Categoria: Astrogenealogia

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Astrogenealogia: la genitorializzazione dei partner | Rossana Strika

Ho spesso sognato di lavorare come investigatrice privata. Mi intrigava l’idea di agire in anonimato, di vedere e sapere cose senza palesarle. Di osservare con occhio indagatore le trame e gli sviluppi delle storie delle persone. Ed è effettivamente diventata la mia professione, in un modo inedito ed ancor più coinvolgente poiché vi si aggiunge un tassello fondamentale: il portare fuori la mia esperienza, osservandola nelle persone. La funzione più affascinante dell’Astrogenealogia, secondo me, è proprio quella relativa all’investigazione e alla successiva composizione del puzzle energetico che prende forma attraverso i racconti dei vissuti famigliari. Un’indagine che, attraverso una rilettura aggiornata del passato, ci permetta di vivere in quello che chiamo un “buon presente”, mettendo quindi delle solide basi di un prospero avvenire.

Uno degli inviti che porgo alle persone che arrivano in consulenza è quello di uscire dalle apparenze dei ruoli anagraficamente registrati. Poiché la rappresentazione teatrale famigliare è ben lontana dal contenersi nel palcoscenico domestico e i contenuti recitati si avvalgono di copioni conosciuti ed inconsciamente ripetuti. In questo articolo, riprendendo un discorso iniziato nell’ultimo video registrato sul canale You Tube di The Sun Astrology dal titolo “La relazione in Astrogenealogia”, desidero focalizzare l’attenzione sulla tematica della genitorializzazione dei partner.

Inizio subito col dire che si tratta di un meccanismo frequentissimo, soprattutto attivo in una parte della vita in cui ancora non abbiamo intrapreso un percorso di consapevolezza; la tematica agisce in maniera ancora più insidiosa ed inconscia quando i genitori di almeno uno dei due partner sono trapassati: in questo caso eventuali irrisolti con le figure primordiali di accudimento vengono archiviati e rimossi nell’ingannevole tranello mentale che il decesso genitoriale ponga automatica fine al rapporto.

La funzione genitoriale può venir espletata da chiunque e non dobbiamo nemmeno cadere nelle identificazioni di genere poiché la funzione materna può venir rappresentata inconsciamente dal partner in incarnazione maschile.

In questo caso una delle funzioni più importanti del rapporto di coppia sarà quella di offrire un territorio di ri-sperimentazione e di eventuale guarigione di tali dinamiche pregresse ed appartenenti in qualche misura ad entrambi i partner. Poiché a volte la sperimentazione esterna alla famiglia di base è maggiormente funzionale, consentendo una miglior guarigione dello schema completo, comportando anche la parallela interazione tra due sistemi famigliari con speculari esigenze.

Siamo nella tematica dei membri importati tra sistemi.

Risulta chiaro che si tratta appunto di tematiche che appartengono ad entrambi, nessuna delle due persone infatti è realmente energeticamente rivolta alla coppia, entrambi sono ancora “girati” verso la famiglia di origine e, se vogliamo parlare chiaramente, da un certo punto di vista non formano nemmeno una coppia, pur stando assieme da e per molti anni.

Si tratta di modelli in cui l’amore si con-fonde con l’assenza.

Assenza di un certo tipo di relazione poiché il posto interiore del compagno/a è già occupato da un’altra persona. Si tratta di un’inversione di ruoli energetici assai chiara: il partner che genitorializza, cioé quello che funge da figlio del partner (e ciò avviene in questi tipi di coppia in momenti di alternanza di ruoli), solitamente si relaziona ad una persona che sta sostituendo il ruolo del partner con uno dei suoi genitori (incarnati o no), e che non ha quindi spazio interiore per una relazione di coppia.

Entrambi da un certo punto di vista non ce l’hanno, nemmeno la persona che vive la mancanza dei genitori e ne piange l’assenza, cercando di colmare un vuoto attraverso un partner.

Richiamando energeticamente un partner assente emotivamente poiché indisponibile, già altrove impegnato.

In questo tipo di relazioni troviamo spesso nei temi natali dei componenti una dinamica tra Venere e Nettuno, anche non come aspetto radicale evidente ma sicuramente almeno come richiamo. Ad esempio potremmo trovare una settima casa nel segno dei Pesci, oppure Nettuno sistemato in una casa di cuspide venusiana oppure Venere in casa dodicesima, considerando naturalmente il segno in cuspide come parlante. Oppure aspetti Venere/Nettuno (sia armonici che disarmonici), l’aspetto armonico a volte rappresenta uno spontaneo indugiare nelle illusioni maggiore rispetto alla disarmonia. Diamo uno sguardo anche ai temi natali dei nostri genitori poiché i collegamenti diverranno evidenti ad un occhio allenato. Talvolta ho visto anche, parallelamente, Mercurio in Bilancia (disposto da Venere) o relazioni Mercurio/Venere nei temi natali di persone che si sentono inconsciamente partner dei propri genitori. Risulta ovviamente di parlantissima osservazione la sinastria in chiave astrogenealogica con la formazione di Yod per sinastria. Dentro di loro dunque coesistono due figure: il genitore con cui si forma coppia energetica ed il partner con cui si funge da genitore o, in alternativa, da figlio (se il genitore è considerato un partner).

Comprendo che, ad una prima lettura, ciò che ho descritto può apparire come un astruso meccanismo complesso per la comprensione razionale e, poiché nemmeno per me è semplicissimo tradurre in parole tali intricati disegni, proverò anche a fare uno schemino esplicativo, di virginiana utilità e saturnina essenzialità.

  • Due persone a volte si incontrano per risolvere/dissolvere antichi modelli genitoriali e di coppia. Questo accade molto spesso nei matrimoni, e la legalizzazione dell’unione sancisce la presenza del tempo e dell’inevitabilità del contatto con tali dinamiche. L’unione può tuttavia avere obiettivi energetici diversi dal formare una coppia e, ad un certo punto, ci si sente delusi mentre in realtà magari i reali scopi sono stati ottenuti ed il rapporto ha esaurito la sua funzione
  • Entrambi sono rivolti ai ruoli ricoperti nelle famiglie d’origine, incarnate o no
  • Se, almeno da una parte, i genitori sono disincarnati, se ne sente mancanza palpabile
  • Si cerca l’amore dei genitori assenti richiamando assenza, poiché l’amore viene interiormente identificato con l’assenza
  • Si tende al richiamo di un partner energeticamente indisponibile, poiché lo stesso sta sostituendo il ruolo di partner di un genitore (per amore, percependone la solitudine)
  • In quel cuore dunque non vi è spazio per una ridefinizione della lealtà ad un compagno/a poiché in fondo ci si sente traditori, è questione di riconfigurazione di lealtà (il posto del partner è già occupato dal genitore)
  • Ma se il genitore è sentito come partner non è genitore, quindi alternativamente entrambi i partner entrano in una complicità energetica di genitorializzazione reciproca 

Nel momento in cui si inizia a lavorare su di sé, ci si rende conto dell’assenza di rapporto e vi è la possibilità di maturare reciprocamente attraverso un grandissimo lavoro di coppia che, però, non sempre è possibile: a quel punto i sentieri delle due persone spesso prendono strade di guarigione diverse e ci si separa.

Ove presenti, è possibile che i figli proseguano con questo modello almeno finché una diade genitore/figlio trasforma il meccanismo, liberando la possibilità per tutti di instaurare una relazione di coppia felice e libera. Il tentativo interiore di spezzare questo schema è il motivo reale di tante liti, anche apparentemente sciocche, che avvengono tra genitori e figli quando è tempo di tornare ognuno ai propri corretti ruoli ed amarsi in modo più sano e libero.

Infatti, quando i genitori si separano, tendono a formarsi altre coppie simboliche. E la tensione alla ripetizione del modello è frequente, per cui i figli sostituiscono energeticamente il partner perduto dal genitore. Questi fenomeni accadono spessissimo e si necessita di un grande lavoro di strutturazione interiore dei genitori e di umile compassione poiché, quando si vede a posteriori il disegno, il senso di errore li accompagna e Saturno comincia la sua opera di demolizione interiore. Ci si giudica severamente, attraendo giudici esterni e critiche che tutto sono fuorché costruttive. Possono essere modelli antichissimi che partono da antiche identificazioni dell’amore con l’assenza, partner deceduti o dispersi, la cui scomparsa non ha consentito una completa elaborazione interiore. E allora ci si pone in posizione di attesa, che le cose cambino, che il partner comprenda, che forse si sistema tutto, che forse forse forse…

Questi sono temi che entrano in azione di più laddove nel sistema famigliare vi sono lutti non elaborati che cercano pacificazione, in tal senso anche le Costellazioni famigliari danno un grande contributo al riordino delle funzioni energetiche. Poiché l’apparenza non è la sostanza, come genitori siamo convinti a volte di agire per il meglio, in totale buona fede ma nell’immaturità ed inconsapevolezza spirituale. E due genitori che formano una coppia di apparenti partner che si genitorializzano reciprocamente sono due bambini al pari dei loro figli che, in realtà, si ritrovano ad essere energeticamente orfani di una guida. E iniziano a responsabilizzarsi precocemente, fungendo prima da genitori dei propri genitori e, successivamente e in caso di separazione, da partner degli stessi.

Eppure, sebbene possa apparire come un lavoro titanico, posso dare testimonianza diretta del fatto che si possono trasformare tutte queste dinamiche che hanno poi come effetto secondario la cocreazione e riproposizione di antiche competizioni fraterne. Quando i figli cominciano a vivere relazioni di coppia felici, come genitori possiamo intra-vedere palpabilmente la guarigione dagli schemi, poiché è in atto una grande liberazione ed un grande alleggerimento per tutti. Ma anche negli impegnativi anni in cui un transito sfidante di Saturno ci porta a lavorare intensamente e con grande chiarezza di evidenza su questi temi, la compassione per noi stessi è fondamentale, il per-dono a sé stessi e per non aver compreso per molti anni, per aver proiettato dei film sugli altri. Anche il principio di Nettuno diventa importantissimo.

Poiché, come Saturno ricorda bene, non importa quando ma importa arrivare al senso delle cose con perseveranza, costanza e tanta determinazione. Senza mollare mai, pur nel dolore e nel temporaneo scoraggiamento.

I frutti maturano e, ad un certo punto, si raccolgono.

Con Amore infinito per l’Essere Umano.

Rossana

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Fuorilegge famigliare: dalla riconoscenza alla gratitudine | Rossana Strika

Desidero oggi rendere scritta una riflessione che mi accompagna in questo periodo, resasi più evidente attraverso le consulenze. Siamo in quella tappa di sviluppo globale che amo tanto definire come il passaggio evolutivo dalla Pecora Nera al Fuorilegge famigliare, riconsiderando completamente eventuali immagini interiori evocate dal termine “Fuorilegge”.

La tematica mi è molto cara perché, in primis, si tratta di un passaggio che ho vissuto nell’individuale e che porto esperienzialmente nel Collettivo. Sarebbe assai riduttivo poter anche solo pensare di confinare il nostro vissuto energetico famigliare all’interno delle mura domestiche. Lo definisco vissuto energetico poiché i ruoli recitati nei palcoscenici famigliari sono ben lontani dalle definizioni anagrafiche e l’indagine astrogenealogica di stampo moderno mira ad identificare i reali movimenti e le attribuzioni di ruolo.

Dalla famiglia all’ambiente di lavoro, ai rapporti con gli amici, alle relazioni, tutto si tinge di quelle sfumature che conosciamo così bene da confonderci con esse. Uno dei passaggi energetici che contraddistingue il Fuorilegge è la capacità di sviluppare Gratitudine, distinguendola dalla Riconoscenza.

Nella vibrazione della Riconoscenza ritroviamo infatti ancora le caratteristiche dell’energia/Pecora Nera, ovvero quella limitazione che crea una sensazione di debito, quel voler cercare riconoscimento attraverso la Riconoscenza verso qualcosa o qualcuno. E rimanere fermi. E apparentemente inermi sotto il peso della Riconoscenza, Saturno docet.

Uno dei primi passi verso il riequilibrio di questa stagnante energia è un’apparente ribellione, un dire basta. Sulla base della Riconoscenza e del relativo debito energetico si crea infatti il terreno fertile per i soprusi, gli sfruttamenti ed il senso di colpa: poiché l’energia non ha modo di essere pariteticamente scambiata, vi è un apparente fermo al sentirsi in debito. Quante volte abbiamo ricevuto aiuto da qualcuno e, nella Riconoscenza, ci siamo sentiti inferiori scambiandola per Gratitudine.

Siamo anche rimasti in luoghi, spesso lavorativi, inadatti a noi solo perché qualcuno poteva aver messo la classica “buona parola” o ci aveva donato una buona occasione, senza contare la doppia Riconoscenza di chi lavora in famiglia. Ciò spesso impedisce anche di verificare le proprie qualità poiché si rimane fermi al senso di fortuna nel sentirsi finalmente accettati in un luogo e si perde di vista completamente il nostro prezioso e fondamentale contributo in e per quel luogo. Per chi lavora nelle aziende di famiglia accade spesso che, pur sentendosi portati verso altre occupazioni, si rimanga fermi per Lealtà inconscia alla famiglia stessa, una Lealtà di tipo limitativo ovviamente. Non sempre accade poiché alcune persone sono felici di lavorare nell’azienda di famiglia, riferisco ai casi in cui questa gioiosa emozione non sia presente.

Quando poi il nostro Essere dice basta, all’esterno iniziano a piovere i giudizi e spessissimo ci si sente dire “Sei un ingrato, in fondo sei stato aiutato!”. E meno male, perché l’energia dell’In-gratitudine trasforma e inverte la marcia, dalla Riconoscenza in cerca di riconoscimento esterno della Pecora Nera al portare Gratitudine dentro di sé del Fuorilegge famigliare, nell’In-gratitudine.

Solo creando internamente Gratitudine apriamo la porta al divenire grati ad ogni cosa e ad ognuno. La Gratitudine è un’energia di tipo espansivo, laddove la Riconoscenza è ritentiva. Il Fuorilegge famigliare attrae miracoli attraverso la Gratitudine principale, quella verso la vita e verso chi gliel’ha tramandata. Riconosce in sé stesso tutte le qualità e capacità di creare una vita piena senza il bisogno di sentirsi in debito con qualcuno e senza il bisogno di riconoscimento esterno.

La Gratitudine apre laddove la Riconoscenza può chiudere, e noto questo meccanismo in azione spesso nelle persone che hanno ricevuto doni materiali o eredità famigliari. Si tratta anche di un lavoro interiore sul senso del meritare e del ricevere. Laddove si riceve qualcosa in eredità, potrebbe esserci la sensazione di dover contraccambiare il dono e non poterlo fare, ecco allora il congelamento nella saturnina Riconoscenza.

Allora quel bene diventa intoccabile, poiché chi ce l’ha tramandato vive in dimensioni diverse, eppure l’Amore non conosce barriere spazio-temporali.

Chi di noi non ha sentito un senso di malessere nello svuotare un vecchio appartamento ereditato? Quasi un senso di violazione della privacy, come se quel bene non ci appartenesse davvero e noi non fossimo degni di riceverlo?

Onorare l’eredità può anche voler dire riutilizzare quel dono per onorare la vita, ristrutturando il bene ereditato o reimpiegando il denaro ricavato per un investimento su di sé, un nuovo appartamento o un piccolo luogo dove svolgere la nostra attività. E la Riconoscenza si trasmuta in Gratitudine, nell’onorare il dono investendolo nel nostro Progetto personale di nascita, facendoci portatori del ricircolo energetico.

Poiché tutte le forme possono mutare.

La Pecora Nera invece passa spesso dalla finta Riconoscenza urlando a gran voce “riconoscimi!” all’Ir-riconoscenza, in una compulsiva ribellione del “se tu non mi riconosci io non ti riconosco”. Inutile dire che in questo oscillare tra due energie sterili nulla si crea se non emarginazione e rabbia.

Nel primo passaggio all’apparente In-gratitudine invece, anche se esternamente si vive l’energia della possibile critica o della disapprovazione, ci si muove per portare riequilibrio interno alla Riconoscenza che è focalizzata solo verso l’esterno. E si impara che l’esterno può cambiare solo se muta l’interno.

Nessun debito, nessun credito, questa è la neutralità dell’In-gratitudine. Ma tanto spazio dove donare e ricevere in uno scambio circolare, poiché comprendere che non esistono debiti o crediti nel mondo del Fuorilegge famigliare, significa imparare a non aspettarsi nulla come dovuto e ad apprezzare ogni piccolo fiore che ci viene donato, ogni pensiero, ogni momento di vita intensamente vissuta, con Amore e in Amore.

Trovo che stiamo vivendo in un momento di profonda liberazione sociale, nella transizione dalla stagnazione della Pecora Nera alla dinamicità del Fuorilegge famigliare. In un aggiornamento energetico individuale che va poi a riversarsi nel Collettivo. Sempre più persone poi stanno vivendo liberazioni interiori che il corpo fisico esprime, noto sempre più persone volonterose di alleggerirsi una volta per tutte da pesi ed energie famigliari impropriamente caricati.

È anche il tempo opportuno per farlo, scardinando prima di tutto qualsiasi forma relativa al “comune pensiero”, ed in tal senso bisogna prendere un piccolo ma costante impegno con sé stessi.

Saper distinguere tra Riconoscenza e Gratitudine libera dai pesi ma toglie anche qualsiasi alibi legato al senso di inferiorità e all’immobilismo.

Basta solo dire un semplice Grazie e procedere.

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Astrogenealogia moderna: il superamento dei limiti

Le parole “Astrogenealogia” e “moderna” potrebbero forse suscitare in chi legge degli interrogativi smossi dall’apparente divergenza di movimento dei due termini. Sembrerebbe quasi una contraddizione ad un primo momento poiché l’Astrogenealogia volge lo sguardo al passato, mentre la modernità proietta immediatamente la nostra mente al futuro.

Eppure viviamo in nuovo Tempo, in cui tutte le apparenti diversità trovano spontanea ed immediata convergenza, mentre noi ci scopriamo capaci di integrare multisfaccettate possibilità.

L’Astrogenealogia identifica nel tema natale le dinamiche di provenienza familiare di maggior impatto emotivo sulla vita attuale della persona, si tratta di memorie emozionali che si attivano nel presente ma che da esso sono scollegate e, in tutta onestà, che spesso non sono di nostra appartenenza, o almeno non totale.

Sono coinvolte moltissime emozioni e noi fatichiamo a trovare il bandolo della matassa, anche se a volte abbiamo un’insight, un guizzo geniale attraverso cui colleghiamo narrazioni personali prima ritenute isolate tra loro. Il sistema famigliare pre-scelto per il nostro atterraggio in questo meraviglioso pianeta rappresenta il miglior terreno fertile per le palestre soggettive della nostra anima.

Ad esempio, se l’esigenza è quella del lavoro sulla pazienza, l’anima sceglierà un sistema famigliare particolarmente iracondo, poiché in questa dimensione abbiamo l’opportunità di imparare per contrapposizione.

Come allenarsi alla pazienza nascendo in un sistema amorevole e sereno?

Le lezioni sono soggettive ma, per ben apprendere, c’è bisogno di un territorio adatto e quindi il sistema famigliare può avvalersi del lavoro del singolo mentre il singolo contribuisce al progredire del sistema. E se le cristallizzazioni sistemiche fossero davvero granitiche, è buona usanza sistemica importare membri esterni poco inclini ad accettare tali chiusure: ecco allora la moglie del figlio un po’ alternativa o il fidanzato della figlia con capello multicolorato e pluridecorato di tatuaggi entrare in un sistema iper tradizionale.

Tutti gli esiti sono possibili.

Anche in campo astrogenealogico troviamo diverse versioni e visioni, alcune correnti attribuiscono ai pianeti determinate identità precise di personaggi familiari; secondo me questo tipo di identificazioni non permette flessibilità e duttilità di reale interpretazione energetica dei ruoli.

Se all’anagrafe i ruoli sono ben definiti, i genitori sono genitori ed i figli sono figli, nella vita reale non è così, la funzione dell’Astrogenealogia è quella di scovare gli schemi energetici sottesi nell’ombra; alcuni figli si genitorializzano e fungono da genitore dei propri genitori oppure sostituiscono il partner del genitore rimasto da solo, formando a tutti gli effetti una coppia con lo stesso. Parliamo di funzioni energetiche svolte nella famiglia, non di attribuzioni di ruolo dei personaggi.

All’interno delle famiglie i ruoli energetici tendono a ripetersi ma, ai giorni nostri, abbiamo gli strumenti per ritornare al nostro corretto posto, tornare in noi e rilasciare tutti i pesi in carico di ruoli non nostri. Viviamo in un Tempo di così grandi trasformazioni sociali da sentire nel cuore che un Collettivo rinnovato può partire solo dall’elevazione della coscienza del singolo, è il ritorno alla lealtà verso sé stessi. Mai più schiavi della famiglia e dei suoi obsoleti schemi, tempi di riordino, alleggerimento e decluttering di emozioni e credenze limitanti.

Più volte nei miei interventi pubblici nomino allora questa figura chiave, il Fuorilegge famigliare. Punto di collegamento interdimensionale tra passato, presente e futuro, traghettatore dell’Astrogenealogia dal passato al futuro, in piena consapevolezza del presente. Punto di giunzione che ci consente di armonizzare l’utilizzo dell’Astrogenealogia non solo come puro strumento di indagine delle tematiche pregresse, ma direzionato ad essere un metodo di superamento dei limiti.

Il tempo di Saturno in Aquario, secondo me, rappresenterà il fiorire dei Fuorilegge familiari, rinunciando per sempre all’identificazione nel ruolo di oppositore del sistema, quello della Pecora nera. Il Fuorilegge fluisce come linfa nuova all’interno dell’Albero Genealogico, è il comunicatore interdimensionale per eccellenza, una sorta di viaggiatore galattico, dotato di telepatia e capacità di

teletrasportarsi tra passato, presente e futuro.

È certamente importante conoscere e identificare all’interno del nostro tema natale le radici delle nostre autoimposte limitazioni, ma è ancor più basilare scegliere consapevolmente di abbandonare il bisogno di appartenere al sistema famigliare attraverso le limitazioni. Le nostre radici si onorano in una maniera ancor più espansa attraverso il portare lealtà al nostro progetto solare individuale, sapientemente criptato nel linguaggio del simbolo.

Siamo qua per quello e bisogna uscire dal tranello mentale della lealtà famigliare restrittiva e costrittiva, in ognuno di noi pulsa un cuore da Fuorilegge, pronto a fare quell’inversione di marcia necessaria per darsi il permesso di crearsi una vita piena. Ciò non può avvenire se prima non comprendiamo che siamo in una famiglia senza essere della famiglia, il Fuorilegge sa che per essere libero bisogna rinunciare anche al bisogno di appartenere al sistema, rispettando comunque le scelte degli altri.

L’Astrogenealogia moderna ci insegna come identificare nel nostro tema quelle che io chiamo le “aree di tradimento”, dove stiamo tradendo noi stessi e la nostra stessa vita per compiacere altri. Quando e dove diciamo sì senza che sia sì. Quando e dove ancora sentiamo di elemosinare accettazione e amore, è il passaggio collettivo dalla Pecora Nera al Fuorilegge, che avviene per gradi. Come fossimo costruzioni di Lego, dobbiamo adesso smontare mattoncino per mattoncino finché non rimane solo la saturnina essenzialità.

L’Astrogenealogia moderna non si limita ad identificare limiti, memorie castranti delle nostre vite in questo e altri spazi/tempi ma ci da degli strumenti per ribaltare la prospettiva delle cose, una mappa per aspiranti Fuorilegge, stanchi di stagnare sempre nelle stesse ripetizioni in fotocopia.

Ci serve certamente l’indagine e la consapevolezza, il ritorno al passato è una momentanea presa di coscienza necessaria al presente e funzionale alla scoperta delle chiavi per accedere ad un futuro diverso.

In questo meraviglioso momento storico tutti possiamo ritornare alla nostra vera e autentica natura, i nodi da sciogliere possono essere solo di natura emotiva e legati a delle rinunce consapevoli e funzionali alla propria salute. Cogliamo allora nel nostro tema tutte le possibilità di liberazione possibili, ringraziando anche chi in famiglia ci ha ostacolato e fatto soffrire, insegnandoci cos’è la resilienza.

Tempo fa lessi in un articolo di natura psicologica che il talento per poter fiorire deve essere sostenuto dalla famiglia, da questo dissento totalmente, per esperienza vissuta. Non è assolutamente scontato che solo chi vive nella fluidità e protezione può sviluppare le potenzialità del suo Essere, certamente la strada è maggiormente in salita ma si può affrancarsi ed ottenere dei buoni risultati personali. Con tanta forza di volontà e la determinazione di un fiore che spunta tra le rocce più impervie e si rifiuta di appassire, poiché sa che sarà apprezzato da chi arriverà a salire quelle rocce e lo rispetterà a tal punto da non volerlo sradicare più.

Gratitudine inoltre ai maestri carcerieri del passato che, catturando il Fuorilegge, gli hanno insegnato l’arte dell’evasione e come si scavano i tunnel sotterranei anche per altri. Insegnando al Fuorilegge il tranello delle illusioni, la percezione di essere chiuso in una cella di cui lui solo possedeva la chiave di apertura.

L’Astrogenealogia moderna ci insegna come imparare a riconoscere la nostra filosofia di vita personale, identificando anche ciò che rappresenta ancora un ostacolo in tal senso. Perché una delle più grandi paure dell’Essere Umano è la paura della libertà, dell’ignoto e della solitudine, così spesso indossiamo scomode scarpe di altri senza darci la possibilità di scoprire la comodità di camminare scalzi attraverso un sentiero mai percorso prima da altri.

Personalmente e nel mio lavoro porto alle persone il messaggio del “io posso”. Quante cose in questo tempo si scoprono, quanti potenziali nella riacquisizione del potere personale, in quel “io posso” i passi da qui in avanti.

Siamo Uno con la Creazione e parte del perfetto e matematico ingranaggio dell’Universo.

Con e in Amore per l’Umanità

Rossana

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Riflessione sui transiti: bisogni e scelte! | Rossana Strika

Durante la diretta dell’altra sera sul Cielo di Settembre assieme ad Irene (link della registrazione del live qui), una persona ha espresso delle preoccupazioni riguardanti i transiti del prossimo futuro, ho così deciso di dedicarle queste brevi righe. Inizio la mia riflessione con questa frase:

 

Nessuna scelta è possibile finché viene
smossa dalla percezione di un bisogno
insoddisfatto o da una paura in azione.

 

La parola “bisogno” esprime uno stato di percepita necessità, senza voler per questo demonizzarla come accade in molti percorsi di crescita personale. È molto importante invece divenire consapevoli dei propri bisogni, proprio per poterli nutrire personalmente e per evitare di entrare nei classici circoli viziosi che spesso attiviamo nelle relazioni.

Circoli basati sulle aspettative che altri colmino i nostri vuoti e le nostre mancanze. È importante però sottolineare che si tratta di percezioni soggettive, anche se alcuni bisogni accomunano in realtà tutti noi.

Sentiamo allora nel cuore un senso di “mancanza” che attrae altra mancanza. Ci aspettiamo che qualcuno ci comprenda e si prenda cura dei nostri bisogni e ci arrabbiamo quando ciò non accade per nulla o accade in maniera distante dalle nostre aspettative.

L’abitudine dell’Essere Umano ad aspettarsi le cose dall’esterno distrae dalla necessità di focalizzazione all’interno, ed è come se dovessimo ogni volta invertire la marcia rispetto alle apparenze, scardinando ogni piccolo residuo di condizionamento derivante dall’adesione al pensiero comune.

Noto questo tipo di automatismo nelle persone che ripongono fiducia nella mia professionalità e che arrivano a me per i consulti sui transiti, il tema delle aspettative traccia il percorso del nostro pensiero.

Alcuni transiti tendono ad incutere timore se non vero terrore, anche per un certo contributo cinematografico che ne ha rafforzato la percezione. “Saturno contro”. Le persone a volte si fermano sulla paura, il gigante paralizzante dell’Essere Umano, ma quando la persona mi esprime paure, la invito ad indagare più a fondo su quell’emozione.

Cosa si teme in realtà? Incontrare le proprie paure è fondamentale per il loro processo di ridimensionamento e per la loro dissoluzione, ad ogni paura attraversata e superata si progredisce in termini di sicurezza e consapevolezza.

Parto dall’ovvio presupposto che non tutti i transiti ci consentono di sentirci in pace e amore come se stessimo prendendo un cocktail distesi in spiaggia (considerando poi che alcuni preferiscono la montagna). Alcuni transiti ci mettono in condizione di scalare un Everest interiore e, fermo restando che in quel momento siamo energeticamente pronti a farlo, potremmo in realtà sentirci molto disorientati.

Il pianeta entra in un determinato settore del tema, esortandoci in maniera più o meno gentile ad occuparci di espandere la nostra consapevolezza, entra in relazione con pianeti o punti del nostro radix, smuove certezze e scuote le sicurezze.

Se quindi parto da una considerazione di tipo espansivo, posso pensare che quel pianeta vibri in quel momento ad una frequenza molto diversa da quella abituale. E anche in un settore diverso rispetto al settore occupato nel nostro tema. Ecco perché la prima considerazione da fare è che è impossibile esaminare un transito senza prima aver compreso assieme alla persona il rapporto vibratorio originario con quel pianeta.

Onorare un transito significa tributare, agevolare il pianeta in accordo con lo stesso, significa rendersi disponibili a cogliere quella occasione di evoluzione. Il transito dona un’opportunità, aggiunge una possibilità di integrazione, il modo in cui lo fa dipende da ciò che trova nella nostra interiorità.

Abbiamo l’occasione allora di trasformare la prospettiva chiedendoci “quale opportunità mi viene offerta di procedere nel mio percorso di individuazione solare”?

Poiché il Sole, per sua natura, è portato ad Essere sempre qualcosa in più e lo fa attraverso l’acquisizione delle esperienze che si relazionano con i transiti.

Cosa mi sta allora chiedendo il pianeta attraverso il suo transito in un certo settore?

E contattando quel particolare pianeta radix? Quale ciclo si sta aprendo o concludendo?

È una buona idea, per esempio, redigere un diario astrologico dove segnare le esperienze di vita più salienti e riconducibili ad un certo transito. Lo si può fare assieme ad un Astrologo competente, attraverso cui comprendere sia la propria compartecipazione energetica nel tracciare alcuni percorsi, sia l’insegnamento che se ne trae.

La nostra anima a volte sceglie sentieri scomodi per rendersi più resiliente. Come quei fiori che spuntano nelle impervie rocce. Togliamoci anche l’abitudine al giudizio inflessibile rispetto agli altrui transiti. Cosa possiamo saperne delle vie scelte dalle altre persone? Ciò che faremmo noi può non essere la miglior cosa per gli altri. I transiti agiscono a livello Collettivo e nell’individuale vanno rapportati al proprio tema natale.

Sapete che mi piace portare degli esempi pratici. Una persona può prediligere le faticose e solitarie scalate alpinistiche al posto che le tranquille gitarelle fuori porta con gli amici. Può preferire dedicarsi allo studio riservato e solitario invece che partecipare a feste e altri eventi mondani. Durante un transito sfidante ciò che appare è la possibilità di cimentarci con una nuova abilità, materiale o immateriale, se si tratta di lasciar andare qualche atteggiamento che ha fatto il suo tempo. E siamo messi a confronto con lo sviluppo di nuove modalità espressive di certe energie, più o meno scomode. Al solitario può venir chiesto di aprirsi ad una maggior leggerezza, per la persona mondana, ad esempio, un momento di solitudine può essere assai impegnativo.

Tutto da ricondurre al soggettivo.

E gli aspetti sfidanti, le opposizioni e le quadrature, ci descrivono solo il grado di resistenza che metteremo nel vivere una determinata esperienza, non una sfortuna che si abbatte su di noi.

Ma le generalizzazioni sono impossibili e tutto va calibrato e modulato personalmente.

I transiti spostano la nostra prospettiva, favorendo un rilascio di schemi antichi, di residue paure o timidezze, ad esempio.

Spostano il focus e abbiamo l’opportunità di tornare in noi, a noi, senza aspettarci qualcosa di esterno ma comprendendo che ciò che si manifesta all’esterno è la cartina al tornasole di ciò che siamo dentro. E viviamo costanti trampolini di lancio.

Un lancio verso il nuovo, una nuova capacità di scegliere, e di agire in base a scelte più aderenti all’Essere autentico che ora si-Amo.

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Sindrome di anniversario: dalla ripetizione alla consapevolezza | Rossana Strika

Josephine Hilgard, medico e psicologa nata nel 1906 ed ispiratrice degli studi della psicologa francese Anne Ancelin Schützenberger, si dedicò a studiare i sottili legami sincronici che contraddistinguono i vissuti familiari. E scoprì che alcune date tendono a ripetersi con particolare insistenza all’interno delle famiglie, in modo da richiamare eventi che hanno segnato la famiglia stessa, e che vengono spesso rimossi o non elaborati completamente. Ciò porta il nome di Sindrome di Anniversario e quell’inspiegabile fragilità, mutevolezza umorale o improvvisa tristezza che sentiamo all’approssimarsi di tali date prende il nome di Stress di Anniversario.

Anniversari nell’oblio

Molte persone festeggiano malvolentieri il proprio compleanno, sentono tristezza nel cuore e sembrano quasi voler nascondere tale data al mondo. Perché? Forse ricercando quella data nelle memorie familiari potrebbero emergere delle scoperte: forse è avvenuto un qualche avvenimento che ha scandito un momento familiare poco felice e la persona non sente nel profondo di poter gioire in quel giorno, si sente inconsciamente sleale nei confronti della famiglia.

Nei vissuti di alcune famiglie sono evidentemente testimoniabili tali coincidenze sincroniche; possiamo, ad esempio, ricordare l’imprudenza del presidente Kennedy che aveva “dimenticato” di mettere il tettuccio antiproiettile sull’auto a Dallas il 22 novembre 1963 non ricordando che in quella stessa data era morto anche suo bisnonno Patrick, il 22 novembre 1858.

Josephine Hilgard provò che alcuni eventi che scatenano psicosi in età adulta sono dovuti a ripetizioni transgenerazionali, eventi che si ripetono ad esempio tra genitori e figli alla medesima età. Io stessa ho vissuto il trapasso di mio padre a 20 anni appena compiuti, più o meno come mia madre aveva vissuto il decesso di suo padre.

Josephine chiamò questa doppia ripetizione Sindrome del doppio Anniversario.

Questi studi hanno dato onorevole spiegazione anche alle esperienze di vita che hanno accompagnato i discendenti dei sopravvissuti di guerra, incubi con immagini vivide o particolari infiammazioni di tipo respiratorio (asme, allergie), fisicamente inspiegabili.

Eppure viviamo ora in un diverso Tempo.

Aperture verso la libertà

Le parole chiave sono Consapevolezza e Lealtà verso sé stessi ed il proprio Progetto.

Abbiamo veramente un’occasione preziosa, quella di elevarci al di sopra di queste ripetizioni, ci sono discendenti che nascono in un certo Sistema familiare per scardinare completamente il bisogno di appartenenza attraverso le sterili ed obsolete ripetizioni.

Si tratta dei Fuorilegge familiari, figure informatrici dell’Albero Genealogico, comunicatori interdimensionali tra passato, presente e futuro. Il Fuorilegge sa che può, attraverso l’elevazione della propria Consapevolezza, far saltare le proprie catene e che la conseguenza sarà enorme.

Proviamo a immaginare di essere nati lo stesso giorno di una morte non elaborata in famiglia e di aver vissuto per gran parte della nostra vita una sottile malinconia il giorno del compleanno. Pur essendo tristi, abbiamo però sentito un senso di appartenenza attraverso quel sentimento, caricando dolori che non sono nostri o almeno non completamente.

Dentro di noi, quando aderiamo a questo tipo di Lealtà restrittiva stiamo tradendo noi stessi. Siamo traditori.

Diciamo sì alla Lealtà limitativa e autosabotante per paura di perdere chi amiamo e così abbandoniamo e tradiamo noi stessi e la nostra vita.

Alcuni amori non si possono mai perdere e la eventuale temporanea separazione che si dovesse verificare quando iniziamo a dire di sì a noi stessi è solamente un’illusione, anche la vitalissima morte lo è. Non c’è minor amore nel dire di no, anzi, si tratta di un atto di estremo amore verso noi stessi e della possibilità di vedere gli altri crescere in modo insospettabile proprio a partire dal nostro no. Perché anche gli altri imparano a dire sì a loro stessi e noi, moltissime volte, attraverso i nostri falsi sì, oltre a tradire noi stessi togliamo agli altri la possibilità di evolvere.

Il Fuorilegge familiare lavora come un abile scultore sulla propria crescita individuale ed è simpatico, a volte, vedere come persone esterne alla famiglia lo reputino poco “normale”.

La normalità non esiste.

Ognuno di noi ha un Progetto individuale prima di tutto, e tutti hanno pari opportunità di perseguirlo, in ogni paralizzante paura c’è una specifica funzione e dietro l’ombra di tale mostro si cela una potenzialità. Siamo dunque nell’Era in cui, tanto più accogliamo il principio di individuazione personale, tanto più ci eleviamo oltre le tacite Leggi che regolano i Sistemi familiari e tanto più nessuno ripeterà più nulla; o almeno, se si andrà incontro a talune ripetizioni, ci si porterà evolutiva attenzione per estrapolarne il sotteso insegnamento.

E sia allora Gioia piena il giorno del proprio compleanno, la nostra nascita, il nostro atterraggio su questo meraviglioso pianeta, l’occasione che abbiamo colto per contribuire a renderlo un posto migliore.

Potremmo iniziare a sentire che in questo Tempo siamo qui per contribuire al Collettivo di Nuova Era e non per ripetere pigramente le solite e stagnanti situazioni?

Per chi di noi si è identificato nella figura oppositrice, nella Pecora Nera della famiglia, è Tempo di rendersi conto di quanto la Pecora Nera sia comunque stata immersa e focalizzata nel bisogno di riconoscimento e approvazione familiare. Nessuna differenza con gli altri componenti, se non che la Pecora Nera si siede all’eterna opposizione, portando gli altri a cristallizzarsi e irrigidirsi ancora di più, vivendo la tristezza dell’emarginazione e dell’isolamento.

Bisogna allora fare un atto di coraggio estremo: la rinuncia all’attaccamento a questo ruolo.

La rinuncia al bisogno di visibilità.

Al bisogno di scontro.

E scegliere sé stessi, lasciando andare in Amore e con Amore ciò che non ci appartiene e permettendo agli altri di evolvere secondo i loro Spazi/Tempi, a volte anche attraverso decessi, scelte di rinascita interdimensionale.

La comunicazione d’Amore travalica l’apparente distanza fisica e la diversità nella forma. Nessuno è separato mai da nessuno. Finché tradiremo noi stessi però, co-creeremo abbandono. Ogni persona che nella nostra vita ci ha abbandonato o tradito ha rispecchiato un nostro tradimento interiore, uno sfalsamento della nostra natura autentica.

Nasciamo a volte in contesti abbandonici quando tale plutoniana lezione deve essere appresa il più precocemente possibile, allora viviamo anche lutti, decessi giovanili. Poi diventiamo Maestri di quell’energia e per diventare Fuorilegge è necessario evolversi oltre l’attaccamento, bisogna aver imparato a maneggiare l’energia dell’abbandono in modo sano.

Davvero esiste un modo sano di maneggiare l’abbandono?

Forse ve lo state chiedendo, Amici.

Certo che esiste, si impara dove fermarsi e dove no, quando restare e quando andarsene, si impara ad ascoltare il senso di abbandono come un campanello d’allarme che ci segnala quando stiamo abbandonando noi stessi. Quando quell’emozione si agita nel nostro cuore abbiamo paura, paura di tornare indietro, di essere sempre allo stesso punto e non aver compreso nulla, cadiamo allora in un grosso tranello mentale, quello della memoria emotiva che si attiva disgiuntamente dal corpo.

Il sentirci ignorati, trascurati, non visti, sono tutte sfumature dell’abbandono; a volte si riattivano quando torniamo in contatto con le stesse figure familiari con le quali le abbiamo co-create, a volte con altre persone che amiamo. In quel momento stiamo tornando ad una fase diversa, di questa o di altre vite e, anche se anagraficamente non abbiamo più l’età in cui le abbiamo vissute, l’anima non riconosce la differenza.

In quel momento si ri-proietta proprio indietro nel Tempo, negli Spazi Tempi sconosciuti e noi riviviamo la stessa emozione. Eppure siamo già oltre e quel campanello d’allarme ci segnala la necessità di tornare in noi, verso di noi, è Tempo di fare un’inversione di marcia.

In ambito relazionale è Tempo di concedersi relazioni totalmente condivise, in reciprocità e chiarezza. Parlo di tutti i tipi di relazioni che costellano le nostre vite, anche perché noi siamo abituati a ragionare a compartimenti stagni e invece i nostri “compiti per casa” li portiamo ovunque e con chiunque. Una piccola condivisione per quanto riguarda i transiti, attraverso la lente dell’Astrogenealogia.

Quando viviamo un transito ripetuto attraverso cui un nostro genitore ha scelto di trapassare, e anche alla medesima età, teniamo conto che per l’anima ciò che conta è la scelta di evolvere e, che sia in questo o in un altro corpo fisico, la scelta è la nostra.

Può forse sembrarvi insolito poter iniziare a considerare il trapasso come una scelta di evoluzione?

Eppure è uno dei mezzi, ed è proprio ciò che è avvenuto a me quando, alla medesima età del trapasso di mia madre, 45 anni, ho vissuto il medesimo transito di Plutone in congiunzione alla Luna: mamma a quell’età scelse di andare, io alla stessa età iniziai un doloroso quanto catartico processo di morte e rinascita nel corpo fisico e scelsi di restare. Siamo vivi nel momento in cui scegliamo che la nostra vita sia ogni giorno un’occasione di rimessa in discussione personale, quando comprendiamo che nel nostro muoverci con gli altri abbiamo la nostra fetta di responsabilità e siamo capaci di comprendere che non siamo vittime ma artefici attivi.

Voglio ancora condividervi un mio passaggio personale, particolarmente intenso. Di recente, in conseguenza al riattivarsi di alcune memorie emotive in tempo di lockdown, ho attraversato un momento di grande liberazione interiore e, in una visione che ebbi durante il dormiveglia, vidi saltare delle catene che avevo alle caviglie. Da me in poi si estendeva una lunga fila di personaggi, infinita, non riuscirei a descriverli tutti anche se ebbi l’impressione che fossero donne. Con mia meraviglia vidi saltare automaticamente le catene di tutte. Io non avevo fatto altro che liberare le mie, nulla più di questo. Non so descrivervi se si trattò di un sogno o di una visione, ma mi rimase la meraviglia di questa semplicità e compresi come a noi sia richiesto solo di lavorare su di noi e di come l’informazione e l’impronta energetica di Libertà si snodi tra passato e futuro in un Tempo senza Tempo tra Predecessori e Successori.

Il messaggio che porto dunque è quello di aprirsi all’infinito mondo di possibilità, senza sentirsi destinati a ripetere un certo tipo di vissuto solo perché lo hanno fatto gli altri familiari o perché si è sempre saputo questo. Ora abbiamo i mezzi per poterlo fare ed io ritengo che questa sia una parentesi temporale interessante, un Kairos opportuno per fare delle scelte diverse, anche impopolari e, altrimenti, che Fuorilegge saremmo?

“Non v’è rimedio per la nascita e la morte, salvo godersi l’intervallo”
Arthur Schopenhauer

Un abbraccio!

Rossana Strika

 

 

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Il ri-cordo: tra freno ed espansione | Rossana Strika

C’è un momento nel corso delle esperienze della nostra vita in cui si arriva alla fine di un certo percorso. Da quel momento in poi abbiamo la percezione che nulla sarà più come prima. Ed è una percezione reale perché ogni cosa ha un inizio ed una fine, così come la vita stessa. Al nostro ultimo respiro sarà finita questa incarnazione e continueremo a vivere altre esperienze di diversa energia e livello. In realtà noi viviamo un continuum di esperienze.

Come si arriva ai nostri capolinea, alle varie nascite e decessi che viviamo di continuo?

Di solito ci troviamo di fronte a scelte, continui bivi costellano le nostre giornate, continuamente apriamo e chiudiamo esperienze, eppure certe chiusure aprono a cambiamenti di vita irreversibili quanto necessari alla nostra evoluzione.

Ieri sera, durante la diretta Facebook sul cielo di agosto con la mia amica Irene Zanier, mi si sono smosse alcune riflessioni e la mia mente mercurial-uraniana si è messa in moto.

In questo periodo Mercurio si trova nel segno del Cancro ed il collegamento al mondo dei ricordi è naturale, così come a breve anche Venere entrerà in Cancro ed ancora emergerà questa tematica.

I ri-cordi ri-connettono ad una memoria emozionale, a volte affiorano inaspettati e non sempre gradevole. Tuttavia la tematica è di delicata trattazione.

I ri-cordi ci ri-traghettano in un’esperienza terminata e quindi potremmo avere l’illusione di rivivere ancora tale esperienza mentre ciò che emerge è solamente la carica emozionale. Più l’esperienza è stata disagevole, più la memoria emotiva ci arrecherà disagio anche a distanza di anni, se non abbiamo estrapolato il senso di quel vissuto.

Ovvero se ancora non è intervenuta la sapienza di Giove, attraverso cui guadagnare una prospettiva più ampia, donando un senso utile al nostro vissuto e trasformandolo in una possibilità di tesaurizzare nuove risorse.

Tuttavia per fare ciò è necessario lavorare su di sé, espandere la consapevolezza e voler vedere di noi anche le parti che amiamo di meno, altrimenti spesse volte la chiusura viene liquidata con una superficiale attribuzione di responsabilità ad altre persone.

E allora Saturno proprio non ci sta

Il ri-cordo si fossilizza allora nella mente della persona. Saturno riveste la funzione di congelatore dei ri-cordi, come pianeta che governa il Capricorno, segno opposto al Cancro, tradizionalmente associato alla memoria emotiva. Eccoci allora, ancora congelati in ricordi e nostalgie, in uno stato di perenne malinconia e tristezza; ci sono molte persone che vivono questo tipo di sospensioni emozionali, vivendo ancora in un passato che non esiste più.

Saturno trattiene in un fermo immagine, cristallizza i ri-cordi dolorosi proprio perché noi finalmente possiamo attivare l’intervento di Giove e trovare un senso, sulla base di una matura compartecipazione di responsabilità nell’accaduto. A quel punto i ri-cordi mutano forma, perdendo la loro carica emotiva. Ma può trattarsi anche di ri-cordi piacevoli attraverso i quali stiamo sempre vivendo in un non-Tempo.

Si tratta del confronto tra Kronos e Kairos, con l’inevitabile intervento di Nettuno

Vivendo in un non Tempo e per meglio dire in un Tempo illusorio, nutrito dall’idealizzazione del ri-cordo, non ci si rende a volte conto di come non si stiano cogliendo dei frutti maturi nel qui ed ora, per espandere le proprie esperienze. C’è un’inconscia paura di andare avanti ed un attaccamento illusorio a qualcosa che non c’è più.

Se il ri-cordo è felice è a volte ancor più difficile staccarsene, se è doloroso si tende a distorcerne la memoria, idealizzando delle possibilità che concretamente non ci sono state.

Saturno ci porta a soffermarci con lucidità sulle nostre memorie e, attraverso la gioviana acquisizione di senso, ci aiuta a prendere coscienza dell’insegnamento che abbiamo tratto dall’esperienza.

Allora possiamo anche permetterci di cogliere le meravigliose opportunità che la vita ci dona in continuazione, all’interno delle opportune parentesi temporali, ciò che chiamiamo Kairos, l’occasione spesso inaspettata che Urano ci offre sul piatto d’argento.

Può essere una occasione così preziosa, un lavoro, un nuovo Amore, può essere qualcosa che ci stravolge la vita in positivo e noi non sempre la vediamo e la cogliamo al giusto e sbocciante momento.

Urano ci porta qualcosa di nuovo mentre noi siamo ancora congelati in antiche elaborazioni ed elucubrazioni mentali, alle prese con Kronos che ci spinge ad introiettare l’insegnamento dalle esperienze finite. Che allievi indisciplinati e candidati a studiare nuovamente le stesse pagine.

Come sappiamo, ogni fine contiene già il seme del nuovo inizio, ma alcuni ri-cordi vengono inconsciamente utilizzati come freno al posto che come espansione della consapevolezza.

Sembra che non vogliamo separarci da quella parte di noi che muore insieme al completamento di una certa esperienza e così prolunghiamo un senso di lutto interiore.

Io, ad esempio, non amo farmi fotografare e tutte le volte che mi sono soffermata a guardare delle vecchie foto, di ri-cordi anche piacevoli, alla fine mi rattristo. Ogni foto mi riporta ad una persona che ormai non sono più, ogni fermo immagine rappresenta un momento, un’emozione ed io desidero fortemente procedere in avanti. Consapevolmente e con Gratitudine. Perché sento di poter ora aprirmi ad una fase della vita ricca, bella, consapevole, in un Kairos di opportunità che ora posso cogliere.

Siamo il prodotto di tutti i nostri ieri, eppure possiamo vivere ogni giorno come se non ci fosse un ieri. Per costruire un miglior domani, in cui moriremo ad oggi. Ogni giorno rappresenta vita e morte assieme, in ogni procedere mutiamo pelle al pari di un camaleonte perché al nostro interno muoiamo ogni giorno a ciò che siamo stati.

Ciò non significa rinnegare i ri-cordi, anzi significa dar loro la giusta dignità di esistere senza per questo utilizzarli come alibi delle nostre paure.

In realtà nulla dimentichiamo della nostra esistenza, ma ci sono alcuni passaggi di decesso di esperienza che ci congelano nel dolore. Da lì bisogna riemergere a nuova vita, portando a consapevolezza cosa ha rappresentato per noi quella fine e cosa vogliamo farne di quella esperienza.

Non si intende ovviamente il non voler ricordare, relegando l’esperienza nel rimosso e candidandosi a ripetere la stessa esperienza energetica in fotocopia. Ma un momento di pacific-azione con la fine dell’esperienza che consente di andare verso il nuovo che ci attende, senza remore, forse con qualche piccola insicurezza che è utile per esplorare i nuovi mondi nei quali ci immergiamo.

Con la costante compagnia della presenza, qui e adesso.

Come se non ci fosse un ieri, direzionati in ogni oggi, sintonizzati con Kairos.

“Non c’è niente come tornare in un luogo che non è cambiato per rendersi conto di quanto sei cambiato”

Nelson Mandela

Ross