mundi è governato da Saturno e, per esaltazione, da Marte: i due malefici vanno a rappresentare un luogo in cui avviene, astronomicamente, il tramonto dell’orizzonte e per analogia rappresenta un luogo in cui c’è il defluire, qui i legami alla vita sono soggetti a forze estreme e violente che intendono spezzare, dividere, affinché i corpi complessi ritornino alle loro unità originarie. Poiché Porta degli Déi ciò che avviene durante il tramonto del Sole mette in evidenza cosa si intende per dei: quando il sole tramonta nel cielo appaiono immediatamente gli astri più luminosi, le divinità sono le Stelle che riappaiono alla visione dell’uomo ogni volta che si manifesta il tramonto del Sole.
  3. Il Fondo Cielo o Quarta Casa del Thema Mundi è governato da Venere e, per esaltazione, da Saturno. Qui incontriamo la legge della Natura (Venere che è in analogia proprio alla natura, bella, magnifica, ricca, magnanima) ma relazionata all’autorità di Saturno, una autorità analitica, fredda, cinica. Questa commistione Venere-Saturno e Fondo Cielo ci istruisce circa la inviolabilità delle Leggi che regolano la vita, la creazione, la manifestazione dell’esistenza, una Legge priva di “amore” o “compassione” ma rappresentata esclusivamente da regole inviolabili.
  4. Il Medio Cielo del Thema Mundi è governato da Marte e, per esaltazione, dal Sole. Incontriamo due astri fortemente connessi al calore, l’energia è fortemente orientata alle valenze ignee, e il fuoco è perfettamente coerente alla manifestazione della vita che divampa prepotentemente. Qui ci sono le pulsioni e gli istinti della sopravvivenza, ma anche l’autorità della vita che pretende di essere vissuta ed espressa.

COSIGNIFICANZA DUE OTTO SEI DODICI
COSIGNIFICANZA TRE NOVE UNDICI CINQUE
PARTE DUE – LINK

ASTROLOGIAAstrologia TradizionaleEmanuele ScialpiFrancesco Faraoni

Riflettere sul Thema Mundi

Come erano posizionati gli astri nella Creazione del Mondo? Dopo l’approfondimento di Emanuele Scialpi (video a inizio pagina), in questo articolo (a cura di Francesco Faraoni) intendo approfondire più sul piano astrologico Il Thema mundi, quello riportato da De philosophia mundi (Guillaume de Conches) che spiega la disposizione degli astri probabilmente usando le fonti di Ambrosius Theodosius Macrobius. La disposizione degli astri nel Thema Mundi è un calderone di risorse profonde da cui poter disquisire all’infinito. E’ il primo “grafico” astrologico che dovrebbe essere studiato e compreso. Ovviamente, come ci ricorda Firmico, non possiamo stabilire una data esatta dell’inizio del mondo, quindi il Thema Mundi è un’immagine totemica dell’inizio e della creazione di tutto, non solo del nostro pianeta, ma anche del sistema solare e dell’universo che dal nostro punto di vista (terrestre) osserviamo. Il Thema Mundi è un buon punto di partenza per ragionare sulla disposizione dei pianeti (Mercurio Venere Marte Giove Saturno) e dei luminari (diurno Sole notturno Luna) in relazione anche alle loro dignità conferite dalla tradizione. In un certo senso rappresenta il corpus hermeticum della dottrina astrologica specialmente di tradizione ellenistica. Quindi è una fonte potenziale di ratio (ragionamento) nel comprendere la logica del sistema astrologico, nonché per comprendere l’intelligentia che vi è dietro questo sistema.
.
.
Intanto, vorrei ragionare sulla sottile ma netta differenza tra ratio e intelligentia, con questa citazione tratta da SPHAERA – Leo S. Olschki Editore.
.
La superiorità della conoscenza divina su quella umana è una maggiore perfezione che non è soltanto di ordine gnoseologico, ma che è anche di ordine ontologico. La ratio appartiene alla natura meno perfetta dell’uomo mentre l’intelligentia appartiene a quella più perfetta di Dio. Lo stesso vale per la durata: l’essere divino e la durata divina sono superiori all’essere dell’uomo e alla durata dell’uomo, così che se la conoscenza umana avviene nel tempo, la conoscenza divina avviene nell’eternità; se il tempo è molteplice, l’eternità è unitaria; se gli istanti (nunc) del tempo sono passati, presenti e futuri, l’istante dell’eternità divina è un presente atemporale al quale Dio riconduce e innalza le volontarie azioni umane future. E poiché l’eternità divina è la “interminabilis uitae tota simul et perfecta possessio” (De consolatione philosophiae), i futuri liberi non possono che esservi contenuti secondo le modalità dell’eternità divina medesima. Ciò comporta che essi vi esistano allo stesso modo e tutti insieme, per cui Dio che li prevede li conosce perché essi sono simultaneamente sottoposti al suo sguardo. (pag. 55-56, Il centro e la circonferenza. Proclo, Boezio e Tommaso D’Aquino).
.
.
.
.
Il Thema Mundi è criticato da Firmico (o meglio l’idea che esista un giorno specifico della creazione del mondo è discusso da Firmico).  Da un testo di Firmico tradotto da Thomas Taylor, l’autore rifiuta l’idea di un giorno preciso in cui è nato il mondo: “Il mondo non ebbe origine in un giorno definito, né ci fu mai un momento in cui il mondo fu creato dalla volontà di un intelletto divino o dalla divina provvidenza; la fragilità umana non si è spinta fino al punto di concepire o tentare di spiegare l’origine del mondo, in particolare per il fatto che la sua periodica distruzione, che si compie per via di una conflagrazione o di un diluvio, avvenga ogni 300.000 anni. … Quegli uomini divini hanno saggiamente inventato questo oroscopo del mondo. Mi sembra utile spiegare la natura di questa divina composizione, in modo che il mirabile ragionamento alla base di questo schema congetturale possa essere illustrato secondo le regole dell’arte astrologica”. La struttura “simbolica” del Thema Mundi è una perfetta osservazione della disposizione ordinata degli astri visibili e ci permette di usarla come riferimento, nella nostra mente creativa, per ricordarci l’origine delle cose e la perfezione di questa disposizione.
.
.
L’inizio del mondo e della creazione è osservato con l’ARIETE posto nel medio cielo, non dunque nell’ascendente dove si trova il CANCRO.
L’Ariete come segno al medio cielo intende rappresentare la “manifestazione del mondo stesso”, nel suo splendore e nella sua magnificenza. Igino ci riporta l’immagine di un segno che intende rappresentare il ritorno al vigore di tutta la creazione (De Astronomia), mentre Macrobio afferma “quando il cielo e gli elementi furono purificati per raggiungere il fulgore che ora possiedono … l’Ariete si trovava in mezzo al cielo e poiché il mezzo del cielo è quasi la sommità del mondo, fu ritenuto primo fra tutti i segni, essendo apparso all’avvento della luce, come il capo del mondo” (citazione tratta da Le dimore celesti, di Giuseppe Bezza).
.
La prima osservazione è che viene posto al medio cielo, potenza vigorosa della creazione, il segno che è l’esaltazione del SOLE che nel Thema Mundi è posizionato nel Leone, suo domicilio. Mentre all’ascendente troviamo il segno CANCRO che stava quindi sorgendo al momento della nascita del mondo. Prima di tutto, il segno è il domicilio che è stato conferito alla Luna, ma in questa energia zodiacale troviamo una interessante indicazione sul concetto di PORTE DEL SOLE: il Cancro è la Porta degli Uomini, quindi è posto come segno sorgente all’orizzonte perché rappresenta la nascita dell’umanità, ovvero le anime che si incarnano.
.
Vediamo che in opposizione al Cancro, nel Discendente luogo tramontate, troviamo il Capricorno che è la seconda Porta del Sole, chiamata Porta degli Déi, dove si accede al mondo divino, spirituale, dice infatti Valente che è “il luogo del tramonto del mondo, significa le angustie e le fatiche”, è dove l’uomo ritorna, la soglia che supera al termine della sua incarnazione. Al segno Ascendente è posizionata la Luna, al segno discendente Saturno, che sono i rispettivi domicili.
.
.
L’Ariete posto invece nel mediocielo è legato a Marte che troviamo nel Thema Mundi in Scorpione, ad occupare il domicilio notturno, quello che è considerato “migliore” per il pianeta perché qui è più possibilista, più ammorbidito nelle sue valenze di eccesso collerico. Ma in opposizione al segno del mediocielo, incontriamo Venere e il Segno Bilancia: se il segno del Cancro (dell’Ascendente nel Thema Mundi) rappresenta la Porta degli uomini, e se il segno Capricorno (del discendente nel Thema Mundi) rappresenta la Porta degli dèi, il segno dell’Ariete (del Mediocielo nel Thema Mundi) rappresenta l’autorità della vita, l’espressione autorevole dell’esistenza incarnata, molte disamine sul segno lo vedono personificato da un Pastore proprio perché in questa posizione intende rappresentare la vita che è già incarnata e si sta manifestando nel suo potere e nella sua potenzialità. In opposizione la Bilancia, nel Thema Mundi il segno è posto nel Fondocielo luogo più buio e profondo, la radice della creazione dove soggiace un’energia definita da molti autori “politica e giusta” che quindi esprime moralità, etica e senso estetico, è il fondamento della creazione dove ogni cosa è soppesata e ricerca un equilibrio possibile.
.
.
L’astrologo Robert Schmidt propone proprio osservando l’immagine totemica del Thema Mundi una cosignificanza relativa alle case celesti in relazione alla disposizione degli Astri nella Creazione del Mondo. Non è una idea nuova, già in passato diversi autori hanno ragionato su queste analogie; per esempio sul segno Aquario secondo Retorio, Aegyptia excerpta ex Teucro Babylonio de duodecim signis è nella disposizione della Nascita del Mondo (Thema Mundi) seguente l’angolo del tramonto (in parole semplici è segno della Casa otto del Thema Mundi), quindi è luogo che insegna sulla morte. È il più freddo dell’anno, infatti risulta opposto all’estremo caldo del Leone, Macrobio lo considera il più lontano dal temperamento umano e per questo è considerato luogo di purgazione. Retorio definisce questo segno nekrodes ovvero simile ad un morto e akneron ovvero timido, riservato, ritirato. L’Aquario è visto anche da Albumasar come segno della modestia degli uomini, Vettio Valente lo ritiene un segno che può portare affanno, lotta, doveri, lavori aspri. Limitandomi solo all’osservazione del Thema Mundi è evidente che il concetto di “morte, simile a un morto” e i caratteri cupi del segno, sono in parte ispirati anche dalla visione ellenistica del Thema Mundi.
.
.
Vi propongo la tabella delle cosignificanze indicata da Robert Schmidt, che se anche possiamo non condividere e ritenere sbagliata, è comunque una “chiave di lettura” del sistema astrologico, basata sul Thema Mundi; queste analogie le affronterò prossimamente, analizzando ogni posizione e cercando di riflettere che tipo di analogie possiamo trarvi. A presto.
.
.
VIDEO realizzato da Emanuele Scialpi
ARTICOLO realizzato da Francesco Faraoni
.
.
.
COSIGNIFICANZA DEI LUOGHI CELESTI
ISPIRATE DAL THEMA MUNDI
SECONDO L’ASTROLOGO ROBERT SCHMIDT
.
CASA ZODIACALE COSIGNIFICANZA ZODIACALE COSIGNIFICANZA PLANETARIA
CASA UNO CANCRO LUNA
CASA DUE LEONE SOLE
CASA TRE VERGINE MERCURIO
CASA QUATTO BILANCIA VENERE
CASA CINQUE SCORPIONE MARTE
CASA SEI SAGITTARIO GIOVE
CASA SETTE CAPRICORNO SATURNO
CASA OTTO AQUARIO SATURNO
CASA NOVE PESCI GIOVE
CASA DIECI ARIETE MARTE
CASA UNDICI TORO VENERE
CASA DODICI GEMELLI MERCURIO
.
.
[adrotate banner=”1″]
ASTROLOGIAAstrologia TradizionaleFrancesco Faraoni

L’Asse Hybris-Tisis, luogo di Nemesis

Dopo aver affrontato l’Asse Tifonico 2-8 (articolo qui), concludo il mio riflettere relativo alle Case Malefiche con questo approfondimento, generale, sull’Asse 6-12. Intanto parto dal ricordare che per case malefiche si intendono luoghi delle case celesti dove i pianeti e le energie in gioco distorcono e alterano le normali istanze. Se un SOLE significa gioia di vivere e ottimismo quando è presente in una casa malefica, questa energia non viene annullata, tuttavia è compromessa e quindi esprime suoi lati oscuri e più misteriosi. Come già detto, in Astronomicon di Manilio ci viene ricordato dall’Astrologo poeta che queste dimore sono malefiche perché qui l’oscurità è complessa, e il gioco tra ombre e luci è ambiguo e torbido, qui le stelle del firmamento non possono rispondere in modo chiaro e netto. Inoltre, le case zodiacali 2 8 6 12 sono considerate le più deboli rispetto a tutte le altre, quindi i pianeti qui posizionati non si esprimono nel loro massimo potenziale. Le case più forti sono quelle angolari in ordine 10 1 4 7, ma ne parlerò in un’altra occasione.

Se nell’Asse 2-8 abbiamo TIFONE, chi potremmo incontrare nell’Asse 6-12? Mentre Manilio fa una chiara analogia mitologica per la casa 2-8, non ce ne offre una per la casa 6 e 12.

La casa 6 12 è strettamente legata alla Natura che è fuori e dentro di noi. Come mito possiamo evocare la Collera di Nemesi – dea della giustizia – nei confronti della tracotanza dell’uomo, in quest’asse zodiacale si esprime l’HYBRIS ovvero la tendenza dell’uomo a ribellarsi nei confronti degli ordini costituiti dalla Natura, cosa che comporta la TISIS ovvero la punizione divina. Dunque l’asse Casa Sei – Casa Dodici è l’Asse Hybris-Tisis in analogia al tentativo dell’uomo di superare i suoi limiti non in modo costruttivo, ma attraverso la violazione di norme immutabili della Natura, questo tentativo è frutto della frustrazione e della insoddisfazione, che produce tracotanza e perpetuo errore, dunque un senso del limite per l’incapacità di accettare sé stessi e la propria natura.

L’Argomento è veramente ampio e articolato, che non potete pretendere io possa disquisire in un articoletto… ma in linea generale in queste due case zodiacali noi osserviamo il senso del limite, ciò che appartiene però alla nostra natura e che dovremmo integrare, accettare. Qui non si parla di un “limite” inteso come una “paura di non farcela”, qui parliamo di limiti naturali, imposti da una legge che è al di sopra delle nostre aspettative vocazionali; per spiegare ciò che intendo è per esempio voler volare con le proprie braccia, cosa che non possiamo fare ma che vogliamo a tutti i costi, così possiamo diventare un po’ come Icaro, le ali di cera inesorabilmente si sciolgono nella Luce della Legge Natuale, facendoci precipitare perché non siamo dotati di ali. Tuttavia è anche un’asse che spinge e stimola l’ingegno e la manualità, quindi l’invenzione tecnica: l’uomo ha da sempre desiderato di volare e rendendosi conto che la Natura non gli ha concesso questo dono, si è ingegnato e ha inventato tanti strumenti per farlo, fino ad arrivare ad oggi alle navicelle spaziali che ci permettono di volare… nell’universo!!!

Capite che è un’asse complicata da spiegare in due parole? Intanto sono malefiche perché: in casa XII abbiamo la gioia di Saturno e in casa VI la gioia di Marte. Che non significa che i due pianeti in queste case diventano gioiosi e felici, quindi buoni. No… gli autori antichi ci indicano queste gioie sottolineandoci che i malefici presenti in queste case agiscono meglio nella loro natura malefica, infatti gioiscono perché sono liberi di fare danni come vogliono e come desiderano. L’Asse sei dodici è l’asse di Nemesi e della vendetta della Dea Giustizia nei confronti dell’uomo che intende superare la Natura, non in modo costruttivo (l’invenzione dell’aereo per volare, soddisfacendo un desiderio inconscio di volare) ma invertendo gli ordini della natura e alterando equilibri che non possono essere alterati.

Anche in astrologia c’è un concetto di etica… fino a dove l’ingegno umano può spingersi? Questo è ciò che ci domanda l’asse sei dodici: perché qui abbiamo i limiti della natura, ma in quanto tali abbiamo anche la possibilità di affrontarli e superarli, attraverso l’ingegno, la manualità, o altre decisioni, comunque decidendo di contravvenire un ordine.  Nell’Asse Sei Dodici si conclude un ciclo, sono le due case che sigillano l’ecosistema: questi luoghi sigillano l’arco notturno e l’arco diurno, sono importanti luoghi della soglia dove siamo comunque liberi di scegliere cosa fare e come muoverci. La Casa Sei ci parla in particolare del Limite della Natura ovvero delle Leggi che la Natura impone al nostro esistere come organismi viventi; la Casa Dodici ci parla del desiderio di infinito e di eternità, quindi della voglia di superare questi limiti. Se questo limite e questo desiderio non risutano equilibrati, e sostenuti, il rischio è quello di una violenta frustrazione o di una castrante sensazione di mediocrità, incapacità, inadempienza, difficoltà nel concretizzare e soddisfare sé stessi.

In linea generale nell’Asse Sei Dodici abbiamo una serie di energie che possiamo mettere in analogia a questi concetti:

  • Nemesi come divinità ovvero come punitrice dell’egocentrismo, è la vendetta degli Dei contro l’uomo anti-eroico che sfida le leggi immutabili della natura e della creazione, con supponenza, tirannia, violenza, contravvenendo un ordine: i pianeti in quest’asse possono certamente indicarci una certa indolenza nel nostro rapporto con ciò che consideriamo limite, ovvero sono pianeti che stimolando un grande desiderio in noi, ci spingono a volere o desiderare cose particolari che spesso non rispondono ad un criterio reale di fattibilità; la sfida dei pianeti in dodicesima e in sesta è proprio quella di riconoscere i nostri potenziali, attraverso i nostri limiti.
  • Hybris ovvero grande desiderio e grandi aspettative, centralità dell’ego, spesso i pianeti in queste dimore ci spingono a desiderare qualcosa di grande e grandioso, ci spingono a fare sogni importanti, a voler conquistare vette altissime, però questo desiderio lo si intende raggiungere senza comprendere bene i propri limiti, e questo crea un atteggiamento insistente, a volte ossessivo e ripetitivo, mettendoci di fronte a grandi limiti e a grandi sfide, possiamo dunque assumere atteggiamenti saturnini (cinici e spietati) oppure atteggiamenti marziali (violenti e ingerenti, impositivi) con lo scopo di arrivare ai nostri obiettivi a tutti i costi, abbiamo grandi desideri che non è detto siano necessariamente materiali, possono anche essere desideri spirituali, di raggiungere vette elevate, senza però un iter corretto, o senza riconoscere realmente la propria autenticità  e i propri limiti.
  • Tisis ovvero punizione divina…. il desiderare oltre i limiti della natura, può dunque condurci alla frustrazione, al vincolo, alla dipendenza, all’ossessione, perché ci rendiamo conto che pur desiderando qualcosa ardentemente, non riusciamo ad ottenerla, e questo genera sentimenti contrastanti e violenti, di insoddisfazione, fragilità, malessere. Abbiamo a che fare con una serie di limiti che però invece di riconoscere e comprendere, cerchiamo di sfidare e superare, il più delle volte scontrandoci con stati di profonda insoddisfazione.

L’accettazione del limite non è una sconfitta: come dichiara in numerosi suoi saggi l’esperto in psico-oncologia Roberto Gislon l’accettazione del limite è un equilibrio tra passività e attività, collegato alle aspettative del passato e alla realizzazione del presente e dei progetti per il futurocomprendere che siamo fatti anche di limiti e accettare quindi i nostri tempi e i nostri limiti, significa anche permettere alla fattibilità di esprimersi concretamente e di realizzare ciò che è realmente autentico, cioè ciò che realmente ci appartiene.

Ho un archivio abbastanza ampio di carte di nascita relativi a clienti che presentano un’asse sei dodici importante. I casi più emblematici riguardano per esempio alcuni individui che con presenze importanti in queste case, hanno vissuto il senso del limite come una sorta di impotentia generandi, in senso simbolico: non sono all’altezza, mi sento incapace, mi sento mediocre. Ho alcuni esempi anche di persone che si lasciano andare a sostanze che alterano la mente, allo scopo di fuggire via dalla “realtà” quindi dall’accettare il limite, rifugiandosi dietro qualche droga o qualche atteggiamento alienato. Ma in alcuni casi ho la presenza di carte in cui l’asse sei dodici è caratterizzata da governatori ben messi, o dove ci sono benefici che supportano: ecco che la sofferenza e il limite diventano materiale poetico per comprendere la vita e l’esistenza, anche nell’accettazione della sofferenza o nel saper riconoscere la parte del mondo in cui alberga il dolore. L’attivazione di quest’asse conferisce comunque una comprensione della sofferenza, cioè ci fa capire che esiste anche la sofferenza nel mondo, in casi molto estremi si tende a voler raggiungere cose che non sono realizzabili DE RERUM NATURA ovvero per una ragione di Legge Naturale, questo crea un sentimento mediocre perché si è incapaci di riconoscere il mondo che circonda macroscopicamente e microscopicamente; ciò genera l’humus della frustrazione e dell’insoddisfazione. Mentre se si riesce a compensare queste energie e a trasformarle in conflitti attraverso cui crescere e comprendere il mondo esteriore e interiore, l’asse sei dodici può spingerci ad aprire la mente, a riconoscere il Piano Divino insito in ogni cosa, ci spinge a vederci come individui finiti (ovvero con una realtà materiale chiara e netta) ma proiettati nell’infinito (ovvero spinti a ricercare la cosa più profonda, il mistero della creazione).

Venere è molto amica di MARTE quindi una Venere in relazione alla VI aiuta molto a compensare il senso del limite e la frustrazione spingendoci più alla voglia di capire e di comprendere i desideri più profondi della coscienza. Giove è molto amico di SATURNO quindi un Giove in relazione alla XII aiuta molto a compensare il desiderio di varcare il finito per addentrarci nell’infinito, aiuta a compensare le paure e le paranoie, le ossessioni e gli incubi, anche accettando la natura per quel che è.

Mentre particolari lesioni della VI e della XII non depongono a favore per immaginare una tranquillità emotiva del soggetto: avremo qui atteggiamenti ossessivi o compulsivi, nonché tendenze a voler evadere la realtà perché incombe la sensazione netta di avere dei limiti e pur consapevoli che dovremmo piuttosto conoscerli e comprenderli, ci ostiniamo a volerli superare spesso facendoci del male.