Attualità: costume, società, culturaAstronomia antica egizia | Le considerazioni di Neugebauer

Redazione TheSun Astrology Redazione TheSun AstrologyLuglio 9, 202019510 min
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Riportiamo alcuni stralci del capitolo quattro del testo Le scienze esatte nell’Antichità, un testo frutto delle ricerca di O. Neugebauer.

 

STRALCI DEL CAPITOLO QUATTRO
ASTRONOMIA EGIZIA ANTICA
O. NEUGEBAEUR FONTE LE SCIENZE ESATTE

 

Bisogna rendersi conto che la matematica e l’astronomia non avevano praticamente nessun effetto sulle realtà della vita nelle civiltà antiche. Le esigenze matematiche presentante anche dalle strutture economiche sviluppate dell’Antichità potevano venire soddisfatte dall’aritmetica elementare (…) L’astronomia, d’altra parte, ebbe un effetto molto più profondo sull’atteggiamento filosofico degli Antichi nella misura in cui influì sulla loro immagine del mondo. Non si dovrebbe però dimenticare che lo sviluppo dell’astronomia antica venne, in grande misura, relegato allo stato di strumento ausiliario allorché gli aspetti teorici del bagaglio astronomico finirono con l’essere dominati dalla loro interpretazione astrologica. Le uniche applicazioni pratiche dell’astronomia teorica si possono trovare nella teoria delle meridiane solari e in quella della geografia matematica. Non vi è alcuna traccia dell’uso dell’astronomia sferica per una teoria della navigazione. Solo a partire dal Rinascimento gli aspetti pratici delle scoperte matematiche e le conseguenze teoriche della teoria astronomica diventarono una componente essenziale della vita umana.

L’astronomia egizia esercitò un’influenza molto minore sul mondo esterno per la semplicissima ragione che si mantenne sempre a un livello estremamente rozzo, che non ebbe praticamente alcun rapporto con l’astronomia matematica in rapido sviluppo dell’età ellenistica. Soltanto su un punto la tradizione egizia manifesta un’influenza veramente benefica, ossia nell’uso del calendario egizio da parte degli astronomi ellenistici. Questo calendario è l’unico intelligente che sia mai esistito nella storia umana. Un anno consta di 12 mesi di 30 giorni ciascuno, e di cinque giorni supplementari alla fine di ciascun anno. Sebbene questo calendario sia stato elaborato in base a motivi puramente pratici, … la sua validità per i calcoli astronomici venne pianamente riconosciuta dagli astronomici ellenistici. Un secondo contributo egizio all’astronomia è dato dalla divisione del giorno in 24 ore, benché in origine queste ore non avessero tutte egual lunghezza ma dipendessero dalle stagioni. Queste ore stagionali, dodici per il giorno e dodici per la notte, furono sostituite con le ore equinoziali di durata costante soltanto nei trattati teorici dell’astronomia ellenistica. 

Dobbiamo infine accennare ai decani i quali non hanno lasciato alcuna traccia diretta nell’astronomia moderna. Questo fatto è abbastanza curioso giacché i decani costituiscono la ragione effettiva della suddivisione per le 12 ore della notte e quindi in ultima analisi del sistema delle 24 ore. Al periodo ellenistico risale anche la connessione dei decani egizi mediante un rapporto fisso con lo zodiaco babilonese: questo è attestato in Egitto solo a partire dal regno dei successori di Alessandro. In questa versione finale i 36 decani sono semplicemente ciascuno un terzo dell’arco occupato da un segno zodiacale, nel senso che ciascun decano rappresenta 10 gradi dell’eclittica. Poiché nello stesso periodo si assiste a un rapido sviluppo dell’astrologia, i decani assunsero un posto importante nella tradizione astrologica e in cambi affini come alchimia, magia delle pietre, delle piante, loro uso in medicina. In questa forma i decani si diffusero in India per essere di nuovo restituiti al mondo musulmano e occidentale sotto forme ancor più fantastiche. Il loro trionfo finale è celebrato negli affreschi di Palazzo di Schifanoia a Ferrara, eseguiti sotto Borso d’Este, verso il 1460.

Nella ricostruzione della storia dei decani egizi scopriamo l’interazione delle due principali componenti del sistema egizio di computo del tempo: il sorgere di Sirio come messaggero dell’inondazione e il semplice schema dell’anno civile di 12 mesi di tre decadi ciascuno. … Non soltanto sappiamo che Sirio e Orione figuravano fra i decani, ma che Sirio era, per così dire, il prototipo ideale di tutti gli altri decani. Il suo sorgere eliaco segnava idealmente l’inizio dell’anno, allo stesso modo che il sorgere degli altri decani era associato con l’inizio delle parti di un anno, le decadi. 

Col periodo tolemaico l’astronomia egizia muta aspetto. Un elemento completamente nuovo, lo zodiaco greco-babilonese, fa la sua comparsa sui monumenti. I soffitti dei templi ellenistici, fatti erigere o restaurare dai re tolemaici e dagli imperatori romani, rappresentano fedelmente la caotica mescolanza di astromitologia e astrologia tipica del periodo ellenistico. A partire dal II secolo a.C. fanno la loro comparsa anche i papiri astronomici o calendariali e cominciano ad apparire i primi papiri astrologici redatti in greco o in demotico o in etrambe le lingue. I primi oroscopi in greco o in demotico furono redatti verso l’inizio dell’età cristiana. Riassumendo, per il periodo di quasi tre millenni di documenti e scritti egizi, gli unici testi pervenutici che contengano una previsione numerica di fenomeni astronomici appartengono al periodo ellenistico o romano. Nessuno tra i i documenti astronomici più antichi contiene elementi matematici: essi sono rozzi schemi di osservazione, aventi finalità in parte religiose, in parte pratiche. La scienza antica fu il prodotto di un ristretto numero di uomini, e si da il caso che questi pochi non fossero nemmeno egizi.

Nell’enorme ricchezza di documenti scritti che ci sono pervenuti dall’antico Egitto, possediamo soltanto un unico riferimento, non del tutto sicuro, a una eclisse solare parziale, quella del 610 a.C. supponendo che sia la corretta interpretazione del testo (cfr. W. Erichsen, ni Akad. d. Wiss. u. Lit. Mainz). Neppure una sola osservazione egizia viene citata nell’Almagesto, sebbene Tolomeo riferisca estesamente precedenti osservazioni su cui si basa la sua teoria. Esiste un solo documento coptico che testimoni di un’eclisse, e riguarda l’anno 601 a.C. Tale documento fu identificato per la prima volta da Krall e Ginzel.

 

 

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