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Biografia di Pablo Picasso nel Linguaggio Astrologico | Anna Elisa Albanese

Pablo Picasso non poteva che essere che un individuo con forti tinte Scorpioniche in tutti i suoi estremi: la voracità nei confronti  della vita, le emozioni nascoste evocate nelle forme primitive e primordiali di alcune sue opere, le moltitudini di donne e passioni  che hanno fatto parte della sua esistenza. PABLO PICASSO,  è nato il 25 ottobre 1881, SCORPIONE ascendente LEONE.

Dipingere non è unoperazione estetica: è una forma di magia intesa a compiere unopera di mediazione fra questo mondo estraneo ed ostile e noi. Pablo Picasso

Sole in Scorpione in IV Casa, governatore dellAscendente Leone. Radici profonde, terra natia e patria, figura del padre come insegnante e mentore.  Scorpione e Toro segni intercettati. Venere e Plutone – bellezza e morte, perfezione e distruzione, arte e materia – come assi portanti della sua vita.  Asse Toro – Scorpione – IV Casa  Scorpione in opposizione ai pianeti situati in Toro nella X Casa: madre – mondo – apice e punto culminante di realizzazione e visibilità, che lui stesso definisce come “mondo estraneo ostile a noi”, in cui forse è possibile vivere solo grazie alla mediazione agita dall’arte.

 

 

Un dualismo interiore dibattuto tra Casa IV – intimità, casa, rifugio, Anima, spazio privato, protezione e Casa X –  mondo esterno, immagine pubblica, arte, realizzazione, autonomia. Produzione artistica costante e ricca di fasi di cambiamento (cambio pelle Scorpione), totalmente immersa nella vita stessa e nella sua essenza. L’asse famigliare dei suoi genitori (Casa IV – X), percepito come antitetico e conflittuale. Avrà lui stesso sempre bisogno di un focolare ad attenderlo, delle donne – madri a casa, e delle donne amanti fuori nel mondo a ispirare la sua continua ricerca artistica.

Sole inteso progetto d’individuazione e cammino in questa vita, racchiude un bisogno forte di radicarsi al centro, nel proprio interno emozionale, costruire la Fondamenta – Casa – Anima e cercare le forme più intricate della propria identità partendo dal riconoscimento del valore delle origini e del padre; professore di arte che lo instradò per primo alla sua professione (Scorpione IV Casa).  Un’anelito a portare questo inquieto e incessante lavorio nella materia fuori da sé (Toro Casa X).

Il desiderio di operare a livello profondo, spesso celato e non diretto nella propria manifestazione, (i suoi quadri e sculture dalle mille facce e pieni di lettura), con dinamiche pulsionali reattive e antiche (Sole in IV) e il desiderio di stabilità, costanza, terra su cui poggiare, realizzazione, ambizione (Saturno, Nettuno, Giove e Plutone in Toro in Casa X). Questi sono stati due bisogni agiti in maniera ambivalente o comunque non troppo consapevole, ma come spinta necessaria e urgente. Come tutte le configurazioni in cui l’elemento Terra, strabocca nella sua ombra ed ha “fame” di riempire antiche voragini e buchi affettivi (elementi Toro e un Urano in II Casa – nutrimento primario – sicurezze -madre – terra).

L’asse Toro – Scorpione, ha fortissima la tematica del trattenere e del non riuscire a lasciare andare, dell’accumulare ciò che non nutre veramente, perché non è quello che sfama il bisogno affettivo di contenimento- sicurezza rimasto forse incolmato nell’infanzia e dall’intasamento energetico che ne consegue. E’ una dinamica che richiede passaggi ciclici continui di morti e rinascite interiori, per ripulire ed affinare le vere necessità, trovare i talenti interiori e capire davvero quali sono i valori e le basi su cui costruire senza paura imparando a lasciare andare ciò che non serve più per il cammino verso il futuro.

Urano in Vergine in 2 Casa (ribadisce ancora una volta questo dover imparare a far leva sulle proprie originali risorse e non cercare più simbiosi affettive forse mai avvenute nemmeno in fasce),  fa aspetto di Trigono a tutti i pianeti nel Toro nella X Casa, portandolo ad unire in modo altamente produttivo e instancabile, l’innovazione e la ribellione Uraniana, al lavoro artigiano di mani forti e piene del Toro (Saturno in Toro che governa Casa VI, costruttore costante nel suo quotidiano). Segno di terra, simbolo anche di un trattore macina sassi affidabile e forte, lavoratore indefesso, soprattutto quando trova qualcosa che gli dà fondamenta e losostiene; in questo caso i valori della materia scultorea e pittorica, posti al servizio di un’ispirazione grandiosa – Plutone e Nettuno sempre in Toro in Casa X.

Non mi soffermerò su Pablo-uomo e le sue donne…. molteplici, muse ispiratrici per la sua arte e angeli del focolare che lo aspettavano a casa, amanti e bellissime ispiratrici ferite e lasciate, instancabilmente rinnovate nel gioco dell’infatuazione e dell’arte. Non dimentichiamo il suo Sole (in Casa IV) desideroso di raccoglimento privato e famiglia può limitare ed essere sponda da cui fuggire (CasaX – pubblica immagine). Scissione che lo porta a non fermarsi mai nel luogo – famiglia – incolmato e attratto dalla bellezza in continuo divenire arte, amore e ispirazione per le sue emozioni, con quella Venere in Bilancia in III Casa, versatile, vanitosa farfalla, al centro di amicizie, flirt, scambi e contatti. La ricerca della sublime bellezza attraverso cui creare ispirato da amore, infatuazione e  perenne scintillio desiderante – l’estatica fuga nell’arte e il “cannibalismo” verso le sue donne, che non potranno mai nutrirlo né bastargli, né lui potrà dare pace a loro. (Venere in aspetto a tutto lo stellium in Toro in X Casa e quadrato a Marte in Cancro in XII Casa). 

Una Luna in Sagittario in V Casa, e l’Ascendente Leone, donano quel sacro fuoco intuitivo (Luna governa Casa XII gli infiniti mondi possibili), la passione per l’innamoramento e l’emozione che azzarda, unito alla ricerca di intensità emozionale dello Scorpione, aspetti che sottolineano una grossa centratura su di sé e la possibilità di aver canalizzato la potenza energetica di tutta questa forza creativa nel canale artistico, ma dall’altra l’ombra di non trovare mai quell’equilibrio tra il lavoro, il mondo e il focolare, spinte entrambe forti e necessarie da vivere, di cui il compromesso, forse avrebbe reso meno espressive le tinte della sua opera così vasta.

La resistenza, la tenacia e  l’ardere della divina ispirazione, avere successi pubblici, guadagni e riconoscimenti concreti in vita (Casa X con valori Terra), lo hanno portato ad una vita lunga, una produzione artistica immensa e a sfatare, il mito dell’artista povero e riconosciuto postumo.

Anna Elisa Albanese 

 

Biografia di Pablo Picasso

Pablo Picasso (1881-1973) nacque a Malaga, in Spagna, da un padre, insegnante nella locale scuola d’arte, che lo avviò precocemente all’apprendistato artistico. A soli quattordici anni venne ammesso all’Accademia di Belle Arti di Barcellona. Due anni dopo si trasferì all’Accademia di Madrid. Dopo un ritorno a Barcellona, effettuò il suo primo viaggio a Parigi nel 1900. Vi ritornò più volte, fino a stabilirvisi definitivamente.

Dal 1901 lo stile di Picasso iniziò a mostrare dei tratti originali. Ebbe inizio il cosiddetto «periodo blu» che si protrasse fino al 1904. Il nome a questo periodo deriva dal fatto che Picasso usava dipingere in maniera monocromatica, utilizzando prevalentemente il blu in tutte le tonalità e sfumature possibili. I soggetti erano soprattutto poveri ed emarginati. Picasso li ritraeva preferibilmente a figura intera, in posizioni isolate e con aria mesta e triste. Ne risultavano immagini cariche di tristezza, accentuata dai toni freddi (blu, turchino, grigio) con cui i quadri erano realizzati.

Dal 1905 alla fine del 1906, Picasso schiarì la sua tavolozza, utilizzando le gradazioni del rosa che risultano più calde rispetto al blu. Iniziò quello che, infatti, viene definito il «periodo rosa». Oltre a cambiare il colore nei quadri di questo periodo cambiarono anche i soggetti. Ad essere raffigurati sono personaggi presi dal circo, saltimbanchi e maschere della commedia dell’arte, quali Arlecchino.

La svolta cubista avvenne tra il 1906 e il 1907. In quegli anni vi fu la grande retrospettiva sulla pittura di Cezanne, da poco scomparso, che molto influenza ebbe su Picasso. E, nello stesso periodo, come molti altri artisti del tempo, anche Picasso si interessò alla scultura africana, sulla scorta di quella riscoperta quell’esotico primitivo che aveva suggestionato molta cultura artistica europea da Gauguin in poi. Da questi incontri, e dalla volontà di continua sperimentazione che ha sempre caratterizzato l’indole del pittore, nacque nel 1907 il quadro «Les demoiselles de Avignon» che segnò l’avvio della stagione cubista di Picasso.

In quegli anni fu legato da un intenso sodalizio artistico con George Braque. I due artisti lavorarono a stretto contatto di gomito, producendo opere che sono spesso indistinguibili tra loro. In questo periodo avvenne la definitiva consacrazione dell’artista che raggiunse livelli di notorietà mai raggiunti da altro pittore in questo secolo.

La fase cubista fu un periodo di grande sperimentazione, in cui Picasso rimise in discussione il concetto stesso di rappresentazione artistica. Il passaggio dal cubismo analitico al cubismo sintetico rappresentò un momento fondamentale della sua evoluzione artistica. Il pittore appariva sempre più interessato alla semplificazione della forma, per giungere al segno puro che contenesse in sé la struttura della cosa e la sua riconoscibilità concettuale.

La fase cubista di Picasso durò circa dieci anni. Nel 1917, anche a seguito di un suo viaggio in Italia, vi fu una inversione totale nel suo stile. Abbandonò la sperimentazione per passare ad una pittura più tradizionale. Le figure divennero solide e quasi monumentali. Questo suo ritorno alla figuratività anticipò di qualche anno un analogo fenomeno che, dalla metà degli anni ’20 in poi, si diffuse in tutta Europa segnando la fine delle Avanguardie Storiche.

Ma la vitalità di Picasso non si arrestò lì. La sua capacità di sperimentazione continua lo portarono ad avvicinarsi ai linguaggi dell’espressionismo e del surrealismo, specie nella scultura, che in questo periodo lo vide particolarmente impegnato. Nel 1937 partecipò all’Esposizione Mondiale di Parigi, esponendo nel Padiglione della Spagna il quadro «Guernica» che rimane probabilmente la sua opera più celebre ed una delle più simboliche di tutto il Novecento.

Negli anni immediatamente successivi la seconda guerra mondiale si dedicò con impegno alla ceramica, mentre la sua opera pittorica fu caratterizzata da lavori «d’après»: ossia rivisitazioni, in chiave del tutto personale, di famosi quadri del passato quali «Les meninas» di Velazquez, «La colazione sull’erba» di Manet o «Le signorine in riva alla Senna» di Courbet.

Picasso è morto nel 1973 all’età di novantadue anni.

Biografia tratta da: http:http://www.francescomorante.it/pag_3/309a.htm

Anna Elisa AlbaneseASTROLOGIAIndagine Astrologica

Energie vitali ed energie mortifere | Anna Elisa Albanese

Ci sono persone che si muovono andando verso energie vitali e altre dense, a tinte più torbide e attratte da energie mortifere; e questo è un fatto che comincio ad avvertire in maniera sempre più tangibile sulla pelle. Lo so è una frase pesante, ma cercherò di spiegarmi meglio. Noi siamo lunione e lalternarsi sempre in movimento, tra questi due istinti, così chiaramente definiti dalla psicologia del profondo, come istinto di morte e istinto di vita – Eros e Thanatos. Davvero il solo scopo delluomo è trarre un piacere personale da ciò che fa? La vita delluomo tende al soddisfacimento del piacere, come supposto dalla Teoria della Libido, o tende alla distruzione del suo essere, allannullamento del Sé?(Sabina Spierlein, studio sulla pulsione di morte).

Noi viviamo percorrendo il crinale di questi due estremi al confine tra il perderci, il ritrovarci e il dissolverci … soprattutto in quei meccanismi profondi che sono gli attaccamenti primari – madre è uguale a vita e quindi ha anche potere di morte – e da adulti nellintimità affettiva ed erotica. Tutti noi abbiamo momenti più impulsivi di istintualità, cieco bisogno e paura regressiva e altri invece più sani e costruttivi, orientati alla costruzione del futuro e alla fiducia. Sappiamo bene quali sono i “luoghi oscuri” in cui sappiamo esattamente che non stiamo alimentando la nostra parte più bella, sana e pura perché abbiamo bisogno di stare lì nel nostro fanghetto rigoglioso e dissolverci.

Le energie mortifere a cui faccio riferimento è quando siamo dominati, in maniera costante e non alternata, dallatteggiamento del tipo distruttivo implosivo, ma senza che ne siamo direttamente consapevoli. Una spinta a distruggere invece di costruire, una spinta alla dissoluzione invece che all’essere.

Mi ritrovo a volte come per chi smette di fumare o per un ex alcolista che non può sentire più odore di alcol o sigarette, ad annusare questa energia – sia in me quando mi ritrovo mio malgrado immersa – sia negli altri. A sentirla proprio come alone nellaria, ma solo perché la conosco bene. La mia parte auto sabotante non ha mai ecceduto visibilmente in scelte estreme di autodistruzione (tipo droga alcol psicofarmaci o eccessi), semplicemente era unenergia sotterranea rivolta allinterno di me stessa invece che nel mondo. La mia energia vitale per tutta ladolescenza e ancora molti periodi della piena gioventù, non esisteva del tutto. Possiamo chiamarla depressione, blocco energetico, stanchezza esistenziale, apatia, malessere, ma tant’è che è stato come camminare nelle sabbie mobili o nella nebbia fitta per anni. Era come vedere delle braci nere, spente. La vita forse vi ardeva sotto, non si era spenta del tutto, ma quello che ricordo era solo terra bruciata e incolta. Solo a posteriori posso vederlo, a quel tempo, per me, quella non-vita, era la normalità.

Ho notato che persone con Temi Natali con congiunzioni molto strette di Sole Plutone o Luna Plutone, (ma anche aspetti dissonanti di opposizioni e quadrature di Plutone soprattutto ai due Luminari), attivano la spinta verso il nero della vita, anche se a lungo inconsapevole, forte e insistente, ma sorda alla coscienza. Si deve passare di lì come una strettoia obbligata come attraverso le desolate Terre di Smaug nel Signore degli Anelli. Questa disperazione va attraversata fino in fondo, per andare scoprire ciò che vi si annida al di sotto. In genere una potentissima energia di vita rimasta compressa e inesplorata, un potenziale creativo immenso: il tesoro luminoso.

Plutone che tocca i due luminari Sole e Luna-  è paragonabile a un ombra nera che non ha illuminato ma coperto, e non ci ha permesso di sapere e poter vedere quella luce in noi – le luce del valore dell’esistere solamente. Una specie di coltre spessa, che noi indossiamo come un vestito senza vederla ma ne siamo intrisi, spesso con emozioni forti di colpa, risentimento e rabbia, che non riusciamo a comprendere. Plutone, archetipo per eccellenza di ciò che è occulto o occultato alla coscienza, simbolo del regno di Ade e dellinconscio, non ci può dare vita da subito, almeno non prima di farci conoscere un altro aspetto complementare e legato a doppio filo ad essa: la morte”.

 

Le persone con un forte Plutone nel Tema, tanti elementi Scorpione, o Casa VIII affollata, è come se dovessero ripartorirsi nel corso della loro vita, fare proprio un atto di nascita volontario, scoprire con un sacro rito, il loro fondamentale e spesso negato, diritto alla vita! Per rendere questo consapevole è stato necessario il passaggio nel rischio di perdere questultima – la vita! – Come il sentirsi al limite del baratro, improvvisamente ci mette in contatto con la terra sotto i piedi, l’emozione forte è l’unica che permette di sentire.

Quando si è venuti al mondo forse non ci è stata poi restituita quella stessa vita, che abbiamo cercato a lungo negli occhi di ciò che rappresentava la vita per noi i nostri genitori ed è come se la stessimo ancora attendendo. Come i vampiri che tanto affascinano la letteratura, si è stati tra la vita e la morte. Così sono spesso gli individui fortemente Plutonici, che si portano al limite di sopravvivenza psichica, a volte anche fisica, delle loro esistenze, (che per molto tempo imputeranno a cause esterne sfigate e dolorose), e saranno costretti a compiere una catarsi e una totale trasformazione interiore, per andare a ripulire innanzitutto energie che non sono le proprie, ma in cui si è confusi e sostati a lungo.

 

Ci vuole molto tempo prima essere in grado di vedere, accettare e riconoscere da quali delle due figure di riferimento provenisse questa ombra trattasi di depressione, violenza psichica, manipolazione o perdita e a volte anche decesso prematuro di padre (Sole) o madre (Luna), dovremo imparare che non rappresenta la realtà ultima. Noi abbiamo cercato la luce della vita negli occhi di chi ci ha generato, ma allora non labbiamo potuta contattare, perché al suo posto abbiamo riconosciuto Ade/Plutone. Anche da adulti cercheremo negli occhi di chi amiamo quello stesso Plutone mortifero, manipolatorio e anche tanto affascinante, tramite cui abbiamo sperimentato noi stessi la prima volta. Avremo esperienze che ricalcano questa atmosfera, guerre di potere con il partner, amore e odio, sentimenti ambivalenti, scontri emotivi in cui testarci ogni volta e attirare o provocare sfide e giochi al rialzo. Fino a quando? Forse fino quasi a lasciarci la pelle del nostro cuore.. o fino alla comprensione del vedere con chi ancora ci stiamo misurando, noi stessi? Per testare il nostro valore non riconosciuto?

Quando inizia quanto processo di comprensione, non dovremo prendercela con chi ci ha generato, o con la persona della nostra vita attuale che abbiamo trasformato in nostro aguzzino. Diviene in verità rilascio di fatiche, un lutto liberatorio e un lasciare andare ciò che non è stato né più sarà, anche se continuiamo a ricrearlo nel nostro presente, sperando di cambiarne le sorti e il finale. Ne usciremo a pezzi anche da adulti, perché è noi stessi che dovremo mutare.

Se abbiamo respirato l’energia di Plutone da nostro madre o padre, non è stata colpa loro, lastrologia ha limmensa magia di mostrarsi ciò che cera e che abbiamo avuto a disposizione, che andrà trasformato e reso consapevole. Plutone, non è solo morte, anzi, diventa potere personale attivo nella nostra vita adulta, Daimon (come ci racconta Hillman), immensa profondità e capacità di sopravvivenza e rigenerazione. Andare a rielaborare con onestà le verità i fatti della nostra storia personale, porta a non sentirci più in balia e impotenti rispetto alla vita. Spesso Plutone nelle sue manifestazioni ancora non riconosciute ci fa sentire totalmente impotenti e sotto schiaffo dalla vita. Invece, il processo di risoluzione inizia quando iniziamo a vedere semplicemente i nostri genitori come esseri umani, senza più rabbie del bambino ferito. Genitori, che in quel tempo lontano, quando eravamo al massimo del nostro furore vitale nello scoprire il mondo, erano in uno stato plutonico, quindi di depressione a loro volta, o non risolto, e non hanno potuto riconoscere in noi la vita.

Non hanno potuto rispecchiarci in modo costruttivo. Non ne erano in grado. Erano loro stessi in balia della loro esistenza o di problemi e dolori più grandi di loro.

L’energia di Plutone si manifesta nascosta nelle piccole cose (nelle grandi e nel male manifesto siamo tutti bravi a vederci chiaro), si annida negli atti mancati, nelle scelte di andare in una strada piuttosto che nellaltra, nella chiusura negativa rispetto a una proposta luminosa e creativa, non perché si ha davvero scelto che non ci interessa, ma perché sotto si muove una forza sotterranea che teme di perdere il controllo di ciò che conosce da sempre. Spesso Plutone, truffaldino è difficile da acciuffare, l’ombra si annida dove più forte è la luce.

Il Plutone distruttivo e fuorviante che agiamo su noi stessi è quello che dovremo andare a vedere, prima di sentirci ogni volta in balia di cattivi o manipolatori o narcisisti là fuori nella vita. Perché non abbiamo visto chiaro? perché abbiamo a che fare con qualcosa che tocca quelle corde lì?

Chi c’è dietro quella figura che abbiamo attirato? Un genitore da cui non siamo stati visti, qualcuno che non siamo riusciti a cambiare? Evidentemente qualcosa nel nostro presente ha potuto attecchire perché l’abbiamo ancora fatto entrare noi, altrimenti saremmo stati noi in grado di proteggerci. Saremmo stati noi a scegliere la luce piuttosto che Dracula.

Dracula di Bram Stoker

 

Conosco il fascino di quellombra, di cui ci sentiamo prede innocenti e ingenue, senza nessuna responsabilità in merito. Sento tanti racconti di storie distruttive in cui si è dentro fino al collo, ma di cui la persona allinizio non si era accorta. Non ci siamo accorti perché eravamo distanti da noi stessi e la nostra anima. Eravamo attratti da qualcosa di noi che dovevamo scoprire. “Io ce la farò. Io sono più forte di lui. Io non cederò mai. Io non lo chiamo dovrà farlo lui e a quel punto lo lascerò io.  Sono le frasi dette spesso sotto lincantesimo di  un transito di Plutone, in cui in genere si gioca una battaglia allultimo sangue.

Una battaglia di potere non di amore.

Una battaglia in cui stiamo giocando ancora con il nostro genitore mancante che ci ha fatto sentire impotenti nello stesso modo, di cui riconosciamo le ombre ed è per questo che lamore è così familiare, forte e seduttivo. Non ce labbiamo fatta nellinfanzia con nostro padre o madre, in cui siamo usciti con le ossa rotte (e labbiamo scordato), e così ci riproviamo da adulti per vincere la battaglia persa allora.

In genere ne usciamo allo stesso modo, distrutti, ancora più cinici e arrabbiati con il mondo, perché ci siamo messi in una battaglia già persa in partenza. Un rapporto morto prima di nascere, e se ci interroghiamo onestamente, vedremo che lo sapevamo fin dallinizio.

E ne parlo ora, io che sono stata tanto e più volte nella ia vita, in queste battaglie tra vita e morte; ho una Luna Plutone da manuale, unAscendente Scorpione e una Venere in VIII Casa che mi hanno traghettato per bene laggiù, e a posteriori ricordo ad uno ad uno i miei amori ostinati e i miei alibi sabotanti, le mie implosioni emotive nella rabbia e nel risentimento, nella colpa e nellarresto di ogni eventuale possibilità di prendermi cura di me stessa.

Per questo ora lo vedo così spesso negli altri, e anche in me ancora a tratti esce perché non cambiamo mica tutta la nostra pelle in una vita sola, ma quello che mi fa male, è vedere che spesso ci possono volere anni e anni.. e possono tutti dirti qualsiasi cosa per aiutarti, ma se tu vuoi essere la sposa e sposo di Plutone e consacrarti a lui invece che alla vita, nulla potrà farti cambiare idea se non forse toccare il fondo, rischiare di morire psichicamente – e a volte non solo – e ripartire da capo. Dopo lennesima morte.

Il non accorgersi di essere partecipi attivi a questo sodalizio, anzi strettissimo matrimonio con loscurità della vita, è una dei dolori più sordi e duraturi che possiamo perpetuare. Occorre andare fino in fondo nelle zone remote del nostro essere e interrogarci: a cosa stiamo dando da mangiare dei nostri due poli interiori? AllAngelo o al Demone? Quale energia stiamo alimentando? 

La rabbia verso il passato (purtroppo spesso inconscia), la vendetta, lautocommiserazione passiva, oppure lo sforzo di andare dove ci è più difficile, lontani da ciò che conosciamo, le sicurezze, la zona di confort è la strada più ardua ma anche il bagliore forte e saldo dellautostima dellessersi rispettati forse per la prima volta.

Fa gola sfidare sempre la vita, ci si abitua alle emozioni forti e le tenue non le si sente nemmeno più, abituati al sangue e alla ferite, non sappiamo dire banalmente No graziee ritirarci dalla battaglia. Crediamo sia una sconfitta, invece è qui nascosta tutta la saggezza, ma ognuno ci deve arrivare con i suoi tempi, e forse si chiama anche passione di gioventù ed è necessaria, come in tutti i romanzi di formazione.

Come le storie di disintossicazione dalle dipendenze, anche soffrire è una dipendenza, ed è un percorso lento distaccarsene, occorre iniziare a compiere il primo passo di guarigione e poter accorgersi che si può dire di No. Che possiamo mollare il colpo e lasciar perdere, e uscire dalla fanghiglia dellimpotenza o del sentirci schiacciati. Non è facile distinguere il confine e il crinale di quando ci tradiamo o di quando diamo carburante alle nostre parti ombra che si cibano di ossessioni irrisolte invece di creare armonia e volerci solo più bene. Invece di vedere la bellezza e cercarla anche per noi.

Plutone è così attratto dalle ombre che conosce, che alla fine ci si affeziona. Occorre lasciarle indietro, non coltivarle. Occorre un abbandono consapevole verso persone, relazioni malate, pensieri neri e sarà come staccare un pezzo della nostra carne. Ci eravamo così allenati alla fine a dare carburante alla distruzione, che il resto non lo conosciamo neanche. ll resto pare insulso e insapore.

Per anni ho camminato con il viso serio e gli occhi tristemente rivolti verso il basso, come se là fuori nel mondo e nel mio futuro, non ci fosse niente ad aspettarmi. Niente che potessi stupirmi o scuotermi. E così è stato per anni. Non vedevo oltre il mio naso. Ho dovuto cambiare sguardo per accorgermi della vastità della vita ed è per questo che quando ho accanto qualcuno con gli occhi ciechi che vede solo il suo girone dellinferno, allinizio mi arrabbio ancora molto. Poi mollo. Poi smetto di arrabbiarmi perché chi sono io per tirarlo via da lì? Nessuno può aprirti gli occhi se tu non vuoi. Non c’è verso. Sono stata ripiegata nelle ombre per tanto tempo e sicuramente ancora i veli dagli occhi dovranno ancora progressivamente cadere, ma una cosa so, che quando si inizia a farlo il processo è irreversibile. Più respiri aria respirabile più ne vuoi ancora, più semini dentro di te bellezza più ti accorgi da subito se qualcosa o qualcuno tenta di macchiarti e ributtarti di sotto dallinferno dal quale sue uscito.

Per questo quando inizi ad amare il cammino insegnato da Plutone, vorresti che anche altri guardassero verso il cielo e iniziassero a sentire che è vero, la vita c’è, è poco più in là da dove si è partiti inizialmente e bisogna consapevolmente andarsela a prendere, ma c’è ed è tutta intorno. In piena scelta ad ogni minuto della nostra giornata possiamo percorrerla.

Noi soli possiamo scegliere se dare ascolto a energie vitali o energie mortifere.

Io ormai personalmente mi accorgo e fiuto come un segugio chi è totalmente immerso in questultime. Cerco di accorgermi se per caso questa cosa viene riconosciuta o se la persona vuole rendersi responsabile di questo, però poi se non lo vede, non vuole farlo o non sente necessario il cambiamento per la sua vita, non importa, non insisto, semplicemente lascio perdere e mi avvio da unaltra parte.

E il non voler più cambiare laltro a tutti i costi, ma saper di poter cambiare la nostra relazione o non-relazione con esso, è uno dei più grossi insegnamenti che Plutone possa fare a un essere umano.

Immagine di Galleria | Credit | Egon SchieleMorte e ragazza, 1915-16

Anna Elisa AlbaneseASTROLOGIAIndagine Astrologica

I ritorni di Saturno, clessidra del tempo | ANNA ELISA ALBANESE

Immagino Saturno come una grande clessidra piena di sabbie colorate e di diversa quantità, ognuna misura un tempo differente: un tempo per essere bambini, un tempo per i primi baci, un tempo per stare con i genitori, un tempo per ridere e per piangere, un tempo – maledetto tempo che a un certo punto finisce nella materia e ha una scadenza con cui noi non siamo quasi mai daccordo.

Se Saturno evoluto e integrato rappresenta la vera saggezza del ciclo del tempo, evidentemente questo limite imposto che sembra piombare quando siamo ancora in cortile a giocare, è qualcosa che ci obbliga a dei passaggi che altrimenti noi coscientemente in modo attivo non compiremmo mai. So che non sto dicendo cose per nuove perché ho parlato spesso di Saturno nei miei articoli, ma è un simbolo così sfaccettato nelle sue ombre e luci, che ogni volta minterroga e apre visioni, ed è anche la sua presenza da dicembre 2018 nel suo Domicilio Primario, il Capricorno, che me lo fa sentire così vicino.

Torniamo un attimo alla nostra immensa clessidra e immaginiamoci per esempio cose molto semplici che tutti viviamo, come la percezione del tempo di quando terminano le vacanze. Ricordiamoci i diversi modi di attraversarlo, il sapore del tempo lento e lungo delle vacanze da scuola in adolescenza, di cui ancora conserviamo quel ricordo; un tempo dilatato e profumato di caldo (e non solo perché eravamo per tre mesi lontani da scuola), in cosa è diverso da ora? Proviamo a ricordare quello stato di felicità febbrile prima che giungano le vacanze, e pensiamo a come sentiamo lo scorrere del tempo nel mezzo alle vacanze: com’è quando stanno terminando e mancano pochi giorni alla fine?

Accade qualcosa di fluido e naturale se abbiamo assaporato con tutto noi stessi quel tempo straordinario, prima di tornare alla vita ordinaria e scolastica di settembre, e se ci siamo tuffati anima e corpo nellesperienza del luogo dove siamo andati e del ritmo differente che abbiamo preso, avremo voglia quasi, in fondo, in fondo, di tornare a casa. Se abbiamo davvero vissuto stando nel presente assoluto, quando i giorni sgocciolano e la clessidra volge al termine, proviamo quel dolce sentimento malinconica tenerezza ritorno a casa. Avviene. Semplicemente accade che le vacanze finiscano e si inizi un nuovo ciclo al ritorno.

Così dovrebbe essere affrontata tutta la nostra vita, imparando ad accogliere e attraversare i cicli naturali che compiamo a ogni crescita, immersi in ellissi circolari che proseguono senza interruzione di sorta in un movimento ascensionale. Ciclico. Facile a parole! Ma cosa succede quando i cicli sintasano, sinceppano, non fluiscono o sono interrotti prematuramente? Accade che non fluiamo più e che per paura di soffrire troppo congeliamo le emozioni e lascolto del giusto flusso del tempo, bloccando la naturale percorrenza delle cose. 

Io ero bravissima a cercare di bloccare tutto quanto fin da piccola. Ero una di quelle che quando mancava un giorno alla partenza alla fine delle vacanze, mi struggevo e facevo una fatica pazzesca ad accettarne la fine e mi dicevo ogni volta Se solo avessi un giorno in piùsolo un altro giorno, rimandiamo, dai partiamo dopo domani!. Ogni partenza era uno strappo e una violenza, e così è stato in tutti i miei cambiamenti importanti No ancora un pochino, è troppo presto, non sono pronta, se solo avessi ancora un podi tempo, se solo avessi un altro giorno ancora..”.

Ma ora a posteriori mi chiedo: quel famoso giorno in più serve davvero? O è solo un prolungare lagonia in qualcosa che si deve comunque lasciare andare? Che si tratti di una fase di vita, di una persona o una situazione, non si è concluso già qualcosa che però non si riesce a riconoscere come finito?

Penso che durante i passaggi di Saturno – i temutissimi ritorni di Saturno – ci si senta un pocosì, immersi in una fase di passaggio che mostra uno stallo tra un prima e un dopo che fatichiamo ad attraversare con fluidità. La sensazione di qualcosa che volge al termine, (e non è necessariamente una cosa negativa), qualcosa che ha fatto il suo corso e ci prepara a fare un salto di livello più maturo, o nel caso contrario a essere lasciata nel passato. La sensazione Saturniana di fatica deriva dal fatto che a noi serva sempre un giorno in piùNon ci sentiamo ancora pronti, ci sentiamo nel mezzo tra un prima e un dopo che facciamo fatica a solcare, ci dimeniamo e facciamo i capricci, No, no, non ancora, io voglio rimanere qui al punto in cui sono non voglio maturare niente nè ancora meno, lasciare indietro qualcosa o qualcuno!

Per questo tutto il tempo si dilata in una dimensione sospesa di attesa. Il tempo si immobilizza e congela la nostra psiche come nella favole quando il regno diviene ghiaccio, o il filo spinato cinge il castello dove la Bella Addormentata dorme in un tempo immobile e fermo in attesa del risveglio a nuova vita. Noi ci sentiamo stritolare e nellurgenza di riuscire a risolvere tutto chiediamo un sacco di giorni in più, sconfinati, ne vorremmo a valanga, ignari però del fatto che nessuno di questi giorni ed è qui risiedere il dolore straziante nessuno di essi conserva quel sapore del tempo perduto. Quel tempo centrale del sole a mezzogiorno, quello di mezza estate quando ancora la fine delle vacanze era lontanissima, quello del frutto quando era maturo e colmo nella sua grazia, quel tempo perfetto di quando cera la massima pienezza: quel tempo che era il tempo giusto. 

Ogni ciclo energicamente ha un inizio, una fase crescente, un picco massimo e una fase decrescente, per poi ricominciare da capo. Il ciclo Lunare ce lo mostra nella sua massima espressione tutti i mesi. Se noi non ci accorgiamo che una situazione, un sentimento, un flusso vitale è nel tempo del suo ciclo discendente (che non vuole dire morte o fine ma vuole dire che dovrà compiere un cambiamento) e ci ostiniamo invece a voler riavvolgere il nastro, immaginandoci di rivivere il suo apice, ci condanniamo a uno stato di grande amarezza e malinconia. Ci accorgiamo che anche se questo tempo in più” ci viene concesso, la felicità non giunge più come era stata naturale la prima volta che lavevamo incontrata. Anche rimettendo insieme tutti gli ingredienti la formula non funziona più. Non riusciamo a rivivere pienamente il passato glorioso, ma nemmeno riusciamo ad accettarne la fine.

La presa di coscienza del vero stato dei fatti ci avvicinerebbe al processo di guarigione, invece di ostinarci nella resistenza passiva. Sono anche consapevole che spesso questo tempo apparentemente fermo, è un tempo necessario alla maturazione e alla capacità di prendere effettiva distanza da qualcosa che credevamo fosse ancora vivo e invece non è più nella sua crescita, ma nel suo declino. L’accettazione del suo deterioramento metterebbe in moto il vero significato di Saturno che può ricostruire mettendo nuova linfa alle fondamenta. Certo è che per ricostruire, qualcosa lo si deve un pochino decostruire o abbattere.

Perché dove ci sarà una fine avverrà ancora un inizio.

Saturno non solo falcia qualcosa o fa terminare, ma usato con lucidità e consapevolezza fa maturare ciò che deve costruirsi su basi solide, facendo franare la fondamenta che non erano valide. Saturno segna il ritmo del tempo, un tempo interno, un tempo diverso per ognuno di noi se ci guardiamo bene dentro conosciamo benissimo, anche se non vorremmo mai dirlo ad alta voce. Ognuno sa se è molto tempo che rimanda qualcosa, ognuno sa in cuor suo se una storia sentimentale è finita molto tempo prima della reale separazione, che può avvenire anche molti anni dopo. Ognuno sa dentro di sé se quel lavoro non lo motiva più o se quel caldo giaciglio che è l’antica maschera da figliche mettiamo con i genitori, è da millenni caduta e scaduta, ma è troppo dura levarla del tutto.

Saturno non fa nulla di male credetemi, perché come quando sappiamo bene la data della fine delle vacanze, sappiamo bene anche quando altre date sono già giunte a termine e stiamo chiedendo un giorno in più”, invece di provvedere con maturità al cambiamento richiesto.

Il cambiamento non è tornare a un passato che è già morto molto tempo prima che qualsiasi Saturno si presentasse al portone di casa, solo che non avevamo ancora la forza di riconoscerlo. 

Facciamo una piccola riflessione sulla nostra vita e proviamo a ricordare situazioni o se vogliamo anche in leggerezza una bella vacanza, una situazione finita o un amore di un tempo com’è stato o come sarebbe avere ancora del tempo disponibile?

Saremmo veramente riusciti a goderci quel tempo in più?

Io a ben ricordarlo credo proprio di no, anche se verrebbe a posteriori da dire e da fare tutto ciò che non si è detto o fatto. In un tempo reale e non immaginato come nei finali dei film americani a lieto fine che narrano di riconciliazioni e buoni sentimenti (che piacciono perché narrano di questi archetipi collettivi di giusti tempi che trovano il loro giusto spazio per fluire e ricominciare), nella vita normale fare il gran recupero dei minuti come nelle partite di pallone, è solo una corsa affannata che si vive con ansia. La partita è già stata giocata non dimentichiamolo – certo ci può essere un gran goal finale che ribalta tutto il risultato perché no’ – ma possiamo puntare tutto su quei pochi istanti rimasti di tempo supplementare, o forse è meglio giocarsi bene tutta la partita?

Detto così sembra la formuletta di luoghi comuni che anchio detesto, ma in questo ultimo periodo lho davvero sentita anima e corpo questa cosa assurda del tempo lineare che ci troviamo a vivere noi umani in questa cosa bellissima e dolorosissima che si chiama vita. Ho sentito forte lurgenza del tempo, che consapevolmente o meno, si sta sentendo molto anche a livello collettivo.

I Social alternano in maniera fantastica foto di mare sublime, sorrisi in costume da bagno, a notizie allarmanti del disastro Covid ancora in corso. L’estremismo di alcuni paesaggi mozzafiato eterni che racchiude al suo estremo opposto la caducità di noi esseri umani. Posti esotici e lontani, che se presti lorecchio, si pare udire in sottofondo il ticchettio del countdown del rientro imminente al mondo di qua, (se uno non ci vive) e la fuga dal pensiero della morte e la malattia da scagionare.

Questo dualismo estremo mostra fuori di noi, quanto poco dentro siamo riusciti a integrare nella nostra vita questa opposizione lacerante tra libertà, ricerca di infinito e finitezza umana. Certo, non per tutti è così, ma siamo ancora immersi in un sistema più grande di noi che segna il tempo obbligato, delle ferie, le feste comandate, i Natali e i compleanni, il matrimonio a una certa età, i figli a il lavoro a quell’altra. Il punto non è se questa cosa sia giusta o sbagliata, ma quanto sia aderente al nostro tempo e quanto per molti mostri una profonda lacerazione tra il suo dentroe il mondo fuori.

Un tempo i riti e il rapporto più profondo con la natura, scandivano bene alcune tappe importanti della nostra vita, ora dobbiamo ritrovare questo ritmo allinterno di noi stessi, stando attenti a fare la gincana nella società cui apparteniamo che segna le sue tappe di ferie e non e i tempi della collettività, basate sul principio economico, e non sul ciclo vitale. La crisi ecologica e la crisi Covid è un chiaro specchio. 

Siamo strani come esseri umani, abbiamo sempre bisogno di strattoni esterni per accorgerci di dove siamo e per dare valore a qualcosa che non avvertiamo. Non a caso durante la quarantena molti hanno riscoperto il valore del tempo.

Per questo Saturno e Urano, “gran tagliatore di teste” (che nel 2021 ingaggeranno una meravigliosa battaglia), s’incaricano di mostrarci la circolarità del tempo che noi non sappiamo attraversare perché siamo scollegati da noi stessi. Le crisi e il dolore ci ricordano che è il tempo interiore va ascoltato perché se non ci ricordiamo di vivere in maniera presente e totale, lattimo passerà via rapido e potrebbero rimanere solo i minuti di recupero dei calci di rigore in cui potremmo anche sbagliare il tiro.

Ho pensato molto a cosa non riesco a lasciare andare nella mia vita, e del perché in molte situazioni abbia sempre voluto stare lì e giocarmi tutti i minuti della clessidra, fino allultimo granello. Aspettare. Agonizzare. Fino allo stremo. Nel mio caso, la mia fatica nel lasciare andare qualcosa è direttamente proporzionale a non averla mai avuta totalmente. Credo dunque che quello che certi cicli obbligati e di passaggio nella nostra vita ci presentino, è di mettere il focus non tanto su quel nostro faticare a lasciare o trasformare, ma sullinterrogarci sulla qualità e presenza rispetto a una situazione che abbiamo vissuto. C’eravamo?

Io sto capendo che non mi serve in verità altro tempo alladesso, ma quello che tocca molto profondamente il mio ciclo di Saturno è qualcosa che è andato perduto tantissimo tempo fa. Il tempo dorato dellinfanzia non può tornare indietro, (sempre sia stato dorato), perché quello era il tempo giusto perché ogni cosa andasse vissuta in maniera completa: l’appartenere  a una famiglia il sentirsi davvero a casa il sentirsi protetti. Il ritorno di Saturno tocca in maniera molto precisa il mio Saturno in Cancro in VIII Casa ripassando nuovamente per quelle antiche ferite. Tocco con mano unaltra volta la consapevolezza che lappartenenza a una famiglia come lavrei voluta, non lho mai potuta sentire ed ora più che mai, le fondamenta solide le devo rifondare io stessa su un altro terreno. La ferita dell’ammettere che il sentirmi protetta è sempre passato dal mio dover proteggere qualcun altro e infine che il sentisi davvero a casa sta passando adesso da un lasciare materialmente la casa dove abito. C’è un grande carico di richiesta dal mondo fuori (tradotto karma famigliare), che io sia ancora quella di un tempo e dia ancora il tempo che non abbiamo in verità mai avuto, né allora né adesso, che io con i minuti di recupero segni i calci di rigore vincendo tutte le partite perse allora.

Sto imparando che i cicli di Saturno ci vogliono rendere coscienti di cose antiche che non si erano mai lasciate andare, partite che non ci si era mai resi conto di aver già persoe com’è liberatorio perdere se ci pensate bene perché è l’unico modo in cui poi si può ricominciare altrove e non lottare in una sconfitta fuori tempo massimo e ogni volta, la clessidra con la sabbia colorata di Saturno ripassa sul nostro cuscino, come un piccolo Grillo Parlante ci sussurra la verità per riportarci alla nostra vera libertà di Anima: Sei pronto ora, dai, non ti serve nessun giorno in più, molla il carico, non è tuo. Eora il giorno perfetto per salpare. Equesto il tempo giusto della tua vita senza più colpe”.

E tu lasci andare in un attimo tutta la zavorra dalle spalle che per millenni ti stai ancora trascinando sulla schiena e puoi aprire il tuo petto a tutta la luce che vuole entrare ma non trovava spazio.

Vi invito a lasciar fluire il vostro tempo interiore con dolcezza, anche attraverso questa bellissima canzone di Ivano Fossati. 

C’è tempo

Dicono che c’è un tempo per seminare

E uno che hai voglia ad aspettare

Un tempo sognato che viene di notte

E un altro di giorno teso

Come un lino a sventolare

C’è un tempo negato e uno segreto

Un tempo distante che è roba degli altri

Un momento che era meglio partire

E quella volta che noi due era meglio parlarci

C’è un tempo perfetto per fare silenzio

Guardare il passaggio del sole destate

E saper raccontare ai nostri bambini quando

È l’ora muta delle fate

C’è un giorno che ci siamo perduti

Come smarrire un anello in un prato

E cera tutto un programma futuro

Che non abbiamo avverato

È tempo che sfugge, niente paura

Che prima o poi ci riprende

Perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo

Per questo mare infinito di gente

Dio, è proprio tanto che piove

E da un anno non torno

Da mezzora sono qui arruffato

Dentro una sala daspetto

Di un tram che non viene

Non essere gelosa di me

Della mia vita

Non essere gelosa di me

Non essere mai gelosa di me

(Ivano Fossati)

CREDIT IMMAGINE DI COPERTINA link

Anna Elisa AlbaneseAstrobiografieASTROLOGIA

Giacomo Leopardi, alla luce dell’astrologia | Anna Elisa Albanese

Non ho la pretesa di parlare a posteriori di quello che è stato per me, e non solo per me, un mostro sacro come Giacomo Leopardi. Avere davanti il suo Tema Natale è come entrare in zone intime e non violate da lasciare al loro spazio sacro. Dirò alcune aspetti del Tema che mi risuonano in particolar modo e toccano i miei –  di spazi interiori in modo altamente soggettivo. GIACOMO LEOPARDI nato il 29 giugno 1798, CANCRO asc. SCORPIONE

Storia del genere umano – Narrasi che tutti gli uomini che da principio popolarono la terra, fossero creati per ogni dove a un medesimo tempo, e tutti bambini, e fossero nutricati dalle api, dalle capre e dalle colombe nel modo che i poeti favoleggiarono delleducazione di Giove. E che la terra fosse molto più piccola che ora non è, quasi tutti i paesi piani, il cielo senza stelle, non fosse creato il mare, e apparisse nel mondo molto minore varietà e magnificenza che oggi non vi si scuopre. Ma nondimeno gli uomini compiacendosi insaziabilmente di riguardare e di considerare il cielo e la terra, maravigliandosene sopra modo e riputando luno e laltra bellissimi e, non che vasti, ma infiniti, così di grandezza come di maestà e di leggiadria; pascendosi oltre a ciò di lietissime speranze, e traendo da ciascun sentimento della loro vita incredibili diletti, crescevano con molto contento, e con poco meno che opinione di felicità.” Giacomo Leopardi, Incipit Operette Morali

L’Ascendente Scorpione con preciso Nettuno dominante sullAsse dellAscendente compone un Trigono di segni dacqua da manuale: Marte e Plutone in Pesci in IV Casa – Sole e Saturno in Cancro in VIII e IX Casa –  Nettuno nello Scorpione Ascendente e un importante Trigono di Terra: Luna in Capricorno, Urano in Vergine e Venere e Giove in Toro. 

Nettuno simbolo per eccellenza di arte, spirito, sfondamento di confini personali del nostro ego al fine di raggiungere una visione più ampia e spirituale della nostra esistenza, governa la Casa V della creatività e dellespressione di se stessi, e il Sole in Cancro governa proprio la Casa X – ciò che al mondo Giacomo Leopardi ha saputo restituire e si è reso manifesto.

Elementi Femminili che fanno da padroni ed estrema porosità datogli soprattutto dallelemento Acqua, modalità “spugna, io tendo a chiamarla; una personalità fatica ad avere filtri difensivi e una pelle spessa tra il proprio IO Identità e lEsterno da sè – mondo. Proprio come le spugne, pronte ad assorbire lacqua, può essere imbevuta totalmente di emozioni, anche non sue, ma percepite dallambiente e dagli altri, perché non c’è un muro spesso a fare da divisore.

La sensibilità estrema è  sottolineata con levidenziatore rosso e ci fa pensare a Giacomino, soprattutto da bambino, come una figura totalmente avvolta nelle dense nebbie Nettuniane del sentire profondo, sensibilità, permeabilità e mutevolezza dei sentimenti. Nettuno in 1 Casa,  ha tanto a che fare con la massima apertura spirituale, ma anche con un sacrificioimmediato alla nascita, (la grande correlazione allacqua, a volte rischi morte del neonato per asfissia, soffocamento o problemi con la placenta, o confusione nella nascita). A livello simbolico è causa spesso, per lunga parte della vita, se non reso manifesto e consapevole, di un ridimensionamento immediato dellEgo, (un pianeta così spirituale che si posiziona nella fase dei più elevati bisogni fisici e materiali di sopravvivenza del bambino, nascita e impatto nel mondo). Nettuno modifica la percezione dei propri bisogni primari, come sciogliesse quellaggressività vitale che è del neonato appena uscito dal ventre materno rendendolo ricettivo su ciò che deve essere per non dispiacere gli altri. Da qui la difficoltà di formazione di unidentità definita, in favore dellattenzione e la ricerca continua di amore approvazione da parte dellaltro; loggetto damore madre nei primi mesi e anni di vita, mondo esterno e relazioni, via via crescendo.

Un’Io dunque, che in prima istanza non ha potuto prendere la forma necessaria per la spinta vitale tipica del significato della 1 Casa nascita-  inizio e impatto nel mondo, imprinting, e maschera anche strutturalmente difensiva che ci permette di muoverci nella realtà, per compiere il viaggio verso il nostro Sole Identità. Nettuno in 1 Casa è una posizione che richiede  un adattamento, piuttosto che essere nella modalità sanamente egoica della psiche e dellIo nascente del bambino in formazione.  L’attenzione su di lui forse confusa, filtrata, non sufficiente ( Nettuno),  ha dovuto al di fuori di sé, per cercare di captare oltre la cortina nebulosa Nettuniana, già dallinizio un sacrificio di sé protratto verso il mondo.

Il Sole Cancro, ci conferma questo stato di accudimento primario deficitario madre, mondo con laspra luna Capricorno  –  e la conseguente fatica a sostenersi autonomamente a livello emotivo, ad essere in balia del proprio bisogno di essere nutrito a livello affettivo. Econfermata nella sua biografia la durezza di un padre insegnante esigente e dittatoriale e una madre fredda e anaffettiva, comprensibile che i suoi valori Cancerini femminili e ricettivi, non potessero essere colmati nè accolti con quella dolcezza che lui cercherà di placare tutta la vita del senso di fusione con la natura, il sentimento mistico e la fratellanza universale. Dolore che rimarrà non sanato quasi mai se non parzialmente trasformato sul finire della vita, con La Ginestra e la consapevolezza della comune appartenenza a qualcosa di più grande di una madre (che non è stata sicurezza nè calda terra su cui arenare Luna in Capricorno),  ma a tutto il genere umano risoluzione tematica Pesci- Nettuno.

Giacomo Leopardi, possiamo visualizzarlo a livello metaforico, senza uno strato di pelle; la sua salute precaria e la struttura fisica fragile confermano questa peculiarità di scarso attaccamento alla solarità sana e robusta e spinta vitalistica verso la vita,  un atteggiamento che si sposta dallesterno allinterno di sé, una natura introversa e dedita al sentimento delle cose, più che alle cose stesse, a ciò che permea e dà significato allesperienza, al suo valore espresso nella tonalità affettiva. Poca propensione allazione attiva, allestroversione, confermata anche dalla totale assenza di elemento Fuoco nel Tema Natale.

Il confine tra la vita e la morte, la fine della cose, la trasformazione, (Ascendente Scorpione) e la tematica Nettuniana Pescina ritorna come dominante fondamentale e ci descrive quello che era il suo mondo effettivo: il mondo interiore. Marte in Pesci 4 Casa congiunto a Plutone ci pone di fronte alla dissoluzione di tutte le barriere dellIo, dapprima erose dal Dio Nettuno, trasformista e senza una forma definita, ambivalente e illusorio che si trasformava in ciò che gli altri desideravano, o meglio le altre, le dee che voleva concupire, e dallaltra abbiamo il Dio Plutone, Ade dagli inferi e dalle zone dombra dellinconscio, nel viaggio iniziatico per eccellenza, che può risorgere solo se spogliati di tutti i falsi sè e le strutture difensive attuate dalla  nostra coscienza.

Leopardi è passato attraverso lestasi e il trasporto di cui la Natura si è fatta portatrice che gli ha permesso di di attraversare quel crinale oltre se stesso e il suo ego individuale. Il suo Ego Identità, era già aperto e fluido dalla voragine vuoto affettivo canale aperto, ed è proprio da quel vuoto (Nettuno), incolmabile che ha potuto farsi strada lo spirito: passaggio e porta, affinché potessero filtrare spiragli di luce di qualcosa di molto più grande di lui. I due portali verso il trans-personale, Nettuno e Plutone, sono stati per lui, il tramite doloroso, attraverso i quali, ha potuto accedere a quel mondo di percezioni altre, di cui è stato il messaggero.

La sua identità al confine tra il dissolvere e laffermare, il ribellarsi e il sacrificare, che sono ambivalenze interiori comuni, latenti e inconsce a quasi tutti gli esseri umani, sono state tangibili ed estreme per lui, perso e fluttuante nellInfinito interiore, schiacciato nel limite concreto e lacerante della materia, corpo, colle, mondo fisico, umano vivere.

Giacomo si è trovato senza il comune scampo, che viene destinato a molte persone che possono accontentarsi di una vita senza infamia nè lode, senza la pretesa forse di giungere a vette celestiali, sublimi visioni, estatiche intuizioni, ma nemmeno crollare sotto il peso di dolori scontertanti. Una vita normale insomma, per quel che può significare questa parola. No Leopardi non ha potuto ambire a questa presunta normalità, la sua Anima aveva un progetto ben diverso e cioè che lui si facesse carico di sentire tutto senza sconti del mondo dei sentimenti di sè, e delle variazioni dello spirito umano, e della percezione forse di quel Divino, che poche anime riescono a percepire tramite uno dei canali concreti, che è la Natura e infine lo donasse a noi grazie al canale espressivo che fu la scrittura (Mercurio in Gemelli in 8 Casa).

La domanda che tutti si pongono, o almeno che io mi pongo fin da quando ai tempi delle scuole elementari e studiavo la sua biografia: Giacomo Leopardi avrebbe potuto essere almeno un pofelice o era tutto scritto in un destino irreversibile che lo ha reso martire e vittima delle circostanze?

Ovviamente io non so rispondere a questa domanda, ma posso pensare che allora, le condizioni di libertà erano molto diverse dal nostro presente, la scoperta della scienza rispetto alle malattie ecc. e anche laccesso al mondo, ai viaggi e la comunicazione globale, erano limitati dalle condizioni di quella realtà. Se poi si era nati in un paese di provincia con un padre autoritario e restrittivo, la scarsa volontà ad emergere di un Tema Natale più introverso e meditativo che attivo, permeato dallumoralità dellabbondanza dellelemento Acqua, la paura del nuovo dei pianeti in Cancro, annessi agli antichi sensi di colpa di Saturno, le cose si complicano parecchio. Internet, televisioni, telefoni e quantaltro sono una scoperta recente, non che abbiano migliorato le condizioni di vita, ma forse per Giacomino, solitario e restio a mostrarsi e confrontarsi con gli altri esseri umani in carne e dossa, un pochino lavrebbero aiutato nella comunicazione filtrata e protetta da uno schermo.

Un tema natale come quello di Leopardi non ha dentro i semi dellinfelicità, guardato con gli occhi che abbiamo adesso, rispetto al libero arbitrio e la scoperta della psicoanalisi e i percorsi individuali di consapevolezza, ci pone semplicemente di fronte al riconoscimento della propria peculiarità – Un tema con una fortissima dominante Acqua e Case dAcqua ben sollecitate, è senzaltro indice di una sensibilità al di fuori del comune, ma questa sensibilità prima di tutto andrebbe riconosciuta e valorizzata dalla persona depositaria del Tema, che in genere è sempre lultima a farlo. Proprio perchè la sua immensa sensibilità emotiva, la facilità di percezione dellaltrui sentire, porta la persona ad essere insicura e dubitante delle sue stesse emozioni –  l’Identità non si riconosce , si confonde e fatica e darsi dei limiti e ad autolegittimarsi.

Se avessi potuto poter intervenire nel destino di Giacomo, gli avrei posto davanti un mentore, o uno dei moderni sciamani/guro (sani) che vanno tanto di moda ora, o anche il buon Carl Gustav Jung, che lo prendesse per mano per portarlo con sè nella sua casa a Bollingen- Lavrei fatto sedere lì lungo il lago, in tutta la sua silenziosa pace e in una modalità dolce e poetica allo stesso tempo, calda e sostenuta come padre amorevole, (che Giacomo non ha avuto la fortuna di avere) si sarebbe potuto compiere il meraviglioso viaggio allinterno di se stesso. Solo così riconoscendosi ed essendo riconosciuto da un alter ego positivo, padre spirituale ed insieme grande madre nutritiva, forse Giacomo Leopardi avrebbe potuto lenire e comprendere il senso di lutti  e dolori, asprezze del suo vissuto infantile, mutare il suo destino e scrivere versi fino alla vecchiaia.

Ma questa forse sarebbe stata tutta unaltra storia….

Anna Elisa AlbaneseASTROLOGIAIndagine Astrologica

Novilunio in Gemelli Maggio 2020 | L’Infinito letto da Gassman | Anna Elisa Albanese

Avremo la Luna Nuova nei Gemelli nella serata del 22 maggio 2020 alle ore 19.39 italiane nel segno dei Gemelli 2.04° Un Novilunio governato da Mercurio in Gemelli, congiunto esatto a Venere (retrograda fino al 25 giugno), entrambi in quadratura a Nettuno in Pesci. Sole e Luna governano la Casa IX (i mondi lontani), mentre Venere governa la Casa XI (le amicizie e gli ideali). Mercurio e Venere sono entrambi in Casa VIII (il mondo degli altri). Anche per chi non conosce il linguaggio astrologico, può intuire che tra mondi lontani (Casa IX), mondo degli altri (Casa VIII)!e il luogo degli ideali e delle amicizie (Casa XI), ci sia un unico comun denominatore: il movimento. Lo spostamento che ci permette di uscire dal nostro mondo personale individuale e incontrare l’altro da noi. Dopo mesi e un anno ancora solo a metà, connotato dalla separazione forzata, isolamento e severità, dal nuovo pensiero dominante in cui “l’altro è pericoloso”, si affaccia un soffio di vento che ci sposta da noi per provare a riaprirci all’altro e al mondo fuori dalla porta. Nuova libertà desiderata a lungo in questo nuovo Ciclo di Luna, ma tutto questo ossigeno tanto agognato, sembra quasi confonderci. Nettuno dilatatore di confini – in posizione disarmonica a Venere può anche rappresentare difficoltà nel valutare le cose, nel vederci chiaro, potrebbe portarci a un’esagerata voglia di espansione, che forse nasconde pericolo di illusioni e incapacità di sentire chiari e sicuri i nostri confini. Quali sono – quel metro che ci separa l’uno dall’altro dettato dalla regole – o quelle paure profonde che non ci permettono più di vivere serenamente?

Questa Luna Nuova ci parla di ridefinizione di noi stessi e di rapporti interpersonali e allo stesso tempo ci parla di un’infinita stanchezza da non rimuovere. Prima di poter di nuovo abbracciare la vita, dovremo accorgerci e comprendere cosa è accaduto, ma riusciamo? Oppure le nebbie confusive di Nettuno offrono una visione distorta e non ancora nitida?

Mercurio e Venere retrograda nei Gemelli, compiono una quadratura esatta con Nettuno in Pesci, alimentando uno stato di sospensione incerta e una certa precarietà emotiva che ci lascia sgomenti, insoddisfatti e ancora un po’ spaventati a livello profondo. Vorremmo far finta di nulla ma non riusciamo. Non possiamo. Il mondo di prima è diverso dal mondo che troviamo adesso. Niente si è davvero risolto a livello profondo, abbiamo solo aperto le finestre e spazzato la polvere sotto i tappeti.

La stessa e ultima quadratura tra Venere e Nettuno l’avremo nell’ultima settimana di luglio e lì potremo anche già vedere se le scelte attuate adesso, le relazioni che stiamo sviluppando,!i contratti e gli scambi, i nuovi modelli di vita e di benessere che stiamo attuando, sia nel personale che nel collettivo, sono validi o dovranno essere modificati. Se è stata un’illusione di libertà o ci è sfuggito qualche dettaglio che potrà essere più visibile, sia dalla ripresa del moto diretto di Venere – dal 25 giugno in poi – sia nell’ultima settimana di luglio 2020.

In questo maggio anche se i divieti si sono allentati, molti di noi non sentono il bisogno di tornare alla realtà – Nettuno e la sua ovatta isolante alla fine teneva quasi un po’ di compagnia e ci permetteva di rimandare i progetti: “Non posso farlo ora, il mondo è fermo”. Adesso invece un’urgenza incalza da fuori della finestra, ma allo stesso tempo qualcosa è trattenuto e non ingrana come dovrebbe. Non ci sentiamo abbastanza liberi, ma nemmeno più in cattività.

Alcuni sentono molto chiaramente di aver perso la qualità del silenzio che regnava prima. La qualità delle emozioni – che seppur spaventate, fuori controllo, solitarie e di angoscia di fronte a fenomeni inesplorati – potevano muoversi autentiche. Forse trovavano sfogo in un messaggio improvviso, mandato di notte a una persona lontana fisicamente, ma non nel cuore – contenuti vividi che mai avremmo avuto il coraggio di dire – in una richiesta di aiuto, che in tempo normali non ci saremmo mai permessi, in uno svelamento di noi stessi, nudi e più vulnerabili ai nostri affetti vicini ma anche nella mancanza e nel bilancio della nostra vita con quelli più lontani.

Prima sembravamo essere più intimamente vicini agli altri, seppur separati, ora che invece dovremmo riunirci, il mondo sembra mostrarci la vera separazione – quella sociale ed economica che si rende visibile – e quella della nostra autenticità che non sa più ricollocarsi. Adesso sentiamo di dover rimettere maschere di facciata nel mondo esterno che ci chiama ad essere operativi e funzionali, ci proteggiamo malamente con la famigerata mascherina che indossiamo quasi come copertina di Linus, senza però più riuscire a indossare maschere che nascondano la nostra interiorità. Siamo scoperti come senza pelle a proteggerci dalla nostra stessa fragilità umana con cui abbiamo dovuto fare i conti.

Qualcosa si è modificato nella relazione con noi stessi e nella relazione con gli altri: che sia stato aver riacciuffato amicizie di tanti anni fa, che sia stato litigare stremati a casa con la famiglia o con il partner con cui siamo stati troppo a lungo, con i figli che ci chiedevano attenzioni totali con cui abbiamo di nuovo però avuto il tempo di stare. Che sia stato essere stati profondamente soli in questo silenzio assordante, ognuno a modo suo ha avuto accesso a qualcosa di sé che prima era coperto dal frastuono della corsa. Siamo entrati nelle zone più oscure, ma anche più vaste dello spazio infinito del non sapere il futuro – siamo usciti da una programmazione del tempo forsennata – siamo usciti dalla logica causa – effetto e del profitto immediato e anche se costretti, abbiamo dovuto modificare qualcosa. Che sia stato lavorare il triplo per alcuni e lavorare zero per altri.

Il vaso che prima ci conteneva in qualche modo, ora si è rotto. E adesso? Ci chiedono di ricomporlo di nuovo con la colla come niente fosse accaduto e noi non riusciamo più.

Dopo la guerra contro il nemico invisibile, i denti serrati, la paura e il pericolo (forse) per il momento scampato, può avvenire il rilascio emotivo. E il rilascio avviene adesso. La stanchezza inesorabile. L’indolenza. La voglia di dormire e nascondersi ancora un poco.

Siamo confusi. Sbigottiti. Stiamo ritarando da capo la validità di tutte quelle relazioni sospese, di tutte le nostre comunicazioni interrotte, del lavoro che facevamo prima – di quel tempo che ha preso un altro corso e noi come al risveglio da strani sogni notturni – stranieri e straniati – non sappiamo riprendere il filo della vita. Osserviamo le strade con i rumori normali di prima, ma sono quasi “troppo rumorosi”, perché il nostro udito – e non solo quello fisico – si è fatto più fine, più esigente e più accorto a percepire oltre.

Credo che questo ciclo di Luna che arriverà al picco di Luna Piena in Sagittario del 5 giugno, sia un po’ come una Luna agrodolce mossa dal vento, la sensazione – piacevole per alcuni, nauseabonda per altri – di quando siamo in mare in barca e c’è un po’ di mare mosso. Siamo chiamati a conciliare e arrenderci a quello sciabordio delle onde, altrimenti rischiamo di vomitare. Il corpo si deve abituare a un nuovo equilibrio e a una nuova oscillazione morbida che non è prevedibile, ma va attraversata.

Per attraversarla dovremo non rimuovere ciò che è accaduto nella fuga e nel tentativo di far finta di nulla, ma imparare a creare un mondo differente. A posizionati noi stessi in una bellissima opportunità di portare i nostri sogni più aderenti alla vita che vorremmo.

Sole e Luna in Gemelli inoltre compiono un bel Trigono con Saturno in Acquario dando risonanza e costruttività alla maggior parte di pianeti d’aria nel cielo e alla leggerezza che via, via – se ci affidiamo alla barca sul mare che sta navigando, non è ferma – ci permetterà di entrare in un nuovo ciclo di cui la basi sono messe fin da adesso. Le basi del 2021 sono già attive in questo momento e quando Saturno sarà definitivamente in Acquario dall’anno prossimo potremo vedere già un pezzettino di questo mondo in cambiamento. Anche se sarà ancora un cambiamento lento e difficile.

Se pur instabile e dinamico questo ciclo lunare, come i pianeti nei segni Mobili ci raccontano – Sole, Luna, Venere e Mercurio in Gemelli, Nettuno e Marte nei Pesci – sarà un viaggio che ci immetterà in un’instabilità necessaria, meno stanziale e limitante senz’altro degli ultimi mesi tesi nella costrizione all’immobilità.

Venere ci parla anche di autenticità delle nostre scelte, e in contatto disarmonico con Nettuno, potrebbe accentuare l’urgenza di realizzare sogni e desideri poco realistici, desiderio d vicinanze e contatti con le altre persone, ma un rallentamento confuso nel poterlo attuare. La confusione interiore di un mondo che si sta rimescolando e i nostri valori che stanno cambiando insieme ai valori del mondo che sono totalmente sballati e nel tilt. Potremo noi stessi essere confusi sui nostri sentimenti e avere ancora bisogno di tempo. C’è anche l’attenzione al benessere e al cambiare e comprendere davvero i nuovi valori di vita che vogliamo perpetuare per essere fautori per primi della nostra salute psico – fisica.

Sento questo ciclo di Luna come un abbraccio – alcuni giorni dolce, altri più conflittuale – di tue tempi che cercando di accordarsi, quello delle nostre urgenze razionali, dei nostri ritmi nella nel tempo della realtà ordinaria che in qualche modo chiede di riprendere, e quella dell’altro tempo – immensamente più grande – il tempo straordinario – quello degli eroi mitici che stanno attraversando una grande impresa, che ci sorride da lassù e che ci dice “Dove stai andando? Perché corri? Riprendi fiato e ordina per bene le tue intenzioni, i tuoi sogni e desideri, prima di immergerti e smarrirti nel vorticoso incalzare del tempo quotidiano, dei programmi e dei progetti che non trovano più (al momento) il significato di un tempo. Accetta questo passaggio e rimodellati, ma cercando dentro e non fuori di te, altrimenti rischi di correre a vuoto, come un disco rotto, senza spostarti di un solo metro.”

Ora è il tempo delle tue priorità interiori che hanno tempi diversi dal tempo esteriore e di tutti i tempi incalzando e rapidi che ci chiedono di rispettare fuori di noi.

Buon Novilunio a tutti voi.

Anna Elisa AlbaneseASTROLOGIAIndagine Astrologica

Marte in Pesci fino al 28 Giugno 2020. Riflessione sui propri confini. | Anna Elisa Albanese

In occasione della permanenza di Marte nei Pesci entrato nel segno il 14 maggio 2020 e presente fino al 28 giugno 2020, ripubblico un articolo che narra della modalità di espressione di questo Marte – acquatico – e di chi ha Marte in pesci, o un Marte in aspetto dinamico a Nettuno (governatore dei Pesci).

Inizierò dalla mia storia personale, come spesso faccio quando cerco di far tesoro delle tracce biografiche della mia storia, in correlazione al linguaggio del cielo.

Avverto in maniera sempre più nitida ultimamente, che la protezione estrema attuata da sempre alla mia intimità, una sorta di introversione esagerata, “orsaggine” potremmo chiamarla, è stata in verità la mia unica salvezza. Il silenzio delle parole, il cancello chiuso, possibilmente serrato, le cui serrature venivano comunque sfondate in vario modo, sono state le modalità di reazione rispetto a una troppo sbilanciata non definizione di me stessa. Un meccanismo automatico, tipo i granchi granchi o i polipi quando ti sfuggono. Non a caso animali acquatici, fluidi e allo stesso tempo sfuggenti. Non essere in grado di riconoscere i miei desideri, ciò che volevo da ciò che non volevo è stato un tema per molto tempo della mia vita. La verità è che non ne avevo idea, e quando si è confusi, il più forte ha quasi sempre la meglio.

E’ una legge universale: quando non scegli, qualcun altro e qualcosaltro sceglierà per te. E quando era troppo tardi per me, ecco le sensazioni conosciute di saccheggio, delusione, incomprensione. Richiudevo tutto in me stessa, in completa protezione ormai tardiva. Come alzare i ponti levatoi di una fortezza quando ormai le truppe erano già entrate. Tipica reazione di molti segni dAcqua o dominanti Acqua, non mostrare più nulla di vagamente vulnerabile all’avversario. Ma prima di allora, si erano mai veramente mostrati? Prima di allora non erano già così ritratti da obbligare l’avversario a sfondare i delicati argini?

Il saccheggio emotivo da parte di altri verso i miei spazi sacri, ha continuato per anni senza che riuscissi a capire come impedirlo. Penso non ci sia mai stata nessuna fortezza da proteggere, per questo è sempre stato facile entrare, al posto dei muri, c’era solo acqua e aria. Confusione, insicurezza, ricerca di approvazione.

Nettuno in Casa I – Eccomi qui, mi presento: Il mio spazio forse non esisteva del tutto, ma la percezione che ne avevo era che ci si potesse accomodare dentro di me come ci si accoccola su una poltrona molto morbida.

Entrano nel tuo spazio le persone quando non si accorgono dei tuoi reali bisogni, spesso totalmente differenti tuoi.

Entrano nel tuo spazio sacro quando le persone emettono un giudizio negativo su una tua scelta o un tuo modo di vivere.

Entrano nel tuo spazio quando non rispettano la tua natura e il tuo modo di essere o cercano di convincerti o farti pressione per portarti a fare ciò che vogliono, insinuandoti dubbi e sensi di colpa non appena tu ti rifiuti di seguire il loro volere, il loro ritmo, il loro desiderio.

Io assecondavo tutto quanto alla bell’e meglio, come se quella fosse l’unica strada possibile per farmi amare, invece è stata l’unica strada per perdere me stessa.

Noi siamo abituati a vedere la violenza al di fuori di noi quando nelle guerra e i soprusi, la violenza a livello psicologico non la vediamo.

Una delle mie tematiche è stata linvasione continua e perpetuata.

Il primo passaggio è stato riconoscere questa invasione,

il secondo cercare di contrastarla, il terzo rispettare alcuni tratti della mia natura che ha potuto manifestarsi nella tale maniera, proprio perché impattava nelle altre nature, portate a fare la cosa esattamente contraria.

Nettuno è il simbolo dellinfinito, lannullamento di confini e la non separazione, parole che spesso sembrano vuote e così astratte; ho avuto modo di sentirlo pienamente e comprenderlo sempre meglio. Un Nettuno che fa aspetto dinamico con Marte, quadratura nel mio caso, con doppia enfasi, ho Marte nel segno dei Pesci, il cui governatore riporta sempre a Nettuno.

 

Come si muovono quelle due energie, quella di Marte e quella di Nettuno? Nettuno, grande energia femminile ricettiva, che vorrebbe annullare ogni conflitto per fondersi col Tutto, e quella di Marte, energia maschile attiva, che taglia, irrompe, vuole, arde.  Nettuno in rapporto con Marte in quale modo annulla il suo istinto naturale di affermazione, per portarlo ad agire e chiedere quello che desidera in maniera differente. Una forza indiretta, erosiva come lo sono le onde del mare sugli scogli, emotiva come le gocce delle lacrime trattenute e poi che possono arrivare ad essere rinfacciate – o sfociare nel lato ombra Pescino: il vittimismo. Avete presente i maremoti o le corrente sotterranee che arrivano dalle profondità marine quando sulla superficie sembra ancora tutto calmo? Ecco, una cosa del genere.

 

 Marte – Ego – volontà – prode cavaliere del Sole – Identità, dovrebbe portarci a aiutarci nel realizzare ciò che vogliamo e desideriamo, ma se interviene Nettuno, non legato allIo individuale, è portato a sentire le altrui istanze, sofferenze, richieste ecc, Perché dovrebbe essere Ego – ista e lavorare per il Sole, quando il suo desiderio più grande, quello che lo farebbe stare davvero bene, sarebbe che tutti fossimo felici senza nessun conflitto o crepa ma solo grande appartenenza?

 

Gli aspetti dissonanti di Marte – Nettuno o Sole – Nettuno, ( o un transito di Nettuno dinamico sul proprio Marte o Sole) ci chiedono di venire a patti con qualcosa di più grande legato al sentire, di rinunciare a indirizzare l’ego dove vogliamo che vada. Ad arrenderci e fluire a in qualcosa che ci sostenga più grande di noi.

Una delle prime cose che mi sentii dire nelle mie prime esperienze di consulti astrologici, è stata “Con un Marte così, mettiti l’anima in pace, meglio che le tue cause personali le lasci perdere e che ti occupi di quelle altrui!” Un po’ brutale e semplicistica come interpretazione, ma il senso l’ho capito solo dopo tanti anni, ma prima? I miei anni in cui non capivo, non sapevo, e non comprendevo come mai, ero sempre io a rinunciare, ero sempre io ad andare incontro all’altro e mai il contrario? Non mi è mai bastata quella risposta, anche perché non mi sentivo né buona né santa, ma solo debole.

Quindi si può dire, per quanto riguarda la mia storia personale, se le invasioni che sento di aver subito sono esistite davvero, o sono esistite per dar modo alla modalità Nettuniana di trovare la sua esperienza evolutiva? Noi siamo i creatori del nostro destino, se impariamo a maneggiare, sentire, rendere consapevoli i meccanismi che ci abitano e che noi portiamo ogni giorno nella materia attirando determinate esperienze a noi.

 

 Il mio Nettuno si colloca in Casa I, per così dire morbido, ha creato lo spazio fluido fin dall’inizio a quella invasioni, ha aperto la porta agli altri non definendosi per primo. Non definendo se stesso. Non capendo bene dove finiva la mia identità e dove iniziava quella altrui, la mia risposta a molte domande dirette era sempre “Boh” , oppure “Per me è uguale”, appena mi si chiedeva di scegliere, di collocarmi da una parte o dall’altra della barricata io non sapevo che fare, e non volevo dispiacere nessuno, finendo solo per dispiacere me stessa.

Scegliere mi avrebbe scoperta e resa visibile e il Dio Nettuno – misterioso, cangiante e mutevole, non vuole certo mostrarsi. D’altronde nel mito, Nettuno è il fratello di Plutone, Dio degli inferi e dell’inconscio inesplorato, e come lui confonde e mistifica alla ricerca del chi è davvero oltre le maschere dell’Identità cosciente.

Nettuno è anche Poseidone Dio dei mari, il suo regno è quello acquatico, e sott’acqua i suoni sono lontani, la percezione è confusa, si fa fatica a scegliere e soprattutto nulla pare così importante da essere difeso, contrastato o eliminato – nell’acqua tutto prende spazio con morbidezza e fluidità, senza peso convivono squali alghe e sabbia. “Mi accompagni fuori sono da solo – Mi ascolti che sto male – Mi fai questo favore tu che mi capisci – Mi sostieni vero che io non ce la faccio – Si – Si – E ancora si. Perché dovrei dirti di no?

Parlavo all’inizio di un cancello chiuso a doppia mandata, che pare contraddittorio adesso con la porosità modello spugna dellAcqua e di Nettuno. Invece sono i due estremi, della scarsa capacità di mettere confini. Metto i lucchetti, dove non sono riuscita ad arginare le invasioni e il bisogno estremo di solitudine va a compensare una ancora scarsa capacità di definire la mia volontà – Marte in aspetto a Nettuno.

Avete mai visto una persona iper sensibile, tramutarsi nella freddezza più totale?

Ecco i due estremi rappresentati benissimo. Se non c’è nulla da difendere, non c’è bisogno di tirare giù dei muri, se si sa dire di No, con scioltezza, non c’è bisogno di ricaricarsi in solitudine per riprendersi dalle energie vitali che sono uscita a contatto con gli altri. Se si sta stare insieme agli altri senza essere invasi, non c’è bisogno di ritirarsi.

Noto sempre di più questo schema, sia in me, sia in alcune persone di cui riconosco i “sintomi”, ma mi pare ora di poter arginare con un po’ gli antichi sensi di colpa, le invasioni di campo che giungono dal mondo fuori.

 

Nettuno in Pesci di transito – che non sa mettere confini e non riconosce il nemico è anche colui che in aspetto a Marte in Sagittario (gennaio – febbraio 2020) ha facilitato confusione tra salute e malattia e nel ciclo Lunare di febbraio Asse Pesci – Vergine, ci ha traghettato in un’esperienza oltre l’Io definito. Facendoci confrontare con l’oltre noi stessi – compassione, malattia, alterità –

Posso parlare a Nettuno a livello personale, al Marte in Pesci di questo mese che ancora mi solleticherà nell’imparare la lezione e potrò convincermi che non c’è nulla di male, per una volta a definirsi e dire No, anche a costo di fare stare un po’ male qualcuno.

Un tempo, era inimmaginabile, i sensi di colpa insostenibili.

Perché ricordate..  nelle dinamiche Nettuniane e di ha tanta valori Pesci, di qualsiasi natura siano, non è per l’altro che noi ci immoliamo, non è per bontà di cuore, no, nulla di tutto, questo, è perché è lunica strada che ci ha definito fino adesso. la nostra identità si è definita tramite questo atteggiamento.

Oltre quel ruolo, di salvatori, martiri, vittime sensibili, si nasconde il vuoto del non sapere chi si è altrimenti.

E anche, e soprattutto la domanda: ma cosa voglio io prima di tutto?

E’ venuto adesso il momento di scoprirlo.

Anna Elisa Albanese