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Andrea OttavianiASTROLOGIAIndagine Astrologica

Sole, come immagine archetipica di luce e identità individuale e collettiva | Andrea Ottaviani

Parlare del principio solare e della sua vastissima simbologia sarebbe un’impresa ambiziosa e quanto mai difficile da riassumere in un articolo.  Quindi questa vuole essere semplicemente una riflessione per condividere alcuni pensieri su questo archetipo centrale nella storia dell’umanità, oltre che propriamente nel linguaggio astrologico. Qualcosa in questi giorni ha mosso il mio interesse su alcune considerazioni.

Stiamo attraversando un tempo in cui ogni individualità è chiamata ad interrogarsi sul senso della propria vita. Ogni cosa sembra essere diventata una messa in scena di contraddizioni continue e sempre più evidenti. Riconoscersi e riconoscere ciò che è vero da ciò che è falso è uno dei grandi interrogativi di tutti i giorni. Lo smascheramento delle false identità di cui spesso ci vestiamo o che ci vengono indossate è diventato un lavoro faticoso e spesso insostenibile.

Le anime più sensibili avvertono il bisogno di ritrovare se stesse, la propria essenza, e sentono forte la pressione di un mondo che cerca di contenere la loro vera natura. Tutto è diventato meno naturale e più artificiale. Sempre più spesso la frammentazione ha scomposto la verità al punto da non riuscire più a ricomporla. Chi siamo? Chi possiamo essere realmente? Quali guide o maestri seguire?

I grandi poteri e le autorità mondiali vedono ombre sempre più dense a raffigurarli.  Le forse sociali sono energie controverse e confuse che non trovano coesione sufficiente. Quale è allora il Sole a cui fare riferimento?  Possiamo ancora sentire bruciare in noi il nostro Sole interiore?  Oppure è prigioniero di troppe false immagini di sé? Come è possibile ricontattare quella luce vitale che ci incoraggi nel percorso? L’ombra ultimamente sembra avere più potere della luce.

A differenza della Luna, di cui apprezziamo tutte le sue fasi sapendo che la notte e il buio sono il suo costante e vitale sottofondo, quando pensiamo al Sole sappiamo solo immaginarlo nella sua immagine luminosa. Al suo tramonto noi associamo una sorta di rimozione del Sole stesso, un suo venir meno. In qualche modo non riusciamo a cogliere e a declinare il suo lato oscuro, o forse non ci è stato insegnato. Il Sole separa il giorno dalla notte. Non ha mezze misure, non ha troppe sfumature al contrario della Luna. Il Sole deve brillare per antonomasia, diversamente è il buio. Forse anche per questo ci è più facile guardare al Sole fuori di noi. Perché brilla, ci illumina, ne sentiamo il calore e possiamo vederlo nella sua manifestazione. Al contrario come riuscire a guardare, sentire e dare piena manifestazione al nostro Sole interiore, che è avvolto in noi, a volte segretamente custodito, se non addirittura negato?

Il mondo fuori, illuminato dalla Stella del nostro Sistema Solare, corrisponde sempre meno a quel mondo che dentro di noi a fatica riesce a risplendere. Forse proprio per questo la realtà fuori di noi è piena di disarmonie.  Ebbene, siamo nella piena stagione estiva, prossimi al segno del Leone, di cui il Sole è il pianeta governatore. Il suo brillare ora è pieno, e ne percepiamo maggiormente la luce e il suo calore.

È indiscutibile, dopo ogni notte, quando apriamo gli occhi e vediamo il Sole splendere in cielo, sappiamo di essere vivi e con lui il mondo che tutti abitiamo. Fin dai tempi più antichi è stato il riferimento più splendente nel cielo. La luce che anima le cose.  Fonte di energia vitale che ha permesso sulla Terra l’origine della vita, ma anche temuto per il suo calore bruciante. Insieme alla Luna, prima di tutte le altre stelle e pianeti che non erano ancora noti o visibili, ha guidato il nostro sguardo verso la volta celeste.

La sua forma circolare e sferica ci ha insegnato, prima ancora che ne fossimo consapevoli, che noi stessi abitavamo su di un corpo sferico, non immobili, ma costantemente in movimento.  Mi domando sempre quanto potesse essere grande la meraviglia e il mistero dei primi uomini mentre osservavano il disco dorato del cielo, cercando di comprenderne i segreti e gli immensi poteri. È da quei tempi immemori che abbiamo cominciato a proiettare su di Lui l’immagine del divino.

Energia capace di illuminare ogni cosa, forza bruciante che ogni cosa può annientare.  Neppure la vista può sostenerlo completamente senza il rischio di esserne accecata. Tutte le grandi civiltà e le diverse tradizioni religiose hanno rappresentato il Sole attraverso innumerevoli divinità, tra cui Mitra, Rah, Horus, Apollo, Helios.

Principio attivo Yang, archetipo paterno, Dio Padre, Re e Sacerdote. Il Sole rappresenta psicologicamente l’Io e il Super-Io, l’autorità e l’archetipo del maschile. Il Sole è fuoco che brucia, energia e calore che emana attraverso i suoi raggi. Questi ultimi sono la raffigurazione delle influenze celesti e spirituali che giungono fino alla Terra e a noi. Stare alla luce dei raggi solari ci mette in contatto con le informazioni e le frequenze che la stella del nostro sistema solare irradia su tutte le cose viventi e non. Ogni cosa nel nostro universo, in funzione della distanza dal Sole, è stato in grado di trovare la sua specifica natura e ha creato nel tempo la sua esistenza. In astrologia il Sole è colui che qualifica il nostro segno zodiacale, l’essenza e la centralità della nostra identità.

Il suo glifo è una semplice circonferenza con un punto nel centro.  Il Sé e la sua manifestazione che si irradia a partire da quel centro.  La sua immagine è immanente, eppure la sua energia è radiante.  Quel piccolo punto nero nel mezzo del cerchio è di una potenza così inafferrabile e compiuta in sé che ne esprime tutto il suo potere. In un Tema Natale è il centro della vitalità pulsante attraverso cui si costruisce e si manifesta la nostra natura. È il principio maschile che pervade la nostra coscienza. È l’archetipo del maschile che abbiamo introiettato attraverso le figure maschili con cui siamo cresciuti e con i quali ci formiamo nella nostra esperienza.

Allo stesso modo è l’energia maschile, attiva, volitiva che irradiamo e agiamo nella vita. È la proiezione di questo stesso principio sulle figure maschili e di autorità che incontriamo durante il nostro percorso. Se è vero che ogni Tema Natale non è il risultato della sola natura del Sole di nascita, è vero però che Lui è l’unico astro che brilla di luce propria e quindi, il modo in cui questa luce si irradia, avrà un valore determinante su tutto il resto della carta del cielo di nascita e su quello che illumina o meno. E qui entrano in gioco molti fattori oltre al segno zodiacale che ne qualifica la natura primaria. È fondamentale la posizione del proprio Sole natale all’interno del cerchio zodiacale e quindi la specifica casa astrologica in cui viene a posizionarsi al momento della nostra nascita.

Ancora più determinanti saranno le relazioni che il Sole forma con gli altri pianeti e i punti angolari della carta natale. Insomma, noto il Sole in un segno, la sua storia è le sue possibilità espressive sono tutte da indagare. Quando si lavora all’interpretazione di un Tema Natale, o si analizzano i transiti, non bisognerebbe mai perdere il focus sul Sole di nascita. In qualche modo tutte le altre funzioni psicologiche e simboliche che gli altri pianeti mettono in gioco devono trovare il modo di confluire nel Sole.

Passiamo un’intera esistenza a comprende quale sia il lavoro giusto per noi, quali i compagni migliori, quali gli errori in cui incappiamo più spesso, in che modo e misura la sessualità contribuisca al nostro benessere o alla nostre distorsioni. Ci interroghiamo sui misteri della vita e sulla nostra spiritualità. Scandagliamo il valore e le influenze che hanno su di noi la famiglia, i genitori, i figli, il denaro e così via.

Tutto questo ha più senso se impariamo a riconoscere le qualità, i bisogni e le necessità del nostro Sole. Allinearsi e riconoscere la natura vitale e luminosa del proprio Sole interiore ha il valore di riconoscere la propria parte divina. Alimentare quell’energia e imparare a canalizzarla è come avere a disposizione l’energia della Stella del nostro universo.  Così in alto così in basso. Fuori di noi e dentro di noi, dal macrocosmo al microcosmo, si può cominciare ad osservare quella luce e quel calore speciale che ognuno di noi porta con sé.

In alcuni casi il Sole personale è più immediato, luminoso e ben posizionato rispetto al sistema del microcosmo rappresentato dal nostro Tema Natale. Quello che si manifesta in questi casi può tendenzialmente risultare più chiaro e funzionale all’auto-espressione. Ma non è detto che la sua forte luce sia magari troppo intensa a scapito degli altri o di alcuni dei pianeti del sistema di riferimento.

Altre volte incontreremo un Sole che non brilla come altri, oppure che risulta addirittura ostacolato dall’interferenza degli altri pianeti. Perché ricordiamolo, come nei multi-universo che esistono oltre al nostro, che sicuramente non funzioneranno esattamente come quello a noi noto, così i microuniversi che ci corrispondono hanno infinite possibilità di combinazioni possibili.

In questi casi non c’è da sorprenderci che molte di queste persone trovino forme differenti e anche originali di manifestarsi. Nella relatività del cosmo e delle sue possibili forme non dovremmo cercare l’uniformità delle soluzioni, ma arrivare a garantire l’espressione più autentica di quella unica e personale espressione solare insieme al sistema di cui è la Stella centrale.

A questo proposito prendo uno spunto ulteriore, che su due piedi può sembrare totalmente fuorviante. Mi riferisco alla rappresentazione del Sole nei Tarocchi di Marsiglia.

L’arcano XVIIII vede un grande Sole che domina la carta con il suo volto che ci osserva. I suoi raggi si muovono dal centro conquistando lo spazio circostante, e delle gocce colorate scendono verso la scena sottostante. Due gemelli si incontrano sopra le acque, e uno dei due sembra accoglierlo sopra una piccola isola bianca. Alle loro spalle c’è un muro di mattoni dal colore oro e rosso. Perché chiamo in gioco questa carta dei Tarocchi? Il Sole rappresenta un concetto di unicità, di centralità e di grande vitalità. Eppure sotto di lui la scena non è statica, è in evoluzione. C’è il racconto di un incontro e di una costruzione. In qualche modo quel Sole, che brilla nel macrocosmo, illumina la scena e la vivifica. Le due figure umane incarnano insieme la nostra dualità e la possibilità di ricongiungimento sotto la luce del Sole. La lama dei Tarocchi non ci parla di verità assoluta o di immobile completezza.

Piuttosto ci rappresenta una vitale ricerca del ricongiungimento delle parti di sé, i due gemelli, e della costruzione di un percorso che deve essere proporzionato alla propria volontà. Non abbiamo una torre che svetta o un paesaggio da favola alle spalle delle due figure umane, ma vediamo un muro fatto di singoli mattoni ad un’altezza ragionevole e a portata di mano dei due protagonisti.

Forse il Sole come astro ci permette di essere vivi e riconoscere noi stessi e ciò che ci circonda, ma sul piano umano è interessante che le figure inserite siano due e non una. Se da un lato è la dualità che si ricongiunge, non escluderei del tutto anche il fatto che l’altro da noi sia uno degli strumenti che ci aiutano a costruire la visione del nostro percorso. Come nel sistema solare, ogni parte è compartecipe di un organismo vivente articolato e complesso, così il nostro Sole interiore è insieme fonte di vita, scintilla dell’unicità personale, ma anche luce che permette di riconoscersi anche attraverso il confronto e l’incontro con l’altro.

Essere visibili permette di entrare in una relazione più chiara, in cui si vede e si è visti insieme. In questo modo si ha modo di lavorare su un progressivo riconoscimento di sé e delle parti di noi che incontriamo anche negli altri. Infondo non è quello che facciamo da migliaia di anni guardano il Sole e le altre stelle?

È un gioco di proiezioni continue che ci aiutano a mettere a fuoco e a comprendere la realtà che viviamo e ciò che ci è oscuro. Scelgo quindi di interrogarmi su questo simbolo, comincio a coglierne una maggiore complessità oltre la sua potente immanenza. È divino certamente, ma è anche umano come ci suggerisce l’Arcano dei Tarocchi che lo rappresenta. Forse si tratta di lavorare costantemente su questi due livelli per liberarlo da costrizioni puramente egoiche e insieme dalla paura di non essere all’altezza di un ruolo così vitale e determinante. È come se si potesse chiedere al Sole : “Ma quando finirai di bruciare e di garantire luce ed energia all’Universo, pensi che tutto finisca con te?”

Lui potrebbe risponderci tracotante che certo, dopo la sua fine tutto sarebbe irrimediabilmente sommerso nell’ombra, senza vita. Se invece il Sole non fosse così pieno di sé potrebbe entrare nel panico all’idea di tanta responsabilità e potrebbe decidere di conservare le sue energie o addirittura non usarle per paura di non essere in grado di utilizzarle nel modo migliore.

Invece forse c’è una terza via. Al Sole va insegnato che la vita si esprime e si plasma secondo principi più misteriosi e possibili di quelli a noi probabilmente noti. Ma di certo, fin tanto che Lui è in grado di donare la sua luce e il suo calore al mondo intorno a sé la vita avrà modo di fiorire. Per questa ragione gli altri si avvicineranno, per trovare conforto e accoglienza. A quel punto la vita vedrà costruirsi di nuove possibilità e nella condivisione si incontrerà più facilmente se stessi insieme alla ricchezza di ogni Sole che porta con sé la sua unicità e il suo singolare progetto di vita.

Il Sole è unico nel cielo che noi possiamo osservare, ma in qualche modo è il Padre di innumerevoli Soli che vivono in noi e in tutte le cose viventi. Ognuno di loro è forse parte del Tutto, di quell’unico Sole Celeste, che sia la Stella del nostro universo, o Dio che ci illumina attraverso il suo occhio solare, poco importa. Non bisogna perdere il dialogo con il Sole nel cielo, ma tanto meno con il Sole divino che è in noi. Ogni volta che lo riconosceremo, anche solo per qualche istante, ci illumineremo e saremo in grado di vederci e di vedere.

E se il nostro Sole è vivo, sarà capace di illuminare tutto quello che è intorno, sarà in grado di portare vita e calore, e sarà pronto anche ad incontrare l’altro. Perché saremo “visibili”, accoglienti e più generosi. Non smettere mai di splendere della tua luce Oh Sole!  Continua a illuminare ogni cosa della tua unica e personale luce. Renditi visibile agli altri, perché possano riconoscerti. Ogni luce alimenti le altre e insieme rafforzino una luce più grande.

Andrea OttavianiIndagine Astrologica

Porte e portali: spazi simboli iniziatici | Andrea Ottaviani

Nella nostra esperienza, fin dal primo nostro contatto con la vita, prima ancora della nascita vera e propria, sperimentiamo continuamente momenti di passaggio attraverso un ingresso o un’uscita, che corrisponde ad un’opportunità,  ad una scelta o semplicemente ad un passaggio necessario. Queste soglie, fisiche o simboliche, sono rappresentate da un’immagine semplice che ritroviamo costantemente nel nostro vissuto quotidiano, la PORTA.

Luogo che mette in relazione due spazi, due ambienti, ma anche differenti mondi o stati di realtà. È un passaggio che ci permette di abbandonare una condizione precedente per  accedere a qualcosa di nuovo e differente. In architettura ne troviamo di ogni forma, dimensione e tipologia. Semplici o riccamente decorate. A volte con iscrizioni significative e spesso orientate in modo opportuno secondo precisi allineamenti celesti. In alcuni casi le troviamo chiuse, altre volte sono sempre aperte per accogliere.

Se dovessimo fermarci a contare e a descrivere quante e quali porte attraversiamo ogni giorno, ci accorgeremmo probabilmente che la lista sarebbe lunga e articolata. Anche quando fossimo creature abitudinarie o addirittura immobili in un solo luogo, non potremmo non incontrare almeno una porta davanti al nostro sguardo, e forse in quei casi molte altre porte popolerebbero la nostra mente e l’immaginazione. Anche quando fossimo privi di questa visione, non potremmo non riflettere sul fatto che il nostro stesso corpo è dotato di molte “porte”, che accedono al nostro spazio interiore. Alcune rimangono sempre aperte addirittura, mentre altre sono regolamentate dalla nostra volontà. Questi luoghi sono disegnati, fisicamente e non, ovunque nella nostra realtà. Non è quindi casuale, ne banale, coglierne il grande valore di utilità da un lato, ma anche e soprattutto quello simbolico.

L’architettura ci ha tramandato moltissimi esempi e testimonianze. Nelle architetture monumentali, antiche o moderne che siano, sono i luoghi che per primi comunicano l’identità degli spazi che introducono. Tutti prestiamo un’attenzione particolare a quei primi passi davanti all’ingresso, magari in attesa prima di poter varcare finalmente la soglia. C’è un sentimento di aspettativa, di eccitazione e sorpresa che ci accompagna ogni qual volta siamo in procinto di entrare attraverso una porta. Siamo effettivamente più ricettivi e sensibili in quel momento, perché tutti i nostri sensi si stanno preparando a lasciare qualcosa indietro e a sperimentare qualche nuova esperienza.

Ricorderei inoltre che possiamo anche estendere il concetto di porta, sempre in architettura, non ai soli varchi che ci permettono di attraversare in orizzontale una sequenza di spazi, ma alcune porte, ingressi o uscite, servono anche ad attraversare gli spazi verticalmente, dal basso verso l’alto o viceversa. Come non ricordare la potenza e il valore fortemente simbolico del grande cerchio vuoto ritagliato nella cupola del Pantheon! Un autentico passaggio verso il cielo, attraverso cui la luce entra, dando vita in modo plastico e dinamico a tutto lo spazio interno. Non si può non volgere lo sguardo in alto, come attratti in modo ascensionale da quella “porta” verso il cielo, verso la luce. In alcuni casi poi le porte divengono veri e propri  PORTALI. In questo caso non è solo l’aspetto dimensionale che li distingue, ma anche l’importanza del varco stesso, e di ciò che si trova oltre quel passaggio. Il valore simbolico si amplifica e diviene di richiamo all’esperienza eccezionale a cui conduce. Varcare una porta o un portale, corrisponde sempre ad una volontà che conduce oltre uno stato precedente.

In questo passaggio di stato è forte il valore iniziatico proprio dell’atto di attraversare una porta. Per questo stesso motivo attribuiamo un valore particolare anche a quei luoghi,  quelle soglie che troviamo nelle nostre città, nei monumenti e agli ingressi di alcuni spazi che consideriamo speciali e sacri. Le porte del Tempio, le quattro porte cardinali delle antiche città cinesi, le porte segrete delle piramide egizie, le porte magiche, le porte sacre e così via, ne potremmo elencare di molte e diverse.Esiste addirittura un “Libro delle Porte”, antichissimo testo funerario egizio che descrive il passaggio nelle 12 porte della notte attraverso le quali, ora dopo ora, il dio Sole risorge lottando contro l’oscurità. Le porte e i portali infatti sono anche immateriali, ma in qualche modo ogni sorta di porta, che sia fisica o meno, attiva un percorso e una scelta in un tempo preciso. Infatti il tempo esatto è quello che apre alcune porte.

 

PORTE E CERCHIO ZODIACALE

E qui veniamo all’osservazione del Cerchio Zodiacale che in qualche modo è un grande e articolato portale circolare che ridisegna quanto è visibile nella volta celeste. Il cerchio è diviso in dodici settori, spazi definiti che chiamiamo Case Astrologiche, attraverso le quali si accede in una sequenza progressiva secondo un cammino antiorario. Ogni Casa ha la sua porta di ingresso e di uscita, chiamate cuspidi, che sono soglie sensibili di passaggio da un’esperienza all’altra. Una sorta di mandala vero e proprio, anch’essi portali di coscienza e rivelazione.

Così come nelle antiche città cinesi sopra citate, anche nel Cerchio Zodiacale ci sono quattro porte cardinali che possiamo considerare principali, rispetto alla struttura complessiva di questo campo, luogo delle esperienze e delle opportunità. Queste porte speciali sono ovviamente la cuspide della Casa Prima, l’Ascendente, la cuspide della Casa Quarta, il Fondo del Cielo, la cuspide della Casa Settima, il Discendente, e la cuspide della Casa Decima, il Medio Cielo. Ognuno di questi ingressi particolari raccontano momenti e modalità fondamentali del modo in cui le  energie del cosmo entrano in relazione con la nostra forma e sostanza. Sono i quattro punti del Cerchio Zodiacale più sensibili e ricettivi agli influssi planetari, sia di nascita che di transito.

Due di queste porte dello zodiaco hanno un significato simbolico ulteriore. Vengono definite le due  Porte Solstiziali che corrispondono nello Zodiaco ai due segni opposti sull’asse verticale del cerchio, il Cancro e il Capricorno, che rappresentano i due punti estremi del percorso del Sole lungo il suo cammino annuale. Porte che attivano l’Asse Verticale del Mondo attraverso cui si dica avvenga l’ingresso e l’uscita delle anime, o più semplicemente sia la via da e verso il cielo. Ci stiamo avvicinando al prossimo Solstizio d’Estate che quest’anno sarà davvero eccezionale. Infatti in coincidenza con il Solstizio avremo anche l’Eclissi di Sole, il 21 giugno. Il Portate corrispondente al segno del Cancro viene attivato entrando in risonanza con la dimensione ulteriore che la stessa Eclissi apre a sua volta. Proprio pensando a questo prossimo importante evento astronomico e astrologico, è utile soffermarsi sul simbolismo profondo ed evocativo delle “porte”.

Secondo alcuni autori, tra cui amo citare René Guénon, la porta solstiziale del Cancro è quella attraverso cui accedono le anime alla vita terrena, anche definita come “la porta degli uomini”. Questa porta è nel punto più in basso, al di sotto delle acque generative nutrite dall’energia e dalla luce argentea della Luna, pianeta governatore del Cancro. Fondo del Cielo e radice vitale attraverso cui si prende parte alla vita individuale. Possiamo quindi anche intuitivamente immaginare quanto sia ancora più significativo che il Sole in Cancro, al grado 0° durante questo Solstizio, sia coincidente con l’Eclissi. Questa porta sembra aprirsi su un mondo sommerso dalla cui oscurità potrebbe emergere in questa realtà qualcosa di molto potente. È insieme un momento di vuoto, di grande buio e di potente luce. Ma per ora non parleremo di questa particolare Eclissi solstiziale. L’intenzione in questo momento è soffermarci  poco prima nell’osservazione di questi luoghi e momenti speciali.

Altra simbologia legata alle porte solstiziali è quella di Giano Bifronte, guardiano, custode e signore del triplice tempo, e delle chiavi che permettono di entrare e di uscire dalle rispettive porte. In questo senso il dio sintetizza nella sua immagine il ruolo e le energie dei due segni opposti e complementari del Capricorno e del Cancro. Lui è infatti ritratto con una corona che cinge le due teste. In molte rappresentazioni da un lato tiene uno scettro e dall’altro una chiave, simboli il primo del potere regale (maschile) e la seconda del potere sacerdotale (femminile).

Similmente rappresentano due chiavi, l’una d’oro e l’altra d’argento. Siamo al cospetto del signore delle iniziazioni. Infatti i luoghi dove sovente troviamo la sua simbologia sono le porte, gli archi, gli ingressi, le gallerie e tutti i luoghi di passaggio. Giano Bifronte è anche la sintesi di due importanti figure della cristianità, Giovanni Evangelista e Giovanni Battista, i cui onomastici cadono infatti nei mesi di dicembre per il primo, e di giugno per il secondo, poco dopo i due solstizi solari.

Dal Vangelo di Giovanni 10,9  “Io sono la porta, se qualcuno entra attraverso di me, sarà salvato”. Ricordiamo infatti che iniziazione deriva dalla parola initiatio che a sua volta deriva dal verbo in-ire, ovvero “entrare”, ed ecco che torniamo al perché del valore così simbolico della “porta”. Ecco allora che possiamo guardare al cerchio zodiacale, e al nostro tema natale, come ad una sorta di vero e proprio modello di città dall’impianto centrale. Quattro portali principali nei suoi quattro punti cardinali, e poi una successione di porte che consentono di accedere a ciascuna delle dodici case astrologiche. Se il valore di ciascuna porta è così significativo e simbolico, possiamo comprendere il motivo per cui sia necessario mostrare maggiore attenzione quando alcuni dei pianeti di nascita si trovano in corrispondenza di queste porte. Osserveremo allora bene la natura e le qualità di questi pianeti e le relazioni che creano con il resto del tema natale. Ugualmente quando uno o più pianeti nel loro cammino nel tempo si apprestano a varcare una delle soglie delle nostre case, domandiamoci di quali chiavi abbia bisogno, o se ne sia già in possesso. Quale possa essere la sua domanda bussando, quale il suo saluto uscendone.

Se immaginiamo il nostro tema natale come un’autentica architettura, ne scopriremo alcune importanti regole, geometrie e letture simboliche, che potremmo cominciare ad immaginare tridimensionalmente per scioglierne i significati. Il tempo e lo spazio a quel punto diverranno più chiaramente i campi e lo svolgimento del racconto delle nostre esperienze, delle nostre opportunità, delle iniziazioni e le scelte che ci porteranno a percorrerlo in lungo e in largo, da sinistra a destra, dal basso all’alto, ed entrambe in viceversa direzione. Poi in tondo, in un verso e poi nell’altro.

Noi siamo abituati a muoverci attraverso lo spazio, a perderci e insieme ritrovarci. Più siamo attenti a cogliere i dettagli e i punti di riferimento lungo il percorso, più facilmente impareremo quali sono le strade migliori, sicure e più veloci per muoverci. Ad un certo punto potremmo anche riuscire a rimanere immobili nel centro di questo tracciato riuscendo ad osservare il tutto in un solo sguardo, perfino ad occhi chiusi. Una volta conosciute le porte, le prove, le case, gli scenari e i suoi abitanti, ne saremo parte e partecipi. A quel punto potremo immaginare noi stessi come intervenire in questi spazi, come a plasmarli, quasi ad arredarli secondo il nostro gusto personale.

Ogni riga e direzione tracciata sarà riconosciuta come direzione che parte da un punto, attraversa una porta e raggiunge un altro settore. Dovremo solo imparare a camminarle. Solo avere maggiore consapevolezza  mentre varcheremo nuovamente ogni porta. Uno dei diversi guardiani delle soglie ci aspetterà, le chiavi ci saranno donate o meno, ma da quelle porte dovremo comunque prima o poi passare. “Apriti sesamo” è una formula magica di un’antica fiaba araba, ma non può aprire tutte le porte. Ogni porta ha le sue chiavi e ognuna ha le sue “formule magiche”.